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Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Caracas
Area del Paese in chilometri quadrati: 912050
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 29
Forma di governo: Repubblica Federale
Data dell'indipendenza: 5 luglio 1811
Indipendenza da: Spagna
Moneta: Bolivar

Spazio fisico

Testo completo:

 

Morfologia. Il paesaggio del Venezuela si presenta vario e discontinuo, in quanto il territorio risulta costituito da sezioni caratterizzate da un diverso sviluppo delle vicende geologiche. Si va dalle catene montuose, con vette anche oltre i 5.000 m, facenti parte del sistema andino, all'ampia depressione occupata dal Lago di Maracaibo, dalle ondulazioni della superficie peneplanata dello scudo precambriano della Guayana alle piatte e monotone distese del bassopiano compreso tra le catene andine e il Massiccio della Guayana . Esistono pertanto sia aree di recente formazione, coinvolte nelle complesse vicende dell'orogenesi andina e il cui assestamento non è ancora definitivo, come testimonia l'intensa attività sismica, sia aree antichissime, già emerse nel Precambriano. Nel complesso, il territorio venezuelano può essere distinto in tre fondamentali sezioni: a ovest e nord-ovest una regione montuosa facente parte del sistema andino, al centro la successione di vaste pianure (llanos) del bassopiano continentale solcato dagli affluenti di sinistra del maggior fiume del Venezuela, l'Orinoco, e a sud-est un ampio penepiano, l'area più antica del Venezuela, appartenente appunto allo scudo della Guayana.

 

Regione andina. Le Ande venezuelane costituiscono l'appendice nord-orientale del grande sistema andino, che qui si assottiglia e smembra in diverse catene minori. L'erezione di queste è avvenuta per gradi: le prime fasi orogenetiche risalgono alla fine del Paleozoico, ma quelle più importanti si sono succedute a partire dalla fine del Cretaceo, con un massimo durante il Pliocene e il Pleistocene, quando si ebbero i sollevamenti di potenti serie sedimentarie mesozoiche e cenozoiche e la risalita di grandi masse intrusive di natura granitica, come quella del Pico Bolívar , che con i suoi 5.007 m d'altezza è la più alta vetta venezuelana. I due principali allineamenti montuosi sono la Sierra de Perijá, lungo il confine con la Colombia, e la Cordigliera di Mérida, nella quale si eleva il Pico Bolívar e che si estende in direzione sud-ovest nord-est, per poi proseguire verso est col nome di Cordigliera della Costa. Tra la Sierra di Perijá e la Cordigliera di Mérida si apre una depressione, vasta oltre 70.000 km2 e in gran parte sommersa dalle acque del Lago di Maracaibo: è il residuo di un più vasto golfo marino parzialmente colmato dalle alluvioni dei corsi d'acqua provenienti dalle alture circostanti. Questa depressione si è impostata in un bacino subsidente, invaso a più riprese dal mare, riempito da sedimenti tanto marini quanto continentali per una potenza complessiva superiore a 5.000 m e in cui si sono formati numerosi giacimenti di idrocarburi.

 

Pianure. La regione dei llanos è vasta oltre 300.000 km2 , ossia circa il 35% del territorio venezuelano: piatto e monotono, questo bassopiano corrisponde strutturalmente a una subsidenza tettonica instauratasi tra la fascia orogenetica andina e il Massiccio della Guayana. Potenti alluvioni cenozoiche e neozoiche, deposte dall'Orinoco e dai suoi affluenti, hanno gradatamente colmato quello che durante il Cenozoico era un ampio golfo marino; ancora oggi l'Orinoco e i suoi affluenti depositano enormi quantità di alluvioni, in particolare sabbie, sui llanos (il vasto delta del fiume progredisce costantemente al ritmo di circa 45 m all'anno).

 

Area del penepiano. Oltre il corso dell'Orinoco si incontra la terza grande regione venezuelana, incisa profondamente dagli affluenti di destra del fiume. È un ampio penepiano, alto in media 600-700 m, di rocce cristalline e sedimentarie, spesso profondamente metamorfosate, risalenti in gran parte al Precambriano; nel tratto meridionale è parzialmente ricoperto da formazioni sedimentarie e da intrusioni cristalline mesozoiche. L'altopiano raggiunge le maggiori altitudini nel Pico de Neblina (3.014 m), al confine con il Brasile, e nel Pico Roraima (2.810 m), al confine con la Guyana; sempre ai margini con il Brasile corre la lunga Serranía de Pacaraima, che si affaccia sul bassopiano amazzonico. Le coste sono basse e paludose a ovest, tra le penisole della Guajira e di Paraguaná, mentre a est di quest'ultima si fanno man mano rettilinee ed elevate per l'allungarsi della Cordigliera della Costa parallelamente al litorale. In seguito al movimento di sommersione verificatosi nel Pliocene, pieghe marginali della Cordigliera Costiera hanno dato luogo alla caratteristica doppia Penisola di Araya e di Paria e a formazioni insulari, tra cui l'isola di Margarita.

 

Clima. Data la posizione del Paese (circa 1° e 12° latitudine nord), il clima presenta caratteristiche equatoriali; le temperature, almeno nelle zone più basse, sono relativamente uniformi, con deboli escursioni termiche annue: a Maracaibo le temperature medie di gennaio e di luglio sono rispettivamente 26 e 29 °C, a Barcelona 24 e 26 °C, a Maturín 23 e 25 °C. Variazioni notevoli si hanno naturalmente in funzione dell'altitudine: così a Caracas, posta a oltre 1.000 m, le temperature risultano di 12 e 21 °C e a Mérida, a 1.600 m, di 17,3 e 19,8 °C. Quanto alle precipitazioni però rientra nell'ambito del tipico clima equatoriale solo la vasta sezione meridionale, guaianense, con precipitazioni superiori ai 2.000-2.500 mm, regolarmente distribuite nel corso dell'anno; i llanos hanno invece un clima tropicale, a due stagioni (piovosa quella estiva, asciutta quella invernale) e piogge complessivamente meno abbondanti, sui 1.000 mm annui. Valori e caratteristiche non molto diversi si hanno nella regione costiera, sebbene qui la quantità delle precipitazioni, spesso notevolmente inferiori, dipenda sostanzialmente dall'eventuale ostacolo opposto dai rilievi, o comunque dall'esposizione più o meno felice agli alisei di nord-est (a Caracas 800 mm annui, a Maracaibo 400 mm), cui si devono i fondamentali apporti di umidità.

 

Flora. Quanto alla vegetazione, le differenti condizioni climatiche e morfologiche giustificano l'esistenza di paesaggi assai contrastanti. Là dove esistono elevate condizioni di umidità, come nella sezione compresa nel bacino amazzonico, nella parte centrale e sud-orientale del massiccio guaianense e del delta dell'Orinoco, regna una densa foresta di tipo equatoriale; nella zona guaianense settentrionale, più asciutta, è particolarmente esteso il chaparral, formazione di transizione tra la foresta tropicale e la savana, arborea e arbustiva. La maggior parte dei llanos è costituita da una continua superficie erbosa con radi alberi che si infittiscono lungo il corso dei fiumi; dove le precipitazioni sono inferiori agli 800 mm annui la vegetazione presenta uno spiccato adattamento xerofilo: in talune aree il paesaggio mostra aspetti di pseudosteppa o addirittura di predeserto. Sono soprattutto caratterizzate da una vegetazione xerofila le regioni vicine al litorale, dove spesso compare la foresta secca e rada, con grandi cactus a candelabro. Nell'area andina naturalmente la successione delle fasce altitudinali determina una sovrapposizione di ambienti assai diversi. Sino ai 1.500 m circa si stende la foresta umida, con abbondanza di epifite; essa degrada progressivamente, col crescere dell'altitudine, ponendosi verso i 3.000 m il limite della vegetazione arborea. L'ambiente diviene steppico, con formazioni arbustive, tra cui i seneci: è questa la fascia dei páramos, che giunge quasi ai 5.000 m, dove s'incontrano le nevi perenni.

Idrografia. La maggior parte del territorio venezuelano è tributaria dell'Atlantico tramite l'Orinoco (2.140 km; bacino 948.000 km2 ), il terzo fiume per lunghezza dell'America Meridionale. Nato presso il confine col Brasile, attraversa interamente il Venezuela formando un vasto arco, cui lo costringe la presenza del Massiccio della Guayana; assai ricco d'acque, dato l'apporto di numerosissimi affluenti, nel suo alto corso è interrotto da numerose rapide e cascate che ne impediscono la navigazione (ciò vale anche per i suoi tributari di destra, che scendono cioè dal Massiccio della Guayana: un suo subaffluente, tributario del Río Caroní, forma anzi la cascata più alta della Terra, il Salto Angel , 982 m). L'Orinoco tuttavia è navigabile per navi anche oceaniche sino a Ciudad Bolívar grazie al dragaggio del Río Grande, il principale dei bracci del suo delta. Il regime delle acque è condizionato dalla distribuzione delle piogge: il periodo di magra va da settembre a marzo e corrisponde alla stagione asciutta, che interessa la maggior parte del Paese. A Ciudad Bolívar, dove si registrano le portate massime, dagli oltre 36.000 m3/s di agosto la portata scende allora agli 8.000 m3/s della fine di marzo. Corsi d'acqua molto più modesti, come il Tocuyo, si gettano direttamente nel Mare delle Antille scendendo dalla Cordigliera della Costa o, come il Catatumbo, tributano al Lago di Maracaibo , una laguna che è vasta oltre 14.000 km2 ma non profonda più di 50 m, comunicante col Golfo del Venezuela attraverso uno stretto passaggio.

Ambiente umano

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All'epoca della conquista spagnola, nel XVI secolo, il Venezuela era scarsamente popolato da gruppi amerindi di immigrazione abbastanza recente, gli Aruachi, indios dei llanos, e i Caribi, stanziati lungo la costa, popoli che non raggiunsero mai livelli notevoli di civiltà e neppure seppero dar vita a una entità statale di una certa estensione e consistenza.

 

Penetrazione spagnola. L'elemento indigeno non riuscì a opporre una valida resistenza al miscelamento e alla penetrazione della cultura spagnola; attualmente gli Amerindi (circa 53.000) sono rappresentati da poche tribù etnicamente appartenenti ai Caribi e agli Aruachi o a gruppi non facilmente classificabili del mondo amazzonide, segregate nelle foreste meno penetrabili; oltre a praticare l'agricoltura itinerante si dedicano alla caccia, alla pesca e alla raccolta. In epoca coloniale inoltre anche in Venezuela furono introdotti schiavi neri africani, ma per la scarsa diffusione dell'economia di piantagione nel Paese rimasero poco numerosi e in gran parte si sono meticciati. Per secoli il Venezuela fu piuttosto trascurato dalle correnti immigratorie perché non offriva le ricchezze di altri Paesi americani; nel 1811, anno dell'indipendenza, la popolazione ammontava a circa 800.000 abitanti e nel 1880 raggiungeva appena i 2 milioni.

 

Sviluppo demografico e distribuzione. La scoperta del petrolio (1917) accelerò notevolmente l'immigrazione, facendo salire la popolazione a 3,4 milioni di abitanti nel 1936 e a oltre 5 milioni nel 1950. Fortissima è stata l'immigrazione negli anni posteriori la seconda guerra mondiale, in gran parte alimentata da Spagnoli, Italiani e Portoghesi; gli abitanti erano 10,7 milioni al censimento del 1971. Estremamente ineguale è però la distribuzione della popolazione, per la maggior parte raccolta sui rilievi costieri, dove si trovano le migliori condizioni climatiche. Nel secondo dopoguerra la lotta sistematica condotta contro le malattie tropicali ha avuto ragione del paludismo e della febbre gialla, consentendo un certo insediamento in zone come i llanos e l'area guaianense, in precedenza pressoché disabitate. Ciò ha mitigato un po' il precedente squilibrio distributivo: agli inizi del XIX secolo infatti ben il 75% della popolazione era concentrato su poco più del 3% della superficie territoriale. I maggiori poli d'attrazione delle correnti migratorie interne sono oggi Caracas, le regioni industriali dell'ovest, le aree pedemontane andine e in minor misura i llanos. Sugli altopiani tra Caracas e Valencia la densità è piuttosto elevata; ben popolate sono anche le tierras templadas della Cordigliera di Mérida, mentre la densità scende alquanto nei llanos e addirittura è quasi nulla nella regione guaianense.

Urbanizzazione e città. Non mancano piccoli nuclei isolati, fattorie e villaggi agricoli, soprattutto nelle zone montuose occidentale, ma la popolazione presenta un elevato tasso di urbanizzazione Il fenomeno ha conosciuto uno sviluppo gigantesco dopo la scoperta del petrolio, che ha trasformato il Venezuela in un Paese ricco e dinamicamente proiettato verso un benessere crescente; espressione massima di questa tendenza è la capitale, già tranquilla e modesta città coloniale che cresce oggi in modo vertiginoso, tendendo vistosamente allo sviluppo verticale con una selva di grattacieli a causa dello spazio limitato; Caracas si trova infatti a circa 1.000 m d'altitudine sul fondo di una vallata tra alte cordigliere boscose. Una serie di grandi arterie e diverse autostrade facilitano i collegamenti sia dei vari quartieri della città, sia di quest'ultima con Maiquetía, sede dell'aeroporto, e con La Guaira , il porto di Caracas. Ai margini della città sui pendii delle alture circostanti si stende però la vasta bidonville dei ranchitos, che ospitano folle di inurbati senza impiego fisso, costituenti buona parte della popolazione. L'altra grande città in rapida espansione è Maracaibo, essa pure di fondazione coloniale, ma divenuta grosso centro grazie ai vicini giacimenti petroliferi. Le altre città mostrano invece sviluppi più contenuti e mantengono essenzialmente le funzioni regionali già svolte in epoca coloniale, anche se integrate e vivacizzate da nuove attività commerciali e industriali. I maggiori centri, tutti situati nel Venezuela occidentale, a ovest di Caracas, sono Valencia, sede di molteplici industrie, ben collegata con l'attivo sbocco marittimo di Puerto Cabello, Barquisimeto, vivace nodo commerciale e di comunicazioni a nord della Cordigliera di Mérida, e Maracay, mercato agricolo a breve distanza da Valencia, attivato dalle relative industrie di trasformazione. Nel Venezuela orientale si trovano i centri di Maturín e Ciudad Guayana , fondata nel 1961 alla confluenza del Caroní e dell'Orinoco, 500 km a sud-est di Caracas come polo dell'industria pesante.

Aspetti economici

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Rispetto ad altri Paesi sudamericani, in epoca coloniale il Venezuela non aveva offerto particolari interessi per l'immigrazione europea; da ciò anche un marcato perdurare di strutture economiche ormai superate e poco produttive, caratterizzate da pesanti privilegi dell'oligarchia terriera e dalla scarsità di iniziative di tipo imprenditoriale.

 

Profilo generale. Grazie al petrolio, nazionalizzato nel 1976 (vi sono però anche moltissime altre risorse minerarie), il Venezuela è un Paese potenzialmente ricchissimo; è un autorevole membro dell'OPEC e si iscrive a buon diritto tra i maggiori Stati dell'America Latina. È tuttavia lacerato tuttora da profondi squilibri, da drammatici contrasti: ai margini della società del benessere, fondata sui redditi petroliferi e il cui accesso è limitato a ben pochi, vivono nella più assoluta indigenza le masse rurali e il miserabile sottoproletariato, che si ammassa nelle bidonvilles di Caracas e delle principali altre città. L'immensa quantità di valuta che affluisce nel Paese non solo non è minimamente servita a risolvere la storica debolezza delle fondamentali strutture produttive (l'agricoltura anzi è nettamente regredita e il Venezuela, un tempo in pratica autosufficiente, deve importare circa metà dei generi alimentari di cui necessita) ma nemmeno è valsa a creare sufficienti posti di lavoro. Negli ultimi anni anche il Venezuela, come tutti i Paesi latino-americani, ha accusato un notevole peggioramento della situazione socio-economica. La caduta dei prezzi del petrolio e il contenimento produttivo hanno fatto diminuire le entrate, tanto da rendere necessarie misure di austerità, con tagli alla spesa pubblica e inasprimento fiscale. Nel 1984 la moneta subì una svalutazione altissima, per favorire le esportazioni. Unico punto favorevole la ristrutturazione del debito pubblico, grazie a un accordo con le banche creditrici.

 

Agricoltura. L'agricoltura partecipa in misura molto modesta alla formazione del prodotto nazionale; d'altronde arativo e colture arborescenti occupano il 4,3% della superficie territoriale. Si tratta, come si è detto, di un settore piuttosto arretrato; l'abolizione dei latifondi istituiti in epoca coloniale non è stata seguita da un'incisiva riforma fondiaria e in pratica ha dato per lo più avvio alla frantumazione agraria in microfondi; eppure da tempo il governo destina una parte cospicua dei proventi derivati dal petrolio proprio al sostegno dell'agricoltura, sia per potenziarne le strutture produttive sia per migliorare le condizioni di vita dei contadini, così da porre un argine al continuo esodo dalle campagne. Le principali colture alimentari sono rappresentate dal mais, che è il prodotto più tradizionale, dal sorgo e dal riso, diffuso nei llanos ; seguono la manioca e le patate; si producono inoltre buoni quantitativi di ortaggi come pomodori, fagioli ecc., e di frutta: banane, arance, ananas, papaie, manghi ecc. Tra le colture industriali, abbastanza diversificate, hanno particolare importanza il caffè, diffuso sui versanti andini nella fascia delle tierras templadas, la canna da zucchero, presente nelle zone irrigue della Cordigliera della Costa, dove sui pendii più bassi, caldi e umidi, si coltiva anche il cacao. Una discreta produzione dà pure il tabacco, cui si aggiungono alcune piante tessili, come il cotone e l'agave sisalana. Lungo la fascia costiera si hanno infine estese coltivazioni di palme da cocco.

 

Foreste. Rilevantissimo è il patrimonio forestale (boschi e foreste coprono un terzo della superficie territoriale), ricco di numerose e pregiate essenze quali il mogano, il cedro, il samáne altre piante a legno duro. Largamente sfruttate sono anche le piante concianti come il dividivi, quelle resinose, come la copaiba, quelle medicinali (china) e la gomma (caucciù, balata e chicle).

 

Allevamento. Al pari del settore agricolo, anche quello zootecnico denuncia gravi ritardi, pur potendo costituire per il Paese una fonte di cospicua ricchezza. L'allevamento bovino, destinato soprattutto alla produzione di carne, sfrutta principalmente le superfici erbose dei llanos, per la cui popolazione rappresenta un'attività rilevante; le mandrie sono però costrette in parte a praticare la transumanza stagionale, perché durante l'epoca delle piogge vaste aree vengono inondate, rendendo necessario lo spostamento nelle zone più elevate, il llano alto, dove si trovano per lo più le abitazioni degli allevatori, i ranchos . Accanto all'allevamento bovino sta registrando un certo sviluppo quello suino; si hanno inoltre caprini, asini e cavalli e soprattutto volatili da cortile, diffusi in tutte le zone rurali.

 

Pesca. La pesca è pure un fattore non trascurabile per l'economia venezuelana; le principali zone di pesca sono la Penisola di Paria e l'isola di Margarita, dove si esercita anche la raccolta delle perle naturali.

 

Risorse minerarie. La massima risorsa venezuelana è costituita dal petrolio, di cui il Venezuela è uno dei maggiori produttori mondiali (principali giacimenti a Maracaibo, Falcón, Barinas e Maturín); ancora agli inizi degli anni Settanta era al terzo posto, ma ora tende a contenere la produzione; l'intero settore petrolifero, dall'estrazione alla raffinazione, è controllato dall'ente statale PETROVEN (Petróleos de Venezuela ). Numerose sono le raffinerie (Amuay, Cardón, San Lorenzo, Tucupita ecc.), ma parte del greggio è avviato agli impianti di Curaçao e di Aruba, nelle Antille Olandesi. Buona è la produzione di gas naturale, estratto a Placer, Lechoso, Amana ecc. Molto cospicui sono anche i giacimenti di minerali di ferro, nazionalizzati nel 1974, per lo più ad alto tenore metallico, con miniere a El Pao, Cerro Bolívar e San Isidro; il ferro è in parte esportato, ma in larga misura alimenta la siderurgia nazionale, localizzata a Matanzas, il sobborgo industriale di Ciudad Guayana. Il Venezuela dispone di molte altre risorse minerarie, più o meno abbondanti: bauxite (di cui sono stati rinvenuti vasti giacimenti), zinco, rame, piombo, oro, argento, diamanti, amianto, fosfati, manganese, titanio ecc.; lungo la costa sono attive numerose saline. Notevolissimo è infine il potenziale idroelettrico tanto nelle regioni settentrionali quanto nella Guayana; nel 1986 sono stati inaugurati gli impianti della gigantesca centrale di Guri, sul Caroní, dove è stato formato un lago artificiale di 800 km2.

 

Industria. La politica governativa di marcata incentivazione del settore industriale, dal quale ci si attende in modo particolare la possibilità di sottrarre il Paese all'eccessiva, persino pericolosa, dipendenza dal petrolio come unica merce d'esportazione, ha già dato buoni risultati. Oltre ai menzionati impianti siderurgici e petrolchimici, il Venezuela può contare principalmente su due stabilimenti per la produzione di alluminio, installati a Ciudad Guayana, su cementifici, cartiere, stabilimenti chimici (acido solforico, fertilizzanti azotati), fabbriche di pneumatici, vetrerie, impianti per il montaggio di autoveicoli, sia autovetture sia veicoli commerciali, stabilimenti per la produzione di apparecchi radio e televisivi; a tutto ciò si aggiungono le varie industrie che lavorano i prodotti agricoli e zootecnici locali: birrifici, riserie e complessi molitori, zuccherifici, oleifici, industrie del cuoio, conservifici, manifatture di tabacco e, concentrate quasi tutte nell'area di Valencia, industrie tessili (cotone, lana, fibre artificiali e sintetiche).

 

Comunicazioni. Le vie di comunicazione sono quasi unicamente rappresentate da strade (circa 84.300 km, di cui 50.580 asfaltate); soprattutto ben dotata è la zona caribica (servita anche dalla Carretera Panamericana al confine con la Colombia, proseguendo poi verso Santa Fe de Bogotá), mentre l'accesso resta difficile nelle regioni interne, spesso raggiungibili solo con l'aereo o la navigazione fluviale. Per facilitare le comunicazioni sono stati costruiti ponti giganteschi come quello sul Lago di Maracaibo, che ne collega le due rive e ha una lunghezza di 8.800 m, quello sul Río Apure, che ha aperto il passaggio verso la sezione meridionale dei llanos , mentre quello di 1.600 m sull'Orinoco, a Ciudad Bolívar, consente per così dire l'ingresso alla regione guayanense. Per contro la rete ferroviaria è ridottissima (appena 400 km); è tuttavia prevista la costruzione di oltre 3.900 km di ferrovie, nell'ambito di un generale potenziamento di tutte le infrastrutture viarie. Conservano in gran parte la loro passata importanza le vie navigabili interne (l'Orinoco è risalibile per più di 1.100 km e regolari servizi di navigazione funzionano sul Lago di Maracaibo). Fondamentali sono oggi le comunicazioni marittime, indispensabili per un Paese la cui economia dipende eminentemente dagli scambi con l'estero. Il Venezuela può contare su vari porti modernamente attrezzati; i più importanti sono La Guaira, al servizio della capitale, con cui è raccordato da un'ottima autostrada, Puerto Cabello e Maracaibo, quest'ultimo eminentemente petrolifero. Tra i porti fluviali ha un cospicuo movimento mercantile Ciudad Guayana, sull'Orinoco, adibito per lo più all'esportazione dei minerali di ferro. Il Paese infine può contare su una buona rete aerea, gestita dalla LAV (Linee Aeropostali Venezuelane) e dall'AVENSA (Aviolinee Venezuelane) per i collegamenti interni e dalla VIASA (Linee Internazionali Venezuelane) per quelli esteri. I principali aeroporti sono quelli di Caracas (rispettivamente di Maiquetía per i voli nazionali e di Simón Bolívar per i voli internazionali), di Maracaibo, di Barcelona ecc.

Commercio. Gli scambi commerciali all'interno del Paese sono ormai abbastanza vivaci, anche se in misura determinante interessano solo Caracas e le altre maggiori città, mentre gran parte del Venezuela rimane ancorata a un'economia di pura auto sussistenza. Quanto agli scambi con l'estero, le esportazioni sono letteralmente dominate dal petrolio e dai prodotti petroliferi, esclusi i quali resta solo un quarto rappresentato da minerali di ferro, caffè, cacao, prodotti chimici ecc.; le importazioni consistono eminentemente in macchinari e mezzi di trasporto, prodotti industriali, generi alimentari. Gli scambi più intensi si svolgono con gli Stati Uniti, seguiti dala Colombia, dalla Germania e dal Canada per le importazioni, dal Brasile per le esportazioni. Modesto il turismo.

Storia

Testo completo:

I primi insediamenti umani risalgono a ca. 15.000 anni a. C. Gli abitanti, frazionati in tribù, erano dediti alla caccia e alla pesca. Cristoforo Colombo vi sbarcò nel 1498; ma i primi nuclei stabili di conquistadores si formarono dopo il 1512. Nel 1528 lo spagnolo Juan de Ampíes fondò Coro, da cui partì una colonizzazione rimasta unica nella storia sudamericana: si trattò delle spedizioni organizzate da gruppi tedeschi, dipendenti dagli istituti finanziari dei Welser, degli Ehinger e dei Sayler, ai quali l'imperatore Carlo aveva concesso apposite autorizzazioni. Questi si spinsero nell'interno all'inutile ricerca di un mitico Tesoro (El Dorado); verso la metà del sec. XVI furono sostituiti dagli Spagnoli che fondarono le città di El Tocuyo (1545), Barquisimeto (1552), Trujillo, Mérida (1558), Caracas (1567). La nuova colonia divenne una Capitanía General, sede di Audiencia, e fino al termine del sec. XVIII seguì le vicende dell'impero spagnolo d'America. Caracas, città provinciale, ebbe una più intensa vita culturale con la fondazione dell'università (1725); e qui sorsero i primi movimenti nazionali sulla spinta degli ideali dell'illuminismo europeo e della Rivoluzione francese.

Con il maturare del patriottismo nella borghesia urbana, esplose anche una forma di contestazione violenta a opera degli schiavi neri e mulatti, che si rivoltarono fra il 1780 e il 1795 e subirono sanguinose repressioni da parte delle truppe spagnole. F. deMiranda andò a Londra a perorare la causa dell'indipendenza del Venezuela e nel 1797 la Gran Bretagna occupò l'isola di Trinidad e da quella base inondò il Venezuela di pubblicazioni antispagnole. Nel 1806 Miranda tentò l'azione diretta con uno sbarco improvviso a Coro e Ocumare, ma gli Spagnoli lo respinsero. Il 24 ottobre 1808 due editori inglesi, Lamb e Gallagher, stamparono a Caracas la prima copia di un giornale, la Gazeta de Caracas, che appoggiò le idee dei nazionalisti. Finalmente il 19 aprile 1810 i notabili della capitale si riunirono in Cabildo, deposero il capitano generale Vicente de Emparán e insediarono una “Giunta suprema conservatrice dei diritti di Fernando VII”. Questa riaffermò la sovranità della Spagna, ma formò il governo locale con elementi nati in Venezuela; si formarono poi due organizzazioni: la Società patriottica e il Club degli scamiciati, che parteciparono a un'Assemblea Costituente, la quale il 5 luglio 1811 proclamò l'indipendenza del Paese. Il 21 dicembre, sempre del 1811, venne promulgata la prima Carta costituzionale e Miranda assunse la guida del Paese. Gli Spagnoli l'anno dopo occuparono Caracas e decretarono la fine dell'esperimento indipendentistico. Miranda fu catturato e tradotto a Cádice; molti patrioti dovettero prendere la via dell'esilio: fra essi era anche Simón Bolívar, che nel 1813 tornò a Caracas alla testa di un piccolo esercito, ma fu ricacciato. Nel 1814 José Tomás Boves risollevò il vessillo indipendentistico e organizzò una ribellione guerrigliera. Ucciso in battaglia a Urica, venne sostituito da José Antonio Páez. Bolívar, dal canto suo, rientrò in campo nel 1816, per affermarsi gradualmente capo supremo delle forze rivoluzionarie. Liberata buona parte del territorio, nel febbraio 1819, ad Angostura (oggi Ciudad Bolívar), proclamò la nascita della Repubblica del Venezuela e ne assunse la presidenza. Poi, in dicembre, associò Venezuela e Colombia nella Repubblica confederata della Gran Colombia che dal 1821 inglobò anche l'Ecuador. A causa di personalismi e d'interessi concorrenziali, specialmente fra i grandi allevatori e proprietari terrieri, che si avvalevano delle rivalità dei generali, nel 1830 la Gran Colombia si sciolse e il Venezuela divenne una Repubblica sovrana. Il nuovo Stato però ebbe vita difficile per il triste fenomeno del caudillismo. Aprì la serie José Páez, presidente della Repubblica dal 1830 al 1834 e poi ancora dal 1838 al 1842. Il suo fu un regime autoritario, ma permise al Paese di consolidarsi sul piano economico, attraverso la coltivazione e l'esportazione del caffè. Quel processo di crescita favorì l'emergere di ceti dinamici, che a loro volta, ispirati dall'ideologo Antonio Leocadio Guzmán, determinarono la nascita di un movimento liberale in opposizione al dispotismo governativo. Da allora liberali e conservatori si disputarono il potere, ricorrendo spesso all'uso delle armi.

Nel 1847 l'oligarchia conservatrice elevò alla presidenza il generale José Tadeo Monagas il quale, alternandosi con il fratello José Gregorio, conservò la carica fino al 1858. La perse nel conflitto tra fautori di un governo accentratore e sostenitori delle autonomie provinciali durato cinque anni. Nel 1863 i liberali-federalisti si assicurarono la presidenza con il generale Crisóstomo Falcón. Il 28 marzo 1864 fu promulgata la Costituzione degli Stati Uniti del Venezuela. Nel 1868 il conservatore José Tadeo Monagas riassunse il potere, ma nel 1870 il liberale Antonio Guzmán Blanco prese d'assalto Caracas e avviò un regime personale che si chiuse nel 1889. Al suo governo seguirono dieci anni di lotte convulse finché nel 1900 divenne presidente Cipriano de Castro, uomo forte della “rivoluzione restauratrice”. A lui subentrò nel 1908 un altro “uomo forte”, Juan Vicente Gómez, un dittatore spietato, che lasciò il campo libero ad alcune compagnie petrolifere straniere (statunitensi, britanniche e olandesi). Nel 1928 il Venezuela passava al secondo posto fra i produttori di petrolio nel mondo. Successore di Gómez (1935) fu il generale Eleazar López Contreras: moderato, egli permise all'opposizione di organizzarsi, autorizzando la creazione del Partito democratico nazionale, poi ribattezzato Azione democratica.

Nel 1941 ascese alla presidenza Isaías Medina Angarita, che schierò il Paese al fianco degli Stati Uniti contro l'Asse e il Giappone. Cresceva intanto l'opposizione all'autoritarismo interno: nel 1945 Azione democratica guidò una rivolta grazie alla quale ottenne elezioni a suffragio universale; due anni dopo insediò alla presidenza della Repubblica lo scrittore Rómulo Gallegos, che realizzò riforme nel campo agrario e in quello industriale. I conservatori e i militari reagirono: nel 1948, con un colpo di stato, rovesciarono Gallegos e restaurarono l'autoritarismo. Fino al 1952 i poteri vennero retti da una Giunta; poi, “per volere delle forze armate”, fu proclamato presidente il colonnello Marcos Pérez Jiménez, che governò 5 anni e poi fu deposto. La Giunta che lo sostituì, diretta dall'ammiraglio W. Larrazábal, fece svolgere le elezioni il 7 dicembre dello stesso anno: risultò vincitore R. Betancourt, candidato presidenziale di Azione democratica. All'inizio il suo governo cercò di accelerare le riforme, ma poi subì involuzioni di stampo reazionario, dando origine a proteste e a sommovimenti sociali. In varie zone montagnose cominciarono ad accendersi “fuochi” di guerriglia. Tuttavia nel dicembre 1963 Azione democratica riuscì ancora a vincere le elezioni con la candidatura di R. Leoni. Cinque anni dopo, però, il successo arrise a R. Caldera Rodríguez, leader del COPEI (Comité de organización política electoral independiente), che divenne la sigla del Partito socialcristiano. La situazione sostanzialmente non mutò. Nel dicembre 1973 tornò a vincere Azione democratica: C. Andrés Pérez fu il nuovo presidente della Repubblica. Per sua decisione vennero adottate due importanti misure: la ripresa delle relazioni diplomatiche con Cuba, interrotte dal 1962, e la nazionalizzazione del ferro e del petrolio. Nel 1978 fu il COPEI a vincere le elezioni e la presidenza passò nelle manidi L. Herrera Campíns. Per fronteggiare la grave situazione economica venutasi a creare dopo il 1980, Campíns dovette abbandonare i grandiosi programmi industriali impostati da C. A. Pérez. In politica estera il presidente decise di riavvicinarsi agli Stati Uniti, provocando in tal modo un netto deterioramento nelle relazioni con Cuba e col Nicaragua sandinista. Il COPEI, a causa del peggioramento della situazione interna, fu sconfitto nelle presidenziali del 1983, vinte dal candidato di Azione democratica, J. Lusinchi, considerato l'erede spirituale del fondatore del partito Rómulo Betancourt (m. 1981). Trovatosi ad affrontare una crisi economica senza precedenti nel dopoguerra, Lusinchi fu incapace di azioni incisive ovvero adeguate alla gravità del momento. Per le elezioni del dicembre 1988 Azione democratica candidava quindi Carlos Andrés Pérez, già presidente negli anni 1974-79, figura molto discussa per il suo coinvolgimento in un processo per malversazione di fondi pubblici, ma dotata di grande carisma. Uscito vincitore dal confronto elettorale, nel febbraio 1989 Pérez si insediava alla presenza di tutti i capi di Stato dell'America Latina, cui proponeva subito una comune azione sulla questione del debito estero. Immediata fu pure l'adozione di una severa politica di austerità, che provocava però un'estesa rivolta popolare nella capitale (marzo 1989), con oltre 500 morti, e la dichiarazione dello Stato d'assedio. In tale diffuso disagio un gruppo di militari, con un discreto seguito popolare, tentava di impadronirsi del potere in due occasioni (febbraio e novembre 1992) venendo però ridotto all'impotenza, con sanguinosi scontri, dalle forze fedeli al presidente. Nel maggio 1993, tuttavia, Pérez veniva accusato di corruzione e sospeso dalla carica. Al suo posto veniva nominato presidente ad interim R. Velásquez, che alla conferma della destituzione di Pérez (settembre) assumeva la presidenza fino alla scadenza naturale del mandato del suo predecessore. Nelle successive elezioni (dicembre 1993), la volontà popolare decretava la vittoria dell'anziano Caldera (già presidente della Repubblica dal 1969 al 1974), il quale, uscito dal COPEI nel 1988, si era candidato a capo di uno schieramento estremamente composito, costituito da una coalizione di forze di sinistra e nazionaliste. Costretto a fronteggiare la gravissima congiuntura economica connessa al collasso del sistema finanziario del Paese, nel 1994 Caldera decretava lo stato di emergenza, sospendendo alcune garanzie costituzionali, imponendo controlli sui cambi e sui prezzi e procedendo, nel 1995, alla svalutazione della moneta. La liberalizzazione del settore petrolifero, l'aumento della pressione fiscale e il blocco dei salari, pur restituendo una qualche credibilità internazionale al Venezuela, che aveva ottenuto nel 1996 crediti per 3 miliardi di dollari, facevano lievitare il malcontento popolare.

Nelle elezioni presidenziali del 1998 si imponeva pertanto, sostenuto da una coalizione di sinistra (il Polo patriottico), Hugo Chávez, ex paracadutista, autore di un fallito colpo di stato nel 1992. Questi, come primo atto del suo governo, inducendo come scopo la volontà di attuare un processo di democratizzazione della vita politica del Paese, indiceva nel 1999 un referendum per l'approvazione di una nuova Costituzione, ottenendo la maggioranza dei consensi. A seguito di questa revisione dal sapore fortemente peronista, il 15 dicembre 1999 il Venezuela prendeva il nome di República Bolivariana de Venezuela, veniva abolito il Senato, esteso a sei anni il mandato presidenziale e introdotta la possibilità per il presidente di una sua rielezione. All'esecutivo veniva data la facoltà di sciogliere il Parlamento, mentre il compito di sovrintendere alle promozioni interne alle forze armate, precedentemente attribuito al Senato, veniva attribuito al presidente. La nuova Costituzione, inoltre, restituiva ai militari il diritto di voto e aboliva la leva, sostituita da un esercito professionale e da un servizio civile, la proprietà dell'industria petrolifera passava allo Stato e infine lo spagnolo, la lingua ufficiale, veniva affiancata dal riconoscimento delle lingue indigene. Sempre nell'ottica di un processo di trasformazione della vita politica del Venezuela, nel 2000 il presidente Chávez indiceva nuove elezioni presidenziali, che vinceva con una schiacciante affermazione sull'opposizione. Ricevuto, quindi, il pieno consenso del popolo venezuelano, alla fine dell'anno, Chávez otteneva dal Parlamento anche ampi poteri in diversi settori come quello energetico e finanziario. La grave crisi economica del Paese, e la dilagante povertà, finivano però per far vacillare la saldezza del potere di Chávez: nell'aprile 2002 una folla di manifestanti ne chiedeva le dimissioni, provocando gravi incidenti nel centro di Caracas. Il presidente veniva imprigionato da un gruppo di militari golpisti e il leader degli industriali, P. Carmona, assumeva la guida di un governo provvisorio. Soltanto due giorni dopo, però, Chávez veniva liberato e il comandante dell'esercito E. Vásquez imponeva a Carmona di dimettersi. Il presidente, dunque, riprendeva il suo posto e, acclamato dai suoi sostenitori, lanciava un appello all'unità della nazione. L'opposizione, nonostante la Costituzione prevedesse la possibilità di destituire il presidente solo dopo che fosse trascorsa la metà del suo mandato, continuava a percorrere ogni via al fine di ottenerne le dimissioni anticipate, tentando di scongiurare così l'inizio del piano di riforme previsto da Chávez. In un clima politico e sociale di grande tensione, si alternavano manifestazioni dell'opposizione a quelle dei sostenitori del governo e iniziava uno sciopero a oltranza dell'industria petrolifera. Successivamente governo e opposizione raggiungevano un accordo, firmato in giugno, per procedere con la convocazione del referendum, per la quale, a fine anno, l'opposizione aveva raccolto 3,4 milioni di firme.

Nel febbraio 2004 il Consiglio elettorale nazionale riconosceva valide poco più della metà delle firme raccolte dall'opposizione, numero insufficiente per indire il referendum, ma successivamente l'opposizione riusciva a raccogliere un numero sufficiente di firme per il referendum, che, svoltosi in agosto, ha visto la vittoria di Chavez. Nel dicembre 2005 si svolgevano le elezioni politiche, che registravano un'affluenza del 25% a causa del ritiro dalla competizione elettorale dei partiti di opposizione; grazie a questa decisione il partito di Chavez conquistava i due terzi dei seggi in Parlamento, necessari per apportare modifiche alla Costituzione. A partire dai primi mesi del 2006 sono stati nazionalizzati 32 giacimenti e introdotte nuove imposte per le compagnie petrolifere operanti nella zona dell'Orinoco. Rieletto trionfalmente con oltre il 62% del voto, il presidente ha proseguito sulla strada intrapresa lanciando un “progetto socialista di trasformazione radicale”. Nel 2007 un referendum bocciava la riforma della Costituzione voluta dal presidente Chávez, che avrebbe cancellato il limite al numero di mandati presidenziali e avrebbe permesso limitazioni alla libertà di informazione in caso di emergenza. In politica estera diventavano tesi i rapporti con la Colombia a causa dei bombardamenti delle basi delle FARC in territorio ecuadoriano, mentre rimanevano alte le tensioni con gli USA per la nazionalizzazione del settore energetico. Nel frattempo il Paese entrava in una crisi economica aggravata dal ribasso del prezzo del greggio, mentre il presidente riusciva a far passare la riforma costituzionale, con la quale poteva ricandidarsi illimitate volte, grazie a un nuovo referendum (febbraio 2009). Nel settembre del 2010 il partito socialista del presidente Chávez vinceva le elezioni, ma il cartello, formato dai partiti d'opposizione riusciva a ottenere un buon risultato.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 28979857
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 93,54
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Spagnoli, Italiani, Portoghesi, Arabi, Tedeschi, Africani, Indigeni

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Spagnolo (ufficiale), numerose lingue indigene

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Religioni:

Cattolici 96%, Protestanti 2%, altre 2%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,67
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 21,43
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 5,07

Media dell'area geografica: 6.3316666682561 (su un totale di 12 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 14,80
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 19,10
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Numero medio di figli per donna: 2,55
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Rapporto tra i sessi: 100,71
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 26,12
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 70,83
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 76,78

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 71

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 316,43
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 10.630,30
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 8
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 21
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 5
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 67.908,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: 40000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 4

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 100
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 94

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 99
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 98
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 92
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 94
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 94
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 75
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 67

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 24,91
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 97,78
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 40,22

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

 

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

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