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Paesi | Africa | Africa settentrionale | Tunisia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Tunisi
Area del Paese in chilometri quadrati: 163610
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 62
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 20 Marzo 1956
Indipendenza da: Francia
Moneta: Dinaro tunisino

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio tunisino forma il bordo orientale del Maghreb, la "balconata" mediterranea del continente africano, e in genere rappresenta la prosecuzione strutturale della vicina Algeria. La morfologia è assai varia: la sezione settentrionale è infatti attraversata da vari allineamenti montuosi d'origine cenozoica, cui succede una fascia depressionaria centrale; rilievi tabulari occupano infine il settore meridionale, sahariano, poggiante su un antichissimo zoccolo cristallino e rimasto pressoché stabile a partire dal Mesozoico (era secondaria). I rilievi settentrionali fanno parte del grande sistema dell'Atlante , che qui però ha ormai perso le asperità e le alte vette del Marocco e dell'Algeria. Orientato, secondo l'andamento proprio all'intero sistema, da sud-ovest a nord-est, l'Atlante tunisino è infatti caratterizzato da rilievi relativamente modesti, spesso inframmezzati da altopiani, da zone collinari, da ampie valli; vi si possono tuttavia distinguere due principali serie di catene divise dal solco del fiume Medjerda (o Megerda): a nord l'Atlante detto Telliano (o Tell), a sud l'Atlante Sahariano (o semplicemente Atlante). I rilievi del Tell, costituiti in prevalenza da arenarie, incombono direttamente sulla costa, determinandone il contorno vario; sono relativamente poco accessibili, spesso interrotti da scoscendimenti; particolarmente vigoroso, benché non raggiunga nemmeno i 1.000 m d'altezza, è il Massiccio della Krumiria (Khroumirie), che occupa l'estremità nord-occidentale del Paese, dove si raccorda ai monti algerini della Medjerda. Il versante interno del Tell scende alla vasta depressione formata dalla valle della Medjerda, ricoperta da sedimenti per lo più del Cretaceo (era mesozoica); s'innalza poi la sezione tunisina dell'Atlante, o Dorsale Tunisina, prosecuzione del Gruppo algerino della Tébessa; si tratta di catene ancora più discontinue di quelle telliane, poiché gli agenti esogeni hanno eroso con maggior facilità e profondamente le rocce in prevalenza calcaree, riducendole talora a rilievi tabulari che improvvise scarpate (kalaat) delimitano. L'altitudine media della catena non è elevata, anche se in essa si trova la massima cima del Paese, il Djebel Chambi (1.544 m). Una serie di propaggini per lo più tabulari, in genere di qualche centinaio di m pur non mancando vette più elevate (Djebel Orbata, 1.164 m), va man mano a digradare in un'ampia zona depressionaria, larga circa 350 km da ovest a est, occupata da antichi bacini oggi disseccati e coperti da residui salini, gli chotts, che presentano solo eccezionalmente, nella stagione piovosa, uno strato superficiale di acqua salmastra. Il più vasto è lo Chott Djerid, che si abbassa a soli 17 m e mediante il quale un tempo il Sahara poteva spingersi sino al Mediterraneo, che qui appunto s'interna profondamente nel territorio tunisino con l'ampio Golfo di Gabès

Regione sahariana. A sud della fascia degli chotts inizia infatti la sezione sahariana vera e propria della Tunisia. Il deserto mostra qui tutti i suoi tre tipici aspetti: roccioso (hamada), ciottoloso (serir), sabbioso (erg); in particolare l'estrema sezione occidentale è occupata dalle dune del Grande Erg Orientale, anch'esso prosecuzione di quello algerino, con le sue sabbie di recente trasporto eolico. Parte integrante dello zoccolo precambriano dell'Africa, il Sahara tunisino è in realtà solo un monotono piano, raramente interrotto da rilievi d'origine sedimentaria; questi però danno origine, nel sud-est del territorio, a una debole dorsale di calcari del Cretaceo, formanti l'Altopiano del Dahar e i Monti dei Ksour, che si sviluppano da nord a sud, pressoché paralleli alla costa, culminando a 715 m poco a ovest della cittadina di Médenine. Di conformazione tabulare, debolmente incisi dai cosiddetti uidian, i Monti dei Ksour cedono infine a est a un'altra distesa pianeggiante semi arida, la Gefara, più sviluppata nella contigua Tripolitania (Libia)

Sezione costiera. La Tunisia si affaccia al Mediterraneo con 1.150 km di coste molto articolate; per convenzione è il tunisino Capo Bon con quello siculo del Lilibeo a dividere il Mediterraneo nei bacini occidentale e orientale. Dal confine con l'Algeria a Capo Bianco il litorale non presenta molte insenature; il mare può solo insinuarsi fra gli speroni rocciosi che protendono i Monti della Krumiria; pressoché inesistenti in questo tratto sono le pianure costiere, così come mancano buoni ancoraggi. Tra Capo Bianco e Capo Bon il paesaggio cambia, sia perché i depositi alluvionali, specie della Medjerda, hanno creato nuova terra sia perché il mare ha potuto penetrare profondamente entro la terraferma (Golfo di Tunisi). Vaste sono poi le pianure della costa orientale, tutte a carattere alluvionale, originate da depositi di corsi d'acqua oggi poveri o solo saltuariamente non completamente asciutti; il litorale, dunoso e in molti punti orlato da lagune, presenta le due vaste rientranze di Hammamet e di Gabès. Numerose isole fronteggiano la costa orientale: le Kuriate, di fronte alla città di Monastir, le Kerkenna davanti a Sfax, l'isola di Djerba (Gerba), la più vasta (514 km 2 ) della Tunisia, ampio frammento tabulare di rocce calcaree a chiusura del piccolo golfo di Bou-Grara. Al largo della costa settentrionale si hanno invece isole di modesta rilevanza, come la vulcanica La Galite , le Isole Cani, di fronte a Biserta, e Zembra

Clima. Allungandosi la Tunisia dal Mediterraneo al Sahara, il suo clima risente naturalmente di influenze sia marittime sia desertiche. Tutta la fascia settentrionale ha uno spiccato clima mediterraneo, cioè con temperature miti e precipitazioni caratterizzate, come in tutto il Paese, da grande irregolarità e variabilità. In genere sui rilievi marittimi del Tell, più direttamente investiti dai venti umidi provenienti da nord-ovest, cadono da 600 a 1.000 mm annui di pioggia; tali valori si accrescono sui versanti meglio esposti con massimi di 1.500 mm annui registrati nell'estremo nord-ovest, sui monti della Krumiria, presso il confine algerino, mentre decrescono col procedere verso est (625 mm annui a Biserta). La parte centrale del Paese è ormai una regione steppica, semiarida, dove le precipitazioni si aggirano in media sui 100-200 mm annui; analoghi valori si registrano nella pianura costiera orientale (190 mm annui a Sfax, 175 a Gabès), il cui regime pluviometrico è scarsamente influenzato dalla presenza del mare. Il Sud tunisino, completamente arido, riceve meno di 100 mm annui di pioggia. Le pianure costiere hanno un'escursione termica annua molto simile e contenuta, che si aggira sui 15 °C (a Biserta la media di gennaio è di 11 °C, quella di luglio di 25 °C; a Sfax di 11,5 °C e 26 °C); rare sono le giornate di gelo, mentre quando soffia d'estate il vento dal Sahara il termometro può superare i 40 °C. Verso l'interno il clima diviene via via sempre più continentale: a Gafsa la temperatura media invernale è di 9 °C, quella estiva di circa 30 °C; più a sud, nelle lunghe torride estati, spesso si superano i 50 °C all'ombra, mentre a Thala, sull'Atlante verso il confine algerino, si hanno in inverno le temperature minime

Flora. Le condizioni climatiche della Tunisia ne determinano naturalmente la copertura vegetale. Boschi abbastanza fitti di querce e di pini ricoprono ancora il Tell e l'Atlante, dove sono però già meno rigogliosi; più a sud predomina la vegetazione steppica, priva ormai di specie arboree e dove si hanno soprattutto distese di alfa e sparto, con più radi cespugli di artemisia. Nelle depressioni, presso gli chotts, riescono a sussistere solo piante grasse come il quetaf , pastura per le pecore; infine nell'aridissimo Sahara si hanno unicamente le macchie verdi delle oasi, con la tipica presenza delle palme da dattero

Idrografia. La rete idrografica è scarsamente sviluppata; unico fiume importante è la già citata Medjerda, in quanto è il solo a regime perenne poiché attinge le sue acque alle alte quote dei monti omonimi, in Algeria, dove le precipitazioni sono ancora relativamente copiose. Lunga 365 km, di cui un centinaio in territorio algerino, entrata in Tunisia la Medjerda scorre prevalentemente da ovest a est, separando come si è detto il Tell dall'Atlante e sfociando nel Golfo di Tunisi; benché il regime sia molto irregolare e la portata vari da 1.000 m3/s durante le piene invernali a nemmeno 2 m3/s nei periodi di magra estivi, la vallata del fiume offre buone possibilità per proficue colture. La scarsità delle piogge e la prevalenza di terreni impermeabili, quali le argille, poco adatte a trattenere le acque, contribuiscono alla povertà della rimanente idrografia. Si può comunque distinguere tra i corsi d'acqua che dalla Dorsale Tunisina si dirigono verso nord, tributando alla Medjerda o sfociando direttamente nel Mediterraneo, e quelli che volgono a sud; questi ultimi sono generalmente asciutti e solo di rado, dopo violenti acquazzoni, si formano corsi d'acqua che vengono generalmente a disperdersi assai spesso nei bacini chiusi degli chotts. Il maggiore (circa 7.700 km 2 ) è il già citato Chott Jerid , lungo 100 km, che comunica a est con lo Chott el-Fedjadj. In prossimità di tali antichi bacini ora asciutti pur nell'aridità generale della zona affiorano qua e là falde freatiche, permettendo il formarsi di belle oasi (Nefta, Tozeur ecc.). Tra i pochi laghi quello di Biserta (110 km 2 ) comunica col Mediterraneo mediante un canale al cui imbocco è situata la città di Biserta

Ambiente umano

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Popolamento. Numerosi reperti della regione di Gafsa hanno dimostrato come la Tunisia fosse abitata già nel Paleolitico; in epoca storica il Paese si trovò a essere posto lungo la rotta delle migrazioni di popoli del Mediterraneo orientale, Cretesi, Greci e Fenici, i quali ultimi, dediti soprattutto ai traffici marittimi, stabilirono numerose sedi sulla costa dell'attuale Tunisia. Ciò contribuì poi largamente alla prosperità dei Cartaginesi che, mercanti per eccellenza, presero a sfruttarne i minerali, a migliorarne l'agricoltura, a svilupparne le capacità commerciali, introducendo tra l'altro l'uso della moneta. Prospero fu anche il periodo corrispondente al dominio di Roma, la quale colonizzò razionalmente il Paese e vi fondò numerose città che sono rimaste alla base della successiva organizzazione territoriale. Fondamentale fu però l'arrivo degli Arabi (VII secolo), che diedero un corso totalmente nuovo alla civiltà tunisina, determinando la definitiva islamizzazione del popolo e l'adozione della lingua araba, mentre si verificava la progressiva scomparsa degli elementi originari berberi, oggi assai esigui e per lo più relegati in alcune zone delle montagne meridionali (vedi Berberi ). La prosperità goduta in genere con gli Arabi cessò con la successiva dominazione turca; quando nel 1881 i Francesi imposero il loro protettorato il Paese era economicamente depresso, la popolazione scarsa

Sviluppo demografico e composizione. Nonostante il susseguente notevole movimento migratorio, verificatosi a partire dalla fine del XIX secolo, a opera soprattutto di Francesi e Italiani, ancora al primo censimento (1911) la popolazione era di appena 1,9 milioni di abitanti, saliti nel 1931 a 2,4 milioni, di cui circa 200.000, cioè oltre l'8%, stranieri. La presenza europea fu consistente sino agli anni Cinquanta, ma già nel 1948 era cominciato l'esodo verso il nuovo Stato di Israele della comunità ebraica. Con l'indipendenza si ebbe il grande rimpatrio di coloni francesi e italiani (in due anni ne partirono circa 110.000); tuttavia in breve, grazie all'elevato indice demografico, furono superati i valori precedenti

Distribuzione. In vaste aree della Tunisia settentrionale si superano ormai i 120 abitanti/km 2 , contro i 4-5 abitanti/km 2 nell'estremo Sud, dove tra l'altro sussistono ancora popolazioni nomadi, in via peraltro di progressiva sedentarizzazione, e dove i centri stabili maggiori corrispondono alle sparse oasi. Diffuso è il popolamento nel Nord, con numerosi villaggi scaglionati sia nelle valli e nelle depressioni montane sia sulle stesse pendici dei monti, tra campi di cereali e oliveti; l'urbanesimo in Tunisia è però abbastanza sviluppato

Centri urbani. Prevale nettamente la capitale, Tunisi , erede dell'antica Cartagine, che è sempre rimasta il centro più importante del Paese; divenuta con i Francesi, e ancor più con l'indipendenza, sede di molteplici attività industriali e commerciali, ha assunto un aspetto nettamente moderno, accanto al quale permane però intatta la vecchia città araba, la pittoresca medina. Tra gli altri centri, tutti di peso economico e demografico nettamente inferiore (a eccezione di Sfax) e tutti con funzioni eminentemente portuali, sono, sulla costa orientale, Sfax, sbocco marittimo della Tunisia centrale, Susa (Sousse) e Gabès, già attivo nodo carovaniero; sulla costa settentrionale è Biserta, un tempo munita base navale francese in una delle più protette rade dell'intero Mediterraneo, ma che ha avuto scarsi sviluppi economici a causa della limitatezza del suo retroterra. Nell'interno, non lontano da Susa, è Kairouan , la "città santa" della Tunisia, la più antica città araba di tutto il Maghreb (fu fondata nel 671); fu capitale della dinastia degli Aghlabiti e vanta nella Grande Moschea uno dei più insigni edifici religiosi del mondo arabo. Chiamata un tempo anche "capitale delle steppe", è oggi centro agricolo e turistico, con un artigianato artistico in via di sviluppo. Infine tra i centri d'oasi il maggiore è Gafsa, nella Tunisia centrale

Aspetti economici

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Dopo aver aderito negli anni immediatamente successivi all'ottenimento dell'indipendenza a un indirizzo di sviluppo economico in chiave nettamente socialista, i cui capisaldi erano la collettivizzazione dell'agricoltura, la nazionalizzazione di tutte le strutture produttive, la chiusura al capitale straniero e una politica di rigida pianificazione e di accentuato centralismo, a partire dal 1970 la Tunisia ha operato un cambiamento quasi totale delle scelte programmatiche

 

Profilo generale. Facendo largo appello al capitale straniero con l'istituzione, nel 1972, all'interno del Paese di una "zona libera", il governo ha diretto i massimi sforzi all'incentivazione dell'industria (che invero ha registrato sensibili progressi), alla realizzazione di grandi infrastrutture di pubblica utilità e al potenziamento del turismo, che oggi è uno dei più importanti settori economici del Paese; da un punto di vista socio-culturale risultano sempre meno incisivi i valori dell'arabismo e delle rivendicazioni delle masse lavoratrici, mentre l'ideologia ricorrente assume connotazioni sempre più affini a quelle delle società occidentali, contrassegnate dall'individualismo e dal consumismo. I dati positivi non sono mancati: l'area del benessere si è allargata e il generale tenore di vita è certamente migliorato in un Paese il cui prodotto nazionale lordo si è triplicato nel corso degli anni Settanta; tuttavia le ripetute esplosioni di malcontento offrono una diversa chiave interpretativa dei pur lusinghieri risultati economici conseguiti. La crescita risulta infatti tutt'altro che equilibrata, sia per quanto riguarda la distribuzione del reddito (la disoccupazione rimane una delle più gravi piaghe del Paese) sia per i settori produttivi e le aree di sviluppo. L'agricoltura denuncia un ristagno particolarmente accentuato, mentre si accresce il divario tra le grandi aziende, modernamente attrezzate, dedite ad attività commerciali, e i piccoli appezzamenti privati a livello per lo più di autosufficienza alimentare

 

Agricoltura. Solo il 30% del territorio tunisino è coltivato, mentre ben il 47% è incolto o improduttivo. Questo è già un dato di immediato rilievo per comprendere le difficoltà che incontra l'agricoltura, al di fuori delle specifiche impostazioni di politica economica. Quanto alla distribuzione geografica delle varie colture, il Paese può essere ripartito in cinque grandi regioni: le pianure costiere settentrionali e la fertile valle della Medjerda, dove è diffusa la cerealicoltura, ma sono altresì coltivate con successo, specialmente attorno a Tunisi, primizie ortofrutticole; la zona nord-orientale (inclusa la Penisola di Capo Bon), le cui condizioni ambientali sono particolarmente adatte alla coltivazione degli agrumi; il retroterra del Tell, dove predominano le colture legnose, massimamente quella dell'olivo, che è l'albero più tipico del paesaggio tunisino, frequente soprattutto nel Sahel e nella regione attorno a Sfax, ma che si spinge ampiamente a sud; infine le oasi, che forniscono eminentemente datteri di eccellente qualità. La gamma delle colture è quindi senz'altro vasta, ma le tecniche sono in genere piuttosto antiquate e l'irrigazione su vasta scala è in pratica limitata alla pianura della Medjerda. La maggior parte dell'arativo è naturalmente occupato dai cereali, la cui resa è peraltro piuttosto scarsa e con quantitativi di produzione molto differenti da un anno all'altro, in dipendenza dall'incostante andamento pluviometrico

 

Prodotti agricoli. I cereali costituiscono l'alimento base della popolazione; prevalgono il frumento, che per esigenze climatiche è circoscritto alle pianure del nord, e l'orzo, che è invece diffuso anche nelle aree semi steppiche della Gefara. Discreto sviluppo hanno i prodotti orticoli (pomodori soprattutto) e frutticoli: pesche, albicocche, prugne, mele, pere, mandorle ed eminentemente agrumi (arance, mandarini, pompelmi e limoni), in parte consumati localmente, ma soprattutto esportati, in quanto, maturando anticipatamente grazie al clima, giungono sui mercati europei come primizie. Molto quotati all'estero sono pure i datteri, in particolare quelli provenienti dalla zona centrale del Paese (oasi di Tozeur, Nefta, Gabès ecc.), mentre quelli prodotti nelle oasi dell'estremo sud sono più deperibili e quindi destinati al consumo interno. Più importanti sono però le coltivazioni dell'olivo e della vite, anch'esse, peraltro, con rese molto variabili da un anno all'altro. La viticoltura, una creazione coloniale, ha indirizzo prevalentemente enologico; molto più diffusa è, come si è detto, l'olivicoltura, praticata con tecniche colturali sempre più moderne e razionali, che consentono alla Tunisia di essere l'unico grande produttore di olio di oliva del continente africano, nonché uno dei maggiori su scala mondiale. Più modeste sono infine le colture del tabacco, della barbabietola da zucchero e delle patate. Estremamente esigue sono le aree forestali, pari ad appena il 4% della superficie nazionale e in pratica limitate alle zone montane settentrionali; un certo rilievo ha il sughero, proveniente dai monti della Krumiria, mentre nelle zone delle steppe è largamente raccolta l'alfa, utilizzata per la fabbricazione della carta

 

Allevamento. L'allevamento, al pari dell'agricoltura, vede la coesistenza di un settore tradizionale, scarsamente produttivo, e di uno moderno, altamente redditizio. Anche nell'ambito zootecnico si può parlare di ripartizione regionale abbastanza netta: nel Nord, più umido e quindi con pascoli più ricchi, sono concentrati i bovini, favoriti altresì da una certa diffusione delle colture foraggere; per contro nelle steppe centro-meridionali l'allevamento è ancora prettamente seminomade e riguarda in prevalenza gli ovini e i caprini, che forniscono anche un discreto quantitativo di lana. Consistente è il numero dei volatili da cortile e quello dei dromedari, utilizzati insieme agli asini e ai muli nel Sud e nelle aree rurali in genere per i trasporti

 

Pesca. Un settore in costante sviluppo è quello della pesca, anche se l'attività è frammentata in una serie di porti scaglionati da Tabarka a Gabès; la zona più sfruttata è quella del Canale di Sicilia (donde i frequenti contrasti con i pescatori siciliani). Prevalgono i tonni e le sardine; il pescato alimenta le industrie conserviere di Mahdia e di Gabès; nel Golfo di Gabès si effettua anche la pesca delle spugne

 

Risorse minerarie. Il Paese appare senz'altro favorito quanto a risorse minerarie. In epoca coloniale i Francesi si erano interessati unicamente all'estrazione dei fosfati, la cui produzione è stata intensificata negli ultimi anni e i cui primi giacimenti erano già stati scoperti alla fine del secolo scorso a Métlaoui, a Moularès e a Redeyef, nei pressi di Gafsa, e dei minerali di ferro. Dopo l'indipendenza accurate ricerche geologiche hanno consentito di individuare, quindi di sfruttare, numerosi giacimenti di piombo, zinco, minerali argentiferi, mercurio e soprattutto di petrolio. Quest'ultimo, estratto per la prima volta nel 1964 dai pozzi di El-Borma nel Sud del Paese, costituisce oggi di gran lunga la principale merce d'esportazione, anche se è presente in quantitativi non certo paragonabili a quelli delle vicine Algeria e Libia, ma è ben sfruttato grazie all'apertura dal 1985 di tanti piccoli pozzi (oltre a quello di El-Borma, i più importanti giacimenti sono quelli di Douleb e di Tamesmida, collegati per oleodotto al porto minerario di La Skhirra). Trovano ora invece difficile collocazione sul mercato estero i fosfati, di cui per contro la Tunisia è molto ricca; si tratta però di minerali a basso tenore di fosfato tricalcico e che richiedono vari processi di arricchimento per essere competitivi sul mercato internazionale, dove trovano un temibile concorrente nel Marocco. Cospicui sono altresì i giacimenti di gas naturale, ubicati in prevalenza attorno al Golfo di Gabès. In regresso è invece l'estrazione dei minerali di ferro; completano il programma minerario il salgemma e il salmarino (prodotto dalle saline di Mégrine, Soliman, Ras Dimas, Mahdia ecc.). Il petrolio contribuisce in buona misura ad alimentare le centrali elettriche, che sono in prevalenza termiche

 

Industria. L'industria tunisina è basata principalmente sulla trasformazione dei prodotti agricoli e minerari locali; anche se tuttora limitato, è un settore in via di notevole espansione, il cui potenziamento poggia peraltro sui cospicui apporti di capitali esteri. Negli ultimi tempi sono stati particolarmente incoraggiati gli investimenti arabi, tanto che nel 1981 sono state appositamente istituite sia una Società tunisino-saudita d'investimenti e di sviluppo sia una Banca tunisino-kuwaitiana di sviluppo per finanziare programmi a lungo termine. Le industrie di base comprendono eminentemente una raffineria di petrolio a Biserta, alcuni complessi siderurgici e metallurgici ubicati vicino a Tunisi e nel nuovo polo di sviluppo di Menzel-Bourguiba, stabilimenti chimici (lavorazione dei fosfati, produzione di acido solforico, fertilizzanti ecc.), cementifici, stabilimenti meccanici, tra cui un impianto per il montaggio degli autoveicoli a Susa, una fabbrica di pneumatici. Più numerosi e variamente dislocati sono gli stabilimenti che lavorano prodotti agricoli e zootecnici, come oleifici, complessi molitori, birrifici, zuccherifici, industrie conserviere, manifatture di tabacchi, stabilimenti tessili ecc. Notevole è tuttora l'attività artigianale, specie per la produzione di tappeti e di oggetti in argento

 

Comunicazioni. Paese di transito tra il Maghreb e il resto dell'Africa settentrionale, la Tunisia dispone di una buona rete di comunicazioni interne, particolarmente sviluppata verso l'Algeria. La rete ferroviaria (2.150 km ca.), da tempo nazionalizzata, si basa sul fondamentale asse costiero Biserta-Tunisi-Sfax, donde si diramano tronchi per Gafsa, Tozeur e Gabès; a ovest si raccorda con le linee algerine. Grande rilievo, anche per il sempre continuo incremento del turismo, riveste la rete stradale, che fa capo massimamente alla litoranea Biserta-Gabès, con prolungamento con la Libia; la rete, che comprende fra le principali linee interne quella per la regione della Krumiria, la direttrice Kairouan-Kasserine e l'arteria per le oasi del Djerid, si sviluppa per più di 22.000 km, di cui oltre 17.000 di grande traffico, colleganti tutti i principali centri del Paese. I servizi marittimi si avvalgono largamente del porto di Tunisi (con l'avamporto della Goletta) come scalo passeggeri e di quelli di Biserta, Susa, Sfax e Gabès per il movimento commerciale; il porto di La Skhirra è, come si è detto, adibito all'esportazione di petrolio. Le comunicazioni aeree sono assicurate, oltre che dalla compagnia di bandiera, la Tunis Air, dalle maggiori compagnie straniere; il Paese dispone degli aeroporti internazionali di Tunisi/El-Aouina, Tunisi/Cartagine, Djerba, Monastir, Sfax e Tozeur

 

Commercio. I commerci sono vivaci, sia quelli interni sia quelli con l'estero; la Tunisia esporta prevalentemente prodotti tessili e dell'abbigliamento, fosfati, prodotti chimici, petrolio, olio d'oliva, primizie ortofrutticole ecc., mentre le importazioni sono rappresentate per lo più da macchinari e mezzi di trasporto, carburanti, generi alimentari (cereali e zucchero), ferro e acciaio, prodotti industriali vari. L'interscambio si svolge eminentemente con la Francia, l'Italia, la Germania, gli Stati Uniti; la bilancia commerciale è costantemente passiva. Rilevanti sono però gli apporti di valuta provenienti da un turismo ormai molto affermato e che può contare su attrezzature fra le migliori del litorale mediterraneo africano; ogni anno la Tunisia è visitata da numerosi stranieri, attirati da splendide spiagge, resti archeologici dell'Impero Romano, ambiente intatto delle oasi

Storia

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Preistoria.

 

Industrie a bifacciali riferite all'Acheuleano sono note in alcuni siti, come per esempio Koum el-Majene e Sidi Zin vicino a El Kef. Il Paleolitico medio è attestato da numerosi rinvenimenti in superficie o in strato. Tra questi ricordiamo il Musteriano nei pressi di Gafsa, ad Ain Meterchem e nel sito di El Guettar, con fauna a rinoceronte, cammello, bovidi ecc.; in questo sito è stata rinvenuta una singolare e complessa struttura conica formata da pietre sferoidali, forse collegabile alla presenza di sorgenti artesiane nella località. Industrie dell'Ateriano sono note in alcuni siti, per esempio a Sidi el Ferjani, Sidi Mansour e Uadi el Akarit. Il Paleolitico superiore è attestato, tra l'altro, nelle già ricordate località di El Guettar e Sidi Mansour; industrie dell'Iberomaurusiano sono state riconosciute a Ouchtata (Nefza), Zarath (Gabès) e in altre località. Frequenti sono i chiocciolai e le occorrenze di materiali litici riferibili al Capsiano: Bortal Fakher vicino a Gafsa, con datazioni al C14 comprese tra 7600 e 6930 anni da oggi, El Mekhta, anch'essa vicino a Gafsa, con manifestazioni di arte mobiliare su placchette, Chabet el Bakrer vicino a Kasserine ecc. Fiorito in territorio tunisino ma diffusosi presto in tutto il Nordafrica e in zone più interne, è il complesso culturale capsiano individuato a Gafsa e risalente a una fase finale dei tempi paleolitici.

 

Storia.

Fin dai tempi più antichi la Tunisia fu abitata da popolazioni di tipo europoide, dette Libi dagli Egizi e dai Greci e Numidi dai Romani. Di tutti i centri fondati dai Fenici nell'Africa settentrionale, le due città più importanti furono Utica e Cartagine, il cui territorio comprendeva gran parte della Tunisia attuale. Alla fine del sec. III a. C. si formarono intorno a questo territorio due regni di Numidia, unificati poi da Siface (206-205 a. C.) in un dominio che comprendeva la Tunisia meridionale e gran parte dell'Algeria e del Marocco. I suoi re furono costantemente implicati nelle guerre puniche, come amici o nemici dei Romani. Dopo il crollo dell'Impero punico, il territorio della distrutta Cartagine divenne una provincia romana chiamata “Africa”: qui i Romani svilupparono grandi opere agricole e urbane e Cartagine fu ricostruita. Durante la decadenza dell'impero, la Tunisia fu occupata dai Vandali (430-534). Ripresa poi dai Bizantini e mal governata, cadde in mano agli arabi (sec. VII). Col nome di Ifrīqiyah, gli arabi indicarono la Tunisia, la Tripolitania e l'Algeria orientale; e la città di Kairouan, da loro fondata, fu capitale di questo nuovo dominio. Nell'anno 800 l'arabo Ibrāhīm Ibn el Aghlab, governatore dell'Ifrīqiyah, si ribellò al califfo di Baghdad fondando nella regione la prima dinastia indipendente, che durò fino al 909, e attuò la conquista della Sicilia (827-877). Furono invece berbere le tre dinastie seguenti, degli obaditi o fatimiti (909-1171), degli almohadi (1160-1207) e degli hafsidi (1207-1574). Il sovrano obadita al Muʽizz conquistò tutto il Maghreb e infine anche l'Egitto (969), dove fondò la città del Cairo. I Fatimiti si affermarono anche in Siria. In seguito l'Egitto andò perduto a favore degli ayyubiti, mentre i domini occidentali caddero in potere di gruppi berberi. Il grande retaggio di al Muʽizz fu ripristinato dall'almohade Ibn Tumart, dall'Atlantico all'Egitto, ma la Sicilia passò ai Normanni. Sotto gli hafsidi, resisi indipendenti da Tunisi, la regione acquistò grande prosperità e Tunisi divenne un centro importante anche culturalmente. Agli inizi del sec. XVI i porti della Tunisia divennero rifugio di corsari turchi, aiutati dai sultani di Costantinopoli. I corsari finirono per rimanere padroni di Algeri, Biserta e Tunisi, a beneficio ultimo dei turchi, che poterono affermare la loro sovranità sulla regione (1574). Nel 1705 il comandante dei giannizzeri Ḥusayn si proclamò bey, dando inizio alla dinastia degli Ḥusayinidi. Nella seconda metà dell'Ottocento, la Tunisia divenne oggetto di una grande partita diplomatica fra le potenze europee, ai fini del predominio nel Mediterraneo, ma la Francia si risolse a un colpo di forza, occupando la Tunisia con un corpo di spedizione e imponendo al bey il suo protettorato (Trattato del Bardo, 12 maggio 1881; Convenzione della Marsa, 8 giugno 1883). Nei primi anni del sec. XX ebbero inizio i movimenti nazionalisti, che si concretarono nel 1920 con la fondazione del Partito Liberale Costituzionale (in forma abbreviata Destour), che reclamava i diritti politici per i tunisini. Dopo lunghe e dure lotte, i nazionalisti riuscirono dapprima a ottenere una maggiore autonomia interna e, infine, per opera soprattutto di Habib Burghiba, l'indipendenza nazionale (20 marzo 1956). Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, la Tunisia fu utilizzata come base dai tedeschi nei combattimenti contro gli Alleati in Algeria: il Paese fu teatro di un'aspra battaglia. Nell'aprile dello stesso anno Burghiba fu nominato primo ministro. Nel luglio 1957 l'Assemblea Nazionale depose il bey, abrogò la monarchia e proclamò Habib Burghiba presidente. Nel 1959 venne promulgata la nuova Costituzione. Da quella data (fino al 1987) la Tunisia ha vissuto sotto la tutela di Burghiba, il quale nel 1974 si fece proclamare presidente a vita, designando Hedi Nouira come suo successore. Nel 1978 nella impalcatura politica tunisina apparvero le prime crepe: dopo violenti incidenti di piazza il governo fece arrestare il leader sindacale Habib Achour, capo dell'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGL Tunisia ). Nel 1980, l'ormai impopolare Nouira venne sostituito come primo ministro e successore di Burghiba da Mohamed Mzali (1925-2010). Nel 1982, in seguito all'invasione israeliana del Libano meridionale, l'OLP trasferì il suo quartier generale da Beirut a Tunisi, ma il raid dell'ottobre 1985 contro la residenza tunisina di Yasir Arafat da parte di aerei israeliani costrinse l'OLP a trasferire altrove i suoi effettivi. Nel luglio 1986 il premier Mzali fu esautorato da un Burghiba ultraottantenne, più che mai deciso a riprendere le redini del potere dopo un triennio di relativa eclissi. Con la nomina del filoccidentale Rachid Sfar, il vecchio leader chiudeva con i settori panarabi e integralisti della Tunisia scegliendo chiaramente l'Occidente. Nel novembre 1987, il primo ministro Zin al-Abdin Ben Ali depose Burghiba, dichiarandolo incapace di governare per le precarie condizioni di salute, e assunse la presidenza della Repubblica. Smantellate alcune delle preesistenti strutture statali, con trasformazione del Destour in Raggruppamento Costituzionale Democratico (febbraio 1988), e fatte formali concessioni a una certa liberalizzazione, nell'aprile 1989 Ben Ali veniva quindi confermato con le elezioni alla presidenza della Repubblica. Anche le presidenziali del marzo 1994 videro una vittoria plebiscitaria (99,9% dei voti) di Ben Ali. Malgrado la volontà di democratizzazione del Paese, il nuovo governo, bloccato dalle contraddizioni della società tunisina, manifestò comunque un autoritarismo non molto dissimile da quello del precedente regime, fino a varare nel 1992 una legge assai restrittiva sui diritti d'associazione. Nel frattempo i rapporti internazionali videro un andamento alterno delle relazioni con gli Stati Uniti (peggiorate durante la guerra del Golfo) e soprattutto il miglioramento di quelle con i Paesi vicini. Le elezioni dell'ottobre 1999, le prime multipartitiche, riconfermarono, con larghissimo consenso, il presidente Ben Ali per un terzo mandato. La morte di Burghiba nel 2000 radunò in Tunisia i leader politici dell'Europa e dei Paesi arabi. Nonostante la costituzione limitasse la presidenza a tre mandati di governo di cinque anni ciascuno, nel settembre del 2001 Ben Ali veniva scelto come candidato alla presidenza e, attraverso l'approvazione di un referendum costituzionale che portava il limite dei mandati presidenziali da tre a cinque (2002), veniva riconfermato con una larghissima maggioranza nelle elezioni del 2004 e del 2009. Il regime assoluto del presidente Ben Ali doveva, però, fare i conti con un malcontento sociale sempre più crescente, culminato nelle rivolte di piazza della fine del 2010 e l'inizio del 2011; dopo un estremo tentativo di calmare le proteste, annunciando riforme e concedendo potere agli esponenti dell'opposizione, il presidente lasciava il Paese, mentre gli scontri si facevano sempre più numerosi arrivando fino alla capitale. Il potere veniva assunto temporaneamente dal presidente del parlamento Fouad Mebazaa.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 10480934
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 66,30
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Arabi 98%, europei, 1%, ebrei e altri 1%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Arabo (ufficiale), francese

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Religioni:

Musulmani 98%, cristiani 1%, ebrei 1%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,12
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 17,45
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 5,90

Media dell'area geografica: 5.8666666348775 (su un totale di 6 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 18,40
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 21,10
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Numero medio di figli per donna: 2,04
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Rapporto tra i sessi: 99,99
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 28,94
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 71,89
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 76,04

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 94

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 45,99
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 4.316,56
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 5
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 19
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 4
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 22.335,50
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -20000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 3

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 96
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 99
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 84
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 94
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 96
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 64
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 85

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 96
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 98
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 95

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 11,49
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 116,93
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 39,10

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

11,87

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

1,4