conosci

Paesi | Africa | Africa settentrionale | Sudan

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Khartoum
Area del Paese in chilometri quadrati: 2505810
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 15
Forma di governo: Governo di coalizione
Data dell'indipendenza: 1 gennaio 1956
Indipendenza da: Egitto e Regno Unito
Moneta: Dinaro sudanese

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. I confini corrispondono a quelli dell'ex condominio arabo-egiziano e comprendono nel nord una larga superficie desertica sahariana (Deserto Nubiano, essenzialmente roccioso, a est del Nilo, mentre la sezione desertica a ovest del fiume fa parte del vasto deserto libico) e subsahariana, che lascia poi il posto, verso il 17° parallelo, alle steppe del Sahel e, verso il 13° parallelo, alle savane. Il territorio sudanese è per larga parte incluso nel bacino medio del Nilo; strutturalmente corrisponde a un'ampia area depressionaria compresa tra i rilievi della cosiddetta "Africa Alta" (Acrocoro Etiopico e alte terre kenyote-ugandesi) da un lato e le stesse elevazioni che, sul lato occidentale, separano il bacino nilotico da quelli del Ciad e del Congo. I rilievi si trovano quindi tutti nelle sezioni periferiche del Paese. Essi compaiono anche nel tratto nord-orientale, dove il territorio sudanese si affaccia per circa 500 km al Mar Rosso; situati a ridosso della costa, in genere rettilinea e importuosa, sono costituiti da orlature montuose (Gebel Odda, 2.259 m) le quali, come in Egitto, rappresentano la scarpata originatasi con la gigantesca frattura che ha diviso l'Africa dalla Penisola Arabica. La catena che si eleva lungo il Mar Rosso (Gebel Hamoyet, 2.780 m) è costituita da scisti cristallini e rocce granitiche. Sul lato occidentale e centro-occidentale (Darfur, Kordofan) prevalgono invece le arenarie nubiane con forme tabulari, situate a un'altezza media di 700 m, dominate però nel Darfur da edifici di origine vulcanica, tra cui l'imponente massiccio cenozoico del Gebel Marra (attivo però sino in epoca pleistocenica), che raggiunge i 3.088 m; il territorio si eleva ancora verso sud-ovest lungo il confine con la Repubblica Centrafricana (Gebel Dana nel Dart Fertit, 1.173 m). A sud, il paesaggio è sovrastato dai massicci che preludono alla scarpata delle già ricordate alte terre equatoriali dei Grandi Laghi (Gebel Kinyeti, 3.187 m), solcate dalle valli che scendono verso la depressione nilotica, tra cui quella importantissima del Nilo Bianco; più distesa è invece a est la scarpata dell'Altopiano Etiopico. Al di fuori di questi rilievi marginali il territorio sudanese è perciò costituito da distese pianeggianti, in larga parte corrispondenti all'archeozoico penepiano continentale, che talvolta affiora con superfici di rocce cristalline, come negli Inselberge del Kordofan o del Darfur

Clima. Il clima è, su ogni parte del territorio, marcatamente tropicale, con due stagioni ben distinte; fa eccezione il breve tratto costiero, dove il Mar Rosso introduce caratteristiche marittime, limitate però all'esigua cimosa litoranea e al versante montuoso che vi si affaccia. Qui, oltre alla stagione piovosa (luglio-agosto), corrispondente a quella delle piogge continentali, si verificano precipitazioni invernali relativamente più abbondanti (però a Port Sudan si hanno solo 110 mm annui); elevatissima è l'umidità relativa. L'alternanza stagionale, tipica dei climi tropicali, è legata alle alte pressioni invernali proprie di tutta l'area sahariana, cui si contrappongono gli apporti umidi estivi delle masse d'aria equatoriali. Naturalmente la stagione piovosa è via via più breve procedendo verso nord, dove le precipitazioni, oltre il 13° parallelo, non superano gli 80 mm annui. A Khartoum, che è nella fascia saheliana, cadono annualmente 160 mm: una zona eccezionale è quella del Gebel Marra (sino a 600 mm) a causa della condensazione determinata dall'altitudine. Scendendo verso sud si entra progressivamente nell'ambiente subequatoriale (a Wau 1.100 mm), attingendo i 1.500 mm sui rilievi meridionali. In tutto il Paese si hanno temperature elevatissime, con minime nei mesi invernali (20-27 °C in gennaio passando da nord a sud) e massime nel periodo tra marzo e luglio che precede la stagione delle piogge (32 °C e 29 °C). Le escursioni termiche giornaliere raggiungono valori elevati soprattutto nell'area sahariana; presso Wadi Halfa (oggi peraltro sommersa a seguito della costruzione della diga di Assuan) si sono registrati anche 30 °C, che corrispondono ai valori massimi sudanesi

Flora. A queste variazioni zonali delle condizioni climatiche, e in specie delle precipitazioni, si adegua strettamente la vegetazione. Essa è scarsissima nella fascia desertica settentrionale, con alcune specie di acacie, isolati arbusti e, nelle oasi, la palma dattilifera. Il Sahel è il dominio delle graminacee; verso sud, accanto alle formazioni steppiche e arbustive, si trovano piante arboree xerofile rappresentate da acacie, tamerici, mimose ed euforbie. Tra le molte specie di acacie delle savane (che si stendono nella fascia di precipitazioni tra i 400 e i 900 mm annui), dove numerosi sono i baobab, assai diffusa è, specialmente nel Darfur, l'Acacia senegal (hashab) che fornisce la gomma arabica. Là dove le piogge superano i 900 mm annui sui rilievi si ha la foresta equatoriale

Idrografia. L'idrografia si riassume essenzialmente nel Nilo, che nel Sudan svolge una notevole parte del suo corso, dando luogo all'episodio che ne caratterizza il regime: la fusione dei suoi due rami sorgentiferi, il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco. I due fiumi hanno la loro confluenza a Khartoum, che è sorta non a caso in questo punto cruciale della geografia nilotica. Più a valle il Nilo riceve l'apporto dell'Atbara, che scende dagli altopiani etiopici settentrionali. Il periodo di piena è dovuto al grande tributo estivo (da luglio a novembre) del Nilo Azzurro, che apporta il 68% delle acque, mentre il Nilo Bianco contribuisce solo per il 10% e l'Atbara per il 22%. Per il Sudan il Nilo ha sì una funzione importante (specie nella fascia centrale compresa tra i due Nili, la Gezira, l'isola) ma non come per l'Egitto, il ben noto "dono del Nilo"; nel Sudan il corso è rotto da numerose cateratte che ne ostacolano la navigabilità e particolarmente verso sud il fiume non ha mai costituito una via di penetrazione. Per il resto l'idrografia sudanese è rappresentata da uidian o fiumi temporanei (taluni tendenti al Mar Rosso e al Ciad), lunghi ma sterili greti bordati da una verde fascia arborea che si staglia nell'uniforme manto delle savane e delle steppe saheliane. Il Bahr el Ghazal, tributario del Nilo Bianco, è il più lungo

Ambiente umano

Testo completo:

Composizione etnica. La popolazione del Sudan forma un mosaico etnico tra i più ricchi e compositi dell'Africa. In particolare essa è il risultato del contatto, avvenuto già in tempi preistorici, di genti nere, originarie del Paese, e di sopraggiunte genti bianche, europoidi; determinanti sono stati, soprattutto in epoca più recente, gli apporti semitici dovuti all'espansione verso sud degli Arabi. In linea di massima si hanno, anche per quanto riguarda l'uomo, differenze etniche in senso latitudinale: da nord a sud variano gli uomini, le loro attività, la forma dei villaggi. In generale, a nord, oltre il 10° parallelo, d'ambiente sahariano e subsahariano, predominano le popolazioni arabe o arabizzate (49%), divise in due grandi gruppi: gli Jaali nella regione nubiana (ma lungo il Nilo, da Wadi Halfa a Merowe, sussistono elementi dell'antica razza negra, i Nubiani), gli Juhayna nella zona centrale. Le tribù più rappresentative sono quelle dei Kabibish, degli Hauawir, dei Messiriye e altre genericamente denominate Baggara ("vaccari"), fortemente mescolate con elementi negri. Sono per gran parte popoli allevatori che compiono migrazioni stagionali da nord a sud. Nel Sudan nord-orientale, tra il Nilo e il Mar Rosso, si trova però un'area etnicamente distinta, rappresentata dalle popolazioni dette cuscitiche (un ramo camitico, su base soprattutto linguistica, che deriva il nome dall'antico regno di Kush): sono genericamente conosciute come Begia (Beja, 6%), ma comprendono tribù diverse (Hadendoa, Bisharin, Beni Amer) che nomadizzano nella regione montuosa orientale. Nel Darfur si hanno ulteriori tribù d'origine diversa che l'arabizzazione ha lasciato immuni: alcune, come i For (o Fur) del Gebel Marra, sono antiche popolazioni sudanesi con tratti paleonegritici (l'ambiente isolato del massiccio ha permesso la conservazione dei caratteri arcaici), altre sono un miscuglio tra sudanesi e sahariani (Zaghawa), affini appunto ai Tebu del Sahara. A sud del 10o parallelo, dove gli Arabi incontrarono sempre difficoltà ad avventurarsi, si entra nel mondo negro vero e proprio, soprattutto dominio delle popolazioni nilotiche, dai caratteri somatici inconfondibili (l'alta statura, la struttura quasi scheletrica, la pelle scurissima); sono rappresentati da grandi tribù pastorali, seminomadi, che allevano bovini: i Dinka (Denka, 11%), i Nuer, gli Shilluk, gli Anuak, che vivono lungo i fiumi e le paludi del sud. Il quadro etnico, estremamente complesso, è completato dai Niloto-Camiti, cioè con tracce europoidi, come i Fulbe, i Bari, i Lotuko, i Turkana ecc., stanziati tra l'alto Nilo e gli estremi rilievi sud-orientali, mentre a ovest dell'alto corso del fiume, sino alle dorsali che fanno da spartiacque con il fiume Congo, si trovano popolazioni paleosudanesi e il grande gruppo sudanese dei Sandé (Asandé, 2,7%)

Sviluppo demografico. Il primo censimento risale al 1956 e registrò 10,3 milioni di abitanti, di cui circa 4 milioni di popolazioni arabe o arabizzate, 3 milioni di gruppi meridionali (nilotici, niloto-camiti, sudanesi), 1,3 milioni di gruppi occidentali (For), 650.000 Begia, 580.000 Nubiani ecc.; si avevano inoltre cospicue minoranze non africane (oltre 250.000 abitanti), composte soprattutto da Levantini, Ciprioti, Siriani, in genere occupati in attività commerciali. Successivamente la popolazione fu valutata accrescersi con un indice annuo prima del 3%, poi del 2,5% (1970-1975), del 3,5% e del 2,9% (1980-1984). Il censimento del 1983 portò la popolazione sudanese a oltre 20 milioni, quello del 1993 a quasi 25 milioni. Tuttavia il Sud del Paese è stato sottoposto tra il 1960 e il 1970 a una politica di sterminio da parte del governo centrale, il che ha costretto all'esodo (in Uganda, nella Repubblica Centrafricana) diverse centinaia di migliaia di persone

Distribuzione. La parte più densamente popolata è la regione centrale, che ha il suo vertice a Khartoum, con valori medi che nella Gezira sono di 20-30 abitanti/km 2 . Pochissimo popolati, a causa dell'aridità, sono il nord e il Darfur, mentre la bassa densità del Sudan meridionale è legata alla scarsa valorizzazione economica. Per il resto si hanno densità di 6-8 abitanti/km 2 . Una larga parte della popolazione (12%) è considerata nomade. Consistenti sono le migrazioni interne; masse di giovani ancor oggi lasciano i villaggi per raggiungere la Gezira, Khartoum, le città e le zone economicamente più vitali del Paese

Centri urbani. Khartoum ospita tutte le attività principali insieme con le vicine Omdurman e Khartoum North, un quartiere eminentemente industriale, con le quali forma un agglomerato urbano. Omdurman è tipica città arabo-sudanese, mentre Khartoum è città moderna, con aspetti occidentali, sviluppatasi in epoca coloniale dapprima come base militare e centro di attività commerciali, poi come sede degli organi amministrativi, degli istituti culturali, e per lo più abitata dalle classi abbienti. Dopo Khartoum il centro principale è Port Sudan , sbocco marittimo del Paese, collegata con ferrovia alla capitale, oggi dotata di un porto moderno in sostituzione di quello vecchio di Sawakin (Suakin). Wad Medani è il maggior centro della Gezira e delle sue attività cotoniere; Kassala è importante per la sua posizione sulla direttrice che conduce in Etiopia; El Obeid ed El Fasher sono rispettivamente i capoluoghi e i principali centri del Kordofan e del Darfur, sviluppatisi in epoca recente in sostituzione di antichi centri carovanieri (Kutum); in espansione è anche Atbara, situata alla confluenza dell'Atbara nel Nilo. Malakal e Juba sono i centri maggiori del Sudan meridionale, essi pure valorizzati dalla loro posizione sul Nilo

Aspetti economici

Testo completo:

Agricoltura. L'agricoltura occupa ancor oggi l'assoluta maggioranza dei Sudanesi; peraltro la superficie coltivata è piuttosto esigua, pari ad appena il 5% del territorio. Le fondamentali colture destinate all'alimentazione sono in genere quelle tipiche dell'ambiente africano delle savane, cioè le colture dei cereali poveri, come il sorgo e il miglio, che complessivamente coprono circa la metà dell'intero arativo; sono infatti coltivabili un po' ovunque, giacché crescono senza richiedere il ricorso all'irrigazione, sfruttando unicamente la breve stagione piovosa. Minor rilievo hanno il frumento, il mais e il riso, la cui coltivazione peraltro si va estendendo nelle zone irrigue in relazione alle crescenti richieste da parte dei centri urbani. Altri generi alimentari di grande consumo sono la manioca, le patate dolci, le patate, i pomodori e altri prodotti orticoli, come cipolle e piselli. Nelle oasi del Nord il prodotto principale è costituito dai datteri; sono inoltre presenti nel Paese varie altre colture fruttifere, per esempio di banane, arance, pompelmi. Notevole è stata negli ultimi anni la diffusione delle colture a carattere commerciale mediante la realizzazione di apposite piantagioni, là dove si sono riscontrate favorevoli condizioni ambientali. Un posto sempre più importante vanno assumendo le colture oleifere, tra cui quelle del ricino ma principalmente delle arachidi e del sesamo, prodotti che sono consumati localmente e in parte anche esportati; del pari registra un certo sviluppo la coltivazione della canna da zucchero. La cotonicoltura trova nelle fertili terre alluvionali della Gezira condizioni assai propizie e il cotone rappresenta di gran lunga la principale merce d'esportazione del Paese (la quantità annuale varia sensibilmente a causa delle avversità climatiche). I terreni irrigui hanno comunque aumentato di parecchio la loro estensione; altre piantagioni si sono aggiunte a quelle della Gezira, tra cui le piantagioni di Nuova Halfa (Khashm el Girba), irrigate dal fiume Atbara

Patrimonio forestale. Circa il 17% del territorio sudanese è ricoperto da foreste e boschi ricchi di legname pregiato, tra cui mogano ed ebano. Altro importante prodotto del Sudan è la gomma arabica, che occupa un posto rilevante anche nelle esportazioni e che si ricava dall'Acacia senegal, diffusa nelle savane del Kordofan, del Darfur, del Nilo Azzurro e della zona di Kassala

Allevamento e pesca. Il patrimonio zootecnico (bovini, caprini e volatitili da cortile) è considerevole; l'allevamento è reso possibile, anche in forme nomadiche, dalla vastità del territorio, ma è ostacolato e reso difficile dalla povertà d'acqua. La pesca è praticata nelle acque interne, specie nelle zone acquitrinose del sud, dove è un'attività complementare per le popolazioni agricole locali; la pesca è diffusa anche lungo tutto il Nilo, mentre ha sviluppo assai limitato lungo le coste del Mar Rosso

Risorse minerarie e industrie. Le risorse minerarie sono svariate e consistono soprattutto in depositi di minerali di ferro, manganese, oro, argento, cromite, zinco, tungsteno, rame, mica, gesso, nonché petrolio, rinvenuto nel Sudan occidentale; tuttavia lo sfruttamento minerario è reso particolarmente difficile dalla scarsità di comunicazioni con le zone di estrazione e dall'insufficienza di capitali da destinare al settore. Al momento vengono estratti, e in quantità modesta, cromite, oro, rame, manganese, magnesite; salmarino si ottiene dalle saline di Port Sudan. La scarsità di minerali energetici incide sensibilmente sulla produzione di energia elettrica, i cui quantitativi sono molto modesti, per metà di origine termica, ottenuti con petrolio d'importazione, e per metà d'origine idrica, forniti soprattutto dalle centrali di Er Roseires e di Sennar, entrambe sul Nilo Azzurro. L'industrializzazione del Paese è appena agli inizi; manca in pratica l'industria di base e le principali produzioni industriali riguardano la trasformazione dei prodotti agricoli locali. Tra le industrie, un cementificio ad Atbara, zuccherifici a Sennar, Guneid e Kenana, industrie tessili, distillerie.

Comunicazioni. Data la vastità del Paese, la dotazione di un adeguato sistema di vie di comunicazione rappresenta un compito assai arduo per il governo; nell'insieme le carenze maggiori riguardano il sistema viario (73.600 km), in quanto le strade in grande maggioranza non sono transitabili durante la stagione delle piogge. Nel 1980 è stata ultimata la superstrada di 1.179 km tra Port Sudan e Khartoum, via Kassala, mentre già nel 1977 era operante l'arteria stradale da Juba a Kitale, in Kenya, che consente l'accesso al porto kenyota di Mombasa; inoltre, sempre nel 1977, veniva aperta al traffico la superstrada Wad Medani-Gedaref, realizzata con l'aiuto della Repubblica Popolare Cinese. La situazione è particolarmente grave nella parte meridionale del Paese, dove la lunga guerra civile ha causato danni ingentissimi alle pur modeste preesistenti strutture viarie. Discreta appare al confronto la situazione per quanto riguarda le comunicazioni ferroviarie: il Sudan dispone di 4.765 km di ferrovie; al primo tronco da Wadi Halfa (alla frontiera con l'Egitto) a El Obeid, via Khartoum, se ne sono aggiunti vari altri, tra cui le linee che da Atbara e Sennar portano a Port Sudan e quelle, più recenti, per Nyala, nel Darfur, e Wau, nella regione di Bahr al Ghazal. I trasporti interni si avvalgono però largamente della navigazione fluviale, che si sviluppa per oltre 4.000 km, massimamente sul Nilo Bianco. Il traffico portuale si svolge in gran parte a Port Sudan e, dal 1991, anche nel nuovo porto eminentemente petrolifero di Suakin. La compagnia aerea di bandiera è la Sudan Airways; nella capitale opera un aeroporto internazionale

Commercio. Il commercio interno non è molto sviluppato, data la grande povertà del Paese che non facilita certo i consumi; quello con l'estero presenta, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, gravissimi squilibri nella bilancia commerciale, giacché le esportazioni coprono appena da metà a 1/3 delle importazioni. Queste ultime sono naturalmente rappresentate soprattutto da macchinari e mezzi di trasporto, petrolio, prodotti industriali d'ogni genere, mentre il Sudan esporta quasi unicamente fibre e semi di cotone, arachidi e sesamo, gomma arabica, bestiame, oro; l'interscambio si svolge in prevalenza con l'Arabia Saudita, la Gran Bretagna, la Germania, il Giappone e la Cina

Storia

Testo completo:

La storia antica e medievale del Sudan coincide con quella della Nubia. Dagli inizi del sec. XVI, il Sudan costituiva uno Stato indipendente, sorto sulle rovine dell'antico regno di Aloa, ultimo dei regni cristiani medievali della Nubia, e dominato dalla stirpe guerriera dei fung. Per tre secoli i fung respinsero gli attacchi portati dall'Abissinia e dal vicino Darfur, ma non poterono resistere all'invasione egiziana del 1820, per cui il Sudan divenne dapprima un governatorato egiziano e nel 1899, dopo la liquidazione del Mahdī di Khartoum, un “condominio” anglo-egiziano (in realtà un dominio inglese).

L'istanza autonomista del Sudan cominciò a delinearsi fra la prima e la seconda guerra mondiale, propugnata dal partito patriottico Umma; ma nel 1922, quando l'Inghilterra riconobbe l'indipendenza dell'Egitto, non volle cedere il Sudan e nel 1936 il vecchio condominio fu riconfermato. Anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, le petizioni dell'Egitto all'Inghilterra e all'ONU per il recupero del Sudan caddero nel vuoto. D'altra parte, cominciarono invece ad avere ascolto gli appelli dell'Umma per l'indipendenza assoluta, soprattutto dopo l'avvento al potere in Egitto di G. Nasser, favorevole al nazionalismo sudanese. Nel 1953 i leader di tale nazionalismo riuscirono a stipulare con il governo britannico un accordo che stabiliva i preliminari per l'indipendenza del Sudan, realizzatasi il 1º gennaio 1956.

Il nuovo governo nazionale si trovò ad affrontare cinque gravi problemi fondamentali: il separatismo del Sudan meridionale, i rapporti con l'Egitto, l'antitesi destra-sinistra, l'impegno del Sudan rispetto al conflitto arabo-israeliano, lo sviluppo economico, sociale e culturale. Nel Sudan meridionale le popolazioni nilotiche e niloto-camitiche, animiste o cristiane, intendevano difendere la propria identità dall'arabizzazione e, fin dai primi momenti, manifestarono una decisa e combattiva volontà separatista, sostenuta, in particolare, dalla Sudan African National Union (SANU).

I primi tentativi di repressione del separatismo suscitarono una reazione di vigore inatteso da parte della SANU e del Southern Front, che sfociò in una rivolta armata, condotta soprattutto dai guerriglieri Anya-Nya che inflissero pesanti perdite alle forze governative. All'aggravarsi della situazione pose fine per il momento un colpo di Stato attuato il 17 novembre 1958 dal generale Ibrāhīm ʽAbbū'd. Tuttavia anche il regime autoritario di quest'ultimo nel novembre 1964 dovette cedere il campo a un governo civile che, dominato dai sindacati comunisti, non fu in grado di risolvere i problemi del Paese.

Nel maggio 1969 un nuovo colpo di Stato promosso dai militari assegnò i pieni poteri a un Consiglio rivoluzionario presieduto dal colonnello Ga'far an-Nimeiry, che proclamò la Repubblica Democratica del Sudan. Assumendo dapprima posizioni di sinistra, Nimeiry represse duramente la destra e strinse legami coi Paesi del blocco comunista. Poi, spinto dall'esigenza prioritaria di pacificare la nazione, avviò una politica di riconciliazione coi separatisti del Sud, di riequilibrio interno fra destra e sinistra e di graduale disimpegno dalle aspirazioni del nazionalismo panarabico. La svolta si precisò nel corso del 1971, allorché Nimeiry sciolse il Partito comunista e costituì come unica formazione politica legale l'Unione Socialista Sudanese. Nel 1972 riuscì infine a concordare coi separatisti l'istituzione di una Regione Meridionale autonoma (pace di Addis Abeba), mettendo momentaneamente termine a una guerriglia costata un milione di morti. L'assetto dato internamente al Paese fu formalmente sancito dalla nuova Costituzione dell'aprile 1973. La difficile opera di unificazione nazionale si scontrò tuttavia con persistenti dissensi ideologici e rivalità territoriali. Ne derivarono incessanti complotti e contestazioni violente contro la persona e il regime di Nimeiry che, per fronteggiare la situazione, alternò la linea dura con vari tentativi di conciliazione. A queste tensioni si aggiunsero, specie dopo il 1977, gli effetti di un'acuta crisi economica esasperata dall'afflusso di migliaia di profughi dall'Eritrea e dal Ciad.

In politica estera le difficoltà intestine si riflettevano in un inasprimento dei rapporti con l'Etiopia e con la Libia (accusata più volte di minacciare la stabilità del Sudan) e in un più netto inserimento nel campo moderato. Con l'appoggio militare e finanziario degli USA e dell'Arabia Saudita, Nimeiry rafforzò i legami con Il Cairo. Alla crisi economica si aggiunse l'attivismo dei Fratelli Musulmani e le continue rivolte dei neri del Sud: Nimeiry nel 1983 revocò la pace di Addis Abeba e instaurò un regime autoritario e fortemente caratterizzato in senso islamico, rintroducendo la shari‘ah. Il 6 aprile 1985 il generale Abdel Rahman Sewar el Dahab depose Nimeiry con un colpo di Stato, fece promulgare una nuova Costituzione e riallacciò i rapporti con Tripoli. Le elezioni del maggio 1986 portarono al potere il partito Umma di Sadia el Mahdi, divenuto primo ministro, mentre la presidenza passò ad Ahmed Ali el Mirghani. Come conseguenza della revoca della pace la lotta armata dell'Esercito Popolare di Liberazione del Sudan (SPLA), che chiedeva l'abrogazione della legge islamica (shari‘ah) e un'ampia autonomia delle regioni meridionali, si inasprì gravemente, provocando la rapida disgregazione del tessuto sociale e produttivo, e con questo dell'organizzazione stessa dello Stato.

In questo quadro di forti tensioni e di instabilità politica trovò spazio un nuovo colpo di Stato militare (giugno 1989): il potere venne assunto da un Consiglio della Rivoluzione per la Salvezza Nazionale, il cui presidente, il generale Omar Hassan Ahmed el Bashir, divenne capo dello Stato e del governo, instaurando insieme al leader integralista Hassan al Turabi, nominato presidente dell'assemblea Nazionale, un potere bicefalo islamico-militare. Il nuovo regime, messi al bando di tutti i partiti politici e i sindacati, ridusse così tutti gli spazi di colloquio con le opposizioni, accentuando inoltre la tensione nelle regioni meridionali per la sua alleanza con il Fronte Nazionale islamico. Perseguendo con determinazione l'islamizzazione anche della stessa capitale, nel Sud del Paese il governo conseguì nel corso del 1992 delle significative affermazioni sulle forze della guerriglia, indebolita da scissioni interne. Sul piano delle relazioni internazionali, invece, vennero approfonditi i rapporti con l'Iran, la Libia e l'Iraq (appoggiato durante la guerra del Golfo), nonché rafforzate le iniziative di sostegno ai gruppi fondamentalisti dell'Africa del Nord. Questa politica portò al deterioramento delle relazioni con l'Egitto e con i Paesi occidentali tanto che, nei primi mesi del 1996, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti accusarono il Sudan di sostenere il terrorismo islamico internazionale e intimarono il governo a estradare gli integralisti ricercati per l'attentato al presidente egiziano H. Mubarak. Nonostante questo il potere di Omar el Bashir si rafforzava e venne legittimato dalle elezioni presidenziali di marzo di quell'anno.Sul fronte interno, grazie alla mediazione dell'ex presidente USA J. Carter, nel marzo 1995 il governo sudanese sembrò raggiungere una tregua con i separatisti delle regioni meridionali (SPLA e Movimento per l'indipendenza del Sud del Sudan), ma ben presto le ostilità ripresero con una vittoriosa offensiva militare lanciata dalle organizzazioni separatiste, sostenute dall'Eritrea e dall'Etiopia (gennaio 1997).

Una breve apertura costituzionale avvenne nel 1998 quando con un referendum venne approvata una nuova Costituzione, la quale prevedeva, se pur con molte limitazioni, il multipartitismo. Tuttavia nel dicembre 1999 Omar el Bashir, per rafforzare la sua leadership e per rimuovere da posizioni di potere il leader islamico, Hassan al Turabi, sciolse l'Assemblea Nazionale e dichiarò lo stato d'emergenza. Come successivo passo il presidente riuscì a ristabilire le relazioni diplomatiche con l'Uganda e l'Egitto. Con le successive elezioni del dicembre 2000 il presidente venne riconfermarono per cinque anni a capo dello Stato e per tacitare le opposizioni prorogò lo stato d'emergenza, garantendosi in questo modo ampi poteri e limitando i diritti individuali. Negli anni successivi si susseguirono le richieste internazionali perchè il governo trovasse una riconciliazione con le forze del sud del Paese, e significativi passi in avanti nel processo di pace furono fatti nell'ottobre 2003 quando il vicepresidente Ali Osman Taha e John Garang, leader dello SPLA, annunciarono l'intenzione di porre fine alla guerra civile tra nord e sud del Paese e, grazie alla mediazione di Stati Uniti e Kenya, nel 2005 firmarono un accordo sull'amministrazione delle regioni meridionali contese: venne riconosciuto un governo autonomo al Sudan meridionale e previsto un referendum sull'indipendenza della regione entro il 2010. Mentre il governo e lo SPLA si accordavano, nel gennaio del 2004, le truppe governative lanciarono un'offensiva nella regione del Darfur (Sudan occidentale) dove, in una situazione di decennale conflitto l'Esercito/Movimento di Liberazione Sudanese (ex Movimento di Liberazione del Darfur) combatteva per rispondere agli attacchi delle popolazioni arabe Janjaweed: nel 2005 si stimava che più di 180.000 persone fossero già morte in questo conflitto. Nell'estate del 2005 J. Garang morì in un incidente aereo e la sua morte scatenò disordini nel Paese, anche se Omar el Bashir assicurò che il processo di pace sarebbe proseguito; sempre in questo periodo venne firmata una nuova Costituzione con cui il Sudan diveniva una Repubblica federale. Sul fronte del Darfur, nel mese di maggio del 2006, venne stipulato un nuovo accordo ad Abuja (Nigeria) promosso dall'Unione Africana fra il governo e L'Esercito/Movimento di Liberazione Sudanese, che però non venne accettato da una parte delle formazioni ribelli: le violenze si estesero anche al vicino Ciad. A complicare le cose, la risoluzione 1706 dell'ONU (agosto 2006) che disponeva l'invio di un contingente per supportare la presenza militare dell'Unione Africana, non venne sottoscritta dal governo sudanese. Nel febbraio 2007 i presidenti del Sudan, del Ciad e della Repubblica Centrafricana sottoscrivevano congiuntamente in Francia la “Dichiarazione di Cannes” nella quale si impegnavano ad accettare un tavolo di trattativa per il Darfur alla presenza dell'ONU e dell'Unione Africana, ma nel maggio 2008 continuavano gli scontri tanto che i ribelli della JEM (Movimento per la giustizia e l'uguaglianza) assalivano la capitale Khartoum. Proprio a causa della guerra civile in Darfur, nel luglio 2008, il presidente Omar el Bashir veniva formalmente accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità dalla Corte penale internazionale (ICC). Nel febbraio 2009 il JEM e il governo firmavano una dichiarazione d'intenti in vista di un cessate il fuoco.

Popolazione

(?)
Numero degli abitanti del Paese: 43551941
(?)
Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 33,20
(?)
Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Arabi 40%, nilotici e camitici (Dinka, Nuer, Bari, Shilluk) 30%, Beja 6%, altri 24%

(?)
Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Arabo e inglese (ufficiali), nubiano, ta bedawie, lingue nilotiche, nilo-amitiche, sudaniche

(?)
Religioni:

Musulmani 70% (nel nord), cristiani 5% (prevalentemente nel sud e a Khartoum), animisti 25%

Demografia

(?)
Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 2,51
(?)
Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 33,80
(?)
Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 9,36

Media dell'area geografica: 5.8666666348775 (su un totale di 6 stati)

(?)
Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 59,30
(?)
Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 70,20
(?)
Numero medio di figli per donna: 4,60
(?)
Rapporto tra i sessi: 101,54
(?)
Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
(?)
Eta' mediana degli abitanti del Paese : 19,72
(?)
Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 58,59
(?)
Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 62,01

Indice di sviluppo umano

(?)
Posizione / 179: 171

Indicatori economici

(?)
Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 64,00
(?)
Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 1.959,42
(?)
Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 21.168,70
(?)
Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: 135000

Indicatori socio-sanitari

Istruzione

(?)
Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 83
(?)
Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 89
(?)
Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 86

Comunicazioni

(?)
Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 1,08
(?)
Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 56,14
(?)
Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 19,00

Trasporti

(?)
Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

 

(?)
Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,3