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Ambienti naturali e questione ambientale

Il Benin, come molti paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, presenta un clima molto vario in rapporto alle limitate dimensioni del suo territorio. Nella fascia costiera prevale un clima umido, equatoriale, mentre nella parte settentrionale le precipitazioni diminuiscono molto e la vegetazione si fa più simile alla savana dei paesi della regione saheliana, come il Burkina Faso e il Niger.

La vegetazione del Benin, già fortemente compromessa dallo sfruttamento coloniale, è oggi minacciata dall'estensione delle monocolture destinate all'esportazione di prodotti agricoli (ananas), di legname pregiato (teak) o per la produzione di combustibile (palma da olio)

 

In Benin sono presenti due parchi nazionali tra i più importanti dell'Africa occidentale: il Parco della Pendjari e quello chiamato "W" a causa della doppia ansa a forma di "W" che il fiume Niger compie all'interno del territorio del Parco.

L'Organizzazione Non Governativa Ricerca e Cooperazione ha promosso un progetto di valorizzazione delle risorse ambientali del Parco della W

Flora, fauna e attività umane

Nonostante la scomparsa di molte specie animali nel corso degli ultimi decenni, i parchi nazionali del Benin rimangono ancora uno dei pochi luoghi in Africa occidentale dove è possibile osservare la fauna tipica della savana: leoni, elefanti, antilopi, ...

In Benin sono presenti anche molte specie vegetali, anch'esse però minacciate dallo sfruttamento del territorio a fini agricoli, per l'esportazione di legname o dall'espansione dei centri urbani.

Il Teak è un albero molto presente in Benin che viene utilizzato in occidente per la realizzazione di mobili, ma anche come legno per parquet. L'organizzazione internazionale Greenpeace ha realizzato una guida all'acquisto di parquet per proteggere le foreste. Leggi la sezione relativa al teak africano.

La difesa della diversità biologica presente sul territorio è profondamente connessa con la cultura e l'organizzazione sociale delle popolazioni locali. Leggi un articolo sul legame tra difesa della biodiversità e i culti vodoo tipici del Benin e del Togo meridionale.

Territori urbani

La popolazione urbana del Benin si concentra nella fascia costiera e in particolare nelle due città principali: la capitale amministrativa Porto Novo e la capitale economica, Cotonou.

Nella capitale amministrativa, che conta circa 250.000 abitanti, sono presenti importanti esempi di architettura coloniale. La rivista Africa e Mediterraneo ha dedicato un numero monografico al tema del turismo e del patrimonio architettonico del Benin. Leggi la scheda di un articolo di approfondimento sull'architettura cattolica, presente in modo molto significativo a Porto e Novo e nella vicina Ouidah.

 

La cittadina costiera di Ouidah è molto importante per la storia della schiavitù: in epoca coloniale, infatti, era uno dei principali centri di vendita e imbarco degli schiavi destinati al lavoro nei campi nel continente americano. Oggi nella città sorgono un museo e diversi monumenti che ricordano questa pagina della storia africana e mondiale. Il monumento più noto in questo senso è la Porta del non ritorno. Leggi il racconto di viaggio a Ouidah di uno studente italiano.

 

 

Un altro centro urbano molto rilevante dal punto di vista culturale è Abomey, nella zona centro-meridionale del Paese. Abomey è stata per diversi secoli la capitale del regno Dahomey fondato dall'etnia fon nel XVII secolo. Oggi è uno dei siti considerati Patrimonio Culturale dell'Umanità dall'Unesco, l'ente delle Nazioni Unite per la cultura e l'educazione.

Nella parte centrale del paese sorge invece Parakou, centro industriale e commerciale che conta oggi più di 100.000 abitanti.

Territori rurali

Le aree rurali hanno caratteristiche molto differenti nelle diverse aree climatiche del paese: dalle regioni forestali del Sud, fino alle savane più asciutte delle regioni settentrionali.

A Sud, il clima consente anche lo sviluppo di un'agricoltura da piantagione destinata all'esportazione che però sottrae terre alla foresta e all'agricoltura tradizionale. I principali prodotti sono l'ananas e la palma da olio. Proprio la palma da olio è oggetto di attenzione a livello internazionale perché la sua coltivazione è sempre più destinata alla produzione di combustibile.

Nel Nord le colture da esportazione sono soprattutto il cotone e l'anacardo. Il primo soprattutto costituisce una parte notevole delle entrate del paese ed è coltivato da centinaia di migliaia di famiglie in Benin e in altri paesi dell'Africa occidentale (Mali, Burkina Faso, Costa d'Avorio). La recente crisi del prezzo del cotone ha però portato molti agricoltori ad abbandonare questa coltura perché non più redditizia.

Mentre le coltivazioni destinate all'esportazione subiscono le fluttuazioni del mercato internazionale, sta crescendo l'importanza dei prodotti agricoli destinati al mercato locale: mais, arachidi, frutta e verdura, tuberi come l'igname e la manioca.

L'associazione Mani Tese promuove una serie di e la trasformano in gari, una sorta di cous cous che viene venduto nei mercati locali.

Gruppo di donne coltivatrici di manioca nel Nord del Benin

Reti stradali e ferroviarie

La rete stradale e ferroviaria del Benin riprende la struttura tipica del periodo coloniale quando le infrastrutture erano essenzialmente costruite per collegare le zone interne di produzione agricola con le città portuali della costa.

Negli ultimi anni la presenza cinese in Africa è cresciuta molto rapidamente, soprattutto nel settore delle infrastrutture. Spesso la Cina stipula accordi con i governi africani offrendo la costruzione di infrastrutture in cambio dell'accesso alle risorse (petrolio, minerali, terre coltivabli). I rapporti tra Benin e Cina sono particolarmente intensi e stanno contribuendo alla trasformazione della viabilità della città di Cotonou.

Popoli

Come nel caso degli ambienti naturali, anche dal punto di vista etnico il Benin presenta notevoli diversità al suo interno. In particolare, sebbene la gran parte delle etnie presenti appartenga a un solo ceppo etno-linguistico, quello chiamato niger-kordofan, è possibile distinguere chiaramente un sottogruppo etno-linguistico guineano al sud e uno di origine voltaica che occupa essenzialmente le regioni settentrionali.

I somba 

I Somba

I Somba sono una delle popolazioni che più hanno mantenuto il legame con la propria cultura tradizionale. L'antropologo italiano Marco Aime ha raccontato la sua esperienza di ricerca nelle regioni settentrionali del Benin, in zona Somba, nel libro Le nuvole dell'Atacora. Leggi un'anteprima del libro.

 

A Sud, nelle zone del gruppo linguistico kwa, le etnie prevalenti sono i Fon (circa il 40% della popolazione totale del paese), gli Yoruba e gli Adja.

Nella parte centrale e settentrionale si trovano le etnie appartenenti al gruppo etno-linguistico gur (voltaico). Di questo gruppo fanno parte le popolazioni Bariba e quelle note sotto il nome di Somba.

Tra le etnie più importanti occorre segnalare anche i Peul, le popolazioni nomadi presenti in tutta l'Africa occidentale che migrano periodicamente dalle regioni saheliane fino alle zone centrali e settentrionali del Benin.

Diritti e cittadinanza

Il Benin è stato uno dei primi paesi dell'Africa Subsahariana ad avviarsi verso un sistema democratico multipartitico. Oggi la situazione dei diritti rimane migliore di molti paesi della regione, anche se negli ultimi anni si sono acuite le proteste contro il governo del Presidente Thomas Boni Yayi. Leggi il rapporto 2010 di Amnesty International.

 

Secondo la classifica stilata annulamente dall’organizzazione Transparency International, il Benin ha un’indice di corruzione tra i più bassi della regione, anche se secondo molti ossrvatori la situazione è peggiorata negli ultimi anni.

 

Nell’aprile del 2001 la nave MV Etireno venne intercettata al largo del Benin perché sospettata di trasportare bambini schiavi. Le accuse non furono mai provate, ma il caso fece emergere il tema dei bambini ridotti in schiavitù. Nella società tradizionale i “vidomegon” erano i bambini affidati dalle famiglie povere a parenti per avviarli a lavori domestici in città. In tempi recenti però questa pratica si è trasformata in un vero e proprio traffico di bambini che vengono sottratti alle famiglie per sfruttarli come schiavi nelle città.

L'Unicef, il Fondo della Nazioni Unite per l'Infanzia, ha avviato un progetto per combattere il traffico di bambini in Benin.

Realtà economica e politica

Politica

Il Benin è diventato indipendente nel 1960, conservando l'antico nome coloniale di Dahomey.

Nel 1972, dopo un periodo di instabilità, il potere venne assunto con un colpo di stato dal maggiore Mathieu Kérékou. Nel 1974 Kerekou impostò la politica del paese secondo un'impostazione marxista-leninista, avviando una serie di nazionalizzazioni delle industrie strategiche e cambiando il nome da Dahomey a Repubblica Popolare del Benin.

 

Mathieu Kerekou

Nel 1977, un gruppo di mercenari guidati da Robert Denard (responsabile di molti colpi di stato in Africa), probabilmente assoldati da potenze straniere, tentarono di rovesciare il governo di Kerekou, ma il colpo di stato fallì e il Presidente riuscì a salvarsi.

All'inizio degli anni Novanta Kerekou anticipò la svolta democratica di molti paesi africani organizzando elezioni politiche multipartitiche che infatti videro la sconfitta del Presidente uscente e la vittoria di Nicéphore Soglo. Dopo due nuovi mandati nel 1996 e nel 2001, Kerekou lasciò definitivamente il potere nel 2006 e le elezioni successive portarono al potere l'attuale Presidente Boni Yayi.

 

Economia

L'economia del Benin è fortemente incentrata sull'agricoltura e la grande parte del Prodotto Interno Lordo del Paese dipende dall'esportazione di pochi prodotti agricoli come il cotone, la palma da olio, l'ananas o il teak.

In particolare,essendo tra i principali produttori africani di cotone, il Benin ha risentito più di altri della crisi dei prezzi di questo prodotto.

A causa di questo modello agricolo fortemente incentrato sulle esportazioni, per quanto riguarda i prodotti alimentari come il riso e il grano, il Benin dipende in gran parte dalle importazioni internazionali. Negli ultimi anni i prezzi dei cereali hanno avuto importanti impennate che hanno causato vere e proprie crisi alimentari. Per questa ragione il Benin e altri paesi africani hanno iniziato a promuovere politiche agricole che permettano a questi paesi di essere più indipendenti per quanto riguarda l'approvvigionamento alimentare.

Negli ultimi anni il Benin ha beneficiato dell'iniziativa di riduzione del debito estero adottata dai paesi ricchi nei confronti dei paesi poveri e fortmente indebitati nei confronti delle istituzioni finanziarie internazionali.

Nel 2010 migliaia di beninesi sono stati vittime di una truffa finanziaria che ha causato anche un grave scandalo politico.

 

Monete e banconote

Il Benin, come tutti i paesi dell'Unione Economica e Monetaria dell'Africa Occidentale (UEMOA), utilizza come moneta il Franco CFA.

Tale divisa è

l’erede della moneta coloniale francese e fino al 1999 il suo valore era direttamente collegato a quello della moneta francese.

Nel 1994 il franco FCFA venne svalutato per rendere più competitive le esportazioni dei paesi africani, ma questa scelta portò a un incremento dei prezzi dei beni di cosumo che ebbe pesanti ripercussioni sulla vita delle popolazioni degli stati membri.

Dal 1999 il valore del Franco CFA è direttamente collegato all’euro ed è definito da un cambio fisso (1 euro= 655,957 FCFA).

 

Cibo, alimentazione e ricette

Le tradizioni alimentari sono fortemente connesse con i prodotti agricoli disponibili nelle diverse regioni del Benin: se dunque nellle regioni meridionali e centrali umide si trovano più facilmente frutti o tuberi come l'igname, nel Nord prevale un'alimentazione a base di cereali come il sorgo.

Igname

 

 

Come in tutta l'Africa, tuttavia, nelle città stanno cambiando i costumi alimentari e prevalgono sempre di più prodotti più pratici come il riso, la pasta, il pane, in gran parte prodotti con cereali importati dall'estero. Proprio per ridurre la dipendenza dai mercati internazionali molti paesi si stanno impegnando per aumentare la produzione di riso o cercare alternative.

Tra le alternative che stanno riscuotendo il maggior successo vi è certamente il gari, una sorta di cous cous di manioca un tempo diffuso soprattutto nelle zone meridionali e centrali del paese, ma oggi sempre più presente anche nel Nord del paese. L'Organizzazione Non Governativa Mani Tese promuove un progetto di sostegno alle cooperative di donne che producono il gari.

Nelle zone settentrionali si trova anche il karitè una pianta molto diffusa nelle savane dell'Africa occidentale i cui semi vengono abitualmente trasformati in un burro utilizzato sia in alimentazione che in ambito cosmetico.

Case e insediamenti umani

Nella regione settentrionale dell'Atakora si trovano i famosi tata somba (vedi foto), edifici a due piani, costruiti interamente in terra cruda che fino a pochi decenni fa costituivano la dimora tipica dei popoli somba del Nord. Oggi ne rimangono ancora numerose testimonianze, ma la pratica sta cadendo in disuso.

 

 

Un altro patrimonio architettonico importante è costituito dalle case del periodo coloniale, presenti soprattutto nelle città costiere come Ouidah e Porto Novo.

 

 

 

Il piccolo centro di Ganviè, poco lontano da Cotonou, è uno straordinario esempio di architettura tradizionale: il villaggio infatti è interamente organizzato su palafitte.

 

L'Associazione Italiana Atout African Arch.it dal 2005 lavora nel settore della cooperazione allo sviluppo con una particolare attenzione al tema dell'architettura e della valorizzazione delle tecniche architettoniche tradizionali. Guarda i principali progetti.

 

Arte tradizionale e moderna

Il regno del Benin ebbe il suo centro nell'attuale Nigeria, ma estese la sua influenza anche in territori che oggi si trovano nello stato del Benin. Questo regno è celebre in tutto il mondo per la qualità delle sue sculture in bronzo.

 

Nel 2005 è stata creata a Cotonou la Fondazione Zinsou, uno dei centri più rilevanti dell'arte contemporanea africana in Africa occidentale.

L'artista contemporaneo più noto a li vello mondiale è probabilmente Romuald Hazoumè, scultore celebre in particolare per i suoi lavori nei quali reinterpreta le tipiche maschere africane attraverso l'utilizzo di bidoni di plastica.

I fratelli Dakpogan invece sono due noti artisti del ferro.

Musiche e danze

La cantante Angelique Kidjo è oggi una delle voci africane più note in tutto il mondo. Nel 2006 è diventata celebre anche al grande pubblico italiano per la collaborazione con la cantante Carmen Consoli. Ascolta un brano nato dalla collaborazione tra le due artiste.

Angelique Kidjo è anche ambasciatrice dell'Unicef, il Fondo della Nazioni Unite per l'infanzia.

La Gangbe Brass Band è un complesso fondato a Cotonou da dieci musicisti che fonde la musica tradizionale beninese con elementi caratteristici del jazz.

Giochi e attività ludiche

 

Anche in Benin si trova il tradizionale "gioco della semina" presente in gran parte dell'Africa. Il gioco, le cui regole variano leggermente nelle diverse regioni del mondo, fa parte di una grande famiglia di giochi, detta Mancala.

Il wari o "gioco della semina"

 

 

Il Benin partecipa alle Olimpiadi dal 1972, ma nessun atleta è mai salito sul podio.

La nazionale di calcio del Benin non ha mai ottenuto risultati di rilievo. Il giocatore più noto sulla scena internazionale è Stéphane Sessègnon, attualmente in forza al Paris Saint Germain.

Feste e riti religiosi

Nelle regioni costiere del Benin ha avuto origine la religione Vodun, poi trasportata con la tratta degli schiavi, anche nel continente americano, soprattutto nell'isola di Haiti. Il Vodun è caratterizzato da una profonda teologia e da rituali molto complessi che talvolta sono stati banalizzati dai racconti europei. I riti vodun si trovano in varie versioni, più e meno semplificate, in molti film occidentali. Tra le pellicole più note che hanno tentato di interpretare in chiave horror l'atmosfera dei riti vodun, è possibile citare il film Ho camminato con uno zombie.

Le feste religiose più celebrate sono quelle del calendario cristiano e islamico. Come in molti stati dell'Africa occidentale ha un particolare rilievo la festa di Tabaski, la festa musulmana che celebra l'episodio biblico del sacrificio di Isacco.

La principale festa civile è la Festa dell'Indipendenza: il 1° agosto del 2010 il Benin ha celebrato i 50 dalla liberazione dalla dominazione coloniale francese.

 

 

 

 

Scuola ed educazione

Il Benin ha un tasso di scolarizzazione molto basso e con grandi disparità di genere: poco più di un quarto delle donne risulta alfabetizzata, mentre tra gli uomini la percentuale è circa del 50%.

Diverse organizzazioni di cooperazione allo sviluppo hanno avviato progetti per favorire l'accesso all'istruzione. L'organizzazione Mani Tese da anni lavora nel nord del paese per supportare la costruzione di scuole nei villaggi. Leggi la scheda del progetto relativa al villaggio di Partago.

Anche l'Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, è attivo nel settore dell'accesso all'istruzione con il progetto Educom.

Fiabe e racconti

Il giornalista e scrittore Paolo Valente ha raccolto alcune fiabe beninesi nei libri "La Papaia di Senan". Leggi la fiaba che dà il titolo al libro.

Altre fiabe provenienti dal Benin sono state raccolte da Paolo Valente nel libro "Racconti del vento". Leggi Gocce di pace,

Sempre in italiano è possibile leggere la raccolta di favole beninesi di Gianni Capaccioni "Il mango racconta".

Leggi un breve elenco di proverbi africani, con alcuni esempi provenienti dal Benin.

Testimonianze

Negli ultimi anni è emersa in modo sempre più forte la problematica dei vidomegon, i bambini affidati dalle famiglie a parenti o mediatori per avviarli al lavoro, ma che in realtà finiscono in situazioni di schiavitù. Leggi alcune testimonianze.

Nel 2010 quattro parlamentari italiane hanno visitato il Benin, proprio nell'ambito di un progetto dell'Unicef per contrastare il traffico di bambini. Leggi il diario del loro viaggio.

Barbara Borgini, architetto, ha fondato nel 2005 l'Associazione Atout African arch.it, per valorizzare il patrimonio architettonico tradizionale in Benin. Leggi una sua intervista.

Negli ultimi anni stanno crescendo le esperienze di turismo responsabile, cioè di un turismo che si impegna a rispettare l'ambiente, le società e le culture locali. Leggi una testimonianza relativa al Benin.

Personaggi

Sebbene si sia ormai ritirato dalla politic attiva, Mathieu Kerekou è il simbolo della storia politica del Benin.

 

Oggi il personaggio beninese più noto all'estero è certamente la cantante Angelique Kidjo (v. foto). Leggi una sua intervista sul ruolo della scuola nella società africana.

 

Tra i beninesi noti nel mondo è possibile citare anche l'arbitro Coffi Codja. Considerato uno dei migliori fischietti del continente, ha visto compromessa la possibilità di arbitrare al terzo mondiale consecutivo a causa di un'errata conduzione della partita di qualificazione Algeria-Egitto.

Fratel Fiorenzo Priuli è un chirurgo italiano che ha dedicato la sua vita allo sviluppo dell'ospedale di Tanguieta, nella parte settentrionale del Benin.