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Paesi | Europa | Europa settentrionale | Regno Unito

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Londra
Area del Paese in chilometri quadrati: 243610
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 248
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Moneta: Sterlina inglese

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia. Il Regno Unito è caratterizzato da un profilo costiero molto articolato, con penisole e lobi separati da profonde insenature che si corrispondono dai due lati, in modo da creare degli istmi, che diminuiscono d'ampiezza verso nord. Tali insenature ora hanno carattere di estuario (Tamigi, Humber), ora sono costituite da insenature imbutiformi, strette e allungate, dette firths, come il Firth of Forth e il Firth of Clyde, che formano la maggiore strozza tura dell'isola. Più a sud il Solway Firth separa la Scozia dall'Inghilterra. In questa la Cornovaglia e il Galles, separati dal Canale di Bristol, formano due ampie penisole. Nel rilievo, vivace è il contrasto tra le parti settentrionali e occidentali, prevalentemente accidentate e montuose, e la parte sud-orientale, in prevalenza piana. La morfologia risulta complessa perché il rilievo consta di gruppi e massicci separati (da nord a sud: North West Highlands, Grampiani, Cheviot o Southern Uplands, Monti del Cumberland, Monti Pennini ), residui di catene molto antiche, un tempo assai elevate, oggi ridotte a modesta altezza. Questa diminuisce da nord a sud (Ben Nevis nella Scozia, 1.343 m; Monti del Cumberland, 978 m; Monti Pennini, 973 m).

 

Clima. Pressoché tutto il territorio è soggetto a un clima essenzialmente oceanico, uniformemente mite e piovoso; ciò è il risultato della vasta apertura marittima del Paese, privo inoltre di barriere montagnose interne e in posizione marginale ri spetto al blocco delle terre continentali, e della sua forma, che si espande proprio nella più temperata sezione meridionale; fondamentale è l'influsso della calda corrente del Golfo, grazie alla quale, a parità di latitudine, le temperature invernali sono assai più alte che nell'Europa centro-orientale. Inverni tiepidi, estati fresche, umidità costante sono fattori di grande rilievo anche ai fini del popolamento delle isole. Variazioni tuttavia non mancano da parte a parte; più sensibili sono infatti gli influssi delle masse d'aria marittime sul versante occidentale, mentre a est, specie d'inverno, si fanno più marcati quelli anticiclonici continentali. Le temperature così variano alquanto da ovest a est, specie per quanto concerne i valori termici in vernali: nel mese più freddo, gennaio, si passa dai 3,5 °C della zona di Londra ai 6,5 °C della Cornovaglia, la regione più calda del Regno Unito (tanto da consentire la presenza persino delle palme e di altre essenze subtropicali). Abbastanza regolare è invece l'innalzarsi, da nord a sud, dei valori termici estivi: in luglio l'Inghilterra meridionale è attraversata dall'isoterma dei 16,5 °C, la Scozia settentrionale da quella dei 13 °C. Le piogge cadono frequentemente in ogni stagione; tuttavia molto meno umido è il lato orientale, più "continentale", del Paese (Londra e in genere l'Inghilterra ricevono meno di 700 mm annui di piogge), mentre sui versanti degli Highlands più esposti alle masse d'aria marittime si raggiungono persino i 5.000 mm annui. Frequenti sono le nebbie, per l'incontro dell'aria calda e umida portata dalla corrente del Golfo con quella fredda dell'interno.

 

Flora. Uno splendido tappeto prativo, interrotto da ammanti di maestose latifoglie come la quercia, è il risultato delle condizioni climatiche, specie per l'Inghilterra; nel nord e sui rilievi le coperture vegetali si impoveriscono, passando ai boschi di conifere ma soprattutto alle brughiere e ai magri pascoli, sino alle tundre dell'estremo nord (Isole Shetland e Orcadi), prime avvisaglie dell'ambiente subartico.

 

Idrografia. In un territorio così geograficamente assestato i fiumi hanno corsi maturi, antichissimi, e portate abbondanti e regolari, in quanto sono ben alimentati dalle precipitazioni; il loro sviluppo è però breve, data la conformazione dell'isola, complessivamente stretta, allungata e interrotta da groppe montuose. In genere, inoltre, i fiumi sfociano con ampi e profondi estuari, nei quali si sono potuti sviluppare ben protetti e importanti centri portuali: in primo luogo Londra alla foce del Tamigi, Glasgow a quella del Clyde (principale fiume della Scozia), Liverpool del Mersey, Bristol del Severn, Kingston-upon-Hull sull'Humber (l'estuario dei fiumi Trent e Ouse). In particolare ampi e in buona misura navigabili sono i fiumi inglesi, mentre hanno corso piuttosto veloce e impetuoso nella Scozia e nel Galles, dove sono utilizzati per la produzione di energia elettrica. Tipici della regione scozzese sono i lochs, laghi stretti, allungati, talora profondamente incassati; il più esteso bacino lacustre del Paese è però l'irlandese Lough Neagh (396 km 2 ), dalle sponde basse ma frastagliatissime.

Ambiente umano

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Popolamento. Il popolamento del Regno Unito è avvenuto per successive immigrazioni, tutte peraltro dall'Europa. Le tracce più antiche (III millennio a.C.) di una stabile occupazione risalgono alle popolazioni neolitiche giunte da sud-ovest (costruttori delle architetture megalitiche), mentre da sud-est provengono quelle genti agricole - i cosiddetti Beakers - che introdussero forme ben organizzate di sfruttamento del suolo. Più estese e consistenti le testimonianze dei Celti, che hanno dato un sostrato incancellabile all'umanizzazione del territorio britannico, oltre che alla cultura inglese. Le manifestazioni delle civiltà celtiche tuttavia si trovano soprattutto nel Galles e in altre parti della sezione occidentale dell'isola, la più montagnosa, la più difesa, vera e propria "frangia celtica" per la ricca presenza di elementi dell'antica cultura venuta dal continente. Lo spostamento dei Celti verso tale aspra regione fu dovuto all'immigrazione degli Angli e dei Sassoni, avvenuta dopo la romanizzazione tra il V secolo e il VI. Queste genti, che hanno dato l'impronta definitiva alla popolazione britannica, occuparono inizialmente le pianure meridionali e il fronte orientale dell'isola, ricacciando via via verso ovest l'elemento celtico. Ma è in questa stessa pianura meridionale che fin da allora andò concentrandosi la popolazione, e ciò per ovvie ragioni, date le condizioni ambientali più favorevoli allo sfruttamento agricolo. Dopo la penetrazione dei Vichinghi tuttavia, che giunti dalla Scandinavia colonizzarono la costa, ci fu la formazione di nuove aree di popolamento periferiche, presso le migliori foci fluviali, cioè là dove poi sorsero o si svilupparono quelle grandi città portuali che nella geografia umana dell'isola fungono da congegni di primo piano e che diedero un orientamento nuovo all'economia britannica.

 

Sviluppo demografico. Quanto ai dati circa la consistenza demografica dell'isola, nel XVI secolo la popolazione del Galles e dell'Inghilterra era di appena 2,5 milioni di abitanti; nel XVIII secolo però essi erano già raddoppiati. Poco dopo ebbe inizio la Rivoluzione Industriale, che si accompagnò notoriamente a profonde trasformazioni nella geografia umana del Paese, sia per quanto rigua rda la distribuzione della popolazione, sia per quanto riguarda gli sviluppi demografici. Già nel 1801, anno del primo censimento, vi erano nel Regno Unito 10,5 milioni di abitanti (8,9 milioni di abitanti nell'Inghilterra e nel Galles, 1,6 in Scozia), che da allora aumentarono con ritmo elevatissimo (fino al 1880 il tasso di natalità si mantenne sul 35%), nonostante l'emigrazione e l'alta mortalità causata dalle pessime condizioni in cui viveva nei suburbi (slums ) il sottoproletariato urbano. Agli inizi del XX secolo la popolazione del Regno Unito era di oltre 38 milioni di abitanti, divenuti 44 nel 1921, 49 nel 1941, 52,7 nel 1961 e 56,6 nel 1985.

 

Emigrazione. L'emigrazione ha notevolmente pesato sugli sviluppi demografici di questo secolo. Il fenomeno divenne massiccio ai primi dell'Ottocento. Le cause furono le stesse che motivarono la grande corsa alle città e ci oè la degradazione dell'economia tradizionale dopo la rivoluzione indotta dagli Enclosures Acts, con la recinzione delle proprietà dovuta alla formazione dei latifondi e il conseguente abbandono delle colture seminative a favore del pascolo, fatto che gettò nella povertà migliaia di contadini. Ciò si verificò anche in Irlanda dove i vecchi possidenti inglesi, i Landlords , avevano intrapreso una colonizzazione che radicò sempre di più l'elemento e la cultura inglesi nell'isola vicina. A questi fatti interni si aggiunse l'espansione economica e commerciale nelle terre d'oltreoceano, donde i coloni cominciarono ben presto a esportare i loro prodotti nell'ex madrepatria (grani statunitensi, carni congelate australiane e neozelandesi ecc.), con ingentissimi danni per l'agricoltura britannica. All'abbandono delle campagne fece riscontro l'addensamento nelle città industriali o nelle aree meglio favorite dal punto di vista industriale (zone minerarie, città portuali ecc.). Ma ovviamente vi era sempre un surplus demografico che veniva in parte assorbito dall'emigrazione. L'America Settentrionale accolse subito il maggior numero di emigranti, che in misura minore e in un secondo tempo si diressero anche verso l'Africa del Sud, l'Australia e la Nuova Zelanda. Il grande movimento verso gli Stati Uniti cominciò a diminuire attorno al 1914; si calcola che nei precedenti cento anni, tra il 1813 e il 1915, complessivamente le Isole Britanniche abbiano perduto 16-20 milioni di abitanti a causa dell' emigrazione. Questa riprese dopo il 1920 con una media di 200.000 partenti all'anno.

 

Immigrazione. Vi è stata però fin dai primi decenni del secolo una rilevante corrente di ritorno, che toccò negli anni Venti quote elevate per riprendere consistenza soprattutto dopo l'ultima guerra mondiale, che ha visto il ritorno di numerosi Inglesi dagli USA, dal Canada ecc. Essa si è accompagnata all'immigrazione di Indiani, Africani e gente di colore provenienti dai Paesi del Commonwealth, spinti sia da ragioni politiche sia dalle richieste di manodopera non qualificata. Oggi questi immigrati popolano soprattutto la fascia periferica di Londra e delle altre grandi città e la loro integrazione rappresenta uno spinoso problema. Ora migrazione ed emigrazione sono calate entrambe; il numero degli immigrati supera quello dei partenti. L'incremento naturale dopo l'ultima guerra si è attestato su valori quasi nulli.

 

Distribuzione. Vi sono differenze sensibili da parte a parte, e ciò a causa anche dello spopolamento che interessa soprattutto certe regioni povere della Scozia settentrionale a vantaggio delle aree più attive e urbanizzate dell'Inghilterra (il cosiddetto scivolamento verso sud, Drift to the South). È in corso, in sostanza, un fenomeno di concentrazione in poche zone che continua quello avviato con la Rivoluzione Industriale. Le aree privilegiate da questa sono state la zona intorno all'estuario del Tamigi, dove sorge Londra, quelle minerarie e carbonifere dei Midlands e i Lowlands scozzesi (con Glasgow ed Edimburgo). È qui che sono ubicate le altre metropoli, che con i loro popolosi dintorni fanno registrare densità superiori ai 500 abitanti/km 2 . Al di fuori di queste aree si distinguono territori regionali gravitanti sulle grandi città che contano sui 200 abitanti/km 2 e le aree più povere, marginali, con meno di 50 abitanti/km 2 . La regione più den samente popolata è l'Inghilterra con 379 abitanti/km 2 , il Galles ha 141 abitanti/km 2 , la Scozia 66 abitanti/km 2 .

 

Concentrazione urbana. L'urbanesimo, assai sviluppato, ha origini antiche nel Regno Unito: esso conobbe i suoi primi sviluppi già in età romana e molte città inglesi, come Londra, si sono sviluppate proprio sui primitivi nuclei romani. È tuttavia nel Medioevo che la città inglese viene configurandosi così come appare ancor oggi nel nucleo di molti centri cosiddetti storici, dominati dalla cattedrale e con quartieri di strette viuzze: Canterbury, uno dei meglio conservati centri medievali, così come Oxford e Cambridge , i quali però ebbero sempre una loro funzione specifica, in quanto sedi universitarie e di cultura. La struttura urbanistica della città ottocentesca comprendeva intorno al nucleo originario una zona di industrie e centri residenziali (inner zone) che nel corso di questo secolo perse le sue funzioni originarie e divenne la City, sede degli affari, delle banche, delle società industriali, mentre la popolazione scelse, come aree residenziali, le zone più periferiche, secondo un movimento verso l'esterno (overspill ) che ha finito col dare agli sviluppi urbani un ampliamento a macchia d'olio. Il fenomeno è continuato fino a tutta la prima metà di questo secolo, provocando fenomeni di congestione, cui si pose rimedio con interventi diretti, dopo l'ultima guerra, da un organismo di pianificazione urbana; a esso si deve la creazione di città-giardino e di città nuove, le famose new towns , che furono sperimentate intorno a Londra, per attenuare l'assedio del centro da parte dei quartieri periferici. Oggi l'urbanistica ha rimediato a molte delle brutture indotte dalla rivoluzione industriale e dalle successive espansioni incontrollate.

Aspetti economici

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Pur potendo ancora contare su basi produttive di tutto rispetto, grazie alle quali continua a essere uno dei principali operatori economici su scala mondiale, il Regno Unito vede decisamente accentuarsi quel processo di declino del proprio apparato economico, declino che aveva preso il via con gli anni Cinquanta, in concomitanza con lo smantellamento dell'impero coloniale. Dagli inizi degli anni Ottanta è cominciata però una sensibile inversione di tendenza. La pesante crisi economica sembra rallentare. La politica economica neoliberista, basata sulla riprivatizzazione delle grandi aziende e sugli incentivi alla produzione, ha fatto registrare una ritrovata competitività in campo internazionale, specie in alcuni settori tecnologicamente avanzati: aeronautica, elettronica, meccanica di precisione, cantieristica.

 

Profilo generale. L'agricoltura continua a presentare aspetti di elevata redditività e il settore estrattivo, che denuncia gravi e crescenti difficoltà per il carbone, può contare sui ricchi giacimenti petroliferi del Mare del Nord. È l'industria ad avere denunciato la sua debolezza, in quanto per il globale invecchiamento delle proprie strutture, almeno in certi campi di più antico e tradizionale impianto, come il tessile, non è stata più in grado di competere adeguatamente sui mercati esteri. Eppure propri o nell'industria il Regno Unito aveva conosciuto le sue prime decisive affermazioni come potenza economica mondiale già alla fine del XVIII secolo (non per nulla qui è nata la cosiddetta "Rivoluzione Industriale") e alla metà del secolo successivo poteva considerarsi un po' l'officina del mondo. Né va dimenticato il ruolo importantissimo svolto dall'immenso impero coloniale, creato dal Regno Unito in tempi relativamente brevi grazie alla sua marina, ai suoi eserciti e alla sua moneta; esso costituì per l'economia britannica un enorme serbatoio dal quale attingere materie prime a costi bassissimi e nel quale riversare ogni sorta di prodotti industriali, in un regime quindi di pressoché assoluta mancanza di concorrenza. I grandi vantaggi offerti dalla politica imperiale (e anche una volta disciolto l'impero il Regno Unito si è sforzato di mantenere stretti legami commerciali con la maggior parte dei Paesi già sotto il suo dominio) avevano un po' messo in sordina il fatto che in realtà, con l'emergere degli Stati Uniti quale massima espressione dell'economia capitalista, sin dal primo dopoguerra il Regno Unito aveva perso molti dei propri primati. Il successivo declino del carbone come elemento trainante dei settori produttivi, verificatosi attorno agli anni Trenta, rappresentò in genere un fattore di grave crisi per le regioni di più antica industrializzazione, specie quelle centro-settentrionali, che avevano fondato la loro economia sulle industrie pesanti, come la cantieristica, e sull'attività estrattiva. A partire dal secondo dopoguerra, il Regno Unito si trovò poi ad affrontare il problema della radicale riconversione delle proprie strutture produttive. La nuova politica economica ha fatto abbassare il tasso di inflazione, con la contropartita però di una forte disoccupazione. L'adesione alla CEE, effettuata nel 1973 dopo molte titubanze, non sembra aver avuto risvolti di particolare rilievo per il Paese, che ancor oggi si interroga sui possibili vantaggi di un ipotetico ritorno all'antico "isolamento".

 

Agricoltura. La forte urbanizzazione, provocata sin dal secolo scorso dall'intenso sviluppo industriale, ha fatto sì che da gran tempo fosse piuttosto modesto il numero degli addetti alle attività agricole; oggi l'agricoltura assorbe una percentuale della popolazione attiva che è tra le più basse fra quelle di tutti i Paesi del mondo. Malgrado ciò il settore, che è largamente meccanizzato, tecnicamente molto progredito e assistito ampiamente dallo Stato, fornisce ben il 50% delle necessità alimentari del Paese pur contribuendo in minima parte alla formazione del reddito nazionale. Arativo e colture arborescenti coprono il 24,5% della superficie territoriale, ma in genere gli sforzi produttivi e gli investimenti vengono concentrati su quelle aree che, per caratteristiche climatiche e pedologiche, possono garantire i maggiori rendimenti. L'estensione delle proprietà terriere è molto varia: mentre in Scozia sono comuni i latifondi anche di diverse migliaia di ha, in Inghilterra e nel Galles per contro le aree hanno in genere media estensione, sui 20 ha; prevale ovunque l'azienda agricola mista, che associa le colture all'allevamento del bestiame. L'arativo è per gran parte occupato dai cereali, diffusi soprattutto nelle zone orientali più asciutte. Predomina il frumento, seguito dall'orzo, destinato all'alimentazione del bestiame e alla produzione di birra. È in regresso l'avena, ben rappresentata tuttavia ne ll'Irlanda del Nord, mentre ha grande rilievo la coltivazione delle patate. Tra le colture industriali prevale la barbabietola da zucchero, diffusa soprattutto nell'Inghilterra orientale (oltre a essere, insieme alla citata avena, il principale prodotto agricolo dell'Irlanda del Nord); i suoi sottoprodotti sono in parte utilizzati anche nell'allevamento. Importanti sono pure il luppolo, per la fabbricazione della birra, e, nell'Irlanda del Nord, il lino. Ma nel quadro dell'agricoltura britannica l'elemento di maggior novità è fornito dall'espansione dei prodotti ortofrutticoli (pomodori, cipolle, cavoli, mele, pere, prugne ecc.), in parte coltivati in serra, che tuttavia non bastano a coprire le richieste interne sempre crescenti e sono quindi ampiamente importati. Non ha grande importanza lo sfruttamento forestale, dato che poco più del 10% della superficie nazionale è occupato da boschi e foreste (la splendida copertura forestale, che un tempo ammantava il Paese, è stata distrutta nel corso dei secoli e quanto oggi esiste è opera precipua dell'Ente Statale per il Rimboschimento); attualmente il legname è in larga misura fornito dalla Scozia.

 

Allevamento. Risultati decisamente brillanti sono stati invece conseguiti nel settore zootecnico, che può contare su aree assai vaste a prato e pascolo permanente (pari al 45% del totale) ed è favorito da un clima che apporta sufficiente umidità ai terreni. L'allevamento consente di soddisfare i 2/3 delle richieste interne di carne, formaggio e uova, nonché il 100% di quelle di latte, grazie soprattutto a un'accurata selezione del bestiame, che si avvantaggia altresì di un'alimentazione altamente razionale. Prevalgono l'allevamento bovino (gravemente danneggiato però dall'epidemia scoppiata nel 1996), cui sono riservati molti dei più ricchi pascoli dell'Inghilterra meridionale e della Scozia centrale e sud-occidentale, e quello ovino, destinato essenzialmente alla produzione di lana e che si accontenta dei terreni più magri degli altopiani, particolarmente della Scozia settentrionale. Elevato è anche il numero dei volatili da cortile nonché dei suini. Le attività legate all'allevamento sono di notevole rilievo (l'industria casearia, produzione di carne e lana).

 

Pesca. Anche la pesca rappresenta una notevole componente nell'economia britannica, benché dia un contributo inferiore a quello che ci si potrebbe attendere da un Paese insulare e circondato da mari pescosi come il Regno Unito. Il settore è comunque ben attrezzato e si avvale di una buona flotta peschereccia con circa 18.500 addetti, che in parte si dedicano alla pesca costiera, ma in buon numero si spingono anche nelle acque della Groenlandia e del Mare di Barents; tra i principali porti pescherecci dotati di adeguate industrie conserviere sono quelli di Aberdeen, Kingston upon Hull e Grimsby sul Mare del Nord, Fleetwood sul Mare d'Irlanda; il pescato (aringhe, sgombri, merluzzi) è in gran parte avviato a Londra, che è il massimo mercato britannico del pesce.

 

Risorse minerarie. Il carbone, che è stato alla base della passata potenza del Paese e che ne ha notevolmente condizionato il modello di sviluppo economico, rimane tuttora una delle più cospicue risorse minerarie britanniche, fornendo una consistente percentuale dell'energia consumata localmente. La supremazia del carbone fu pressoché assoluta fino alla seconda guerra mondiale; nel 1947 l'industria carbonifera venne nazionalizzata (National Coal Board) e, in seguito, soltanto i pozzi più redditizi vennero modernizzati; il ridimensionamento del settore provocò problemi assai gravi, sottolineati anche dalle molteplici agitazioni dei minatori (il numero di questi lavoratori è oggi notevolmente inferiore alle 600.000 unità, della fine degli anni Cinquanta). In effetti la produzione carbonifera, che toccò i valori massimi nel 1913 con circa 290 milioni di t estratti, è andata progressivamente diminuendo. Il Regno Unito rimane però in tale campo al quarto posto in Europa dopo la Polonia, l'Ucraina e la Germania (Russia esclusa). Attualmente il bacino più esteso e produttivo è quello dello Yorkshire-Nottinghamshire-Derbyshire, in Inghilterra; altri sono nel Galles (inattivi dal 1994) e in Scozia. Nello Yorkshire si estraggono minerali di ferro, in misura ormai del tutto insufficiente a coprire le richieste dell'industria nazionale. Si estraggono inoltre stagno, salgemma, sali potassici, magnesite, caolino; ma l'altra grande risorsa mineraria è data dal petrolio, scoperto in vari giacimenti nella piattaforma continentale del Mare del Nord e sfruttato a partire dal 1975; in Scozia e nel Mare del Nord si estraggono altresì buoni quantitativi di gas naturale. Petrolio e carbone sono anche al servizio della produzione di energia elettrica, che è la terza d'Europa per quantità dopo quelle della Germania (sempre escludendo la Russia) e della Francia e che è in grandissima prevalenza di origine termica. Tuttavia, mentre l'apporto idroelettrico rimane estremamente modesto, in quanto i bacini idrici sono troppo esigui per fornire considerevoli quantità d'energia elettrica (le centrali maggiori sono comunque in Scozia), grandi passi ha compiuto il settore elettronucleare da quando nel 1956 divenne operativa a Calder Hall la prima centrale nucleare del mondo: sotto l'egida dell'United Kingdom Atomic Energy Authority (UKAEA), il Paese ha in atto un intenso programma elettronucleare e si avvale di una ventina di centrali nucleari (altre, tutte con una potenza di oltre 1 milione di kW, sono in avanzata fase di costruzione) che forniscono il 26% dell'elettricità prodotta nel Regno Unito.

 

Industria siderurgica e metallurgica. L'industria ha praticamente ancora i suoi punti di forza in quei settori che sin dall'origine videro il Regno Unito grandeggiare sulla scena economica mondiale, anche se da tempo tutti i passati primati appartengono ad altri Paesi. La presenza di ferro e carbone favorì naturalmente la nascita dell'industria siderurgica, i cui sviluppi imponenti hanno poi allargato le richieste al punto da rendere necessarie cospicue importazioni di minerali ferrosi; il settore è tuttavia in grave crisi e nell'ultimo decennio le produzioni sono molto diminuite; attualmente ghisa acciaio vengono prodotti in complessi ubicati nell'Inghilterra nord-orientale, nel Galles meridionale, nei Lowlands scozzesi e comunque per lo più lungo le coste, dove giunge il ferro importato, o in vicinanza dei bacini carboniferi. Gli impianti utilizzano coke nazionale. L'industria metallurgica, che si avvale di minerale d'importa zione, è pure ben sviluppata, specie per la metallurgia dell'alluminio, con vari impianti per lo più in Scozia e nel Galles; il Paese dispone altresì di raffinerie di stagno, zinco, magnesio, rame e soprattutto di piombo, di cui è tra i maggiori produttori d'Europa.

 

Industria petrolchimica. Tuttavia fra le industrie pesanti quella che ha ricevuto la maggiore espansione è la petrolchimica. Sorta da una quarantina d'anni, essa si basa su una possente serie di raffinerie di grandi dimensioni, dislocate lungo le coste. Quella di Fawley presso Southampton lavora annualmente oltre 15 milioni di t di grezzo e quella di Stanlow sul Manchester Ship Canal sfiora i 17 milioni, mentre a Milford Haven nel Galles meridionale un complesso di tre raffinerie ha una capacità totale di circa 24 milioni di t di petrolio. Numerosi oleodotti collegano le zone di raffinazione con i porti di arrivo del grezzo o le aree di consumo, come lo Stanlow-Manchester e il Fawley-Londra; sono inoltre in funzione vari oleodotti per il trasporto del grezzo dai giacimenti del Mare del Nord alle raffinerie della costa.

 

Industria chimica e atomica. La presenza di ricchi giacimenti di sale determinò la localizzazione del più antico distretto chimico britannico, quello del Cheshire e del Lancashire meridionale; praticamente tutte le produzioni sono ben rappresentate e il settore conta oltre 280.000 addetti. L'acido solforico e quello nitrico sono in particolare forniti da numerosi stabilimenti di Newcastle e centri satelliti; Glasgow e Birmingham, ma anche altre città, sono specializzate invece per la produzione di ammoniaca e Aberdeen per quella dei fertilizzanti azotati. In vari centri del Lancashire e dello Yorkshire è ben rappresentata l'industria dei coloranti, richiesti dalla locale industria tessile. Il settore delle materie plastiche e delle resine sintetiche si è espanso negli ultimi anni impiegando il materiale nella fabbricazione dei più svariati oggetti; l'industria dei pneumatici, al servizio di quella delle automobili, è piuttosto affermata; un buon ruolo ha anche il settore farmaceutico. In grande sviluppo è l'industria atomica, che annovera centri specializzati nella produzione di isotopi e materiali radioattivi, laboratori di ricerca, impianti nucleari, reattori sperimentali ecc.

 

Industrie meccaniche. Un settore che nel suo insieme regge bene alla concorrenza internazionale è anche quello della meccanica specializzata (con la rilevante eccezione però dell'industria automobilistica: con una produzione di autoveicoli che colloca il Regno Unito al quarto posto in Europa, mentre alla fine della seconda guerra mondiale deteneva il primato continentale), che ha pressoché rimpiazzato le vecchie fabbriche di materiale ferroviario, cantieristico, tessile, agricolo, di cui il Regno Unito fu un po' maestro a tutto il mondo. Oggi sono le costruzioni aeronautiche, l'elettromeccanica, la meccanica di alta precisione, l'elettronica ecc. a compensare la forte crisi della meccanica pesante: particolarmente grave è il declino del settore cantieristico già prestigioso, tanto da essere stato uno dei principali strumenti dell'espansione britannica nel mondo (molti cantieri sono stati smantellati dopo il boom degli anni Settanta). Occupa invece una posizione di tutto rispetto l'industria aeronautica, localizzata a Bristol e nei pressi di Londra e che è la terza del mondo, esportando aerei e pezzi di ricambio pressoché ovunque; le maggiori società produttrici sono raggruppate nella British Aircraft Corporation, che fornisce aerei civili, mentre la Hawker Siddeley è specializzata in quelli militari.

 

Industrie tessili e del pellame. Un'altra industria già importantissima e oggi molto decaduta è la tessile che, dopo essersi imposta per almeno un secolo sui mercati internazionali, risente in modo assai grave della proliferazione di industrie concorrenti in tutto il mondo, sia nelle ex colonie sia in molti altri Paesi, come Brasile, Cina, Taiwan, Corea del Sud ecc., avvantaggiati dalla manodopera a bassissimi costi. I più antichi centri di produzione tessile sono situati nello Yorkshire; Bradford fu la capitale del commercio laniero e Leeds la sede dell'industria dell'abbigliamento, ma anche Londra ebbe sempre grande importanza in questo campo. Successivo è lo sviluppo dell'industria del cotone, sorta nel Lancashire e che si valse fin dalle origini delle materie prime importate dalle piantagioni d'America, poi dell'Egitto e dell'India. Liverpool fu sempre il tradizionale porto di sbarco del cotone greggio e la vicina Manchester il grande centro della fabbricazione dei tessuti. La produzione cotoniera è oggi notevolmente inferiore a quella dell'inizio del secolo. Ha una certa diffusione l'industria serica, ma di più tradizionale impianto è il linificio, presente in Scozia e nell'Irlanda del Nord; rivestono infine notevole importanza le fibre artificiali e sintetiche. Antica origine ha anche la lavorazione della pelle e del cuoio; prevale il calzaturificio, con fabbriche a Leicester, Norwich, Valley, Rossendale ecc.

 

Altre attività industriali. L'industria alimentare, orientata soprattutto verso il mercato interno, presenta un ventaglio piuttosto ampio di prodotti e punta altresì su generi di alta qualità. Prevalgono i birrifici, dislocati soprattutto in Inghilterra, che ha nel Kent la maggiore area destinata al luppolo, le distillerie di whisky (in specie quello scozzese è esportato in tutto il mondo) e di gin, le industrie dolciarie, gli zuccherifici, i conservifici ecc. Rinomate sono anche le manifatture di tabacchi. Vanta antiche tradizioni l'industria della ceramica, che ha le sue aree di maggior diffusione nella zona di Stoke-on-Trent , il cosiddetto pottery district , dove si trovano ottime argille e che è al tempo stesso vicina a bacini carboniferi, in prossimità dei quali sono anche sorte le industrie del vetro e del cristallo. Lungo il Tamigi e altri fiumi, come lo Humber, sono ubicati invece i principali centri di produzione del cemento. Molto diffuse e largamente famose sono infine la stampa e l'editoria, con grandi complessi operanti soprattutto nelle città universitarie di Londra, Edimburgo e Oxford.

 

Comunicazioni interne. Il Paese è fornito di una fitta rete di vie di comunicazione, in funzione soprattutto delle necessità dell'industria. Londra è sempre stata il principale nodo delle comunicazioni, data la sua ininterrotta preminenza come massimo agglomerato urbano e manifatturiero; gli altri vertici della rete britannica sono sin dal passato i grandi sbocchi portuali, cui si aggiungono taluni fondamentali centri industriali dell'interno, come Birmingham. L'Inghilterra e la Scozia meridionale sono comunque le aree meglio servite dalle vie di comunicazione, mentre talune carenze sono avvertibili nelle zone scarsamente abitate o economicamente meno sviluppate. Il Paese si dotò ben presto di ferrovie; i primi tronchi entrati in funzione furono la Stockton-Darlington e la Liverpool-Manchester, tra il 1825 e il 1830, e nei successivi decenni tutte le principali linee ferroviarie erano completate. Agli inizi del XX secolo il Regno Unito possedeva ben 38.000 km di linee ferrate, divise però tra oltre un centinaio di compagnie private e che presentavano spesso macchinari e materiale rotabile molto scadenti. Dopo la seconda guerra mondiale il settore fu nazionalizzato e completamente ristrutturato, e nuovamente privatizzato a partire dal 1993; oggi il complessivo sviluppo ferroviario è meno della metà (circa 17.000 km) di quello di un tempo, ma con servizi in genere eccellenti. La rete stradale si sviluppa per 390.000 km, comprendenti più di 3.300 km di autostrade. Nel secolo scorso furono anche ampiamente valorizzate le vie d'acqua interne, che sfruttavano i quattro principali fiumi del Paese, il Tamigi, il Severn, il Mersey e il Trent, opportunamente collegati da canali: attualmente la rete navigabile interna utilizzata è di circa 2.350 km, benché le vie d'acqua raggiungano i 4.000 km. Strade, autostrade, ferrovie, canali navigabili si infittiscono naturalmente nell'Inghilterra sud-orientale, in funzione dell'area londinese, il cui porto sull'estuario del Tamigi è la principale via d'accesso all'isola.

 

Porti e aeroporti. Il Paese dispone di oltre 400 porti, piccoli e grandi, variamente specializzati. Tra i tanti hanno particolare rilievo: nel Mare d'Irlanda, Liverpool e, raggiungibile per canale, la vicina Manchester; sulla Manica, Southampton e Dover, il principale scalo passeggeri dal continente; all'estremità meridionale del Canale di San Giorgio, Milford Haven, che è più propriamente il terminal di un grande oleodotto; sul Mare del Nord, i vicini Stockton-on-Tess e Hartlepool, nonché più a sud Kingston-upon-Hull e Gri msby (sempre sul Mare del Nord, ma in Scozia, sono invece i cosiddetti "porti del Forth", sviluppatisi in funzione del petrolio, così come terminals petroliferi sono i nuovi "porti sul Tamigi", cioè Isle of Grain, Coryton e Thames Haven); sul Canale di Bristol, Newport e Bristol; infine sul Canale del Nord sono Glasgow, principale sbocco marittimo della Scozia, e Belfast, massimo centro portuale dell'Irlanda del Nord. L'esistenza di una così fitta rete portuale si collega ovviamente alla straordinaria espansione marittima britannica. Intensissimo è anche il traffico aereo che collega il Regno Unito con il resto del mondo; maggiore compagnia di bandiera è la British Airways, che ha servizi di linea con circa 80 Paesi. Londra è naturalmente uno dei più attivi scali aerei del mondo (aeroporti di Heathrow e Gatwick); gli altri maggiori scali britannici sono Glasgow (Abbotsinch), Manchester (Ringway), Luton, Edimburg o (Turnhouse), Birmingham e, nell'Irlanda del Nord, Belfast (Aldergrove).

 

Commercio. Il Paese esporta soprattutto macchinari di vario genere, mezzi di trasporto (aerei, veicoli ecc.), prodotti petroliferi e chimici, prodotti tessili, ferro, acciaio e metalli non ferrosi, bevande, tabacco ecc., mentre importa in prevalenza macchinari di alta tecnologia, mezzi di trasporto, manufatti vari, prodotti alimentari, carta, materie plastiche ecc.; la bilancia commerciale è in costante passivo, ma con un deficit in genere contenuto. Gli scambi più intensi si svolgono nell'ambito della UE; seguono quelli con gli Stati Uniti, il Giappone, la Svizzera e la Svezia. Assai importante è il turismo: molti stranieri soggiornano anche per lo studio della lingua.

Storia

Testo completo:

Le diverse fasi del Paleolitico della Gran Bretagna sono note per numerosi e importanti giacimenti. Resti umani (un occipitale e due parietali della stessa calotta cranica), riferiti a un preneandertaliano, sono stati rinvenuti, nel 1935, 1936 e 1955, a Swanscombe (Kent), ove è presente un livello con industria riferita al Clactoniano, sottostante a una sequenza di due livelli dell'Acheuleano. Dal giacimento eponimo di Clacton-on-Sea (Essex), prende nome la facies “clactoniana”, definita da H. Breuil nel 1932, la cui interpretazione come phylum a sé stante ha subito successivamente numerose critiche. Una fauna abbondante, più recente di Swanscombe, comprendente elefante antico, cervo elafo, bue primigenio, daino (Dama clactoniana) e rinoceronte, è associata in questo sito a industria su schegge caratterizzate da angolo di distacco molto aperto, talloni ampi e lisci, qualche strumento su ciottolo e assenza di bifacciali. Industrie acheuleane e del Musteriano sono note a High Lodge (Suffolk) e due livelli acheuleani sono stati riconosciuti a Hoxne (Suffolk). La grotta di Cotte di Saint-Brelade nell'isola di Jersey ha dato un'importante industria del Paleolitico medio e denti umani riferiti a un neandertaliano. Resti umani provengono anche dalla grotta di Pontnewydd (Galles), da livelli del Pleistocene medio-recente, con industria dell'Acheuleano superiore di tecnica Levallois e fauna a rinoceronte, renna e equidi. Un'importante e lunga sequenza che inizia con l'Acheuleano (ca. 300.000 anni fa), seguito da industria musteriana e da una sequenza completa del Paleolitico superiore, è nota a Kent's Cavern (Devon). Il Paleolitico superiore inizia con un aspetto transizionale (Lincombiano), le cui fasi più antiche sono datate a ca. 38.000 anni fa, seguito dall'Aurignaziano (27.000 anni), dal Maisieriano (26.000/22.000 anni), considerato una variante dello stadio antico del Perigordiano superiore, e dal Creswelliano, nelle sue diverse fasi, datate da 20.000 a 10.000 anni fa, corrispondenti alla parte medio finale del Paleolitico superiore del resto dell'Europa. Questa successione di industrie si ritrova in altri giacimenti come, per esempio Pin Hole e Robin Hood Cave (Derbyshire), siti la cui sequenza inizia con industrie musteriane. Un'importante sepoltura del Paleolitico superiore, datata a 18.460±340 anni da oggi, nota come la “Red Lady” (in realtà un giovane di sesso maschile, riferito al tipo di Cro-Magnon e ricoperto di ocra), fu rinvenuta nel 1823 nella grotta di Paviland (Galles), dove era conservato un deposito attribuito per lo più all'Aurignaziano e al Creswelliano. Numerosi oggetti di ornamento in avorio facevano parte del corredo funerario di questa tomba. All'VIII millennio (C14=7611±120 a. C. e 7540±350 a. C.) è datato il Mesolitico di Star Carr (Yorkshire), giacimento di grande importanza per la presenza di strutture di abitato e per i numerosi dati di tipo paleoeconomico che vi sono stati messi in rilievo. Con un certo ritardo rispetto alle corrispondenti culture continentali, si svilupparono quelle neolitiche che videro utilizzare vari giacimenti di selce come quello delle Grime's Graves. Tra le culture neolitiche delle isole britanniche meritano un particolare cenno quella irlandese di Bann e, soprattutto, quella di Windmill Hill, mentre a tempi più tardi appartiene la cultura della ceramica decorata a cordicella. Al Neolitico finale (IV millennio a. C.) si datano i primi monumenti megalitici, le cui dimensioni e la cui distribuzione hanno fatto pensare che si trattasse di veri e propri indicatori territoriali. Un altro elemento di particolare interesse, documentato a partire da questo periodo, è la presenza di tracce di aratura e di vere e proprie divisioni in appezzamenti coltivabili. Particolarmente diffusa, nel successivo periodo Eneolitico, è la facies culturale del vaso campaniforme; di questo periodo è la monumentalizzazione dell'imponente circolo megalitico di Stonehenge. Nel corso dell'Età del Bronzo, la ricca cultura di Wessex indica una maggiore articolazione sociale. A questo stesso periodo appartengono oggetti di ornamento e bronzi che denunciano una chiara influenza dell'area egea; va sottolineata, a questo proposito, l'importanza dei giacimenti di stagno. Verso la fine della prima metà del I millennio a. C. anche nelle isole britanniche si diffuse la metallurgia del ferro, con varie facies, come quella di All Canning delle culture di Hallstatt e, più tardi, di La Tène.

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 62035570
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 79,62
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Bianchi (dei quali inglesi 83,6%, scozzesi 8,6%, gallesi 4,9%, irlandesi del nord 2,9%) 92,1%, neri 2%, indiani 1,8%, pakistani 1,3%, misti 1,2% altri 1,6%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Inglese, gallese (circa 26% popolazione del Galles), scozzese (parlato da circa 60.000 persone in Scozia)

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Religioni:

Cristiani (anglicani, cattolici, presbiteriani, metodisti) 71,6%, musulmani 2,7%, indu 1%, altre 1,6%, non specificate o nessuna 23,1%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 0,60
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 12,17
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 9,51

Media dell'area geografica: 10.097000169754 (su un totale di 10 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 4,70
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 4,90
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Numero medio di figli per donna: 1,83
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Rapporto tra i sessi: 96,81
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 39,78
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 77,38
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 81,68

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 26

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 2.431,31
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 38.811,40
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 15
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 4
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 7
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 0,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: 1020211

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 100
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 100
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 100

Istruzione

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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 100
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 100
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 95
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 92

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 53,27
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 130,75
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 82,00

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

172,25

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

6,8