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Paesi | Europa | Europa settentrionale | Danimarca

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Copenaghen
Area del Paese in chilometri quadrati: 43090
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 126
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Data dell'indipendenza: X sec. unificazione; 1849 nascita monarchia costituzionale
Moneta: Corona danese

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio danese è formato da una sezione peninsulare, lo Jylland, e da circa 400 isole (le più estese sono Sjælland, Fyn o Fionia, Lolland) che per la maggior parte sorgono nei bracci di mare antistanti la costa svedese sud-occidentale; piuttosto emarginata rispetto alle altre è solo l'isola di Bornholm , nel Mar Baltico. Strutturalmente non c'è discontinuità di substrato tra la Svezia meridionale e la Danimarca: si tratta di una zolla rigida, marginale allo scudo baltico e ai massicci paleozoici centreuropei, che ha subito nel corso delle ere geologiche moti di subsidenza alternati, con conseguenti ingressioni o regressioni del mare. Da ciò la costituzione geologica della terra danese, che vede la successiva sovrapposizione di strati sedimentari a partire dagli inizi del Mesozoico, e la cui potenza, nel complesso, sembra raggiungere i 1.000 m. La maggior parte delle sedimentazioni risalgono al Cretaceo e sono rappresentate da calcari diversi, in rapporto ai cicli di sedimentazione in mari più o meno profondi; peculiare è il Limsten, un calcare duro che affiora in alcune zone dello Jylland. Alle formazioni mesozoiche succedono strati di marne, argille e sabbie del Cenozoico, corrispondenti a fasi diverse di sommersione ed emersione del territorio che, durante i periodi di emersione, fu più o meno intensamente sottoposto alla denudazione subaerea. Nel Quaternario le glaciazioni investirono direttamente il Paese con le grandi espansioni provenienti dai massicci scandinavi. I depositi glaciali rappresentano le formazioni più superficiali del territorio danese; l'ultima glaciazione, quella di Würm, ha lasciato i suoi depositi lungo una linea che taglia da nord-ovest a sud-est la penisola dello Jylland. La morfologia della Danimarca è il risultato di queste vicende geologiche; il Paese è prevalentemente pianeggiante, ma, data la presenza dei depositi morenici, si hanno ondulazioni, lievi avvallamenti, alture isolate (Bakkøer) che si elevano 100-150 m sopra le pianure sabbiose: la massima cima, l'Ejer Bavnehøj, tocca i 171 m. L'attuale contorno costiero, il cui elevatissimo sviluppo è di ben 7.314 km, deriva da un regresso del mare che è continuato sino a oggi e che dall'Età del Bronzo, cioè in circa 4.000 anni, ha registrato un abbassamento del livello di 25 m, con conseguente accrescimento del territorio. Paese insulare e frammentato, la Danimarca è con ciò tutta aperta al mare, ma al tempo stesso ne è largamente difesa, specie sul lato orientale, dove sono ubicati infatti, nei bracci di mare tra isola e isola, i porti maggiori. Sul lato occidentale dello Jylland la costa presenta invece cordonature sabbiose, allineamenti dunosi, lagune e terre anfibie, secondo una morfologia che ricorda il litorale fiammingo.

Clima. Il clima è essenzialmente oceanico, soggetto cioè agli influssi delle masse d'aria occidentali d'origine atlantica; essi si alternano però agli influssi delle masse continentali polari, provenienti da nord-est, il che ha effetti sensibili sulla varietà delle condizioni climatiche da zona a zona. La sezione occidentale dello Jylland, direttamente investita dai venti atlantici, è relativamente piovosa (800 mm annui), mentre il resto del Paese, specie le isole orientali, ha precipitazioni scarse, che in media non superano i 600 mm annui, scendendo a 450-500 mm nell'Isola di Sjælland. Le piogge si verificano principalmente nella tarda estate, mentre la primavera, molto ventosa, è di solito secca. L'inverno è umido e brumoso. Le temperature, data la limitata azione mitigante dei mari nordici, poco profondi, hanno sensibili variazioni stagionali: in generale si passa da 1-2 °C in gennaio a 13-14 °C in luglio, mentre la media annua del Paese è di 7 °C.

Flora. La vegetazione naturale è essenzialmente quella dell'area atlantica, però con specie prevalenti d'ambiente freddo: estesi sono le faggete e i boschi di conifere (pino silvestre, abeti), questi per lo più d'impianto, dato che il manto boschivo originario è stato a lungo e profondamente alterato. Aspetti selvaggi si ritrovano invece nelle brughiere dei terreni costieri e sabbiosi dello Jylland occidentale, dove la pianta tipica è l'erica (Calluna vulgaris).

Idrografia. Legata al glacialismo è l'idrografia, che si svolge in corrispondenza dei corsi fluviali che uscivano un tempo dai ghiacciai o che scorrevano sotto i ghiacciai stessi (fiumi a galleria). Dato il carattere pianeggiante della Danimarca il drenaggio delle acque è ovviamente difficile, e ciò ha creato laghi e aree paludose, sebbene oggi i terreni siano interamente bonificati. Inoltre, per la limitata estensione e la frammentarietà del Paese, i fiumi hanno uno sviluppo molto modesto; il più lungo, il Gudenå , che scorre nello Jylland e sfocia nel Randers Fjord, non raggiunge i 158 km.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. La Danimarca è un Paese di antico insediamento umano. Tra le più caratteristiche e cospicue tracce della presenza dell'uomo in età preistorica sono i cosiddetti kjøkkenmøddinger (rifiuti di cucina), cumuli di avanzi di pasti che risalgono al primo Neolitico e che si riferiscono a popolazioni di pescatori. Nel Neolitico, con l'affermazione dell'agricoltura, si ebbe il primo sfruttamento di un territorio relativamente favorevole alle colture, specie cerealicole. All'epoca romana la Danimarca presentava una popolazione agricola ben organizzata in villaggi rimasti, anche successivamente, come perni della geografia umana del Paese. Con l'espansione vichinga furono invece valorizzate le coste e, nel Medioevo, Copenaghen, Århus, Ålborg erano già attivi centri commerciali. Fino a tutto il XVIII secolo, tuttavia, la popolazione non fu mai molto elevata e l'organizzazione territoriale era fissata su pochi centri sulla base di un regime politico e sociale rimasto di tipo feudale, in mano cioè a un'aristocrazia terriera sempre più in contrasto con la borghesia mercantile delle città portuali. Nel 1781 venne promulgata una legge con la quale si ebbe il primo affrancamento delle terre agricole: ne conseguirono la rottura della tradizionale organizzazione fondata sui villaggi compatti e la nascita di tante fattorie sparse nella campagna. Ancor oggi l'insediamento si caratterizza, in Danimarca, per la grande diffusione delle fattorie isolate, fattorie che sono piuttosto fitte data l'alta percentuale delle piccole e medie proprietà.

Sviluppo demografico. La prospera economia e l'elevato livello di vita sono stati alla base dei notevoli incrementi demografici registrati dal Paese a partire dagli inizi del secolo scorso, quando esso aveva poco più di 900.000 abitanti. Agli inizi di questo secolo i Danesi erano già 2,5 milioni, nel 1925 poco più di 3,4 milioni, nel 1951 circa 4,3 milioni. Oltre i quattro quinti della popolazione vivono nelle città e il processo di accrescimento urbano tende via via ad aumentare; tale altissima percentuale è però soprattutto legata alla presenza di una grande metropoli come Copenaghen, mentre gli altri centri di consistenti dimensioni sono pochi; prevalgono le cittadine con funzioni locali.

Città. La capitale assorbe con i sobborghi oltre un quarto dell'intera popolazione e la metà di quella urbana, distribuita per il resto nelle città di Århus, Odense, Ålborg e in una cinquantina di centri con un numero di abitanti compreso tra i 10.000 e gli 80.000. La preminenza di Copenaghen si deve al fatto che la città, situata sulla costa nord-orientale dell'isola di Sjælland e affacciata all'Øresund, si trovava in una posizione ideale nei confronti sia della Danimarca sia della Svezia meridionale (su cui si estese a lungo il dominio danese), posizione rimasta valida anche oggi, dati i traffici intensi che si svolgono tra le due parti. La capitale accoglie tutte le principali attività economiche (è sede delle maggiori industrie e attivissimo centro di scambi, dotato del maggior scalo marittimo e aereo del Paese), oltre a essere una delle più interessanti e visitate metropoli d'Europa per i suoi molti richiami culturali e artistici. Seconda città della Danimarca, la più importante dello Jylland, è Århus, situata sulla costa orientale della penisola al fondo dell'omonimo golfo e anch'essa dotata di un porto di rilevante traffico e di varie industrie. Sempre nello Jylland sono Ålborg, città assai antica, posta sulla sponda meridionale del Limfjord e oggi soprattutto grande centro commerciale e industriale (cantieri navali, ferriere, distillerie, complessi alimentari ecc.), benché vanti anche insigni monumenti, ed Esbjerg, importante base di pesca e il maggior porto della Danimarca occidentale. Terza città del Paese è Odense, nell'isola di Fionia , sbocco dei prodotti della fertile isola e attivo nodo delle vie di comunicazione, posta sull'asse ferroviario che unisce Copenaghen al continente; merita infine un cenno la città storica di Roskilde, 25 km a ovest della capitale, nella cui cattedrale sono sepolti quasi tutti i sovrani danesi.

Aspetti economici

Testo completo:

Nel 1997-98 il governo socialdemocratico ha conseguito importanti risultati in campo economico (riduzione del debito pubblico e riduzione della pressione fiscale, diminuzione della disoccupazione), attraverso una politica del lavoro mirata ad aumentare la flessibilità e a incentivare la qualificazione e la riqualificazione della manodopera. La Danimarca si è confermata così uno dei Paesi più competitivi del mondo.

Dall'economia agricola a quella industriale. Popolo intraprendente, di spiccate tradizioni mercantili, i Danesi si sono foggiati a contatto con l'Europa nord-occidentale, imprenditoriale e capitalistica, mettendo a frutto le possibilità del loro Paese in senso agricolo e in senso commerciale, ma rimanendo sino a epoca recente relativamente estranei al fenomeno industriale vero e proprio. L'agricoltura è stata infatti alla base dei loro successi economici e ancor oggi essa, sebbene non abbia più la funzione importante di un tempo, rimane un fattore essenziale del benessere danese e dal punto di vista organizzativo è tra le più avanzate del mondo. Basata all'origine soprattutto sulla coltivazione dei cereali, ha subìto già nel secolo scorso una decisiva riconversione ponendosi al servizio dell'allevamento, che è andato via via razionalizzandosi in modi difficilmente eguagliabili. L'attività ha assunto sin dall'inizio un'organizzazione marcatamente cooperativistica (cooperative di medi e piccoli coltivatori), a orientamento commerciale, e ha conferito alle campagne danesi quel volto ordinato e caratteristico che ben giustifica l'appellativo dato alla Danimarca di "fattoria d' Europa". Ma non è più sull'agricoltura e sulla zootecnia (nonostante i forti aiuti che lo Stato riceve in tali ambiti dall'UE) che il Paese può contare per mantenere il proprio altissimo livello economico, bensì sull'industria. In ciò abbastanza simile alla Svizzera o al lontano Giappone, anche la Danimarca è praticamente priva di risorse energetiche ed è costretta a importare la maggior parte delle materie prime per le proprie industrie; ma sono queste ultime a contribuire essenzialmente al benessere del Paese.

Welfare State. Il modello di sviluppo è tradizionalmente privatistico e liberistico e sono state in più occasioni respinte le proposte socialdemocratiche di socializzare ulteriormente l'economia, passando cioè dalla "democrazia sociale" al "socialismo democratico" basato sulla proprietà comune, tra lavoratori e imprenditori, dei mezzi di produzione. Tuttavia, anche se le attività economiche direttamente gestite dallo Stato sono ben poche, gli interventi governativi assumono un ruolo determinante grazie alla loro funzione di controllo e sostegno dei vari settori produttivi, soprattutto mediante le manovre fiscali e creditizie. Inoltre, secondo il modello scandinavo del Welfare State, lo Stato opera interventi sociali assai estesi, sia nel campo dell'istruzione sia in quello previdenziale; la popolazione gode di condizioni di vita decisamente elevate nelle città come nelle campagne.

Agricoltura, allevamento e pesca. L'agricoltura, altamente specializzata e meccanizzata, ha ormai un limitato numero di addetti e, come si è detto, è svolta per lo più da coltivatori diretti su piccole e medie proprietà. La maggior parte dell'arativo è occupata dai cereali: orzo, frumento, segale e avena. Estese sono poi le coltivazioni di patate e di barbabietole da zucchero, i cui sottoprodotti vengono utilizzati per l'allevamento. Anche i cereali sono in larga misura al servizio dell'allevamento, che dispone di un notevole patrimonio zootecnico (bovini, suini e volatili da cortile). I bovini sono allevati per la produzione lattiera, impiegata in grandi e moderni impianti caseari per la fabbricazione del burro, tradizionalmente esportato in Gran Bretagna, formaggi e latte conservato; la carne suina è invece utilizzata soprattutto per la produzione di insaccati, avviati in buona misura nella Germania. Attiva è la pesca, esercitata nel Mare del Nord. Il pescato viene in parte impiegato per la produzione di farina e olio di pesce. Numerosi, nello Jylland, sono i centri che vivono sulla pesca: Esbjerg, Skagen , Hirtshals, Thyborøn sono i maggiori.

Risorse minerarie. La Danimarca scarseggia di risorse energetiche (si estraggono solo modesti quantitativi di lignite e, dal Mare del Nord, di petrolio) e minerarie in genere (zolfo, minerali di ferro, sale ecc.).

Industria. I settori industriali tradizionali sono quello alimentare legato all'agricoltura e alla zootecnia, il tessile, sia della lana sia del cotone, e il cantieristico. Tuttavia, malgrado la pressoché assoluta mancanza di materie prime, la Danimarca si è anche dotata di una buona industria di base, in specie di una siderurgia che fornisce discreti quantitativi di acciaio e ghisa e di una metallurgia che raffina alluminio, piombo e zinco. Come si è detto, l'industria metalmeccanica è essenzialmente al servizio del settore navale, con principali cantieri a Copenaghen, quindi a Helsingør, Svendborg, Ålborg, ma produce altresì macchinari e mezzi di trasporto di vario genere (tipiche sono per esempio le biciclette). Ben rappresentata, nonché una delle poche industrie che trovano nel Paese la materia prima occorrente, è anche l'industria del cemento. L'industria alimentare comprende, oltre ai numerosi caseifici e ai complessi conservieri, zuccherifici e birrifici: internazionale è la fama della birra danese (Carlsberg e Tuborg), largamente esportata. In funzione dell'agricoltura si è particolarmente sviluppata, tra le industrie chimiche, quella dei fertilizzanti, ma il Paese produce anche acido solforico, soda caustica, materie plastiche, resine ecc. Completano il panorama del settore manifatturiero, ovunque contrassegnato da prodotti di eccellente qualità, le manifatture di tabacco e le celebri porcellane.

Comunicazioni e commercio. Le comunicazioni interne (2.760 km ca. di ferrovie, oltre 71.500 km di strade) sono molto sviluppate. Dal 1997 un ponte lungo 6,6 km collega le isole Sjælland e Fionia: Il ponte è abbinato a un tunnel sottomarino. Un altro ponte stradale e ferroviario è in costruzione tra la Danimarca e la Svezia. I traghetti congiungono rapidamente isola a isola e operano soprattutto lungo le principali linee che collegano la Penisola Scandinava all'Europa centrale. La funzione dei porti è fondamentale in un Paese come la Danimarca, sia per i traffici interni sia per quelli con l'estero; la Danimarca dispone di una buona marina mercantile. Copenaghen è di gran lunga il più attivo scalo marittimo, oltre a essere sede del maggior aeroporto; i servizi aerei sono assicurati dalla SAS (Scandinavian Airlines System). Il commercio estero è naturalmente assai vivace, secondo una tradizione che fa parte della vita stessa della Danimarca (l'interscambio si svolge essenzialmente con la Germania, la Gran Bretagna e la Svezia); alle tradizionali esportazioni di carni, prodotti caseari e zootecnici in genere, pesce ecc., oggi si sono aggiunti, in misura sempre crescente, macchinari e svariati prodotti industriali (chimici, petrolchimici ecc.), oltre alle costruzioni navali. La bilancia commerciale continua a essere attiva. Il turismo è diretto soprattutto a Copenaghen e proviene principalmente dalla Germania e dalla Scandinavia.

Storia

Testo completo:

Dalle origini al Trattato di Vienna del 1864.

La Danimarca è un Paese di antichissimo insediamento umano, tra le più caratteristiche e cospicue tracce della presenza dell'uomo in età preistorica sono i cosiddetti kjøkkenmøddinger (rifiuti di cucina), cumuli di avanzi di pasti che risalgono al primo Neolitico e che si riferiscono a popolazioni di pescatori.

Nel Neolitico, con l'affermazione dell'agricoltura, si ebbe il primo sfruttamento di un territorio relativamente favorevole alle colture, specie cerealicole. All'epoca romana la Danimarca presentava una popolazione agricola ben organizzata in villaggi. Per quanto riguarda la popolazione tribale dei Dani, il primo re di cui si hanno notizie storicamente accertate è Goffredo, che riuscì a fermare la pressione espansionistica di Carlo Magno. Goffredo fu però ucciso da una congiura di soldati e il suo successore venne a patti con l'imperatore dei Franchi e stabilì il confine meridionale del Paese al corso del fiume Eider, rafforzato con la costruzione del Danevirk (o Vallo dei Dani). Aroldo Klatz, divenuto re, ma spodestato dai figli di Goffredo, ottenne da Ludovico il Pio l'aiuto a ritornare sul trono; egli dovette però farsi battezzare (826) e permettere che il monaco benedettino Anscario organizzasse delle missioni per convertire il popolo danese. Ad Aroldo I succedette Gorm il Vecchio e a questi il figlio Aroldo II, che proibì i riti pagani a tutto vantaggio della religione cattolica. Abile guerriero, conquistò la Norvegia e l'Holstein e alla sua morte (ca. 985) il figlio Svend, detto “Barba Forcuta”, occupò l'Inghilterra (1013) e il suo successore, Canuto il Grande, riunì le corone di Danimarca, Inghilterra e poi Norvegia: l'unione delle ultime due fu di breve durata poiché si dissolse nel 1042.

Sovrano di Danimarca e Norvegia divenne poi Magnus il Buono, norvegese e figlio di Olaf il Santo. Nel 1047 la Danimarca riebbe un proprio re: Svend Estridsön, nipote di Canuto il Grande, alla cui morte succedette un periodo di guerre civili sotto Aroldo Hén, Canuto il Santo, Olaf Hunger, Erik Ejegod, Niels, Magnus ed Erik Emune, conclusosi con l'ascesa al trono di Valdemaro I (1157-82). Questi, iniziatore in tutti i campi di un'era di progresso, sotto la guida del suo consigliere Absalon di Roskilde, arcivescovo di Lund, conquistò ai Vendi (antica popolazione slava) l'isola di Rügen e parte della Pomerania e del Meclemburgo. Valdemaro II, detto il Vittorioso (1202-1241), conquistò l'Estonia (1219) e il territorio tra l'Eider e l'Elba: fatto prigioniero (1223) da un suo vassallo, il conte Enrico di Schwerin, e poi sconfitto da Federico II a Bornhöeved (1227), dovette però cedere buona parte delle sue conquiste. All'interno Valdemaro riorganizzò l'esercito e l'amministrazione su basi centralizzate dando un nuovo impulso economico al Paese. Intanto anche la Chiesa mirava a raggiungere sempre maggiore indipendenza e il successore Erik IV (1232-50) giunse a imprigionare l'arcivescovo Jakob Erlands, principale esponente delle istanze del clero.

Nel 1282 Erik V fu costretto dai nobili e dalla Chiesa a sottoscrivere una Magna Charta, con cui rendeva annuali le diete e divideva con il Parlamento i poteri legislativi. I suoi successori si impegnarono in guerre contro la Svezia, la Norvegia e la Lega Anseatica per l'egemonia nel Baltico, guerre che cessarono con Valdemaro IV Atterdag (1340-75), che firmò nel 1370 l'onerosa Pace di Stralsund. Alla morte di questi la figlia Margherita, che era stata reggente in Danimarca durante la minorità del figlio Olaf e reggente in Norvegia dopo la morte (1380) del marito, re Haakon VI di Norvegia, divenne, alla scomparsa del figlio Olaf (1387), regina di Danimarca e Norvegia. Sconfitto il re di Svezia nella battaglia di Falen (1389), nel 1397 Margherita costituì l'Unione di Kalmar con i tre regni di Danimarca, Norvegia e Svezia.

Scontenti della politica che il nuovo sovrano Erik VII conduceva contro la Lega Anseatica, gli Svedesi si staccarono dall'Unione già nel 1434 e ribadirono successivamente la loro indipendenza sotto i sovrani Cristiano I di Oldemburgo (1448-81), capostipite dell'attuale dinastia, e Hans d'Oldemburgo (1481-1513). Con Cristiano II (1513-23) l'Unione di Kalmar, già provata dalle rivendicazioni svedesi, fu gravemente compromessa. Nel 1520 il bagno di sangue che lo stesso re danese ordinò a Stoccolma, trucidando i seguaci di Sten Sture, non poté arrestare la decadenza del dominio danese poiché la Svezia elesse re Gustavo Vasa ottenendo l'indipendenza. Il nuovo sovrano Federico I (1523-33), salito al trono in un momento di contrasti religiosi e sociali, permise la penetrazione nel Paese della Riforma luterana, che divenne religione di Stato nel 1536 con Cristiano III (1534-59). Nel frattempo prendeva sempre più forza la nobiltà, la stessa che aveva voluto al trono Cristiano III e che aveva spinto poi Federico II e Cristiano IV a tentare inutili e controproducenti guerre contro la Svezia. La partecipazione alla guerra dei Trent'anni si risolse in un disastro per la Danimarca. Il Trattato di Brömsebro del 1645 dettò condizioni del tutto sfavorevoli per le quali la Danimarca venne a perdere l'egemonia nel nord.

Le disastrose conseguenze della guerra e lo strapotere dell'aristocrazia agraria imponevano il riassestamento delle finanze e dell'amministrazione pubblica voluto anche dal clero e dalla borghesia. La prima mossa contro la nobiltà venne da Federico III (1648-70) che il 13 ottobre 1660 proclamava l'ereditarietà della corona e nel 1665 la legge (Regia) che sanzionava l'instaurazione della monarchia assoluta di diritto divino con conseguente accentramento dei supremi poteri nelle mani del sovrano. Dopo di lui Cristiano V e Federico IV si impegnarono in nuove guerre contro la Svezia (1675-79) e poi nella guerra nordica (1700-20), che terminò con l'incorporazione dello Schleswig nel regno danese.

La seconda metà del Settecento fu caratterizzata dall'influenza esercitata dai consiglieri tedeschi tra i quali primeggiava la figura di J. F. Struensee. Politico illuminato, Struensee si impegnò in un programma di ardite riforme ma cadde vittima della reazione xenofoba provocata dalla nascente coscienza nazionale danese. La sua morte favorì la reazione liberale, che riuscì a realizzare in un clima tipicamente illuminista una serie di misure per le quali fu liquidato il protezionismo, vennero aboliti i vecchi privilegi nell'agricoltura, dati nuovi impulsi all'economia, fu abolito il commercio degli schiavi nelle colonie, si ebbe l'emancipazione degli ebrei.

Coinvolta nelle guerre napoleoniche, la Danimarca si alleò alla Francia ma andò incontro a una grave sconfitta sanzionata dalla Pace di Kiel (1814), per la quale dovette cedere la Norvegia alla Svezia ottenendo dalla Germania la Pomerania che fu scambiata l'anno successivo con il Lauenburg. Le idee liberali diffuse in Europa penetrarono nel sec. XIX anche in Danimarca, provocando aspri contrasti con i rappresentanti della monarchia assoluta. Fu Federico VII il primo sovrano danese ad accogliere con tolleranza le proposte liberali promulgando una Costituzione il 5 giugno 1849 con la quale furono istituite due camere elette a suffragio universale. Oltre a ciò Federico operò affinché Danimarca e Schleswig avessero insieme un solo governo. Il suo successore Cristiano IX, salito al trono nel 1863, cercò di concludere tale progetto, ma si vide contrastato da Prussia e Austria. La guerra, inevitabile, si risolse negativamente per la Danimarca che a Vienna (1864) sottoscrisse un trattato che costò la perdita di Schleswig, Holstein, Lauenburg e l'isola di Alsen.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 5550142
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 86,93
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Scandinavi, Inuit, Faroesi, Tedeschi, Turchi, Iraniani, Somali

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Danese, faroese, groenlandese (lingua degli Inuit), tedesco, inglese (seconda lingua maggiormente parlata)

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Religioni:

Evangelici luterani 95%, altri cristiani (inclusi protestanti e cattolici) 3%, musulmani 2%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 0,48
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 11,76
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 10,28

Media dell'area geografica: 10.097000169754 (su un totale di 10 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 4,30
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 4,40
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Numero medio di figli per donna: 1,85
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Rapporto tra i sessi: 98,32
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 40,55
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 75,99
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 80,50

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 15

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 332,02
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 59.709,00
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 0
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 10
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 3
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 0,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: 90316

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 100
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 100
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 100

Istruzione

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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 99
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 97
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 94
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 92
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 89

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 45,13
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 128,47
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 90,00

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

171,86

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

6,2