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Paesi | Europa | Europa orientale | Romania

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Bucarest
Area del Paese in chilometri quadrati: 238390
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 91
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 9 maggio 1877
Indipendenza da: Impero Ottomano
Moneta: Leu

Spazio fisico

Testo completo:

Di forma pressoché circolare, in gran parte delimitata a sud dal Danubio e a est da un suo importante tributario, il Prut, la Romania occupa la sezione orientale della regione carpato-danubiana. Le grandi aree naturali romene sono armonicamente distribuite in un anfiteatro concentrico; al centro si trova l'altopiano della Transilvania attorniato dalla catena dei Carpazi, mentre all'esterno la zona delle colline e dei pianori trapassa in una fascia di basse pianure che si estendono sino alle frontiere del Paese: la Valacchia a sud, verso il Danubio, la Moldavia a est, verso il Prut. È infine compresa nella Romania quasi tutta la Dobrugia, area di modesta elevazione tra il corso terminale del Danubio e il Mar Nero.

 

Geologia. Il territorio romeno si delineò nel Cenozoico, quando si sollevò la catena dei Carpazi, che oggi sovrasta distese sedimentarie per lo più appartenenti all'ultimo periodo dell'era cenozoica (Pliocene) e al Neozoico; non mancano affioramenti di terreni più antichi, paleozoici e mesozoici, ben rappresentati in Dobrugia: anzi proprio tale imbasamento roccioso costringe il Danubio a piegare a nord, prima di sfociare nel Mar Nero.

 

Carpazi. L'elemento morfologico essenziale è costituito dai Carpazi; sollevatisi nel corso della poderosa orogenesi alpino-himalayana, si possono considerare come una continuazione delle stesse Alpi mentre alle cosiddette "Porte di Ferro", al confine romeno-iugoslavo, si raccordano con i Balcani. La loro struttura è però molto meno compatta di quella alpina, essendosi la catena formata in più fasi orogenetiche alternate a periodi di peneplanazione, cui si deve quell'arrotondamento delle cime che rappresenta, insieme alla minore elevazione, uno dei principali elementi di differenziazione con i rilievi alpini. Benché i Carpazi interessino buona parte dell'Europa centro-orientale (Slovacchia, Polonia, Ucraina), è la Romania il Paese carpatico per eccellenza, includendo, delle tre sezioni in cui la catena è comunemente ripartita, l'intero tratto meridionale (o Alpi Transilvaniche) e quasi tutto quello orientale. È consuetudine considerare la valle del Prahova come elemento divisorio tra i Carpazi Orientali e i Meridionali. I Carpazi Orientali sono costituiti da tre catene grosso modo parallele, orientate in prevalenza da nord a sud. A esse si appoggia sul lato occidentale una catena vulcanica, la maggiore d'Europa, formatasi nel corso del sollevamento dell'arco carpatico (Monti Calimani, Harghita ecc.), con una fitta concentrazione di edifici vulcanici, alcuni dei quali ben conservati. L'altitudine media è di 1.200-1.350 m, con massima vetta nel Monte Pietrosu (2.305 m) nel gruppo dei Rodna all'estremità settentrionale della catena; assai evidente è ovunque il frazionamento dovuto ad attività sia tettonica sia erosiva, che ha creato molteplici depressioni e un paesaggio assai vario. Le regioni più pittoresche sono però quelle dei calcari, dove si hanno frequenti fenomeni carsici e manifestazioni erosive.

 

Altri rilievi. Le Alpi Transilvaniche, il cui andamento, da est a ovest, è perpendicolare a quello dei Carpazi Orientali, bene giustificano, con la vigorosa morfologia, il nome attribuito loro. Costituite infatti essenzialmente da rocce cristalline, hanno un aspetto più massiccio, rivelano un più intenso modellamento glaciale e presentano vette più elevate, superando in più punti i 2.500 m; il Monte Moldoveanu, nell'impervio Massiccio dei Fagaras (Fagarasului), tocca i 2.543 m. Molti sono i valichi, data la forte azione erosiva dei fiumi che scendono da entrambi i versanti della catena: l'Olt (Oltul), un affluente del Danubio, si è aperto un solco attraverso le Alpi Transilvaniche congiungendo così le opposte pianure pedemontane. La sezione romena del sistema carpatico comprende un altro insieme montuoso, gli Apuseni, o Monti Occidentali (per questo a volte tali monti sono anche chiamati Carpazi Occidentali, il che può generare confusione con i veri e propri Carpazi Occidentali, orlatura confinaria tra Slovacchia e Polonia). Antico blocco che il fiume Mures (Muresul), a sud, ben divide dalle Alpi Transilvaniche, fratturato e profondamente inciso dai corsi d'acqua, il massiccio degli Apuseni è oggi considerato un frammento isolato del sistema carpatico; è costituito da rocce cristalline cui si affiancano però recenti rilievi vulcanici, in corrispondenza dei quali si hanno numerosi giacimenti minerari, sfruttati già nell'antichità.

 

Transilvania. Carpazi Orientali, Alpi Transilvaniche e Apuseni circoscrivono quasi perfettamente la Transilvania, che, come dice il nome, forma una sorta di spazio aperto "al di là delle foreste", le quali, soprattutto un tempo, ricoprivano fittamente i monti circostanti. Zona di sprofondamento tettonico in cui si sono accumulati depositi marini e fluviali, in prevalenza cenozoici, la Transilvania è un altopiano, o più esattamente un insieme di colline alternate ad ampie vallate, elevato in media sui 500 m e dolcemente inclinato verso la pianura ungherese cui tende abbassandosi sino a 200 m, ma dalla quale è in gran parte separato dagli Apuseni.

 

Pianure. Delle pianure, che concorrono appena per 1/3 alla formazione del territorio romeno, la più estesa e importante è quella della Valacchia, che dal versante meridionale delle Alpi Transilvaniche giunge sino al Danubio e che il grande fiume ha costruito con i suoi recenti apporti alluvionali. Altra regione esterna all'arco carpatico, però ai Carpazi Orientali, è la Moldavia, che il corso del Prut separa dall'omonima repubblica; in parte pianeggiante, in parte anch'essa collinare, la Moldavia è costituita da sabbie e argille cenozoiche alternate a più recenti strati alluvionali del Neozoico. Infine alle opposte estremità del Paese si trovano a ovest il Banato (Banat , che prosegue anche in Iugoslavia), monotona pianura che si diparte dagli ultimi contrafforti nord-occidentali delle Alpi Transilvaniche e morfologicamente si inserisce nel grande bassopiano pannonico, a est la Dobrugia (di cui è bulgaro il tratto meridionale), territorio in gran parte basso e piatto, ma mosso da rialzi collinari nella sezione centro-settentrionale. È con il litorale della Dobrugia che la Romania si affaccia, per 244 km, al Mar Nero: la costa è caratterizzata a nord dall'intrico deltizi o del Danubio, al centro da lagune (limani) formatesi allo sbocco dei fiumi per sprofondamento dei suoli avvenuto in epoche geologiche recenti, mentre a sud la presenza di una scarpata rocciosa strapiombante nel mare dà origine a un litorale alto e rettilineo.

 

Clima e flora. Il clima è sostanzialmente condizionato dalle masse d'aria continentali; l'arco carpatico chiude infatti il Paese per tre lati e l'apertura sul Mar Nero esercita modestissimi influssi climatici. Si ha perciò un aspro regime termico, con inverni freddi (che sui Carpazi l'altitudine rende particolarmente rigidi) ed estati calde; assai brevi sono le stagioni intermedie. Sovente persino a Costanza, sul Mar Nero, il termometro scende sotto zero e la media di gennaio a Bucarest può essere inferiore ai -5 °C. Le precipitazioni sono irregolari, pur con massimi, come si è detto, nel periodo maggio-giugno e in autunno, e nel complesso scarse; cadono in media 600 mm annui di precipitazioni spesso sotto forma nevosa con massimi di 1.400-1.500 mm sui rilievi e minimi nei bassopiani: la Dobrugia, particolarmente emarginata, riceve in media solo 300 mm di piogge all'anno. Ampie distese steppiche occupano perciò le aree pianeggianti, benché oggi in larga misura sostitui te dalle colture e comunque interrotte dalla vegetazione riparia addensata lungo i corsi d'acqua; dei boschi di conifere, con predominanza dell'abete rosso, di faggi e, a quote più base, di querce ricoprono ancora i versanti montani: non per nulla la sezione settentrionale dei Carpazi Orientali è chiamata Carpazi Selvosi.

Idrografia. Asse dell'idrografia romena è naturalmente il Danubio, che per 3/4 del suo corso in territorio romeno (complessivamente di ben 1.075 km) segna il confine della Romania con la Bulgaria e la Iugoslavia: è lungo quest'ultima linea confinaria che il fiume percorre la spettacolare Gola delle Porte di Ferro, dove le estreme propaggini occidentali delle Alpi Transilvaniche si congiungono con quelle settentriona li del Balcani. Dopo le Porte di Ferro il Danubio è nuovamente un fiume maestoso (la sua portata media è di 6.000 m3/s) e scorre talora in aree inondabili. Tra i numerosi corsi d'acqua che gli tributano, e il cui regime rispecchia l'andamento stagionale delle precipitazioni, con massimi tra maggio e giugno, sono il Cris (Crisul) e il Mures tramite il Tibisco, l'Olt e l'Arges (Argesul) direttamente, attingendo quest'ultimo le acque dal versante carpatico esterno. Dopo l'ansa della Dobrugia, il Danubio riceve il Siret (Siretul) e il Prut, le cui sorgenti sono però in territorio ucraino, e si getta nel Mar Nero con un vastissimo delta in continuo accrescimento data l'immensa mole di detriti convogliata dal fiume e che costituisce una delle più straordinarie regioni naturali d'Europa, in specie per la ricchissima avifauna

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. La Romania fu abitata sin dal Paleolitico superiore, ma soprattutto numerose sono le testimonianze di fiorenti culture di derivazione neolitica; dalla fusione di queste popolazioni autoctone con genti indeuropee provenienti dai vasti spazi nord-orientali si sarebbero originati i Daci, ritenuti i progenitori degli attuali Romeni. Essi unificarono la Moldavia, la Valacchia e la Transilvania, cioè le tradizionali regioni romene; e quando i Romani si accinsero alla duramente contrastata conquista del Paese, questo poteva vantare un alto grado di sviluppo economico, culturale e artistico. Alla conquista seguì un'opera di colonizzazione e di popolamento del territorio forse senza precedenti nella storia dell'Impero romano; divenuta una delle più fiorenti province dell'Impero, la Dacia fu dotata di città, strade, monumenti, di un'ottima amministrazione interna, di una solida cultura e soprattutto di una lingua, il latino, che, non più dimenticata dalla popolazione, con successive evoluzioni si sarebbe trasformata nel romeno moderno e sarebbe assurta a elemento essenziale nella genesi del sentimento nazionale del Paese. Scarsi influssi lasciarono invece le molteplici invasioni cosiddette barbariche (Goti, Unni, Avari ecc.); alle popolazioni slave, giunte successivamente, sarebbe però spettato di trasmettere l'eredità religiosa, cioè il cristianesimo ortodosso. Il territorio romeno vide anche l'afflusso di gruppi ungheresi (tuttora numerosi nella Transilvania centrale dove formano la maggioranza della popolazione nella Regione autonoma magiara, appositamente istituita) e tedeschi stanziati sia nel Banato, ai confini occidentali, sia anch'essi nella Transilvania: in particolare la città di Sibiu conserva straordinarie testimonianze artistiche lasciate da genti sassoni ivi insediatesi. Altre minoranze (Ucraini, Russi ecc.) sono in via di diminuzione.

 

Sviluppo demografico. Le molteplici variazioni territoriali subite dal Paese rendono pressoché impossibile una stima sulla consistenza della popolazione romena in epoche lontane. Nel 1914, prima dell'acquisizione di Transilvania, Bessarabia, Bucovina e parte del Banato , la Romania si estendeva per poco più di 131.000 km 2 e, secondo una stima, la sua popolazione non raggiungeva gli 8 milioni di abitanti; nel 1920 la România Mare (Grande Romania) contava oltre 295.000 km 2 di superficie e 17 milioni di abitanti; il censimento del 1948, attestante le cospicue perdite territoriali subite dal Paese (la Bessarabia e la Bucovina in mano sovietica, la Dobrugia meridionale alla Bulgaria), dette un totale di 15.872.624 abitanti per uno Stato ridotto agli attuali 237.500 km 2 . Si ebbe in seguito un aumento sensibile degli abitanti, che al censimento del 1956 sfioravano i 17,5 milioni; nel censimento del 1965 la popolazione è passata a 19 milioni.

 

Distribuzione e composizione etnica. La distribuzione della popolazione è piuttosto omogenea; le sole ovvie eccezioni riguardano alcuni distretti che ospitano città la cui espansione economica rappresenta un forte elemento di attrazione umana, come quello di Prahova con l'importante centro minerario e industriale di Ploiesti, e naturalmente quello di Bucarest. Inoltre considerevole, se si tiene conto delle complesse vicende storiche subite dal Paese, è l'omogeneità nella struttura etnica: la proporzione di popolazione di nazionalità romena era del 77,9% nel 1930 e dell'89,5% nel 1992; le minoranze più rappresentative sono date da Magiari, Tedeschi, Ucraini, Russi, Turchi. La popolazione urbana è in rapido aumento; tuttavia l'aspetto tipico del popolamento romeno è quello rurale. I villaggi sono prevalentemente allineati lungo le strade; le case spesso mostrano eleganti decorazioni lignee, perpetuando un artigianato di antiche tradizioni. Nelle zone transilvaniche abitate in prevalenza da Magiari e Sassoni, dove spesso il villaggio si concentra attorno alla chiesa fortificata, si nota sovente una fedeltà ai modelli dei paesi d'origine, mentre in certe aree più depresse, marginali, della pianura valacca si possono ancora trovare modeste abitazioni di terra e argilla, ma sempre più diffuse sono le moderne costruzioni delle fattorie statali.

Urbanesimo e città. L'urbanesimo si identifica in pratica con Bucarest, che con l'agglomerato ospita quasi il 20% dell'intera popolazione urbana; venticinque città superano i 100.000 abitanti e solamente dodici i 200.000. Si tratta in genere di centri con funzioni commerciali, cui si sono sovrapposte in un secondo tempo attività industriali o di sfruttamento minerario; le più antiche città sono di origine dacia, romana o greca (come Costanza e Alba Iulia ), altre risalgono al Medioevo e sono di fondazione tedesca (Sibiu, Brasov ), altre infine sono di data recente come Onesti (già Gheorghe Gheorghiu-Dej), fondata nel 1953. Vasti spazi lasciati a parco, larghi viali, una struttura di ampio respiro anche se contraddistinta da una certa uniformità sono le caratteristiche precipue dell'urbanesimo romeno, che ha naturalmente il suo modello più significativo nella capitale, città d'aspetto assai moderno situata nel cuore della pianura valacca, una cinquantina di chilometri a nord del Danubio, massimo centro industriale e commerciale del Paese, principale nodo delle comunicazioni e dei trasporti, fulcro della vita politica e culturale della Romania. Le altre principali città della Valacchia sono Ploiesti, antico centro di commerci allo sbocco in pianura della valle del Prahova, la cui fortuna è legata alla scoperta dei vicini giacimenti petroliferi e alla nascita delle relative industrie, e Braila, affacciata alla sponda sinistra del Danubio, da più secoli attivo porto fluviale, specie per i prodotti cerealicoli. Massimo centro della Moldavia e sua antica capitale è Iasi , situata in prossimità del confine con la Repubblica di Moldavia (Moldova) sulle rive del Bahlui (Bahluiul), un tributario del Prut; è tra le città romene più ricche di insigni monumenti storici ed è comunemente ritenuta il centro artistico più brillante del Paese. Presso la confluenza del Siret nel Danubio è invece posta Galati, secondo principale centro moldavo; tradizionale sbocco di un vastissimo retroterra agricolo che andava dalla Bessarabia ai Carpazi, basa le sue fortune sull'attività portuale (cereali e legnami), cui si è aggiunta una vivace industria legata soprattutto alla siderurgia e alla cantieristica. Massima città romena dopo la capitale è Cluj-Napoca, situata nel cuore della Transilvania, centro di fiorenti traffici sin dal Medioevo grazie alla posizione geografica, trovandosi alla convergenza di importanti vie di comunicazione con la Valacchia, la Moldavia e l'Ungheria. Deve il suo sviluppo ai commerci anche Brasov, fondata nel XIII secolo dai Cavalieri Teutonici, ma oggi divenuta uno dei maggiori centri industriali romeni (complessi metalmeccanici, della gomma, del cemento ecc.); altra rilevante città della Transilvania è Sibiu , cui una ricca borghesia mercantile formata soprattutto da immigrati tedeschi diede lontana prosperità e un'impronta architettonica tipicamente germanica, caratteristica e suggestiva. Le altre maggiori città, tutte per così dire "periferiche", sono: sul Mar Nero Costanza, il capoluogo della Dobrugia, ricca di insigni vestigia romane (fu la colonia greca, poi romana, di Tomis nota per l'esilio del poeta Ovidio) e oggi maggior porto romeno, sia petrolifero sia cerealicolo; nel bassopiano pannonico al confine con l'Ungheria e la Iugoslavia, i centri di Oradea, Arad e Timisoara , importanti nodi di comunicazione e commerci

Aspetti economici

Testo completo:

In netto contrasto con la politica estera di decisa autonomia dall'URSS, la Romania era forse lo Stato dell'Est europeo nel quale si era conservato più integro il sistema economico di tipo sovietico (almeno sino agli inizi degli anni Ottanta).

 

Modello sovietico. Imboccata sin dal lontano 1945 la strada in un'accelerata industrializzazione del Paese e in modo specifico dello sviluppo prioritario dell'industria di base, la Romania aveva fatto proprie, senza mai metterle in discussione, le istituzioni centralizzate di modello sovietico, in quanto erano ritenute le più idonee a consentire il rapido successo di una radicale riconversione produttiva: non si dimentichi infatti che sino al secondo dopoguerra il Paese, tipicamente balcanico, era rimasto molto arretrato e con un'economia in assoluta prevalenza agricola, dominata da un latifondo ampiamente parassitario. L'industria, pur non del tutto assente, era in pratica rappresentata dall'attività estrattiva grazie alle buone risorse minerarie, petrolifere soprattutto, di cui il Paese è dotato; ma lo sfruttamento di tali ricchezze era esercitato da società straniere che, con un regime pressoché coloniale, si limitavano in genere a esportare i minerali grezzi. Con la fondazione della Repubblica popolare veniva varata la riforma fondiaria; negli anni Cinquanta, pur non abolendo completamente la proprietà privata, l'assoluta maggioranza delle aziende agricole era organizzata in cooperative, in aggiunta alle quali erano fondate grandi imprese agricole statali (nel 1984 assommavano rispettivamente a circa 4.350 e a circa 420), queste ultime destinate in prevalenza alle colture industriali e con una dotazione elevata di macchine agricole.

 

Economia pianificata. Ma è soprattutto alla creazione di una base industriale che venivano dedicati i maggiori sforzi governativi (le industrie, così come le miniere, i trasporti, le comunicazioni, il commercio estero, le telecomunicazioni, le banche erano naturalmente nazionalizzati); la politica economica veniva impostata su una serie di piani di sviluppo, dapprima annuali e a partire dal 1951 quinquennali, essi pure di chiara ispirazione sovietica. Favorito dalle risorse naturali, specie da quelle energetiche (sino alla scoperta dei colossali giacimenti del Mare del Nord, ripartiti fra Gran Bretagna e Norvegia, la Romania rimase a lungo l'unico rilevante produttore europeo di petrolio, URSS ovviamente esclusa), il Paese poté dotarsi di un considerevole apparato industriale con netta prevalenza, come si è detto, dell'industria pesante, ritenuta punto di partenza per ulteriori sviluppi produttivi. Furono inizialmente potenziati quei settori che potevano avvalersi delle risorse nazionali (chimico e petrolchimico, energetico, delle costruzioni, alimentare ecc.), nonché quelli, come il metallurgico e il metalmeccanico, basati su materie prime d'importazione, ma parimenti fondamentali per il progresso economico del Paese. Invero tale scelta diede ottimi risultati: il "miracolo" economico romeno consentì negli anni Sessanta un incremento annuo del reddito nazionale di oltre il 9%, con un tasso di aumento per l'industria di oltre il 14%, tra i più alti del mondo.

 

Crisi degli anni Ottanta. Autosufficiente sotto il profilo energetico (e tale fu sicuramente sino al 1976), la Romania rimase praticamente indenne nella tempesta economica mondiale del 1973-74, che pure determinò crisi gravissime per le strutture economiche di tanti altri Stati altamente industrializzati; furono pressoché interamente conseguiti gli obiettivi del piano di sviluppo 1976-1980, che programmava un tasso d'incremento della produzione industriale di circa il 10% all'anno. Fu tuttavia un risultato conseguito a caro prezzo: il prezzo di ormai massicce importazioni di combustibili e di crescenti indebitamenti con l'estero. Gli anni Ottanta sono stati anni di crisi anche per la Romania. Le risorse energetiche interne non sono infatti più sufficienti per sostenere il ritmo dello sviluppo industriale del Paese, i suoi prodotti peraltro risultano di sempre più difficile collocazione sui mercati esteri; l'indebitamento del Paese, in particolare con gli Stati occidentali, risulta elevato. Da parte sua l'agricoltura, da tempo trascurata, non era più in grado di assicurare un'a deguata autosufficienza alimentare, anche per la crescente richiesta di un Paese i cui consumi sono, nell'arco di un ventennio, enormemente aumentati. Il nuovo governo decide la liberalizzazione dei prezzi nel 1990 e nel 1991 una legge introduce la privatizzazione della terra, ma la situazione economica non accenna a migliorare.

 

Strutture agricole. Il settore agricolo, che interessa ancora una percentuale elevata della popolazione attiva, conserva la sua tradizionale importanza. Nel suo complesso l'agricoltura romena può contare su terreni fertili e ampi spazi (oltre il 41% della superficie territoriale, mentre le aree incolte e improduttive raggiungono quasi il 10% del totale), nonché su una consistente dotazione di macchinario agricolo, annoverando oltre 165.000 trattori, forniti dalle circa 570 "stazioni per la meccanizzazione dell'agricoltura". Molto estese sono in ogni parte del territorio le aree adatte ai cereali, coltivati soprattutto nelle grandi zone pianeggianti (Valacchia, Banato), ma anche nell'altopiano della Transilvania e sulle colline subcarpatiche. Oltre alle colture cerealicole, che sono alla base del fabbisogno alimentare della popolazione, vaste aree sono destinate alle foraggere, necessarie a un allevamento in continua espansione.

 

Prodotti agricoli. Tra i cereali primeggia il mais; seguono il frumento, che ha le sue terre migliori nella Valacchia e nel Banato, l'orzo e, a notevole distanza, il riso, la segale e l'avena. Accanto ai cereali sono importanti colture alimentari: patate, proprie delle regioni meno calde e più umide, legumi e vari prodotti ortofrutticoli, come i pomodori, i cavoli, le cipolle, le mele, le pere, le pesche e soprattutto le prugne, prodotto diffuso sulle colline subcarpatiche; dalle prugne per distillazione si ricava il liquore nazionale, la zuica. Le coltivazioni si sono particolarmente sviluppate attorno a Bucarest, in quanto forniscono il mercato della capitale, e nelle aree che circondano le altre principali città, come Timisoara e Arad. La Romania è inoltre un Paese che vanta antiche tradizioni nel campo della viticoltura: alcune qualità di vini godono ormai di una larga fama e sono oggetto di esportazione. La vite, ha ampia diffusione, ma i vigneti più ricchi sono situati nella fascia collinare esterna dei Carpazi. Importanza sempre maggiore vanno assumendo le colture industriali. Lo sviluppo più rilevante è stato quello registrato dalla barbabietola da zucchero, molto diffusa in Moldavia e Transilvania. Meno importante la produzione del tabacco, che è essenzialmente coltivato nella Valacchia, e ancor meno quelle del lino, presente nelle vallate dei Carpazi Orientali, e della canapa, che ha le sue aree migliori nella pianura del Banato. Oleaginose di vasta diffusione sono infine il girasole, la soia e il ricino. Un tempo buona parte del territorio era ricoperta da un fitto manto forestale che lo sviluppo delle colture e dei pascoli ha notevolmente ridotto; tuttavia boschi e foreste occupano ancora circa il 28% della superficie nazionale. Il legname è costituito soprattutto da faggi: tradizionale è l'impiego del legno nell'edilizia e nell'artigianato artistico, mentre più recente è il suo utilizzo nell'industria cartaria e della cellulosa.

 

Allevamento. Notevole è l'allevamento del bestiame, attività che viene sempre più svolta in grandi aziende modernamente attrezzate; tuttavia sui versanti carpatici e sull'altopiano della Transilvania si perpetua ancora la transumanza. Conserva il suo importante ruolo l'allevamento ovino; di recente sono state introdotte nel Paese razze pregiate per la lana (di cui la Romania è tra i principali produttori d'Europa), come le pecore merinos. La maggior parte del latte e un'alta percentuale della carne consumati nel Paese sono assicurate dai bovini; bovini e suini sono presenti soprattutto in Transilvania e nelle colline subcarpatiche. Apicoltura e bachicoltura continuano anch'esse a venire praticate diffusamente; discreto è anche il numero di volatili da cortile.

 

Pesca. Attiva è la pesca; il maggior quantitativo di pescato proviene dal Danubio e dalle numerose lagune che orlano le coste della Dobrugia. A Tulcea, Galati e Costanza sono installati complessi conservieri.

 

Risorse minerarie. Numerose sono le ricchezze del sottosuolo romeno, ma la più importante è indubbiamente il petrolio. Oggi però il petrolio, estratto soprattutto nella zona di Ploiesti e Pitesti, lungo cioè i Carpazi Meridionali, poi nell'Oltenia (Ticleni ecc.) e nella Moldavia (Moinesti), è del tutto insufficiente ai crescenti bisogni dell'industria romena e le importazioni petrolifere sono ormai pressoché pari al quantitativo di greggio di produzione nazionale. Col petrolio si estrae anche gas naturale, di cui ricchi giacimenti si trovano in Transilvania e che ha largo impiego nella produzione d'energia elettrica a uso sia domestico sia industriale. Abbastanza cospicui sono al tresì i giacimenti di lignite, situati nelle Alpi Transilvaniche meridionali e presso il confine con l'Ungheria; più scarsi sono invece i minerali metalliferi, che includono minerali di ferro, provenienti soprattutto dal massiccio di Poiana Ruscai, dove la vicinanza con grandi bacini carboniferi ha determinato il sorgere degli importanti complessi siderurgici di Hunedoara, e inoltre bauxite, argento, manganese, oro, piombo e rame; ingenti sono infine i depositi di salgemma. Ha ormai raggiunto un buon livello il settore dell'energia elettrica; tra le maggiori centrali si annovera quella idrica delle Porte di Ferro, sul Danubio, realizzata insieme alla Iugoslavia.

 

Industria. Chiave di volta dell'economia romena è l'industria; in particolare il siderurgico, il metalmeccanico e il chimico sono i settori che hanno registrato i maggiori progressi. La siderurgia, basata inizialmente sulle risorse nazionali, si avvale sempre più del minerale di ferro d'importazione e annovera stabilimenti a Galati, Hunedoara, Resita ecc.; a Hunedoara si produce anche coke metallurgico; prodotti dell'industria metallurgi ca sono piombo, zinco, rame e ancor più alluminio. L'industria meccanica è in grado di ricoprire la maggior parte del fabbisogno interno di macchine e attrezzature; caratterizzata da una sempre più marcata tendenza alla concentrazione d ell'attività in grandi complessi, fornisce una vasta gamma di prodotti: trattori e altre macchine agricole (Brasov, Craiova), locomotive e carri ferroviari (Craiova, Bucarest), attrezzature petrolifere (Ploiesti, Târgoviste), apparecchiature elettriche (Bucarest, Timisoara), autoveicoli e veicoli industriali (Brasov, Pitesti), motori Diesel (Resita), naviglio (Galati, Costanza). Di un certo rilievo è l'industria chimica e petrolchimica, che lavora anche per l'estero con grossi impianti ubicati a Pitesti, Onesti, Ploiesti ecc.; si producono elevati quantitativi di fertilizzanti fosfatici e azotati, acido solforico e cloridrico, soda caustica, materie plastiche, fibre sintetiche, prodotti farmaceutici, coloranti ecc. L'industria tessile è ubicata nelle maggiori città come Bucarest, Arad, Timisoara, Brasov; i principali prodotti sono i filati e i tessuti di cotone e di lana. Sempre importante è l'industria alimentare; vi occupa il primo posto il settore molitorio, localizzato nei principali centri del commercio cerealicolo come Braila, Galati, Arad; numerosi sono anche gli zuccherifici, i birrifici, gli oleifici, i conservifici, gli stabilimenti lattiero-caseari ecc. La lavorazione del legno vanta antiche tradizioni. Fabbriche di mobili sono presenti ovunque, mentre la carta e la cellulosa vengono prodotte soprattutto a Bacau e Suceava. Assai efficiente è anche il cementificio (Târgu Jiu, Turda, Medgidia ecc.), così come il tabacchificio; sono da ricordare ancora varie ed eccellenti lavorazioni nazionali, come quelle del cuoio e delle pelli, oltre che quella delle porcellane (Cluj-Napoca).

 

Comunicazioni. Necessitano di potenziamento le vie di comunicazione; importanza fondamentale rivestono le ferrovie (11.400 km) il cui sviluppo è piuttosto ineguale. In pratica esistono due reti, una interna e l'altra esterna ai Carpazi, collegate fra loro da varie linee transcarpatiche; nonostante la posizione piuttosto eccentrica, la capitale è il perno delle vie di comunicazione, sia ferroviarie sia stradali, anche queste non ancora pienamente adeguate alle esigenze del Paese, che dispone solo di 72.800 km di strade. Ampiamente sfruttato è il Danubio (le arterie navigabili si sviluppano complessivamente per 1.613 km). Principali porti danubiani sono Braila e Galati, ma assai maggior importanza presenta il porto di Costanza sul Mar Nero. In continua espansione sono le comunicazioni aeree gestite dalla TAROM (Transporturile Aeriene Române ), che è la compagnia di bandiera e che assicura i collegamenti con numerosi Stati d'Europa, Asia, Africa, con gli Stati Uniti, nonché con i principali centri romeni; il Paese dispone dei quattro aeroporti internazionali di Bucarest/Otopeni, il più importante, di Costanza, Timisoara e Arad.

Commercio. Dal 1981 la bilancia commerciale è stata tendenzialmente in attivo per alcuni anni, per poi diventare passiva a partire dal 1990. Le principali esportazioni sono costituite da macchinari (in particolare, macchine agricole e apparecchiature elettriche), da altri prodotti industriali (chimici e petrolchimici, tessuti, mobili ecc.), da minerali e da vari prodotti agricoli, soprattutto ortofrutticoli; le importazioni sono rappresentate in sempre crescente misura dalle materie prime, essenzialmente combustibili e minerali di ferro, da mezzi di trasporto, da apparecchiature di vario genere necessarie all'ulteriore industrializzazione del Paese. L'interscambio si svolge soprattutto con la Germania, l'Italia, la Francia, la Russia. Un ruolo assai importante nell'economia romena svolge infine il turismo, diretto prevalentemente alle molte stazioni balneari sul Mar Nero

Storia

Testo completo:

Scarse e tuttora incerte, quanto a giacitura, datazione e interpretazione, sono le più antiche testimonianze di presenza umana nel territorio della Romania, come per esempio i materiali fluitati su ciottolo e qualche bifacciale, provenienti dalle alluvioni del torrente Dirjov, o manufatti simili rinvenuti nella valle Valea Muierii e a Fàrcasele, a W del fiume Olt, o, infine, le segnalazioni a Graunceanu (villaggio Bugiulesti) di faune villafranchiane, che secondo alcuni autori presenterebbero tracce di fratture intenzionali e di rare pietre di origine estranea al deposito. Al Musteriano tipico di età würmiana sono riferiti alcuni contesti di tecnica Levallois con presenza di punte foliate, come Ripiceni-Izvor e Baia de Fier.

Per quanto riguarda il Paleolitico superiore, complessi aurignaziani sono rappresentati dal gruppo di Ceahlau-Dirtu, nella valle della Bistrita, con datazione 14C a 23.500±2850 a. C., nella regione di Oas e Banato, quest'ultimo con aspetti tardi rappresentati da frequenza di lamelle a ritocco marginale e predominanza di grattatoi. A una fase più recente del Paleolitico superiore appartengono alcuni siti, come per esempio Buda-Dealul Vici e Buda Lespezi (14C=16.070-15.670 a. C.), con industria su lama, bulini e grattatoi e fauna rappresentata soprattutto da renna e cavallo, che rientrano nel cosiddetto Molodoviano, facies compresa tra ca. 23.000 e 10.000 anni da oggi. In talune stazioni è stata accertata la frequentazione di genti preistoriche succedutesi dal Paleolitico all'Età dei Metalli, come a Cluj, Iasi e Pestera Hotilor.

Ancora più copiose sono le testimonianze dei tempi neolitici date da resti ceramici e fondi di capanne e necropoli, messe in luce tra l'altro a Boian e Cucuteni da cui prendono nome importanti culture diffusesi nell'ambiente danubiano; notevoli i ritrovamenti anche di Gulmenita e di Habasesti che presentano, fra l'altro, statuette fittili antropomorfe. L'Età dei Metalli ha visto fiorire vari aspetti culturali in molte località tra le quali Cîlnic, Costisa, Cotofeni, Otomano per l'Età del Bronzo e Ferigile, Lapus, Bîrsesti e Băiceni per l'Età del Ferro durante la quale la presenza scitica e scito-tracica è attestata da statue di pietra della Dobrugia (sec. VI-V a. C.) e da tesori d'oro (elmo d'oro da Poiana Prahova al Museo Nazionale di Bucarest) e d'argento del sec. IV a. C. con grifi e altri animali fantastici; segue, dal sec. III a. C., il momento celtico caratterizzato da elmi e statuette bronzee.

 

 

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 21486371
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 52,80
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Rumeni 89,5%, Ungheresi 6,6%, Rom 2,5%, Ucraini 0,3%, Tedeschi 0,3%, Russi 0,2%, Turchi 0,2%, altri 0,4%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Rumeno 91%, Ungherese 6,7%, Gispi 1,1%, altri 1,2%

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Religioni:

Ortodossi orientali 86,8%, Protestanti 7,5%, Cattolici 4,7%, altri (in particolare Musulmani e non specificate 0,9%), nessuna 0,1%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): -0,26
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 10,16
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 11,88

Media dell'area geografica: 12.884000110626 (su un totale di 10 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 13,20
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 16,50
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Numero medio di figli per donna: 1,33
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Rapporto tra i sessi: 94,31
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 38,45
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 69,57
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 76,83

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 56

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 189,78
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 8.874,62
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 12
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 6
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 5
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 129.822,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -100000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 1

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 100
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 94
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 88
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 54
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 72

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 98
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 97
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 95
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 96
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 96
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 82
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 80

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 21,83
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 109,16
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 44,02

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

34,30

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

5,0