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Paesi | Europa | Europa meridionale | Portogallo

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Lisbona
Area del Paese in chilometri quadrati: 92120
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 115
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 1143 (riconoscimento del Regno di Portogallo)
Moneta: Euro

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio portoghese forma una specie di rettangolo fortemente allungato nel senso nord-sud (circa 550 km), mentre in direzione ovest-est si interna in media per 150 km. Il Paese corrisponde geomorfologicamente all'estremità occidentale dell'antico zoccolo della Meseta Iberica, costituito da rocce granitiche spianate sulle quali si sovrappongono le formazioni sedimentarie del Mesozoico e del Cenozoico, in corrispondenza delle depressioni invase dal mare; nell'Era Cenozoica si ebbero però forti perturbamenti oro genetici cui è legata la nascita dei rilievi, sia interni sia costieri, dell'intera penisola, talora accompagnati da manifestazioni vulcaniche che interessarono l'estremità montuosa meridionale (Algarve) del Portogallo. Estesi sono pure i terreni alluvio nali neozoici che occupano tutte le pianure, specie quelle dei maggiori fiumi: Sado, Mondego e Tago (in portoghese Tejo, ma il grande fiume iberico è più conosciuto con il toponimo spagnolo). Il Paese, paragonabile alla scarpata occidentale della Penisola Iberica, non si presenta morfologicamente uniforme ma con una successione di dorsali montuose, di terrazze collinari e di pianure che dai margini dell'altopiano interno spagnolo scendono verso l'Atlantico con prevalente direzione est-ovest. Una notevole varietà di forme caratterizza il territorio, nel quale la stessa frammentazione montuosa ha dato origine a regioni ben distinte sotto l'aspetto geografico e quindi socio-economico; una prima fondamentale divisione è operata però dal Tago, che se para il Portogallo settentrionale, montuoso (regioni del Minho, di Trás-os-Montes, della Beira Alta ecc.), dal Portogallo centrale e meridionale, essenzialmente pianeggiante (Ribatejo, Alentejo ecc.). Nella parte settentrionale lo zoccolo si sollevò in modo violento; esso presenta notevoli fratture e i rilievi, prolungamento del Massiccio Galaico e della Cordigliera Centrale Iberica, sono vigorosi culminando nella Serra da Estrela (1.991 m), lunga dorsale che separa il bacino del Tago da quello del Mondego. Una profonda incisione nei rilievi del Portogallo settentrionale è rappresentata dal fiume Douro, che scorre in una valle fortemente incassata. A sud del Tago si stendono invece la maggiori pianure del Paese, in specie quella dell'Alentejo, dove il prolungamento occidentale dei penepiani dell'Estremadura spagnola digrada dolcemente sotto una coltre di terreni cenozoici verso le coste basse e sabbiose dell'Atlantico; è questa la regione più estesa del Portogallo (circa un terzo dell'intero territorio), chiusa sul lato meridionale dai menzionati Monti dell'Algarve. Raramente il rilievo raggiunge il mare, mai comunque con forme molto aspre; ne deriva un profilo costiero piuttosto regolare, caratterizzato da estesi arenili in genere rettilinei, con profonde rientranze solo alle foci dei grandi fiumi, talora paludose o chiuse da cordoni sabbiosi.

Clima. Dal punto di vista climatico il Portogallo è soggetto agli influssi atlantici occidentali di tipo ciclonico, quindi apportatori di aria umida, e di quelli anticiclonici subtropicali. Benché il territorio sia tutto aperto a ovest agli influssi oceanici, questi si allentano verso l'interno, dove si preannunciano le caratteristiche di continentalità proprie della Meseta, e verso sud, dove il Paese è ormai soggetto al clima mediterraneo, contraddistinto da inverni assai miti e da estati pressoché prive di precipitazioni. D'estate l'intero territorio si trova sotto gli influssi dell'anticiclone delle Azzorre, proveniente da sud-ovest, che blocca per molti mesi la situazione meteorologica: il cielo è sempre sereno, la temperatura, in media sui 20 °C, si eleva raggiungendo talvolta i 40 °C e l'umidità relativa si riduce estremamente, fino al 10%; sulla costa tuttavia il mare promuove una certa azione mitigatrice. Verso l'autunno il sopravvenire dei cicloni atlantici da nord-ovest determina condizioni di tempo piovoso, specialmente nelle regioni montuose settentrionali, come il Minho, dove si hanno copiose precipitazioni (2.500 mm annui contro i 500 mm dell'Algarve). Dal punto di vista termico si riscontrano differenze rilevanti tra le regioni settentrionali, con inverni lunghi e rigidi, e quelle meridionali, dove gli inverni sono tiepidi e brevi (la media invernale si aggir a sui 3 °C a Bragança, nel Trás-os-Montes, sui 12 °C a Lisbona).

Flora. Il clima fresco e umido delle zone settentrionali è all'origine della ricca vegetazione che inverdisce il paesaggio, con castagni, querce e pini silvestri; nell'interno, dove le precipitazioni si fanno più scarse e più forti le escursioni termiche, prevalgono i magri pascoli e la boscaglia. Più limitate sono a sud le zone boschive (lecci, querce da sughero ecc.) in relazione al clima caldo e secco; diffusi sono invece gli arbusti tipici della macchia mediterranea (timo, lavanda, rosmarino) e le zone steppose quasi prive di vegetazione, punteggiate da qualche palma nana.

Idrografia. La particolare morfologia del Paese determina corsi d'acqua irregolari e veloci attraverso gradini e dirupate gole d'erosione; essi sfociano al mare con lunghi estuari nei quali la corrente di marea penetra profondamente (per una settantina di km nel Tago), trasformandoli in buone vie di comunicazione: soprattutto il Tago, sul cui estuario non a caso è sorta Lisbona, è quasi interamente navigabile, e il Douro per 2/3 del suo corso. Nel territorio portoghese hanno il tratto finale del loro corso i grandi fiumi iberici, in particolare il Douro (in spagnolo Duero), il Tago e il Guadiana, che interessano però soprattutto la Spagna dove hanno origine; scarsi e di modesto sviluppo sono invece i fiumi che hanno il loro bacino interamente nel Portogallo, tra cui i principali sono il Mondego , che solca la Beira, e il Sado, che raccoglie le acque di buona parte delle regioni meridionali. Data la loro alimentazione di tipo pluviale, tutti hanno un regime assai irregolare, con fortissime differenze di portata nel corso dell'anno; presentano infatti piene notevoli durante la stagione delle piogge (quando non rari sono gli straripamenti con conseguenze spesso disastrose) con massime in gennaio o febbraio, mentre la loro portata diminuisce sensibilmente durante il periodo di siccità estiva: il Mondego ha una portata invernale persino 3.000 volte superiore a quella estiva.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. Il territorio portoghese ha attratto l'uomo fin dalle epoche più remote; però soltanto con i Lusitani, derivati probabilmente da un gruppo iberico insediato nelle zone montuose della Beira e che, provenienti da nord-est, invasero il Paese nel I millennio a.C., si ebbe una prima omogeneizzazione culturale del Paese (non per nulla lusitano divenne col tempo sinonimo di portoghese), concretatasi con la conquista romana. Ai Romani si devono la creazione dei primi nuclei urbani, situati - a differenza delle sedi montane arroccate della popolazione lusitana - alla base delle colline o presso il mare, la realizzazione di un imponente sistema viario, l'introduzione della vite e l'estensione della cerealicoltura, il che determinò un più stabile popolamento nelle zone di pianura, in precedenza impiegate come aree di transumanza pastorale per le genti dei monti; col tempo la costa divenne anzi la fascia vitale del Paese. Le invasioni germaniche non lasciarono impronte notevoli nella storia portoghese; decisiva fu invece la dominazione araba che introdusse nelle zone meridionali e lungo la costa le colture soprattutto irrigue degli agrumi, dell'olivo e degli ortaggi, animando la vita commerciale e urbana; elementi arabi rimasero nelle città e nelle campagne anche dopo che l'invasione fu respinta. Con la Riconquista (secoli XI-XIII) a opera dei Lusitani del nord ebbe origine la formazione dell'attuale nazione portoghese; il contatto con le regioni più progredite del sud diede al nuovo Stato un notevole impulso in ogni campo della vita sociale ed economica, trasformando la civiltà pastorale e agraria del nord in civiltà soprattutto mercantile.

Movimenti demografici. I primi dati demografici risalgono al 1527, anno in cui furono stimati 1,1 milioni di abitanti; già da allora Lisbona, capitale dell'impero più vasto del mondo, e Porto, nota per i suoi traffici con l'Europa settentrionale, specie con l'Inghilterra (gli stretti legami con la Gran Bretagna sono sempre stati uno dei cardini della politica estera portoghese), costituivano i due maggiori centri del Paese. Con l'avvento dei grandi viaggi per mare si verificò un massiccio esodo di popolazione verso il Nuovo Mondo, naturalmente soprattutto verso il Brasile, e il Portogallo subì per due secoli un vero e proprio spopolamento. Anche la spinta demografica registratasi a partire dal secolo scorso è stata costantemente ridotta da un forte movimento migratorio, che ha superato in vari anni i 100.000 espatri con prevalente flusso non più verso l'America ma diretto verso Francia, Gran Bretagna, Germania e, forzatamente, verso i possedimenti africani.

Distribuzione. La popolazione è distribuita in modo molto irregolare, rarefacendosi nelle regioni interne, più aspre e aride, poco abitate anche in passato, e nell'Alentejo, dove il latifondo ha determinato un ambiente inerte dal punto di vista storico-economico. Le densità più elevate si riscontrano lungo la costa, che è la principale zona di attrazione dell'emigrazione interna, un tempo per le attività legate ai traffici commerciali transoceanici, oggi per quelle urbane e industriali, con punte massime ovviamente nei distretti di Lisbona e di Porto. Il clima d'altro canto limita in alcune aree l'attività agricola e favorisce di conseguenza l'addensarsi della popolazione nelle zone di più fiorente agricoltura (208 abitanti/km 2 nel Minho). L'insediamento è prevalentemente rurale, con sensibili differenze secondo le forme di conduzione agraria. Le case sparse e i piccoli aggregati sono comuni nel nord, specie nel Minho, dove prevale il microfondo a conduzione diretta, e sulla costa dell'Algarve, dove si hanno ricche colture ortofrutticole; nelle aree meridionali, nelle montagne de ll'Algarve e nell'Alentejo, data la difficoltà di approvvigionamento idrico e il latifondo, dominano i grossi agglomerati, sovente molto lontani tra loro; nella zona costiera i centri assumono diverse dimensioni secondo che vivano esclusivamente di pesca o di attività anche agricole e commerciali.

Città. Le città principali si sono sviluppate lungo la costa in funzione delle attività marittime e dei recenti insediamenti industriali. Lisbona, di origine fenicia, situata sull'estuario del Tago, ha avuto un grande incremento in rapporto all'espansione coloniale del Portogallo ed è tuttora il maggiore centro politico, culturale, commerciale e industriale dello Stato; il suo porto e il suo aeroporto sono toccati dalle principali linee internazionali. Posta sul Douro è Porto , la romana Portus Cale, il cui nome è legato all'importanza del porto medesimo, sia per l'intensa attività commerciale che vi si svolge, sia per l'ottima produzione vinicola del suo retroterra (ovunque famoso è il vino omonimo), sia per le cospicue industrie, specie tessili. A sud di Lisbona, alla foce del Sado, è Setúbal, attivissimo porto e centro commerciale. Fra le città dell'interno, sorte in funzione dell'attività agricola, poche si sono sviluppate; fra queste di notevole importanza è Coimbra, posta, sulla riva destra del Mondego, nel cuore di una fertile area rurale, ma la cui fama è soprattutto legata all'antica università e ai numerosi edifici di grande pregio artistico che ne fanno uno dei maggiori centri turistici e culturali del Paese. Infine, su di un'altura dominante la fertile pianura del Minho, si trova Braga , tradizionale mercato agricolo e ora sede di industrie meccaniche, tessili e alimentari.

Aspetti economici

Testo completo:

In base al prodotto lordo annuo pro capite, il Portogallo è oggi economicamente all'ultimo posto tra i Paesi dell'Europa occidentale; sempre più il piccolo Stato appare come una sopravvivenza arcaica nel contesto europeo.

Rivoluzione dei garofani. Molte erano le speranze di rinnovamento suscitate nel 1974 dalla cosiddetta "Rivoluzione dei Garofani": dopo la caduta della lunghissima dittatura salazariana il nuovo governo socialista propugnava una radicale trasformazione delle strutture produttive portoghesi, largamente inadeguate alle necessità di un Paese moderno (incremento della meccanizzazione del settore agricolo e relativa razionalizzazione della conduzione fondiaria, accelerazione del processo d'industrializzazione, incentivazione degli investimenti, rafforzamento delle infrastrutture, specie di quelle viarie) e non meno incisive riforme in campo sociale. Ma l'arretratezza culturale e in genere i ritardi da colmare in ogni ambito della vita del Paese hanno in breve tempo frustrato le aspettative. Né vanno sottovalutati i molti errori commessi da parte governativa: per esempio la confisca dei latifondi e la riforma fondiaria (mirante tra l'altro alla ricreazione di aziende collettive), che interessarono circa 1,7 milioni di ha, significarono talvolta espropri indiscriminati e comunque suscitarono le violente reazioni dei piccoli coltivatori del Nord, un'area tradizionalmente conservatrice. Nello stesso modo i successivi tentativi di parziale "restaurazione" incontrarono l'accanita resistenza delle cooperative di ex braccianti sorte sui latifondi espropriati dell'Alentejo, la grande regione agricola del Sud. Del pari le nazionalizzazioni, che in pratica investirono nel 1974-75 l'intero apparato economico del Paese, furono spesso eccessivamente affrettate e non tennero conto del fatto che mancava una classe tecnica e imprenditoriale in grado di sostituirsi alla classe precedente. Si verificò quindi che i quadri dirigenti, all'inizio drasticamente allontanati, riprendessero rapidamente i centri di potere man mano che l'accentuarsi della crisi economica, mettendo in discussione tutta la portata della Rivoluzione del 1974, conduceva alla riprivatizzazione di gran parte dell'apparato produttivo.

Fattori negativi. L'incerto clima politico, le acute tensioni sociali, la brusca alternanza delle linee programmatiche provocarono inevitabilmente una forte caduta delle produzioni, sia agricole sia industriali; ciò anche per il mancato afflusso di capitali interni e internazionali (non pochi né di modesta entità erano stati gli interessi finanziari minacciati o direttamente colpiti dal nuovo corso governativo) con conseguente drastica diminuzione degli investimenti. Né infine vanno dimenticate le ripercussioni che sulla vita politica portoghese ebbero le vicende coloniali. Se da un lato la perdita delle colonie significò per il Paese poter finalmente porre termine alle elevatissime spese belliche a lungo e inutilmente sostenute per il mantenimento dei Territori d'Oltremare, dall'altro il Portogallo si vide privato delle abituali fonti di materie prime a buon mercato, soprattutto di quelle destinate alla fondamentale industria tessile. Fattore non meno grave per le fragili strutture dell'economia portoghese fu il ritorno in patria di circa un milione di ex coloni, i cosiddetti retornados , il che rese pressoché insostenibile una situazione da sempre caratterizzata da una pesante disoccupazione; il grave deficit della bilancia dei pagamenti è anche in certa misura imputabile alla diminuzione delle rimesse degli emigrati, come si è detto in buona parte ritornati in patria. Così, per una serie di circostanze fortemente negative, è stato radicalmente trasformato il programma economico del Paese, programma che oggi si incentra sull'incoraggiamento dell'iniziativa privata e degli investimenti esteri.

Inserimento nella CEE. Tuttavia oggi il Portogallo non è più quello dell'autarchia statica dell'epoca salazariana: è un Paese che, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, sull'esempio della vicina Spagna è entrato a far parte della CEE (1986), ma la strada da percorrere per colmare i tantissimi ritardi è certamente lunga e densa di ostacoli. Pur senza trascurare l'urgente necessità di elevare l'attuale bassissima produttività del settore agricolo, l'attenzione è soprattutto puntata sull'industria, destinata, come ovunque, ad avere un peso economico determinante. Essa deve essere potenziata e modernizzata, così da rendere l'intero apparato produttivo in grado di sostenere quei confronti con il resto del mondo, che il passato regime aveva "evitato" e che oggi la scelta europeistica del nuovo governo rende inevitabile. Nel 1983 l'inflazione ha sfiorato il 30% per poi scendere al 12% nel 1986, mentre la moneta veniva svalutata del 12%. Dal 1984 la diminuzione del deficit della bilancia dei pagamenti ha dato il segnale di una ripresa che ha raggiunto nel 1991 un incremento del 2,9% della produzione e una diminuzione del tasso di disoccupazione sotto il 5%, pur con un'inflazione ancora attestata intorno al 12%. Utilizzando al meglio i fondi e i prestiti comunitari, il Paese è riuscito tuttavia a entrare nel primo gruppo degli Stati membri dell'Unione Economica e Monetaria europea (1998); l'obbligo di centrare i parametri di Maastricht ha dato una notevole spinta all'economia portoghese, che ha raggiunto risultati significativi di crescita della produzione e diminuzione dell'inflazione e della disoccupazione.

Agricoltura. La percentuale della popolazione attiva occupata nelle attività rurali è ancora abbastanza elevata nell'ambito europeo. Benché il Portogallo sia stato un Paese eminentemente agricolo sino agli anni Sessanta, il settore risente in modo particolarmente accentuato dell'arretratezza tecnica e organizzativa propria dell'economia portoghese; a ciò si aggiungono la presenza di ampie aree poco fertili e le condizioni climatiche nel complesso sfavorevoli, caratterizzate da scarse precipitazioni, irregolarmente distribuite nel corso dell'anno e tali da rendere necessaria in molte zone l'irrigazione dei campi. Ne deriva che l'agricoltura portoghese, oltre a forti squilibri interni, presenta una produttività molto bassa; le produzioni, già piuttosto modeste e del tutto insufficienti al fabbisogno interno, sono ulteriormente diminuite negli ultimi anni a causa della caotica e contraddittoria riforma agr aria; ad aggravare la situazione si sono aggiunte condizioni climatiche fortemente avverse. Si è reso così necessario un sempre crescente ricorso alle importazioni per i generi alimentari di base, che ormai provengono dall'estero per circa il 50%.

Cereali e patate. Tra i cereali di produzione locale predominano il frumento, che sopporta meglio la siccità ed è pertanto diffuso nelle regioni aride, dall'alta valle del Tago ai Monti dell'Algarve, e il mais, che è invece il principale prodotto cerealicolo delle regioni settentrionali umide, ma che è presente ovunque sia possibile una continua irrigazione, come nella valle del Mondego e nelle hortas dell'Algarve; il riso si sta diffondendo nelle basse valli del Mondego, del Tago e del Sado. Minore importanza hanno la segale, l'avena e l'orzo. Considerevole è la produzione di patate, che raggiungono limiti altimetrici più elevati e si estendono quindi all'interno del Paese.

Colture legnose. Grande diffusione hanno anche le colture fruttifere, presenti in tutti i terreni che possono essere irrigati, specie nel centro e nel sud: tipica zona ad agricoltura mediterranea, cui sono stati impressi i caratteri della dominazione araba, è l'Algarve. Si coltivano mandorle, fichi, arance e altri agrumi, mele, pomodori, legumi ecc. Tra le oleaginose un posto importante ha l'olivo, diffuso in tutto il Paese; la produzione di olio è in buona parte esportata, mentre è in aumento l'importazione dell'olio di semi. Tra le colture legnose la principale è di gran lunga quella della vite, la cui area si estende nella bassa valle del Douro, il "País do Vinho" per eccellenza, e sui colli a nord e a sud-est di Lisbona. La coltura della vite, ben organizzata in medie e grandi aziende, ha assunto una spiccata specializzazione, dato il suo importante ruolo commerciale. L'uva è infatti pressoché totalmente al servizio di una prestigiosa industria enologica, molto apprezzata in tutto il mondo e che ha affermate qualificazioni regionali (Setúbal per i vini moscati, Porto per i vini da dessert): in particolare per il Porto opera da tempo un apposito ente governativo, l'Istituto do Vinho do Porto, che assicura il controllo sulla qualità e sulla produzione di questo pregiatissimo vino.

Foreste. Le foreste occupano complessivamente il 36% della superficie nazionale e consentono di ricavare legname da opera e da ebanisteria. La maggior parte delle essenze è costituita da resinose che, oltre al legname, forniscono resine e trementina; ma si hanno anche estesi sughereti, specie nella valle del Tago e sul litorale dell'Alentejo, con una produzione cospicua di sughero, per il quale il Portogallo è tra i primi produttori del mondo.

Allevamento. L'allevamento del bestiame ha carattere per lo più sussidiario, essendo essenzialmente rivolto al servizio dell'agricoltura; tuttavia nella Serra da Estrela sopravvivono tradizionali forme di attività pastorale che implicano ancora la transumanza lungo gli antichi tratturi. Prevalgono gli ovini, che si giovano ormai in genere di sistemi più razionali di allevamento; seguono i suini, i volatili da cortile, ampiamente diffusi, e i bovini, limitati alla zona montuosa settentrionale, più umida e ricca di pascoli; modesta è però l'industria casearia, benché si vada accentuando la tendenza a produrre latte e latticini - oltre alla carne - in funzione dei consumi urbani.

Pesca. La pesca rappresenta, con le attività collegate (industria conserviera), una delle maggiori risorse dell'economia portoghese. Esercitata sin da epoca antichissima specie sulla costa atlantica, è oggi praticata da una flottiglia discretamente attrezzata, risente tuttavia della crescente concorrenza straniera e della progressiva rarefazione dei banchi di pesce lungo le coste, il che rende necessario il ricorso alla pesca d'alto mare, per la quale la flotta portoghese è in genere male equipaggiata . Il prodotto tipico e più importante è rappresentato dalle sardine (90.000 t su un totale di 250.000 t di pescato), che si esportano conservate in olio di oliva e i cui principali centri di lavorazione sono a Setúbal, Matosinhos, Portimão; seguono per i mportanza il tonno, pescato al largo delle coste dell'Algarve, e le acciughe (filetti di Olhão). Alle foci del Tago e del Sado ha una certa diffusione l'ostricoltura; notevole infine è la pesca del merluzzo nei banchi di Terranova, praticata da imbarcazioni di maggior tonnellaggio, dotate di attrezzature frigorifere. I principali porti pescherecci sono Setúbal, Peniche, Figueira da Foz, Leixões, Nazaré e Viana do Castelo .

Risorse minerarie. Il settore estrattivo ha scarsa importanza: importanti sono tuttavia il rame e il tungsteno (le miniere di Panasqueira sono tra le maggiori in Europa); si estraggono inoltre, ma in quantitativi molto modesti, oro, manganese, minerali di ferro, stagno, uranio ecc. Particolarmente deficitario è il settore energetico (del tutto insufficienti sono i giacimenti di carbone), che da tempo ha dato inizio a un intenso sfruttamento del potenziale idroelettrico; una delle principali opere idriche è stata costruita sul fiume Zêzere, che raccoglie le acque della Serra da Estrela e che fornisce energia elettrica alla zona industriale di Lisbona. Fu proprio l'aumento della produzion e di energia elettrica a consentire l'avvio della moderna industrializzazione del Paese, dando la possibilità di affiancare alle tradizionali lavorazioni (tessile, alimentare ecc.) nuove attività, per esempio nei settori siderurgico, metallurgico e chimico; tuttavia il Portogallo è oggi costretto a pagare un elevato scotto per la crescente importazione di petrolio (quasi la metà della produzione è di origine termica), necessaria peraltro al potenziamento delle strutture produttive.

Industria. L'industria portoghese è rimasta molto a lungo nei limiti di pura e semplice attività di trasformazione dei prodotti agricoli, tale da non richiedere manodopera specializzata o processi tecnologici avanzati; agevolata sino a epoca recente dal facile afflusso di materie prime dai possedimenti africani (anche se peraltro scarsamente sfruttati), era tuttavia rimasta, per la politica autarchica del regime salazariano, ai margini dei radicali mutamenti in campo produttivo che nel frattempo si andavano attuando nei Paesi economicamente sviluppati, con tutti gli svantaggi e i pochi eventuali vantaggi che da tale chiusura politica derivano. Le industrie che segnano il volto moderno di un Paese, in genere quelle ad alta tecnologia, sono in fase iniziale e hanno un'incidenza ancora molto debole, nonostante un certo recente avvio, dovuto essenzialmente all'intervento di capitali stranieri (tra le più significative realizzazioni si collocano il complesso petrolchimico e la raffineria di petrolio, allestiti nell'area del futuro polo di sviluppo di Sines, a Lisbona, e divenuti operativi nel 1979). Particolare importanza riveste l'industria tessile, che vanta un'antica tradizione; al primo piano si colloca il cotonificio, la cui distribuzione presenta un marcato concentramento a nord del Douro (Vila Nova de Famalição, Vila Nova de Gaia, Porto); più disperso appare il lanificio, benché sia presente con centri abbastanza numerosi nelle regioni centrali del Paese, fra il Mondego e il Tago. Sulla costa (a Leixões, Seixal, Villacova) sono invece in genere ubicati gli impianti siderurgici e metallurgici, che producono acciaio, ghisa e ferroleghe, quindi rame, piombo, alluminio ecc.; nell'area tra Lisbona e Setúbal operano vari complessi chimici e petrolchimici dai quali, oltre alla raffinazione del grezzo d'importazione, si ottengono fertilizzanti azotati, acido solforico e nitrico ecc.; l'industria meccanica infine, presente nelle zone attorno a Porto e a Lisbona, è soprattutto costituita da impianti per il montaggio di autovetture e veicoli commerciali. Una discreta gamma di prodotti fornisce l'industria alimentare (rappresentata da oleifici, zuccherifici, conservifici di pesce e ortaggi, birrifici); un certo ruolo svolgono anche le industrie del vetro, della gomma, della carta, del cuoio e delle calzature, i cementifici; tra le industrie minori hanno larga fama quelle dei ricami, dei pizzi e delle ceramiche, in particolare delle eleganti piastrelle, denominate azulejos, nelle cui decorazioni predomina il colore azzurro.

Comunicazioni. Un grave ostacolo allo sviluppo del Paese è dato dall'ancora insufficiente sistema delle vie di comunicazione. La rete stradale e quella ferroviaria indicano chiaramente la presenza di due grandi poli di attrazione a livello nazionale, Lisbona e Porto, dai quali si dipartono le varie arterie che giungono ai porti atlantici di minor traffico e ad alcuni centri con funzione regionale (come Braga, Coimbra, Évora e Faro ) e che si collegano a est con il sistema viario spagnolo. Le ferrovie, nazionalizzate nel 1975, hanno uno sviluppo particolarmente modesto (circa 2.850 km, di cui solo 520 elettrificati); sono in funzione inoltre una cinquantina di chilometri di ferrovie private (appartenenti a società minerarie), che si avvalgono in genere di attrezzature e macchinari piuttosto scadenti. Le arterie stradali totalizzano circa 72.000 km, esse pure in larga misura rappresentate da strade secondarie (le autostrade raggiungono appena i 690 km). Attive sono però le comunicazioni marittime e fluviali nei tratti terminali dei maggiori corsi d'acqua. La flotta mercantile è estremamente modesta, soprattutto per essere erede delle tradizioni secolari di un popolo di navigatori. Tuttavia il traffico con l'estero si svolge quasi esclusivamente per via marittima: il porto di Lisbona assorbe da solo circa 3/4 del movimento commerciale. Le comunicazioni aeree, infine, hanno tuttora scarso rilievo all'interno del Paese, mentre attivissimi sono i collegamenti internazionali, specie per quanto riguarda il movimento di transito verso l'America Centrale e Meridionale, nonché con l'Africa occidentale. Il principale aeroporto è quello internazionale di Lisbona, seguito da quelli di Porto e Faro (compagnia di bandiera è la TAP, Transportes Aéreos Portugueses).

Commercio. A eccezione delle aree gravitanti attorno ai due centri di Lisbona e di Porto, il commercio interno è in genere modesto e poco articolato a causa di un tenore di vita globalmente piuttosto basso e di una diffusa tendenza a un'economia di autoconsumo. Le esportazioni riguardano eminentemente generi di abbigliamento e tessuti di cotone, vino, sughero lavorato, macchinari, prodotti conservieri (sardine, pomodori ecc.); le importazioni sono soprattutto rappresentate da macchinari e mezzi di trasporto, petrolio e suoi derivati, prodotti chimici e industriali in genere, cereali e altri prodotti alimentari. L'interscambio si svolge essenzialmente con la Spagna, la Germania, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia; esso registra un cronico passivo, in quanto le esportazioni coprono solamente circa i due terzi delle importazioni. Cospicuo è però l'apporto valutario derivante dal turismo.

Storia

Testo completo:

La più antica documentazione della frequentazione umana nel Portogallo risale al Paleolitico e risulta particolarmente interessante il sito di arte rupestre scoperto nella valle di Côa, dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Alcune industrie acheuleane sono state rinvenute in stratigrafia sui terrazzi pleistocenici del fiume Tago e in altre località. Seguono evidenze del Paleolitico medio (Musteriano), con resti attribuiti all'uomo di Neandertal rinvenuti in vecchi scavi fuori contesto stratigrafico alla grotta di Columbeira, vicino a Bombarral, e complessi litici provenienti, per esempio, dalla grotta di Salemas, vicino a Lisbona, dove i livelli che li contengono sono sottostanti a livelli con diverse fasi del Paleolitico superiore (Perigordiano, Solutreano), del Mesolitico e del Neolitico. Industrie del Paleolitico superiore sono state rinvenute anche in altre località: la grotta di Casa de Moura (Cesareda), dove è attestato un livello magdaleniano, quella di Escoural (Montemor-O-Novo, Alentejo), dove sono state rinvenute manifestazioni di arte parietale attribuite al Magdaleniano o al Mesolitico, e di Lapa do Suao in Estremadura. Di particolare rilevanza storica è il sito di Muge nella valle inferiore del Tago, in cui sono stati rinvenuti numerosi chiocciolai (accumuli di conchiglie) mesolitici, tra cui quelli di Cabeço de Arruda, Cabeço de Amoreira e Moïta de Sebastiao, con datazioni al Carbonio 14 comprese tra 5150±300 a. C. e 7350±350 a. C., con strutture di abitato (focolari, buchi di palo, fosse approssimativamente circolari, ecc.) e oltre 230 inumazioni. Si tratta della più estesa necropoli mesolitica finora conosciuta in Europa. Il Neolitico antico è rappresentato dalla ceramica cardiale, mentre quello recente vede la comparsa del megalitismo, soprattutto nella regione dell'Alentejo. Particolarmente impressionante è la fioritura di facies culturali del III millennio, nelle quali è presente la metallurgia del rame. Le sepolture artificiali collettive di Praja das Macas e Sao Pedro de Estoril mostrano la successione stratigrafica tra le culture eneolitiche locali e la ricca facies locale del vaso campaniforme di Palmela (dal nome di un'altra località in cui all'inizio del XX secolo furono individuate grotticelle sepolcrali); tale sequenza contraddistingue anche i due grandi abitati su altura fortificati di Vila Nova de Sao Pedro e Zambujal. Di recente sono stati pubblicati i risultati degli scavi della cavità naturale di Cova da Moura, occupata per un arco di tempo che va dal Neolitico antico fino all'Età del Bronzo finale.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 10675572
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 61,06
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Popolazioni mediterranee, discendenti dei neri africani immigrati dalle colonie durante la decolonizzazione (meno di 100.000), europei dell'est (dal 1990)

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Portoghese (ufficiale), mirandese (ufficiale dal 1998, parlato nel nord-est)

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Religioni:

Cattolici 84,5%, altri cristiani 2,2%, altre 0,3%, non specificate 9%, nessuna 3,9%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 0,25
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 9,76
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 10,10

Media dell'area geografica: 7.7599999734334 (su un totale di 14 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 4,00
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 4,30
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Numero medio di figli per donna: 1,36
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Rapporto tra i sessi: 93,95
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,06
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 41,00
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 75,32
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 81,79

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 43

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 237,83
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 22.358,90
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 15
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 14
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 3
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 0,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: 150002

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 100
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 100
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 99
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 100
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 99
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 100
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 100

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 100
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 100
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 100
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 99

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 42,38
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 115,39
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 55,30

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

23,79

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

3,0