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Paesi | Asia | Asia orientale | Cina

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Pechino
Area del Paese in chilometri quadrati: 9598088
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 137
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 1 ottobre 1949
Indipendenza da: Repubblica
Moneta: Yuan

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia generale. Il vasto territorio fu interessato da una serie di corrugamenti di epoca diversa, formatisi ai margini dell'elemento rigido arcaico dell'Asia orientale, il cosiddetto Scudo Sinico, esteso a nord dello Yangtze Kiang (Chang Jiang) sino alla Mongolia. Costituito da rocce eruttive e metamorfiche che ancora affiorano su vasti tratti, lo scudo non forma un tutto continuo; sin dal Cambriano alcune estese geosinclinali lo fratturarono, dando origine a tre masse distinte denominate Cathaysia, Gobia e Tibetia. Solo a partire dal Paleozoico emersero le catene montuose che attraversano il territorio cinese. I principali sollevamenti si collegano alle orogenesi caledoniana ed ercinica: alla prima risalgono gli allineamenti montuosi della Cina meridionale, orientati prevalentemente da sud-ovest a nord-est, alla seconda la formazione delle assai più imponenti masse montuose del Tian Shan, Altun Shan, Qilian Shan e Qin Ling Shan, orientate da est a ovest. Il Mesozoico registrò, accanto a un'intensa attività di sedimentazione che interessò molte regioni interne della Cina (per esempio lo Sichuan), fenomeni orogenetici dai quali ebbe origine la fascia di rilievi che dal Kunlun si distendono a gomito verso lo Yunnan e la Penisola Indocinese, con un orientamento determinato dalla resistenza opposta dallo Scudo Sinico alle pressioni esercitate da sud-ovest. All'orogenesi alpina si devono invece alcuni corrugamenti periferici alla regione cinese, tra cui soprattutto quello himalayano. Anche il Quaternario non mancò di lasciare tracce imponenti, da una parte con l'attività di modellamento glaciale, dall'altra con la formazione per sedimentazione alluvionale o eolica della maggior parte delle pianure cinesi, da quella della Manciuria alla grande pianura del Huang He e al basso corso di vari fiumi della Cina orientale sino ai bacini desertici del Tarim e della Zungaria. Un aspetto particolare del processo di sedimentazione eolica è stato quello che ha portato alla formazione del löss, depositi di fine terra gialla proveniente dalle zone aride della Mongolia e che si estendono per circa 300.000 km 2 , raggiungendo spessori anche di alcune centinaia di metri; essi caratterizzano soprattutto l'altopiano attraversato dalla grande ansa del medio corso del Huang He.

 

Cina propria. Di moderata elevazione, la Cina propria appare formata da una serie di ampie terrazze che gradatamente discendono dal Tibet al litorale del Pacifico; la sua struttura risulta però estremamente complessa, per l'azione di dislocazioni più o meno parallele che interrompono la citata morfologia a gradoni. La Cina propria viene a sua volta suddivisa in due principali aree: una centro-settentrionale, essenzialmente pianeggiante, e una meridionale, in prevalenza collinosa. La sezione centro-settentrionale, con le estese pianure formate dalle alluvioni del Huang He e dello Yangtze Kiang (Chang Jiang), corrisponde strutturalmente a una subsidenza del blocco arcaico. Essa è orlata a nord dai rilievi che formano le scarpate meridionali degli altopiani della Mongolia Interna (particolarmente vigoroso il rilievo dello Shanxi : Heng Shan, 2.376 m; Luliang Shan, 2.771 m), a sud dai più bassi allineamenti (Mufu Shan, 1.538 m) che si ricollegano a quelli della Cina meridionale. All'interno questa grande area depressionaria si solleva gradatamente verso gli altopiani tibetani, con una regione di transizione formata da allineamenti longitudinali (Qin Ling Shan, 4.113 m) con interposte depressioni, tra cui quella ampia e ben marcata dello Sichuan. Pur nella prevalenza delle distese pianeggianti, la vasta depressione della Cina centro-orientale è costituita da una serie di subsidenze tra loro divise da blocchi sollevati, come quello che forma l'ossatura della Penisola dello Shandong (1.524 m) e quello rappresentato dai rilievi che orlano a nord la depressione del Hubei (Dabie Shan), dove si espande in terreni lagosi e paludosi il Chang Jiang (Yangtze Kiang). A sud di questo fiume inizia la Cina meridionale, strutturalmente più complessa, nella quale i lineamenti orografici portano a riconoscere due distinte sezioni che corrispondono a diverse fasi orogenetiche. Nella parte più occidentale (Yunnan), assai aspra, si innalza, specie in prossimità della Birmania, una serie di imponenti catene montuose (Yun Ling Shan, 4.602 m), che si connettono al grande arco di piegamenti mesozoici dal Kunlun alla Penisola Indocinese; nell'area centrale e orientale dello Yunnan, come nel vicino Guizhou, il rilievo si distende invece in vaste formazioni tabulari. Meno aspra e più discontinua è la morfologia in tutta la restante sezione della Cina meridionale, che presenta un irregolare succedersi di dorsali montuose elevate in media 1.000 m (eccezionalmente raggiungono i 1.922 m i Nan Ling Shan e i 2.120 m i più vigorosi Wuyi Shan), separate da più o meno ampi bacini; il ringiovanimento in era cenozoica degli antichi rilievi ha infatti dato origine a blocchi sollevati e depressioni vallive, spesso in difficile comunicazione tra loro.

 

Manciuria. La Manciuria, in parte costituita da massicci arcaici, è contraddistinta da una vasta depressione, compresa tra la barriera montuosa del Da Hinggan Lin (Grande Khingan, 1.656 m), orlatura orientale dei tavolati mongoli, lo Xiao Hinggan Lin (Piccolo Khingan ), sovrastante la vallata dell'Amur, e le catene che chiudono a nord la Penisola Coreana. Queste ultime si collegano a tutta una serie di colline e di bassi massicci montuosi , separati da vaste depressioni vallive, che interessano gran parte della Manciuria centrale e orientale; ampie pianure ricoperte da formazioni neozoiche si hanno invece a Ovest.

 

Mongolia interna e Xinjiang Uygur (Sinkiang Uighur). A ovest del Grande Khingan ha inizio una vastissima e pressoché ininterrotta fascia arida, che comprende l'altopiano della Mongolia Interna e le due ampie depressioni endoreiche del Sinkiang Uighur: la Zungaria (= Yunggar Pendi) e il Bacino di Tarim. La Mongolia Interna corrisponde a una porzione del basamento arcaico, con sovrapposizioni sedimentarie diverse, terziarie e soprattutto quaternarie; si presenta come un immenso penepiano, alto in media 1.000 m; rare sono le catene delle zone interne, mentre i più imponenti (Holan Shan, 3.600 m) si innalzano lungo il bordo meridionale. Steppica nella porzione orientale la regione si fa decisamente desertica a ovest, comprendendo il Deserto dell'Ordos (= Muks Shamo), chiuso nella grande ansa del Huang He, quell o contiguo di Ala Shan e, più a nord, la porzione meridionale del Deserto di Gobi. La Mongolia Interna si spinge a ovest sino ai Monti Bei Shan, al di là dei quali la regione trapassa quasi insensibilmente nel territorio del Sinkiang Uighur, dove un'imponente orlatura montuosa cinge le due grandi depressioni della Zungaria e del Tarim, occupata quest'ultima dal più esteso deserto sabbioso della Cina, il Taklimakan , di oltre 400.000 km 2 . Entrambi i bacini risalgono all'era quaternaria e sono subsidenze tettoniche formatesi in seguito ai contraccolpi che hanno fatto nascere l'Himalaya. La Zungaria,di forma triangolare, è dominata a nord-est dalla poderosa catena dell'Altaj Mongolo, che tocca i 4.362 m, a nord-ovest da una serie di massicci separati da ampie vallate e, lungo il lato meridionale, dal Tian Shan, formidabile bastione divisorio tra le due depressioni ma discontinuo, frammentato in blocchi che evidenziano le gigantesche fratturazioni subite da questa tormentata regione, in cui una delle più marcate singolarità consiste nella criptodepressione di Turpan, situata a 154 m al di sotto del livello del mare: è la più profonda della Cina e la seconda del mondo dopo quella del Mar Morto. Particolarmente poderosa è però l'orlatura del Bacino del Tarim, cui fanno corona, oltre al Tian Shan, il Massiccio del Pamir, circondato da possenti elevazioni, e le catene del Karakoram (8.611 m nel K2), del Kunlun (7.723 m nel Monte Ulugh Muztag) e dell'Astin Tagh (6.303 m).

 

Tibet (Xizang). L'ultima e periferica area strutturale della Cina è il Tibet , una zolla antica, in parte rimasta rigida. Si tratta di un insieme abbastanza complesso di altopiani e di catene montuose che occupa, oltre alla vera e propria regione amministrativa del Tibet, anche la provincia del Qinghai e che può essere morfologicamente ripartito in tre principali subregioni: l'Altopiano del Tibet per eccellenza, il Bacino del Tsaidam, a est, e le catene del Transhimalaya e dell'Himalaya, a sud. Cuore delle alte terre, l'Altopiano del Tibet è il più vasto ed elevato (in media 4.000-5.000 m) della Terra, chiuso a nord dal bastione del Kunlun, sovrastato da catene montuose di oltre 6.000 m che si alternano a depressioni endoreiche, occupate da acquitrini o laghi. A sud termina con un gigantesco solco tettonico, su cui incombono a nord la Catena del Transhimalaya (monti Nyenchen Tanglha e Kailas o Gangdis), con alcune vette superiori a 7.000 m, e a sud il più possente Himalaya, dominato dal Monte Everest (8.846 m). L'altopiano è orlato a nord dalla barriera del Kunlun e dal più esterno arco montuoso formato dall'Astin Tagh e dal Nan Shan: tra i due allineamenti è lo Tsaidam, distesa piatta e uniforme ricoperta da un deserto sabbioso e pietroso a ovest e da un immenso acquitrino salmastro a est. Nella porzione sud-orientale del Tibet, infine, le catene si restringono e gradualmente si abbassano formando una serie di corrugamenti, solcati dalle vallate dei fiumi Salween, Mekong e Yangtze Kiang che, con un'ampia curva verso sud, conducono allo Yunnan e all'Indocina.

 

Coste e isole. La Cina si affaccia a est e a sud-est per circa 8.000 km all'Oceano Pacifico, che qui si articola nel Mar Giallo, nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale. Si hanno, in linea generale, coste basse e sabbiose a nord, sino alla Baia di Hangzhou (fanno eccezione le montuose penisole del Liaodong e dello Shandong, un tempo unite e oggi racchiudenti il Bo Hai, o Golfo di Chihli), dove i fiumi continuano ad accumulare enormi masse di sedimenti alluvionali; sono invece alte e rocciose le coste della Cina sud-orientale, fittamente intagliate da golfi e baie e orlate da miriadi di isolotti, per effetto di recenti ingressioni marine. Tra le isole, oltre Taiwan e Hainan, fanno parte della regione cinese le Zhoushan, Dongshan, Donghai e, tutte politicamente dipendenti da Taiwan, Matsu, Quemoy e Penghu o Pescadores.

 

Clima. Nonostante la vastità e la varietà morfologica del Paese, il clima della Cina è essenzialmente soggetto all'influsso dei monsoni . D'inverno interessano una larga parte del territorio le masse d'aria continentale, fredde e secche; d'estate gli anticicloni continentali si allentano, il fronte polare si ritira e corrispondentemente subentrano masse d'aria marittime tropicali che portano copiose precipitazioni, secondo l'alternanza tipica del clima monsonico. A questo meccanismo generale della circolazione atmosferica si aggiungono naturalmente gli effetti della latitudine, dell'altitudine, dell'esposizione del rilievo, della vicinanza o meno al mare: gli influssi marittimi, infatti, penetrano solo marginalmente nelle regioni interne, lontane e chiuse dalle barriere montuose (caratteristica è l'azione deviante esercitata soprattutto dall'Himalaya sui monsoni meridionali, che investono così tutta la Cina meridionale e orientale) e che perciò presentano un clima estremamente arido. Quanto alle precipitazioni, in genere prevalentemente estive, esse tendono a decrescere, oltre che dalla costa verso l'interno, dal sud verso il nord-ovest, dove si hanno le zone più aride; però, anche nelle più umide regioni sud-orientali, le piogge non raggiungono mai gli altissimi valori di altre aree monsoniche. Infine, assai frequenti da maggio a settembre, sono i tifoni.

 

Clima in Manciuria e nelle regioni orientali. La Manciuria, aperta agli influssi continentali, ha in generale un clima temperato freddo, con inverni molto rigidi (a Harbin le medie di gennaio sono di -20 °C); le estati sono invece calde (sempre a Harbin la media di luglio è di 23 °C), ma brevi. La piovosità non è molto elevata (media sui 600-1.000 mm annui), con massimi sui rilievi esposti agli influssi del Mar del Giappone; le precipitazioni invernali hanno carattere nevoso e, verso nord, la persistenza del gelo e del manto nevoso introduce il tipico clima siberiano. Anche la Cina centro-orientale, che rientra climaticamente nelle aree temperate, ha inverni rigidi - assai meno però che in Manciuria - e secchi: a Pechino la media di gennaio è di -5 °C, valore che si innalza progressivamente verso sud (5 °C circa sulla linea dello Yangtze Kiang o Chang Jiang). Per contro le temperature estive sono piuttosto uniformi: tutta la regione è sotto l'influsso delle masse d'aria marittime e le medie di luglio quasi ovunque si aggirano sui 25 °C. È ancora nei mesi estivi che si ha la quasi totale concentrazione delle precipitazioni; complessivamente a Pechino cadono 600 mm annui, valore che aumenta gradatamente verso sud dove il corso del Chang Jiang (o Yangtze Kiang) corrisponde all'isoieta dei 1.500 mm. A sud del fiume si entra nel dominio del clima subtropicale che nell'estremo sud, specie nell'Isola di Hainan e nello Yunnan, assume caratteristiche marcatamente tropicali; si può anzi dire genericamente che in tutta la Cina a sud del Tropico vi sia estate perenne. Le escursioni termiche stagionali sono piuttosto deboli; le medie invernali di gennaio si aggirano sui 10 °C, quelle estive di luglio sui 25 °C, valori che aumentano nelle aree tropicali (a Guangzhou = Canton, si hanno rispettivamente 14 °C e 28 °C, a Haikou, nell'Isola di Hainan, 18 °C e 29 °C). Ovunque le precipitazioni superano i 1.500 mm annui, con valori anche di oltre 2.000 mm nelle zone più meridionali e nello Yunnan. Le coste che fronteggiano il Mar Cinese Meridionale sono sovente investite dai tifoni.

 

Clima nella Cina interna. La Cina interna è soggetta per gran parte dell'inverno all'anticiclone continentale e per mesi e mesi non registra precipitazioni (si hanno fino a 3.000 ore annue di insolazione); soffiano venti fortissimi e le temperature invernali si abbassano notevolmente sotto lo zero, senza però raggiungere i rigori della Manciuria (in gennaio media di -15 °C nella Zungaria = Junggar Pendi; di 10 °C nel Taklimakan). D'estate le temperature sono assai elevate, specie nelle aree più depresse (nel Turpan media di 33 °C in luglio); tutta la regione è dominata allora da basse pressioni che attraggono le masse d'aria d'origine marittima, però ormai quasi del tutto prive di umidità. Nelle depressioni zungarica e del Tarim cadono annualmente meno di 100 mm di piogge che aumentano alquanto sui rilievi (600 mm sul Tian Shan), dove si hanno anche precipitazioni nevose, però relativamente scarse. Nell'Altopiano dell'Ordos cadono fino a 250 mm (ma meno di 100 mm nel Deserto di Gobi): la Grande Muraglia corre all'incirca sull'isoieta dei 380 mm, e veramente essa segna qui il limite tra terre interne aride e la Cina agricola. Il Tibet (Xizang) ha un clima continentale estremamente rigido: a partire dai 4.000 m, quota media dell'altopiano, il gelo è quasi permanente. Vi sono tuttavia delle aree più miti, specie la valle del Brahmaputra: Lhasa, a 3.630 m, ha medie di gennaio di -1 o C e di luglio di 16 °C. La barriera montuosa himalayana ostacola gli influssi del monsone meridionale estivo, mentre sul lato settentrionale la regione è aperta alle invasioni d'aria continentale. Le precipitazioni sono perciò ridotte; non superano, nella sezione centro-settentrionale, i 100 mm, ma sono di 500 mm a Lhasa e in genere nei fondivalle, elevandosi in prossimità dell'Himalaya dove, sul versante orientale, possono raggiungere i 1.000 mm. Al di sopra dei 4.800 m le precipitazioni sono solo nevose.

 

Flora. Alle diverse aree climatiche corrispondono differenti domini pedologici e vegetali. Nella Manciuria prevalgono nelle pianure le associazioni steppiche su suoli scuri, a cernozèn , mentre sui rilievi cresce la foresta temperata di latifoglie su suoli bruni; in essa però compaiono le conifere, dominanti nelle sezioni più settentrionali, dove si ha un'appendice della foresta subartica (abeti, pini, betulle, aceri e tutte le caratteristiche specie dell'area boreale fredda). Sui suoli alluvionali delle pianure del Huang He si hanno formazioni di latifoglie temperate; ma qui il paesaggio originario è stato totalmente trasformato dal millenario sfruttamento agricolo; si hanno solo macchie arboree intorno ai villaggi. A sud del Changi Jiang (Yangtze Kiang) si entra in un vasto dominio subtropicale che ha un ammanto vegetale ricco e peculiare di specie sempreverdi: è l'area sinica del bambù, che si spinge sino a 1.000 m e al quale si associano le lauracee, l'albero della canfora, la cannella; nei piani più elevati compaiono le conifere. Il manto vegetale originario in questa regione è ancora relativamente esteso, specie sui rilievi, non occupati dall'agricoltura; le foreste più rigogliose, ricche di specie tropicali, si trovano nello Yunnan; anche qui però non mancano le aree degradate dall'agricoltura. Nelle regioni aride interne si entra nel vasto dominio delle steppe, che iniziano con caratteri peculiari nelle terre del löss, dove alle graminacee si associano piante arbustive. Negli altopiani della Mongolia Interna le formazioni steppiche sono estremamente impoverite, costituite da specie arbustive xerofile e ancora da graminacee; su vaste aree si hanno suoli sabbiosi del tutto privi di vegetazione (Gobi). Nei grandi bacini del Tarim e della Zungaria il manto steppico è rotto, nelle zone pedemontane, dalla vegetazione riparia delle oasi, mentre sui versanti montuosi sovrastanti si stendono, nelle aree più umide, foreste di conifere. Una vegetazione particolare, d'ambiente freddo d'alta quota, si ha infine sugli altopiani tibetani, con associazioni steppiche di graminacee che nei luoghi più umidi, sotto i 4.500 m, si arricchiscono di rododendri, di arbusti montani e di specie proprie delle praterie alpine.

 

Fauna. La fauna cinese è quanto mai ricca e varia soprattutto di vertebrati, fra i quali abbondano le specie endemiche. Fra le scimmie un particolare cercopitecide, Rhinopi thecus roxellanae , è proprio delle alte montagne della Cina centrale e sud-occidentale (nel Gansu, Sichuan, Yunnan e Guizhou), mentre alcune sue sottospecie si spingono fino al Tibet. Nello Yunnan si trova pure il langur dal berretto e in quasi tutte le regioni meridionali la scimmia dagli occhiali e numerose specie di macachi. Sempre tra i Mammiferi è esclusivo il cervo acquatico, mentre hanno ampia diffusione l'elafodo e il cervulo muntjak. Tra i Carnivori il panda gigante vive sui Monti Moupin, il panda minore nella Cina meridionale; numerosi i cani-procioni, i gatti del deserto, le tigri e i leopardi delle nevi. Gli Uccelli annoverano moltissimi esemplari, soprattutto fagiani (azzurro, dorato, di Lady Amherst, argentato), alcuni tragopani, l'anatra mandarina, il pellicano riccio, il cormorano e il marangone. Dei Rettili la specie più caratteristica è l'alligatore della Cina, che vive esclusivamente nel bacino del Chang Jiang (Yangtze Kiang); degli Anfibi, la salamandra di Padre David, che abita nei torrenti montani della parte occidentale del Paese, e il batracupero di Karl Schmidt. Nelle acque interne, infine, numerosissimi sono i pesci, fra cui un pesce spatola (Psephurus gladius) e il pesce rosso, allevato a scopo ornamentale da tempi assai remoti ed esportato dapprima in Giappone e quindi in tutto il mondo fra i secoli XVI e XVIII.

 

Idrografia. La regione cinese possiede circa 5.000 corsi d'acqua, largamente sfruttati per l'agricoltura: la maggior parte dei bacin i sono però inclusi in una grande area esoreica che tributa all'Oceano Pacifico, mentre le regioni depressionarie interne formano bacini endoreici pari a 1/3 della complessiva superficie (specie nel Xinjiang Uygur e nel Tibet), e vastissime zone sono del tutto areiche. A eccezione di alcuni grandi fiumi, come il Brahmaputra, il Salween e il Mekong, di cui è cinese solo il tratto superiore, quasi tutti i corsi d'acqua della Cina si sviluppano da ovest a est, in rapporto al generale andamento del rilievo: è il caso appunto dei due massimi fiumi cinesi, il Huang He (Fiume Giallo) e il Chang Jiang o Yangtze Kiang (Fiume Azzurro). Nella vita del Paese il Huang He (4.845 km di lunghezza, 771.000 km 2 di bacino) ha avuto, sin dalle origini, un ruolo fondamentale. È un grande fiume dal ritmo capriccioso (si calcola che la portata vari da 1.100 a 20.000 m3/s): imponente la continua attività erosiva e di trasporto che esso esercita soprattutto nel suo bacino intermedio compreso nella regione del löss, resa spoglia di vegetazione dal secolare sfruttamento agricolo; il nome Fiume Giallo si riferisce infatti al colore delle acque cariche di limo. Le sue piene, motivate dal regime monsonico delle precipitazioni, hanno avuto conseguenze sovente disastrose nelle pianure che attraversa. Nel giro di 3.000 anni ha dato luogo a 1.500 inondazioni e ha cambiato corso sette-otto volte, spostando ripetutamente la sua foce, anche di 600 km. Oggi però, con una serie di canali di derivazione e di irrigazione, con estese opere di rimboschimento e con la realizzazione (in parte ancora in corso) di gigantesche dighe, il Huang He è stato posto sotto controllo. L'opera più colossale resta il Canale Imperiale (Grande Canale o Da Yunhe), lungo 1.782 km; attuato fin dal XIII secolo e oggi rimodernato, collega Pechino a Suzhou, mettendo in comunicazione il Huang He con i fiumi Hai He, Huai He e Chang Jiang. Più lungo (5.800 km) è il Chang Jiang che stende il suo bacino, vasto ben 1.826.715 km 2 , in regioni più boscose: il trasporto detritico è perciò inferiore a quello del Huang He (rispettivamente di 1.500 e di 500 milioni di t annue), benché egualmente cospicuo data l'assai più rilevante portata (sino a 90.000 m3/ s), resa elevata dalle abbondanti precipitazioni di gran parte del suo bacino. Terzo importante fiume della Cina orientale, benché assai inferiore ai precedenti, è il Huai He, che attraversa l'Anhui e il Jiangsu, portando al mare un'enorme quantità di sedimenti. Più frammentata idrograficamente è la Cina meridionale, che in larga misura rientra però nel bacino del Chang Jiang (Yangtze Kiang). Tra i numerosi fiumi che sfociano direttamente al mare (Min Jiang, Wu Jiang e altri) il principale è il Zhu Jiang o Fiume delle Perle, che raccoglie le acque di vari fiumi, tra cui l'assai più lungo Xi Jiang, e sbocca presso Macao con un apparato deltizio molto ampio in continuo avanzamento (Guangzhou, o Canton, un tempo sul mare, oggi ne dista 12 km). Notevole è la quantità delle acque trasportate nel bacino del Tarim, in quanto i fiumi sono alimentati dai ghiacciai e dai nevai delle imponenti catene montuose periferiche, in particolare dal Karakoram. I corsi d'acqua confluiscono nel Tarim, che rappresenta l'unico collettore della regione. Sull'Altopiano Tibetano le acque si raccolgono in laghi, dolci o salmastri, posti sul fondo delle numerose depressioni; nel Chamdo, invece, l'idrografia è esoreica e dà origine ai possenti fiumi dell'Asia orientale, dal Chang Jiang (Yangtze Kiang) al Mekong e al Salween. A ridosso dell'Himalaya, infine, scorrono in direzioni opposte l'Indo e il Brahmaputra. In genere i laghi che costituiscono lo sbocco dei fiumi nei bacini interni, per esempio l'Ulungur Hu nella Zungaria, il Lop Nur e il Bosten (Bagrax) Hu nel bacino del Tarim, il Nam Co nel Tibet, sono spesso salati, a causa della grande evaporazione: è questo il caso del Qinghai Hu o Koko Nor, il più ampio (4.456 km 2 ) lago salato della Cina, situato nella Provincia di Qinghai.

Ambiente umano

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Popolamento e gruppi etnici. La popolazione cinese si è formata per millenarie fusioni tra gruppi umani che gravitavano, fin dal III millennio, sulle pianure del Huang He. Tali mistioni derivarono da un progressivo assorbimento, da parte dei gruppi organizzati in senso agricolo e sedentario, di genti nomadi, periferiche, dedite alla pastorizia, all'agricoltura itinerante, ai commerci. La dinamica sedentarietà-nomadismo è stata infatti, sin dalle origini, il carattere saliente della civiltà cinese, che si è espansa per successive conquiste e assimilazioni etniche, a cui sono rimaste estranee le popolazioni più appartate e lontane dello Yunnan, del Tibet, del Xinjiang Uygur, della Mongolia Interna. La popolazione della Cina, infatti, è molto eterogenea, tanto che il nome di Cinesi dovrebbe essere dato solo al gruppo etnico Han e più propriamente agli Han centro-orientali; infatti, tra gli Han si notano, dal punto di vista etnologico e più ancora antropologico, non poche differenze fra quelli della Cina centrale e quelli del nord e del sud. Oltre agli Han, che fra tipi puri (circa i 2/3 dei Cinesi) e meticciati formano più del 93% della popolazione della Cina, vi sono numerose etnie (oltre 50), alcune delle quali contano diversi milioni di individui. Le più importanti, come quelle dei Zhuang (Kwan o Kuan; 15,4 milioni) del Guangxi Zhuang, degli Hui (Hwei; 8,6 milioni) del Ningxia Hui, dei Manciù (9,8 milioni), degli Uiguri (7 milioni) del Xinjiang Uygur, dei Mongoli (4,8 milioni), dei Tibetani (4,5 milioni), sono ormai sinizzate più o meno profondamente, e soprattutto negli anni della Rivoluzione Culturale i loro sistemi di vita tradizionali hanno subìto revisioni profonde.

 

Sviluppi demografici. Alla metà del XVIII secolo sembra vi fossero nel Paese 165 milioni di abitanti, divenuti 300 milioni alla fine dello stesso secolo; si attribuisce la causa dei primi forti aumenti demografici in buona parte all'introduzione nella Cina meridionale delle colture del mais e della patata, che risolsero gravi problemi alimentari. Successivamente però l'incremento demografico, data l'elevata mortalità, non superò mai lo 0,75%. Ma la natalità era fortissima e così all'inizio di questo secolo, col miglioramento delle condizioni sanitarie, l'incremento subì spinte eccezionali e se ne ebbe la riprova al primo censimento del 1953 (si calcolò una popolazione composta da 581 milioni di individui, esclusa Taiwan). Successivamente si svolsero i censimenti del 1964 (695 milioni di abitanti) e del 1982 (1.008.000.000 di abitanti). Il tasso d'incremento era dell'1,7%, che si ridusse progressivamente (tra il 1989 e il 1994 fu dell'1,3%) anche in conseguenza delle misure prese dal governo per limitare la crescita demografica dovuta al progressivo aumento della durata della vita media, passata, nel trentennio 1949-79, da 32 a 69 anni. Nel corso dei secoli, in seguito all'eccessiva pressione demografica di certe zone, vi furono spostamenti delle popolazioni verso le terre di nuova conquista (fenomeno questo mai cessato), e l'emigrazione di molti Cinesi all'estero (valutati oggi da 15 a 20 milioni, in gran parte in Asia).

 

Forme di insediamento. La popolazione è ancora in gran parte contadina, ma la migrazione verso le città è stata negli ultimi decenni massiccia, sebbene pianificata sulla base delle occasioni di lavoro create dalle nuove imprese industriali e commerciali. Si è anche avuta la nascita di città nuove, specie nelle regioni di recente conquista agricola e mineraria, mentre nelle zone rurali molti centri hanno assunto funzioni che, nel passato, la struttura economica e sociale basata sul villaggio più o meno autosufficiente rendevano superflue. L'urbanesimo in senso moderno è nato in Cina con la penetrazione commerciale occidentale: la città cinese, infatti, era all'origine, un centro amministrativo o una guarnigione militare o sede del sovrano. L'espansione urbanistica del secolo scorso ha distrutto l'armonica struttura antica, che in parte si conserva solo a Pechino e in poche altre città, mentre i grandi centri portuali, come Shanghai, Tientsin (o Tianjin) e Canton (o Guangzhou) assumevano gli aspetti delle città occidentali, con i grandi edifici centrali sedi delle compagnie commerciali, circondandosi di numerosi e poveri sobborghi. Negli ultimi decenni le vecchie città cinesi sono state in gran parte risanate, dotate di adeguati servizi, di mezzi moderni di trasporto e ampliate con nuovi quartieri di abitazione.

 

Urbanesimo e città. Gli sviluppi dell'urbanesimo sono indicati da alcune cifre: nel 1953 la Cina contava una popolazione urbana di 89 milioni di abitanti, divenuti 382 milioni nel 1985. Dal 1950 al 1960 sono state rimodernate oltre 2.000 città e ne sono state create ex novo circa 200; nel 1985 ben 57 città superavano il milione di abitanti. Le tre grandi metropoli cinesi sono Tientsin = Tianjin, Pechino = Beijing e Shanghai (una delle più popolate città del mondo); le loro origini sono però assai differenti. Pechino, l'antica splendida capitale dei Mongoli, punto d'arrivo della "Via della Seta", da secoli celebre centro storico, culturale e artistico (oggi anche industriale), è il centro politico-amministrativo della Cina. Shanghai, la capitale economica del Paese, è invece del tutto moderna. Tientsin = Tianjin (lo sbocco sul mare della capitale) è un porto attivo soprattutto a partire dal secolo scorso e oggi città commerciale e industriale di primo rango. Tutte le altre città assolvono limitate funzioni regionali. L'area più urbanizzata, grazie al suo elevato grado d'industrializzazione, è la Manciuria (dove esistono diverse metropoli), la cui crescita è avvenuta quasi interamente nel corso di questo secolo. Shenyang (in mancese Mukden) è la maggiore, sviluppatasi come centro commerciale e poi industriale, con colossali impianti che sfruttano i ricchi giacimenti locali di ferro e carbone; non lontano da Shenyang sorgono, sempre con stabilimenti siderurgici e metallurgici, Fushun, Benxi (Penki) e Anshan che, nell'insieme, formano una conurbazione paragonabile alla Ruhr. Sbocco portuale della regione è Dalian, fiancheggiata dalla vicina Lüshun, la vecchia Port Arthur. Il bacino del Chang Jiang (Yangtze Kiang) ospita, oltre a Shanghai, numerose grandi città, come Nanchino (Nanjing), valorizzata in epoca moderna, centro industriale che opera soprattutto in funzione della regione agricola del basso Chang Jiang. Nella sezione media del grande bacino sorge Wuhan, una delle maggiori città cinesi, porto fluviale e attivo nodo di comunicazioni, sede di un complesso siderurgico che sfrutta i minerali ferrosi dei vicini giacimenti e il carbone del Sichuan. Sulla costa meridionale della Cina si succede una fitta serie di porti; i maggiori sono Fuzhou, assai suggestiva, con le sue vie d'acqua, i suoi ponti, le sue eleganti architetture (è detta la "Venezia d'Oriente"), e soprattutto Guangzhou (Canton), le cui fortune sono legate alla funzione di grande emporio commerciale, sede tra l'altro di una fiera merceologica internazionale di larghissima rinomanza, ma oggi altresì dotato di industrie poderose.

Aspetti economici

Testo completo:

Con l'enorme entità di potenziale umano e le molteplici risorse sia agricole sia minerarie, la Cina svolge un ruolo relativamente modesto sulla scena economica internazionale, ma il suo peso è destinato a crescere vistosamente se continuerà lo sviluppo in atto nei primi anni Novanta.

 

Profilo generale. L'agricoltura ha ancora un livello piuttosto basso di meccanizzazione accompagnato da uno scarso impiego di fertilizzanti. L'industria, a sua volta, pur essendo ormai in grado di for nire un ampio ventaglio di prodotti, anche estremamente sofisticati (per esempio nel settore nucleare), presenta un'organizzazione aziendale e un livello tecnologico di molti impianti ancora nel complesso arretrati. Si verifica così che, nonostante un'el evata produttività pro capite, il valore assoluto del reddito nazionale lordo è insufficiente a garantire un prodotto medio annuo pro capite a livello di quello di altri Paesi industrializzati. La Cina è non solo il più popoloso, vasto e ricco Paese in via di sviluppo ma, nel continente asiatico, è la massima potenza economica dopo il Giappone. Inoltre, benché l'economia cinese sia eminentemente volta ad assicurare l'autosufficienza e quindi operi essenzialmente per il mercato interno, la Cina è già un considerevole fornitore di prodotti agricoli, industriali e minerari per vari altri Stati, anche europei. Nello stesso tempo essa costituisce una fonte importante di aiuti tecnici e finanziari per molte altre nazioni economicamente emarginate, come la Ta nzania, la Zambia, il Pakistan. Infine, anche se grandi masse vivono ancora a bassi livelli di consumo, aumenta rapidamente il numero di coloro che raggiungono un tenore di vita superiore alla media dei Paesi occidentali.

 

Riforme e piani quinq uennali. Nel 1949 il Paese era in completo sfacelo dopo quasi mezzo secolo di guerre e rivoluzioni. Il regime comunista si pose tra i primi obiettivi l'eliminazione del latifondo, distribuendo a 50 milioni di famiglie contadine le terre espropria te. In seguito sperimentò, in successivi piani quinquennali, diverse forme di organizzazione dell'agricoltura (dapprima le cooperative, circa 700.000 nel 1957, che raggruppavano i microfondi; poi le comuni del popolo, 54.000 nel 1982) di volta in volta a bbandonate o modificate per il mancato raggiungimento dei risultati prefissati. Gli stessi piani quinquennali davano alternativamente importanza preminente ora all'agricoltura ora all'industria pesante oppure allo sviluppo delle microaziende produttive, a seconda delle più urgenti necessità del Paese, facendo leva costante sulla tensione ideologica delle masse. Nonostante questi frequenti cambiamenti di indirizzo, il regime realizzava anche, sfruttando l'immenso patrimonio di manodopera, importanti lavo ri di sistemazione territoriale e gigantesche opere di distribuzione idrica, presupposto comunque basilare per ogni sviluppo futuro.

 

Economia di mercato. Nel corso del sesto piano quinquennale (1981-85) si è realizzata una svolta, defi nita "storica", per cui, in un'economia rigidamente centralizzata, si sono poste le basi per la transizione a un'economia con sostanziali elementi di mercato, in particolare con il ripristino del sistema delle responsabilità nella produzione (per cui il compenso è commisurato al prodotto) e al ritorno alla proprietà privata della terra. Vennero inoltre poste le basi per la liberalizzazione del sistema industriale e della riforma della determinazione dei prezzi, non più stabiliti dal piano ma dal mercato. Il governo lanciò inoltre un nuovo progetto destinato a incidere profondamente sulla struttura economico-sociale del Paese, quello delle "città di campagna". Si trattò di trasformare circa 56.000 paesi in piccole città con un numero di abitanti variabi le dai 6.000 ai 150.000. Tali città dovevano richiamare verso l'industria e il settore terziario una parte consistente della popolazione agricola (sproporzionata rispetto alla disponibilità di aree coltivabili), con una selvaggia urbanizzazione di grandi aree in precedenza occupate da campi e risaie. Esempio significativo di questo nuovo modello di sviluppo è l'area intorno alla città di Suzhou, ma la tendenza sembra ora inarrestabile, con grandi investimenti di capitale provenienti dall'iniziativa priv ata sia cinese sia straniera.

 

Squilibri e prospettive. I cambiamenti rapidi e radicali degli ultimi anni hanno creato inevitabili squilibri, che hanno posto il Paese in una situazione densa di contraddizioni. Alla formazione di una nuo va classe ricca di contadini e imprenditori grandi e piccoli fa riscontro la massa di coloro che, abbandonata l'agricoltura, si riversano nelle città alla ricerca di occupazione (si calcola che nell'inverno 1988 ottanta milioni di contadini hanno soffert o una grave penuria alimentare). Le "nuove zone economiche", create in diverse regioni, ma soprattutto lungo la fascia costiera da Canton a Shanghai, e aperte ai capitali stranieri, sono state destinate alla sperimentazione anche contrattuale (cottimo, contratti a termine). La loro è risultata una funzione trainante nei confronti delle aree circostanti e delle regioni più interne meno dinamiche. Nel contempo però l'inflazione è salita a livelli mai conosciuti in precedenza dalla Cina, che anzi per decenni aveva avuto una moneta pressoché stabile, e l'aumento quotidiano dei prezzi delle merci al consumo originò vere e proprie corse all'acquisto. Di fronte a simili reazioni, a metà degli anni Ottanta il governo bloccò il processo di liberalizzazione, per tornare a una specie di controllo centralizzato tendente a ridurre i consumi senza chiudere ai mercati occidentali. Un'accorta politica estera all'inizio degli anni Novanta, infatti, ha rimesso la Cina sulla scena internazionale degli investimenti e degli scambi, ridando vigore a un'economia che ha in primo luogo bisogno di risorse finanziarie e tecnologiche per continuare a rinnovare le proprie strutture produttive e gli impianti. La Cina è avviata a diventare una grande potenza economica mondiale, ma l'evoluzione accelerata comporta anche inflazione, disoccupazione e gravi problemi di sperequazione sociale, uniti a quelli dell'inquinamento ambientale.

 

Agricoltura. L'agricoltura, date le varietà climatiche e pedologiche del vasto territorio cinese, è presente con una gamma pressoché completa di colture, molte delle quali in quantitativi elevatissimi: nel complesso si stima che il Paese realizzi 1/6 della produzione agricola mondiale. Nonostante i notevoli sforzi compiuti in passato, il macchinario agricolo e i fertilizzanti chimici non soddisfano il fabbisogno nazionale e le gigantesche opere irrigue e di protezione del terreno sono in parte degradate. L'arativo, che si estende sul 10% della superficie territoriale, corrisponde quasi interamente alla Cina orientale, vale a dire alle tradizionali regioni agricole comprese nei bacini del Huang He e del Chang Jiang (Yangtze Kiang). Nel primo si coltiva soprattutto il frumento, seguito dal mais, dal sorgo, dall'orzo e dalle patate; nel secondo domina sovrana la risicoltura, che consente in certe zone due raccolti annui. Anche la Cina meridionale si presta ottimamente alla risicoltura (persino tre raccolti annui), seguita da molte colture tropicali, quali canna da zucchero, ananas, agrumi. Regione agricola importantissima di più recente sviluppo è infine la Manciuria; oltre al frumento e al sorgo, sono qui particolarmente coltivate la soia e la barbabietola da zucchero. La Cina detiene nettamente il primato mondiale per la produzione di riso, che è tradizionalmente alla base dell'alimentazione cinese, e di frumento. Si trova al secondo posto per il mais e al terzo posto per il miglio. Notevoli contributi all'alimentazione danno le patate e ancor più le patate dolci. Dalla canna e soprattutto dalla barbabietola si ottiene un quantitativo di zucchero più che sufficiente per il fabbisogno nazionale. Molteplici, e in genere con elevatissime produzioni, sono le piante oleaginose coltivate: la Cina è tra i primi produttori mondiali di: arachidi, soia (largamente consumata anche come legume), e sesamo; presenti inoltre colza, girasole e ricino. Primo produttore mondiale di tabacco, la Cina è al secondo posto per il tè, che è la bevanda nazionale più diffusa. In costante espansione sono la frutticoltura (mele, pere, agrumi) e le produzioni di legumi e ortaggi d'ogni genere. Fra le piante tessili, esse pure molteplici e di grande rilievo, notevole è la produzione di cotone, grazie anche alle nuove piantagioni della Cina centro-orientale e delle aree occidentali di recente colonizzazione. Si coltivano anche la iuta, il ramié, la canapa, il lino.

 

Foreste. Quanto al patrimonio forestale, il millenario sfruttamento agricolo ha praticamente esaurito le risorse boschive nelle regioni centro-orientali, mentre nel nord e nell'ovest del Paese il clima arido non consente la formazione di un vero e proprio manto forestale. Le maggiori estensioni boschive si trovano nella Manciuria e nelle vallate del Tibet sud-orientale, dove prevalgono le conifere e le foreste di latifoglie, mentre nello Yunnan esistono ricche foreste subtropicali. I vasti rimboschimenti effettuati dal governo hanno consentito di elevare la superficie forestale (la Cina è il secondo produttore di legname nella scala mondiale dopo gli USA), e alimentano una sviluppata industria di lavorazione del legno e di produzione della carta e pasta di legno.

 

Allevamento. Anche per l'attività zootecnica il Paese si pone ai primi posti nella graduatoria mondiale. Nelle aree agricole la limitatezza dei pascoli non permette un intenso allevamento di bovini, i quali insieme a un discreto numero di bufali, sono ancora destinati perlopiù ai lavori dei campi. Assai più elevato è il numero dei suini, fondamentali per l'alimentazione. Nelle regioni aride è diffuso l'allevamento estensivo di ovini e di caprini; qui si trovano anche numerosi cammelli, mentre nelle zone montuose più aspre si ricorre ancora largamente allo yak. Nelle aree ad agricoltura intensiva la gelsicoltura alimenta l'allevamento del baco da seta, antichissima e pregiata attività cinese: la Cina detiene il primato mondiale nella produzione di seta greggia. Molto diffusi sono infine i volatili da cortile, la cui produzione di uova viene ampiamente esportata.

 

Pesca. Anche la pesca è un'importante attività; la Cina è infatti il maggior produttore di pesce del mondo. L'organizzazione è ancora in larga parte tradizionale, ma non mancano battelli modernamente attrezzati, impianti frigoriferi e conservifici in vari porti sia della costa orientale sia di quella meridionale (Tientsin = Tianjin, Qingdao, Canton = Guangzhou, Xiamen). Le forti richieste di pesce da parte di una fascia popolatissima trovano rispondenza nella ricchezza ittica del Mar Cinese Meridionale; pescoso è anche il Bo Hai (Golfo di Chihli).

 

Risorse minerarie ed energia elettrica. La Cina è particolarmente ricca di minerali energetici: tra questi l'antracite (i giacimenti più importanti si trovano in Manciuria, nello Hebei, nello Shandong, nello Shanxi e nel Jiangxi), e il petrolio, per il quale il Paese è autosufficiente sin dagli anni Settanta; le principali aree petrolifere sono localizzate nella provincia mancese di Heilongjiang (dove si trova il ricchissimo giacimento di Daqing), nello Xinjiang Uygur, nello Sichuan e nel Gansu; abbondanti sono anche gli scisti bituminosi (province di Liaoning e di Guangdong). A Ürümqi, nello Xinjiang Uygur, vengono estratti minerali di uranio, utilizzati nel locale impianto atomico. Tra i minerali metalliferi il ferro è presente soprattutto nell'area di Anshan (Liaoning), oltre che a Daya (Hubei), presso Baotou (Mongolia Interna), e in varie altre zone, spesso vicino a giacimenti di carbone. La Cina è il primo produttore mondiale di tungsteno; si estraggono inoltre notevoli quantitativi di antimonio, magnesite, manganese, molibdeno, mercurio, zinco, piombo, bauxite. Tra i minerali non metalliferi sono ben rappresentati i fosfati, lo zolfo, il sale e il caolino, materia di base delle celeberrime porcellane cinesi. È comunque indubbio che buona parte delle risorse minerarie della Cina sia tuttora suscettibile di più intenso sfruttamento. L'energia elettrica prodotta è nettamente inferiore al fabbisogno di una nazione in grande espansione industriale. Si stima che l'energia elettrica cinese sia per perlopiù di origine termica, nonostante l'enorme potenziale idroelettrico: il solo bacino del Huang He (sul quale, come su tutti i maggiori corsi d'acqua cinesi, sono state costruite però dighe poderose) potrebbe fornire alcune centinaia di miliardi di kWh.

 

Industria. Se dal punto di vista quantitativo le produzioni industriali non riescono a coprire le richieste di un gigantesco mercato di un miliardo di abitanti (rapportando i consumi a quelli occidentali), dal punto di vista qualitativo le tecnologie cinesi possono, quasi in ogni settore, particolarmente in quelli dell'elettronica e delle telecomunicazioni, competere con le giapponesi, americane o europee. Già nel 1965 la Cina produceva, con materiali e progetti interamente locali, il primo elaboratore; nel 1968 i primi missili balistici; nel 1970 un proprio veicolo spaziale, cui seguivano i reattori nucleari e le armi atomiche, le cui sperimentazioni erano iniziate già dagli anni Sessanta. La siderurgia rappresenta la base dell'apparato industriale cinese e ha registrato sviluppi notevolissimi. Alla siderurgia si affianca sovente la metallurgia (rame, alluminio, zinco, molibdeno e così via), che ha i suoi centri più importanti a Harbin e Fushun. Entrambi i settori alimentano un'industria meccanica ormai molto diversificata, ma volta soprattutto a fornire attrezzature di base (macchine industriali, agricole e minerarie, motori, apparecchiature elettriche ed elettroniche) e mezzi di trasporto (materiale ferroviario, costruzioni navali, autoveicoli); stabilimenti meccanici sono ormai presenti un po' in tutto il Paese, ma i complessi più importanti sono localizzati a Shanghai, Harbin, Dalian, Tianjin, Nanjing (Nanchino), Zhangzhou, Taiyuan, Fushun, Wuchang, Chengdu. Industria in rapidissima espansione è quella chimica, tradizionalmente posta al servizio dell'agricoltura, in particolare quella delle materie plastiche; i centri più importanti sono Shanghai, Guangzhou, Nanjing, Tanjin, Fuzhou, Chongqing , Ürümqi. Essa è in grado di fornire una vasta gamma di prodotti di base, dalla gomma sintetica all'acido solforico e alla soda caustica, e alcuni prodotti di chimica fine (quali i farmaci), che però costituiscono ancora una delle principali voci d'importazione. Gli enormi sforzi volti al potenziamento dei settori di base sono anche espressi dai dati relativi al cemento. Fra le attività propriamente manifatturiere prevale quella tessile, fiorente già dalla fine del XIX secolo. Essa lavora essenzialmente cotone e seta, ma fornisce anche consistenti quantitativi di tessuti e filati di lana, di fibre tessili artificiali, di manufatti, soprattutto di cotone, destinati all'esportazione. Tra le industrie alimentari, infine, prevalgono quelle relative alla brillatura del riso e alla molitura del frumento; ben sviluppati sono però anche il settore oleifero (in Manciuria soprattutto), quello saccarifero, la manifattura dei tabacchi e la conservazione del pesce. Ha inevitabilmente pagato lo scotto dell'industrializzazione del Paese l'artigianato, che creava celeberrimi oggetti di squisita fattura.

 

Ferrovie e strade. In passato le principali arterie di comunicazione della Cina classica avevano in Pechino il fulcro pressoché unico dell'intero sistema territoriale ed erano volte soprattutto a collegare il nord e il sud dell'immenso Paese. Dopo lo sviluppo economico dei grandi centri portuali (Shanghai, Guangzhou, Tianjin, Fuzhou, Dalian e altri) le direttrici primarie del traffico presero a raccordare eminentemente la costa alle regioni interne. Particolare importanza riveste la rete ferroviaria, in quanto meglio atta al trasporto di elevati quantitativi di merce sulle grandi distanze. Sebbene poco sviluppata a confronto della vastità del Paese, essa collega tutte le regioni cinesi eccetto il Tibet. Tra le maggiori linee sono: la Pechino-Canton, di oltre 2.950 km; la cosiddetta ferrovia della Manciuria, di 2.370 km, alla quale si innesta anche la Transmongolica; la Pechino-Lanzhou e la Lanzhou-Ürümqi (estesa fino a collegarsi con l'Asia centrale), entrambe di circa 1.800 km; la Boji-Chongqing (1.170 km), con due diramazioni che uniscono la Cina alle linee ferroviarie del Vietnam. Dal 1994 è in funzione una linea ad alta velocità tra Canton e Shenzhen. La rete stradale nel 1949 annoverava 120.000 km, di cui solo 80.000 realmente agibili; nel 1994 ha superato il milione di km, di cui 995.000 asfaltati, e si collega alle reti dei Paesi confinanti. Tra le più spettacolari realizzazioni sono le tre linee che attraversano il Tibet, partendo dal Xinjiang-Uygur, dallo Sichuan, dal Qinghai, e superano le impervie catene himalayane; in particolare la Qinghai-Tibet si mantiene sempre a una quota di quasi 4.000 m.

 

Comunicazioni navali e aeree. Sono anche state valorizzate, con opportuni dragaggi, canalizzazioni e altre opere di sistemazione, le vie d'acqua interne, che si sviluppano per 103.000 km (solo 50.000 km però accessibili a naviglio a motore). Questo esteso sistema di idrovie è ancora molto sottoutilizzato quale rete fondamentale di trasporto nell'area più popolata e industrializzata del Paese. I lavori hanno riguardato particolarmente il bacino del Chang Jiang (Yangtze Kiang) e il Canale Imperiale (Gran Canale o Da Yunhe), fondamentale arteria di 1.782 km (il più lungo canale del mondo) tra il nord e il centro del Paese, che consente di collegare il Huang He con le idrovie del sud. È stata altresì potenziata la flotta mercantile, la cui stazza lorda viene valutata (nel 1995) a 17 milioni di t, ma soprattutto sono stati incrementati i trasporti aerei, fondamentali per un Paese di tale estensione; la CAAC copre ben 171 linee interne con una rete di complessivi 210.000 km ed effettua anche collegamenti con 20 Stati esteri.

 

Commercio. Nel volgere di mezzo secolo le correnti del commercio estero cinese hanno subito drastici cambiamenti. Dopo il 1960 la crisi politica fra Cina e URSS comportò la quasi totale chiusura di questa fondamentale corrente di scambi; ne derivò una radicale inversione di tendenza che portò, per un decennio, a limitare l'interscambio con i Paesi del Terzo Mondo. Con gli anni Settanta, dopo l'ammissione della Cina all'ONU, è avvenuta una nuova svolta in base alla quale l'assoluta maggioranza del commercio estero, la cui bilancia è pressoché in pareggio, si svolge con Paesi non socialisti, in particolare con il Giappone, Hong Kong (vera "porta aperta" della Cina verso l'estero), la Germania e gli Stati Uniti. Le importazioni riguardano essenzialmente impianti industriali e apparecchiature ad alta tecnologia, come quelle aeree, alcune materie prime e prodotti semilavorati destinati alle industrie nazionali, prodotti di chimica fine. Le esportazioni concernono soprattutto prodotti agricoli, tessuti e altri manufatti, prodotti minerari. Sempre maggiore importanza riveste infine il turismo.

Storia

Testo completo:

I resti umani più antichi della Cina sono probabilmente i due incisivi di Yuanmou, attribuiti a Homo erectus, per i quali si ha una datazione, messa peraltro in discussione, di 1,7 milioni di anni. La sequenza archeologica della Cina settentrionale, secondo alcuni autori cinesi, inizia con il sito di Gongwangling, dove è stato rinvenuto un cranio fossile simile a quello di Lanthian; seguono il sito con fauna e scarsa industria litica di Chenjiawo, nello Shensi, la località n. 1 di Chu ku'tien, i cui livelli paleolitici con fossili umani sono compresi tra 500.000 e 200.000 anni fa, e il cranio rinvenuto a Tali (Shensi) datato a ca. 200.000 anni fa. Industrie simili a quelle più arcaiche di Chu ku'tien si trovano anche a Kehe in un riempimento riferito al Pleistocene medio. Dal sito di Mapa (fine Pleistocene medio – inizio Pleistocene superiore) proviene un cranio umano incompleto, attribuito ai gruppi asiatici corrispondenti ai neandertaliani. Sull'altopiano dell'Ordos (Mongolia Interna), diversi ritrovamenti sono riferiti al Paleolitico medio e superiore, analogamente alle industrie di Sjara-osso-gol e della località 13 di Chu ku'tien. Copiosi sono i resti di insediamenti del periodo neolitico la cui diffusione era favorita dalle vaste pianure fertili di Löss, specialmente dei territori settentrionali ricchi di corsi d'acqua. La base economica di molte di queste culture sarà costituita dalla coltivazione del miglio, del riso e dell'orzo, e dall'allevamento di bovini, suini, ovini, del cane e del baco da seta. Per citarne alcune, si ricordano le culture di Cishan (VI millennio), di Hue (V-III millennio), di Hongshan e di Sungari (IV-III millennio), di Liangzhu (seconda metà del IV millennio-III millennio), di Yangshao (VI-II millennio) e di Lung Shan (III-I millennio). Con l'Età del Bronzo, l'apparizione della scrittura preannuncia ormai i tempi protostorici. Di questo periodo si ricordano le culture di Erlitou (1500 a. C.), di Erligang (Erlikang) e di Anyang (1300-1030 a. C.).

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 1341335152
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 50,57
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Cinesi han 91,5%, zhuang, manciù, hui, miao, uiguri, tujia, yi, mongoli, tibetani, buyi, dong, yao, koreani e altri 8,5% (2000)

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Cinese standard o mandarino (Putonghua, basato sulla lingua di Beijing), yue (cantonese), wu (shanghainese), minbei (fuzhou), minnan (hokkien-taiwanese), xiang, gan, hakka, altre lingue

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Religioni:

Daoisti (taoisti) e buddisti 80-90%, cristiani 3-4%, musulmani 1%-2%; ufficialmente la Cina è uno stato ateo
(2002)

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 0,51
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 12,62
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 7,24

Media dell'area geografica: 7.4559999465942 (su un totale di 5 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 28,20
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 18,40
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Numero medio di figli per donna: 1,64
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Rapporto tra i sessi: 107,96
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,20
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 34,54
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 71,70
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 74,45

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 101

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 7.298,15
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 5.416,67
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 0
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 2
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 10
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 685.418,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -1884102
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 16

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 92
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 98
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 82
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 89
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 58
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 52
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 55

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 99
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 99
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 99
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 99

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 21,16
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 73,19
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 38,30

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

41,75

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,8