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Paesi | Asia | Asia occidentale | Turchia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Ankara
Area del Paese in chilometri quadrati: 783560
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 91
Forma di governo: Repubblica (parlamentare)
Data dell'indipendenza: 29 ottobre 1923
Indipendenza da: Succeduto all'impero ottomano
Moneta: Nuova lira turca

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia

Geologicamente la Turchia europea è costituita dalla Tracia, una piccola porzione di territorio (23.764 km2) all'estremità sud-orientale della Penisola Balcanica, costituita da un bacino depresso di origine tettonica, delimitata a nord dai rilievi degli Yildiz Daglari (1.030 m) e a sud dai Ganos Daglari (945 m), entrambi molto erosi e di età antica. La Turchia asiatica forma una vasta appendice peninsulare dell'Asia: da qui il nome, usato largamente un tempo, di Asia Minore, che coincide con l'Anatolia, "terra di levante" per i Greci. Il territorio è strutturalmente la continuazione del sistema dinarico, che attraverso gli arcipelaghi dell'Egeo, parti emerse di una zolla antica (Egeide), riappare in superficie nell'Anatolia. Quest'ultima è formata da una parte più antica nell'altopiano centrale e da due zone di recente creazione, le catene montuose del Tauro, parallelo al Mar Mediterraneo, e dei Monti Pontici, paralleli al Mar Nero. I due allineamenti montuosi periferici sono sorti nel Cenozoico, nell'ambito dei poderosi sommovimenti che interessarono il Caucaso, l'Elburz e lo Zagros. L'altopiano centrale è invece un'antica zolla sollevata, soggetta a fratture e deformazioni, ma sostanzialmente rimasta rigida tra i due corrugamenti laterali. Morfologicamente si tratta di un penepiano di rocce paleozoiche e prepaleozoiche, metamorfiche, talora affioranti in superficie; esso è mosso da dorsali e depressioni, coperte queste ultime da sedimenti cenozoici e da coltri più recenti, d'origine lacustre e alluvionale. Verso ovest l'altopiano, sul Mediterraneo, presenta una serie di vallate sovrastate da massicci granitici e vulcanici, come l'Uludag, l'Akdag e il Bozdag (con altitudini fino a 2.000 m). La costa egea risulta in tal modo articolata da una serie di promontori e rientranze, costituite da depressioni tettoniche, rivelata dalla loro stessa direzione longitudinale, tra cui i golfi di Edremit, Smirne, Mandalya, e da alcune espansioni deltizie, come quelle del Gediz e del Meandro (il turco Büyük Menderes).

 

Catene anatoliche

Fra le due catene montuose che orlano a sud e nord l'Anatolia la più imponente e massiccia è quella del Tauro, con un'altezza media di 2.000 m, raggiungendo un'elevazione massima di 3.585 m nei Bolkar Daglari e di 3.734 m negli Ala Daglari, posti entrambi nella sezione centrale. Il rilievo taurico ha una struttura complessa, molto fagliata, con blocchi di rocce sedimentarie sormontanti formazioni paleozoiche, metamorfiche e cristalline. La catena è povera di varchi: l'unico agevole sono le Porte Cilicie o Passo Gülek, a 1.050 m, tra i Bolkar daglari e gli Ala Daglari, tradizionale, storico passaggio verso la Siria. La parte principale sovrasta la costa mediterranea, determinandone il profilo e il carattere litorale, in genere precipite e roccioso. In corrispondenza dei golfi di Adalia (Antalya) e Alessandretta (Iskenderun), nella piana della Panfilia, la costa diviene pianeggiante, grazie all'apporto dei fiumi, tributari del Mar Mediterraneo. Verso oriente il Tauro si separa in Tauro orientale esterno e Tauro orientale interno, inarcandosi a nord delle piane siro-mesopotamiche. Differenti appaiono le montagne pontiche, poste a settentrione: la catena è discontinua, pur facendo parte di un unico elemento tettonico, distinto dall'altopiano lungo una linea di faglia, causa di frequenti e disastrosi terremoti. A esse si riconduce la formazione degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli , che permettono di collegare il Mar Nero con l'Egeo. Nel complesso si presenta come una successione di catene separate da qualche varco, come quello del Kizilirmak, attraverso il quale il bacino fluviale sbocca nel Mar Nero. La sezione orientale del sistema pontico diviene più elevata; qui la catena supera in più punti i 3.000 m e dove la massima vetta, che sovrasta da vicino il Mar Nero, è rappresentata dal Kaçkar Dagi, di 3.937 m.

 

Acrocoro armeno

Nella parte orientale, corrispondente all'Armenia turca, s'innalzano alcuni complessi montuosi che si ricollegano nella parte mediana al Tauro orientale, formando una regione elevata, ad acrocoro, situata a un'altitudine media di 1.800 m. La regione, un nodo orografico (nonché geografico) tettonicamente e morfologicamente assai movimentato, rinsalda la Penisola Turca al continente asiatico. È percorsa da una serie di catene pressoché parallele, che raggiungono la massima elevazione con il Bingöl Daglari (3.250 m), separate da valli e da depressioni anche ampie, come quella che ospita, a 1.646 m di quota, il Lago di Van. Molti sono gli edifici vulcanici, posti ai margini di tali depressioni, segno delle forti opposizioni strutturali del territorio; i più imponenti sono il Süphan Dagi (4.434 m), presso la sponda settentrionale del Lago di Van, il Büyük Agri Dagi, il celebre monte Ararat, situato a dominio della valle dell'Aras, al confine tra l'Armenia e l'Iran. L'Ararat è la massima cima della Turchia e una delle più imponenti del l'Asia occidentale, culminante a 5.165 m con un vasto ripiano craterico ricoperto da ghiacci. La tettonica estremamente tormentata e la forte vulcanicità fanno sì che questa sia anche una delle zone di più intensa sismicità del continente. Oltre a quelli armeni, vari altri edifici vulcanici sovrastano l'Altopiano Anatolico, quali il già citato Uludag (2.543 m), non lontano dal Mar di Marmara, e l'Erciyas Dagi (3.916 m), posto tra le alte valli dei fiumi Kizilirmak e Seyhan; la loro ubicazione è sempre in rapporto con le zone tettonicamente più interessate da fratture e sprofondamenti basali e la loro origine è da porre in relazione con i generali moti di sollevamento orogenetico del Cenozoico. Montuosa appare anche la sezione turca del Kurdistan, corrispondente all'estremo lembo sud-orientale del Paese; strutturalmente assimilabile alla saldatura tra il Tauro orientale esterno e il sistema dello Zagros (Iran), comprende una serie di massicci spesso di morfologia alpina, rude e impervia, che toccano i 4.168 m nel Cilo Dagi.

 

Clima

Il territorio turco rientra, per ciò che riguarda il clima, nell'area mediterranea temperata calda, caratterizzato però da notevoli differenze tra le fasce costiere e le aree interne, e dalla scarsità di precipitazioni. Così sull'altopiano, situato ad altitudini relativamente elevate e povero di precipitazioni, si ha un clima che in taluni punti assume persino i caratteri del clima desertico freddo, come nella piana di Konya. Nelle zone costiere invece, a seconda dell'esposizione e dell'altitudine, si hanno climi temperati caldi o temperati freddi propri dell'area mediterranea. È la conformazione stessa del territorio che, con il suo altopiano orlato da catene montuose, ostacola il cammino delle masse d'aria che lo investono da nord-est, nord-ovest e sud, dando origine a situazioni climatiche differenti. Le precipitazioni che cadono soprattutto d'inverno sono dovute per lo più alle masse d'aria d'origine atlantica, provenienti da nord-ovest, quando si attenuano gli influssi dell'anticiclone che staziona d'estate sul Mediterraneo, da cui pure spirano venti umidi. Un'azione determinante esercitano anche le masse d'aria fredde e secche provenienti da nord-est, dagli spazi continentali eurasiatici. Si possono perciò individuare tre aree climatiche principali: la mediterranea, la continentale e la pontica. L'area mediterranea, con estati calde e inverni miti (media di gennaio 10 °C), comprende le fasce costiere della Turchia occidentale e meridionale; in alcuni punti, nella zona meridionale, si registrano temperature medie estive piuttosto elevate (ad Adana, 28 °C in luglio); le precipitazioni sono relativamente abbondanti, in media 500-700 mm annui, e cadono in prevalenza nei mesi autunnali e invernali. L'Altopiano Anatolico presenta un clima spiccatamente continentale, dove si registrano escursioni termiche elevate con inverni rigidi e precipitazioni, solo nei mesi invernali, relativamente povere (500 mm ma meno di 300 nella piana di Konya); nell'Anatolia orientale tali aspetti climatici divengono sempre più rudi (forti escursioni termiche, medie assai basse, notevoli precipitazioni nevose): a Erzurum per esempio la media di gennaio è di -10 °C. Particolare è il clima dell'area pontica: sul litorale del Mar Nero il clima è mite, caratterizzato da buone precipitazioni (2.000 mm e oltre nei versanti meglio irrorati), regolarmente distribuite nell'arco annuale; le temperature medie sono però considerevolmente più basse che nelle altre zone marittime del Paese, dovute sia alle estati non eccessivamente calde, sia agli inverni piuttosto freschi (media di gennaio 6 °C). La Tracia infine risente maggiormente degli influssi mediterranei.

 

Flora

La distribuzione così variegata delle specie vegetali dipende dalle condizioni climatiche e geografiche. L'area pontica, con il suo clima piovoso e temperato, si differenzia dal restante Paese: fitti ammanti di latifoglie (querce, faggi, aceri) e molte delle piante diffuse anche in Europa come il ciliegio (il nome del frutto deriverebbe infatti dalla città turca di Giresun, l'antica Cerasus ). Nell'altopiano, per la diffusa aridità, prevalgono le formazioni steppiche, simili a quelle predesertiche: le artemisie, il cardo, i cactus, le graminacee, e lungo i fiumi e le sorgenti d'acqua, i pioppeti, che segnalano immancabilmente un'oasi o la presenza di un villaggio. Lungo la costa mediterranea l'olivo con la vite dominano sovrani insieme ad altre essenze tipicamente mediterranee, come l'oleandro, il carrubo, il pistacchio; non mancano specie subtropicali, come il banano e la palma da dattero.

 

Idrografia

Lo sviluppo idrografico del territorio turco è piuttosto povero; mancano, rispetto alla grandezza del Paese, fiumi di un certo rilievo per lunghezza e ampiezza di bacino. Ciò dipende sia dalla povertà delle precipitazioni sia dalla presenza di rilievi in prossimità della costa, che ostacolano il fluire dei corsi d'acqua in mare e creano la stagnazione delle acque in bacini depressi. Fra questi i bacini lacustri di notevoli dimensioni, come il lago Tuz (Tuz Gölü), con 1.642 km 2 , e, tutti vicini tra di loro, quelli di Beysehir, Egridir e Aksehir; altri occupavano un tempo ampie aree della piana di Konya, ormai bonificata. Il più vasto però, il Lago di Van (3.738 km 2 ), corrisponde come si è detto a una depressione dell'acrocoro armeno. Molti bacini lacustri sono salati; in particolare il lago Tuz, profondo appena qualche metro, raggiunge una delle concentrazioni saline più alte del mondo. Dell'Altopiano Anatolico, soltanto la sezione centro-settentrionale comunica abbastanza agevolmente col mare, malgrado la presenza dei Monti Pontici: i maggiori tributari del Mar Nero sono il Kizilrmak, il più importante corso d'acqua interamente turco (1.182 km) e il Sakarya (824 km). Sul lato meridionale, tra i monti del Tauro, il bacino del Ceyhan ha una notevole estensione, penetrando nell'altopiano, assieme al parallelo Seyhan. Le acque dell'acrocoro armeno sono raccolte dall'Eufrate che, attraverso varchi difficili, arriva alle pianure siro-mesopotamiche (verso cui discende anche il Tigri, alimentato dal Tauro orientale) e dall'Aras, che scorre in senso opposto all'Eufrate sfociando nel Mar Caspio. Gli altri fiumi sono piuttosto brevi e il loro corso si svolge lungo le scarpate esterne dei rilievi che chiudono l'altopiano; discreto sviluppo hanno quelli egei data la conformazione distesa del versante occidentale dell'altopiano, solcato da lunghe vallate: i principali sono quelli già menzionati, cioè il Meandro , il Gediz e il Bakir.

Ambiente umano

Testo completo:

Prime civiltà. I primi insediamenti nell'Asia Minore risalgono al periodo cosiddetto Calcolitico (o Eneolitico), anche se si segnalano presenze umane già in precedenza. Molte delle invenzioni culturali che hanno posto le basi dell'urbanesimo sono avvenute infatti in territorio turco; la vicinanza alla Mesopotamia ha ravvivato la civiltà neolitica e la scoperta del rame nell'altopiano è stata alla base delle culture preindeuropee fiorite in Asia Minore e documentate in numerose stazioni archeologiche. Dopo l'avvento degli Ittiti, civiltà di grandissima importanza con una cultura tipicamente asiatica, la Turchia è toccata dallo spostamento delle popolazioni egee verso oriente, iniziata con gli Achei. A questa fase risale la famosa Guerra di Troia, che portò all'avvento della civiltà greca in Anatolia e all'attivazione di un processo di "occidentalizzazione" del mondo mediterraneo, proseguito sotto i Greci e i Romani. Già sotto i Bizantini, ultima difesa dell'Occidente contro l'irrompere delle culture asiatiche, si avvertiva una fase nuova: cominciano infatti ad apparire popolazioni che lungo le antiche vie carovaniere tra Oriente e Occidente, trasferivano il mondo più interno dell'Asia fin sulle rive mediterranee. Ciò avvenne nell'XI secolo con l'arrivo dei Turchi Selgiuchidi e con le successive ondate di popolazioni dell'Asia centrale, che determinarono la "turcanizzazione" del Paese.

 

Eredità ottomana. La cultura turca tuttavia non rimase chiusa nei suoi valori, ma fu aperta e sensibile, oltre che all'Islam, all'eredità greca e occidentale. L'Impero ottomano visse a lungo, con un territorio di vastissime dimensioni, conquistato tra il XVI e XVII secolo. Grazie alla spinta universalistica islamica, la nuova cultura si espanse in terre diverse. Nelle mire espansionistiche e in una visione conservatrice stanno però le ragioni della debolezza ottomana. Mentre in Europa si affermava l'era industriale, il mondo arabo ritardava ad aprirsi all'Occidente, richiudendosi in se stesso e trascinando molti Paesi, e la stessa Turchia, a una lenta decadenza. Alcune riforme ottomane cercarono, già nel XVIII secolo, di sedentarizzare i nomadi, favorendo la creazione di villaggi sui latifondi dello Stato, della manomorta e dei bey locali, soprattutto in zone povere, dove è solo possibile una stentata cerealicoltura. Alla povertà di sviluppo delle campagne è corrisposta quella delle città. Soltanto Istanbul mantenne nel tempo la sua importanza. Il Paese era debole anche demograficamente; in età ottomana la mortalità infantile era dell'80 per mille. Scarsi furono gli sviluppi anche agli inizi di questo secolo: nel 1927 la popolazione risultò di appena 13,6 milioni di abitanti.

 

Sviluppi demografici. Gli impulsi economici conseguenti alla "rivoluzione" di Atatürk sortirono in breve tempo i loro effetti. In seguito alla politica di "purificazione" nazionale, di cui in passato gli Ottomani mai si erano preoccupati (benché già da allora esistesse l'avversione per gli Armeni e i Curdi), si ebbe l'esodo dei Greci (oltre 1,2 milioni) verso l'Egeo e la Macedonia, mentre gli Armeni furono letteralmente sterminati o costretti all'esilio. Contemporaneamente si ebbe però il rientro dalla Grecia di 600.000 Turchi, cui seguì nel 1950 quello di altri 250.000 Turchi estromessi dalla Bulgaria (i cosiddetti Pomachi), che si stabilirono in gran parte nella piana di Konya. La popolazione della Turchia è oggi di oltre 63 milioni di abitanti, quasi cinque volte maggiore di quella del 1927 e il doppio di quella del 1950. Negli ultimi anni l'incremento demografico, pur leggermente diminuito, è sempre molto alto ed è dovuto essenzialmente all'ancor elevata natalità nelle campagne. Rispetto alle sue attuali possibilità economiche il Paese è sovrappopolato e perciò si spiega la massiccia corrente migratoria di manodopera verso l'Europa ricca, in particolare verso la Germania, dove i Turchi sono oltre 2 milioni. Importanti sono anche le migrazioni interne, sia quelle stagionali di manodopera sia quelle definitive verso i centri urbani.

 

Insediamenti rurali. La densità media di popolazione cela forti diseguaglianze distributive. Alta è la densità nella Turchia europea (nella quale però rientra Istanbul); di poco inferiori sono i valori di certe zone pontiche e delle coste egee e mediterranee (data la presenza di buone aree agricole e di attivi sbocchi marittimi); di molto inferiori, invece, sono i valori nell'altopiano, specie nella regione sud-orientale. Il villaggio di casupole, raccolto tra i pioppi, dominato dal minareto, ravvivato d'estate dal lavoro arcaico della trebbiatura svolta ancora con il primordiale döven (il tribulum d'età romana), è la forma d'insediamento più diffusa. I villaggi fanno capo a città di medie dimensioni (intorno ai 20-30.000 abitanti), centri di mercato, già residenze dei bey , dei signorotti, e oggi sedi della piccola emergente borghesia di provincia. Queste cittadine dipendono a loro volta da centri maggiori, per lo più di origine antica, che contano anche 80-100.000 abitanti con funzioni economiche e amministrative importanti. Nel quadro delle gerarchie urbane vi sono però città il cui ruolo supera largamente i limiti provinciali, coordinando spazi maggiori ed economicamente più attivi: si tratta in primo luogo di centri costieri, portuali, poi di città dell'altopiano con funzioni nodali nella rete delle comunicazioni.

 

Città portuali. Vertice di tutta l'organizzazione territoriale della Turchia è stata ed è ancor oggi Istanbul (l'antica Bisanzio, la celeberrima Costantinopoli). L'importanza della città già nel passato si spiega con il suo ruolo di mediazione tra Turchia asiatica e Turchia europea, più globalmente tra Asia ed Europa. Intorno a essa si raccoglie la maggior parte delle industrie turche e il suo dinamismo, espresso anche dal porto, massimo sbocco marittimo del Paese, si trasmette a tutta una vasta città-regione, che supera ampiamente il Bosforo. Già fuori Istanbul il paesaggio umano cambia sensibilmente: la presenza umana si impoverisce, il ritmo di vita si rallenta, assumendo connotazioni nettamente asiatiche. Negli anni Ankara ha visto crescere la sua importanza e la sua forza gravitazionale, pur collocandosi all'interno. Capitale dal 1923, appositamente scelta, data la sua posizione geografica, per meglio vitalizzare l'Anatolia, essa simboleggia parimenti il radicale cambiamento nella vita del Paese, in seguito alla riforma dello Stato di Kemal. Ankara ha assolto solo in parte a tale duplice funzione, anche per le passività proprie delle capitali artificialmente create. Tra le città portuali, a parte Istanbul, la maggiore è Smirne (Izmir), sulla quale converge tutta la sezione egea del Paese; raccolta sul fondo del golfo omonimo, con i moderni edifici estesi sul lungomare e gli antichi pittoreschi quartieri in posizione dominante, è città di vivaci tradizioni commerciali e di attività industriali (tessili, cantieristiche, petrolchimiche). Altre città portuali sono sul Mediterraneo: Mersin, sbocco naturale della Cilicia e della regione del Tauro centro-orientale, e Alessandretta (Iskenderun ) al fondo del golfo omonimo, ai limiti di una piana ben coltivata; sul Mare di Marmara si affaccia Izmit, che è altresì una delle più industriose città della Turchia; sulla costa del Mar Nero è Samsun , mentre oggi più sfavorita è Trabzon (Trebisonda), che pure fu la più importante colonia greca sul litorale pontico. Quarta città per numero di abitanti è Adana , nella fertile pianura del Seyhan, a breve distanza dal mare: è una città "nuova", sviluppatasi con la valorizzazione cotoniera della regione.

 

Città dell'interno. Tra le città importanti dell'interno, di antica origine e di grande interesse artistico e turistico, sono Bursa, centro prestigioso del setificio, posta ai piedi dell'Uludag e per qualche tempo capitale degli Osmanli, e Konya, alle propaggini settentrionale del Tauro centrale, estremamente suggestiva per gli splendidi monumenti che ne fanno la più "orientale" città dell'Anatolia, di cui fu in passato grande nodo carovaniero. Altre città di ruolo primario sono Eskisehir, attivata da varie industrie, specie dagli zuccherifici, e l'importante nodo di comunicazione di Kayseri , l'antica Cesarea, oggi con cospicui impianti tessili.

Aspetti economici

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Profilo generale. In Turchia l'economia e la società sono in grande mutamento; tuttavia le strutture produttive restano fragili (solo gli apporti di capitali esteri, soprattutto gli aiuti statunitensi dati nel quadro di una politica di partecipazione della Turchia all'Alleanza atlantica, hanno più volte salvato il Paese da crisi gravissime); inoltre ogni sforzo di ammodernamento incontra notevoli ostacoli. Acute tensioni a livello governativo si sono avute tra le forze progressiste e quelle conservatrici. La forte crescita del prodotto nazionale lordo negli anni Ottanta ha causato gravi difficoltà finanziarie al Paese, costretto ad alimentare il veloce aumento della crescita economica con un ulteriore indebitamento con l'estero. Una politica di austerità ha risolto il problema della bilancia commerciale, ma lo scotto è stato pagato con un'inflazione che nel 1980 ha toccato il 94%, per scendere al di sotto del 50% negli anni successivi (35% nel 1986) e risalire al 60% nel 1989. Altro polo negativo è la forte disoccupazione, attenuata dalla massiccia emigrazione e dal conseguente flusso di valuta pregiata.

 

Agricoltura. L'agricoltura presenta caratteri molto diversi da regione a regione. Vi sono delle aree, specie nell'Anatolia centrale e orientale, dove l'arretratezza dei sistemi produttivi e le sfavorevoli condizioni ambientali consentono solo un'economia di pura sussistenza. Nelle aree più ricche e irrigabili, che per lo più coincidono con le regioni costiere, sono andate invece estendendosi le coltivazioni industriali spesso rette da consorzi e cooperative modernamente organizzate e specializzate in funzione dell'esportazione dei prodotti. Nel complesso arativo e colture arborescenti coprono il 35% circa della superficie territoriale; le diverse condizioni climatiche (temperate, mediterranee e subtropicali) consentono una vasta gamma colturale. In linea di massima si distinguono quattro fondamentali regioni agrarie: l'interno dell'Anatolia, dove prevale la cerealicoltura; il versante meridionale, il più caldo, in cui è in modo particolare fiorente la coltivazione del cotone; il versante dell'Egeo, largamente aperto agli influssi mediterranei e le cui colture tipiche sono la vite, l'olivo, gli agrumi e il fico; nel versante che si affaccia sul Mar Nero, meno favorito in quanto esposto a settentrione (è per contro ricoperto da belle foreste), è diffusa la coltivazione del tabacco.

 

Cereali e colture orticole. I cereali rappresentano ancora la coltura dominante, benché la loro importanza sia diminuita rispetto al passato per l'affermarsi di colture più redditizie; un maggior ricorso alla meccanizzazione e all'impiego di sementi selezionate e di fertilizzanti ha accresciuto la produttività dei terreni. I raccolti si legano all'andamento delle condizioni meteorologiche, variando da un anno all'altro e non di rado si rendono necessarie delle importazioni. Prevale nettamente il frumento, che interessa quasi il 40% dell'intero arativo. Ampia diffusione ha anche l'orzo, largamente impiegato per l'alimentazione del bestiame; seguono il mais, presente soprattutto nella regione del Mar Nero, la segale, l'avena e il riso. Molteplici sono le colture orticole e di larghissimo consumo; prevalgono le patate, i pomodori, le cipolle, i cavoli, quindi fagioli, piselli, ceci, lenticchie, fave, che alimentano cospicue industrie conserviere.

 

Colture legnose. Un altro settore agricolo assai rilevante è quello delle colture legnose, molto diffuse, come si è detto, nell'ambiente mediterraneo, soprattutto lungo l'Egeo. Fra queste prevalgono la vite, largamente utilizzata per la produzione di uva passa (con prevalenza delle qualità sultanina e zibibbo) e l'olivo, considerato originario dell'Asia Minore. Cospicue sono anche le colture degli agrumi, specie delle arance e dei limoni. Ma tutta la frutticoltura in genere riveste un ruolo di rilievo: abbondanti raccolti danno mele, pere, prugne, pesche, albicocche, mandorle, nocciole e fichi, questi ultimi per lo più essiccati ed esportati in tutto il mondo.

 

Colture industriali. Le colture industriali hanno considerevole importanza nell'economia del Paese, in particolare per le esportazioni. Il primo posto è occupato dal cotone, largamente esportato, che si avvale di adeguati interventi statali ed è coltivato nelle calde pianure costiere mediterranee, specie attorno ad Adana. I semi del cotone vengono in buona parte utilizzati dall'industria olearia nazionale (altre oleaginose di rilievo sono il sesamo, la soia, la colza, le arachidi, e soprattutto il girasole; lino e canapa forniscono semi e fibra). Importante e tradizionale prodotto agricolo è il tabacco, che viene in gran parte esportato e ha la sua area migliore nel versante pontico, benché sia anche diffuso su quello egeo (regione di Smirne). Crescente è la produzione delle barbabietole da zucchero; questa pianta, introdotta nel Paese in epoca relativamente recente, ha buone aree di diffusione nella sezione occidentale dell'altopiano (Eskisehir e Usak). Tra le altre colture si annoverano quella delle rose con impianti di distillazione a Isparta, quella del tè sulla fascia costiera del Mar Nero e quella dell'oppio, coltivato nell'interno anatolico sotto controllo governativo (specie nelle zone di Amasya, Afyonkarahisar, Kütahya e Malatya). Nonostante ciò, riguardo alla coltivazione del papavero da oppio sono sorte varie controversie internazionali, poiché parecchi Paesi hanno fatto richiesta, nel quadro della lotta alla diffusione della droga, di sopprimere tale coltura).

 

Foreste. Quanto alle risorse forestali, sono state incessantemente sfruttate per secoli e, una volta impoverite, a lungo trascurate; oggi foreste e boschi, in gran parte di proprietà statale, sono oggetto di attente cure a opera del governo che ha provveduto al rimboschimento di vaste aree, sicché il manto forestale interessa ormai oltre un quarto della superficie territoriale (cinquant'anni fa era appena pari all'11%). La regione più ricca di foreste è quella pontica. La produzione complessiva di legname è pertanto in progressivo aumento.

 

Allevamento. L'allevamento del bestiame è invece sempre stato un fattore economico di imponenti proporzioni. Questa attività riveste tuttora grande importanza in un Paese asiatico ampiamente steppico; specialmente l'altopiano è sempre invaso da sterminate greggi di pecore e di capre, benché oggi il nomadismo, un tempo diffusissimo in tutta l'Anatolia, soprattutto nelle zone più interne (a esso si deve anzi la profonda degradazione dei suoli dell'altopiano), sia quasi ovunque scomparso per l'intensa opera di sedentarizzazione svolta dal governo. Attualmente il nomadismo è stato sostituito dalla transumanza estiva diretta verso le fertili conche vallive delle zone montuose costiere. Prevalgono nettamente gli ovini e i caprini (tra cui le capre d'Angora, che forniscono il pregiatissimo mohair); crescente è il numero dei bovini, in rapporto alle richieste tipicamente urbane di carne. In diminuzione sono asini, cavalli, muli, un tempo largamente impiegati come mezzo di trasporto. Si è ridotta al pari la coltura del baco da seta, tradizionale e importante nell'Anatolia occidentale, specie nella zona di Bursa, e nella Tracia; grande incremento ha invece registrato l'allevamento dei volatili da cortile, in parte posto sotto control lo statale.

 

Pesca. La pesca è praticata con criteri commerciali soprattutto nel Bosforo e nel Mare di Marmara, per servire il grande mercato di Istanbul. In altre zone ha minore rilevanza economica e in genere si avvale di attrezzature piuttosto antiquate. Si pescano soprattutto sardine e tonni.

 

Risorse minerarie. Numerosi, anche se non sempre ingenti, sono i giacimenti minerari. Grazie allo sfruttamento delle risorse del sottosuolo si è potuto dare avvio, negli anni Trenta, all'industrializzazione del Paese. I giacimenti sono sotto il controllo statale, anche se dal 1980 è consentita la partecipazione a compagnie straniere con l'intento di procedere a una più intensa opera di rilevamento delle ricchezze minerarie. Quanto ai minerali energetici, nella zona di Eregli-Zonguldak, vicino al Mar Nero, si estrae carbone oltre a lignite in varie località dell'Anatolia occidentale; di recente è stata accertata la presenza di uranio. Nella sezione sud-orientale dello Stato (a Beykan, Raman, Selmo ecc.) sono sfruttati giacimenti petroliferi, sebbene siano del tutto insufficienti alle necessità nazionali; in proposito sono in atto accurate prospezioni nelle acque territoriali, specie nel Mar Egeo, nonostante siano sorti contrasti con la Grecia circa il possesso dei ritrovamenti. I minerali metalliferi comprendono il ferro, collegato all'industria siderurgica, presente per lo più nell'interno dell'Anatolia (a Divrigi, Hekimhan). Nei bacini di Keban-Maden-Ergani, nella parte orientale del Paese, vengono estratti minerali di rame e zinco, oltre a piombo, mentre nel retroterra di Eregli si estrae manganese. Di rilievo è la produzione dei minerali di cromo, che colloca la Turchia al quarto posto su scala mondiale; un grande giacimento è a Guleman mentre altrove vi sono altri giacimenti minori. Hanno inoltre una certa importanza la bauxite, la magnesite, il molibdeno, l'antimonio, lo zolfo, il mercurio, l'amianto, il sale, lo smeriglio; tipiche della Turchia sono infine la boracite (estratta a Bandirma) e la sepiolite o schiuma di mare di Eskisehir. È stata altresì potenziata la produzione di energia elettrica - tuttora peraltro insufficiente alle necessità dell'industria - grazie anche a un programma di sistematico sfruttamento delle risorse idriche del territorio. Sono stati costruiti grandi bacini e dighe polivalenti, impiegati sia per l'irrigazione sia per la produzione d'energia (dighe sui fiumi Seyhan e Sakarya).

 

Industria. L'industria, destinata a soddisfare essenzialmente il mercato interno mediante lo sfruttamento delle risorse locali, opera sia attraverso vari enti locali sia con il ricorso a imprese private nazionali e straniere. I maggiori complessi sono quelli legati alla trasformazione dei prodotti agricoli e dell'allevamento e in genere la loro ubicazione corrisponde alle aree di produzione delle materie prime. Industrie primarie sono perciò quelle alimentari (zuccherifici, stabilimenti conservieri, specie di frutta, pastifici, birrifici), le manifatture di tabacchi, le concerie, i calzaturifici e soprattutto le industrie tessili. Queste ultime, nonostante la bassa produttività del lavoro e degli impianti, continuano a essere sufficientemente competitive su scala internazionale, grazie alla larga disponibilità interna delle materie prime, ottenibili a prezzi molto ridotti, e all'altrettanto contenuto costo della manodopera. Prevalgono nettamente i cotonifici cui si aggiungono lanifici (Bursa è celebre per i filati e i tessuti in mohair ), impianti di torcitura e tessitura della seta, complessi per la produzione di raion e di fibre sintetiche. Di rilievo è anche la fabbricazione dei tappeti, in particolare nella regione di Smirne. Buoni progressi sono stati registrati nel settore siderurgico, che agli impianti di Karabük e di Eregli ha visto aggiungersi quello di Iskenderun ( Alessandretta ). L'industria metallurgica, di minor rilievo, lavora soprattutto il rame e il piombo. L'industria meccanica è ben diversificata e fornisce autoveicoli (soprattutto autovetture e veicoli industriali, in parte però solo di montaggio), materiale ferroviario, aerei, trattori, elettrodomestici, apparecchiature elettriche, naviglio (cantieri a Smirne e Istanbul); in fase di grande sviluppo è il settore chimico (Karabük, Izmit), che produce acido solforico, acido cloridrico e nitrico, soda caustica, fertilizzanti azotati, gomma sintetica. Altre industrie sono quelle petrolchimiche (con raffinerie a Batman, da cui parte un oleodotto per Iskenderun, Mersin, Izmit, e le zone circostanti che lavorano anche greggio d'importazione), quelle del cemento, ormai sufficienti al fabbisogno interno, della carta, del vetro e della ceramica. Per lo più scaduto di livello è invece l'artigianato, un tempo fiorente e di altissima qualità, che si esprime in ricami, filigrane e altri gioielli, lavorazioni artistiche di vario genere.

 

Comunicazioni. Sin dall'antichità la Turchia svolse un ruolo importante nei traffici tra Europa e Asia; ancor oggi il Paese rappresenta una direttrice di grande rilievo per i rapporti con il Medio Oriente. Il Bosforo (valicato dal 1973 da un gigantesco ponte, inaugurato in occasione del 50° anniversario della fondazione della Repubblica turca) costituisce un passaggio cruciale per i collegamenti tra la parte europea e la parte asiatica del Paese ed è altresì fondamentale perché funge da via obbligata verso il Mediterraneo per la sezione dell'ex Unione Sovietica che gravita sul Mar Nero. Il traffico sul Bosforo, vivacissimo in ogni momento, dà la misura immediata dell'importanza di questo crocicchio eurasiatico dal ruolo strategico; una convenzione internazionale garantisce il passaggio alle navi di ogni bandiera. Le strade che dal Bosforo attraversano l'Anatolia si snodano in gran parte lungo i tradizionali itinerari; tuttavia la valorizzazione di Ankara e dell'area circostante ha portato a una maggiore articolazione del sistema viario anatolico. La rete viaria, il cui complessivo sviluppo è di 321.000 km (di cui 61.000 km asfaltati), rimane inadeguata alle necessità del Paese e numerosi centri sono tuttora privi di agevoli vie di comunicazione. L'asse principale della rete viaria è la Istanbul-Ankara-Erzurum, che giunge al confine con l'Iran; da essa si diramano arterie importanti (per Adana, Smirne), ma i principali centri costieri non sono ancora uniti da vere e proprie litoranee. Lo sviluppo della rete ferroviaria è piuttosto recente (le prime linee furono costruite col concorso della Germania all'epoca di Atatürk) ed è complessivamente modesto, con appena 10.500 km; svolge tuttavia un ruolo importante dal punto di vista dei traffici pesanti e dei collegamenti con i porti. Nodi fondamentali sono Istanbul, Smirne, Eskisehir, Ankara, Malatya; con la sola eccezione di Bursa, tutte le principali città della Turchia sono oggi raccordate per ferrovia. Gli sbocchi portuali sono numerosi; i più attivi e di più ampio rapporto territoriale sono Istanbul, Smirne, Mersin, Iskenderun, Izmit. Le navi della flotta turca totalizzano una stazza lorda di 6,3 milioni di t, ma i traffici marittimi sono largamente svolti da armatori stranieri. Funzioni ormai di rilievo svolgono le comunicazioni aeree; la compagnia di bandiera è la Türk Hava Yollari (THY), che effettua collegamenti soprattutto con numerose città europee e del Medio Oriente. I principali aeroporti sono quelli internazionali di Atatürk (Istanbul), Esenboga (Ankara), Dalaman (Mugla) e Adana; si hanno inoltre una ventina di aeroporti adibiti a voli interni.

 

Commercio. I traffici commerciali interni presentano una certa vivacità nella sezione più occidentale e industrializzata del Paese e riguardano eminentemente l'approvvigionamento di materie prime per l'industria e di beni di consumo per i grandi centri urbani. Gli scambi con l'estero sono relativamente intensi, ma la composizione della bilancia commerciale rivela la permanente fragilità dell'economia turca. Buona parte delle esportazioni è fornita dai prodotti agricoli, in particolare dalla frutta, sia fresca sia essiccata (agrumi, uva passa, nocciole), dal cotone in fibra e dal tabacco; si esportano inoltre bestiame e prodotti zootecnici (specie la lana mohair), poi minerali metalliferi, pesce e taluni prodotti industriali (tappeti, filati di cotone, capi di vestiario in pelle). Si tratta comunque in maggioranza di materie prime non lavorate e questo fa sentire il suo peso sulla bilancia commerciale, che è cronicamente passiva. Prevalgono nelle importazioni i combustibili, seguiti da macchinari di vario genere, mezzi di trasporto, prodotti chimici. L'interscambio si svolge eminentemente con la Germania, con cui la Turchia ha antichi e sempre intensi rapporti, la Svizzera, gli Stati Uniti, la Russia e l'Italia, nonché la Libia. Cospicue sono le rimesse degli emigrati, mentre assai superiori potrebbero essere gli apporti del turismo, che ha fatto registrare una notevole espansione.

Storia

Testo completo:

Materiali riferibili al Paleolitico medio e superiore sono stati rinvenuti in particolare nella regione di Antalya, nella grotta di Kara'in. Frequentazioni più recenti sono attestate, nella stessa regione, nei ripari di Belbasi e Beldibi, oltre a livelli con industrie microlitiche prive di elementi geometrici. Molto più abbondanti i reperti neolitici, specialmente nelle zone meridionali, dove erano insediate popolazioni dedite alla caccia e in un secondo tempo alla domesticazione degli animali, all'allevamento del bestiame e alla coltivazione dei prodotti vegetali. Le stazioni preistoriche più note sono Çatal-Hüyük, Mersin e Hacilar (VII millennio a. C.).

Recenti teorie postulano un'origine delle lingue indoeuropee, portate insieme alle innovazioni neolitiche nel vecchio continente, proprio nella Penisola Anatolica. L'Età del Bronzo vede la nascita di grandi insediamenti fortificati, come testimoniano i primi due livelli di Troia, Kültepe e Malatya, caratterizzati da vere e proprie strutture “a palazzo”, da una ricca cultura materiale e dall'emergere, agli inizi del II millennio a. C., della scrittura, tutti fenomeni che preludono alla fioritura della civiltà ittita.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 72752325
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 71,50
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

turchi 80%, curdi 20%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

turco (ufficiale), curdo, dimli (o zaza), azero, kabardian, nella Turchia europea c'è una presenza consistente di popolazioni di lingua gagausa (o gagauza)

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Religioni:

musulmani (in maggioranza sunniti) 99,8%, altre (in maggioranza cristiani ed ebrei) 0,2%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,31
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 18,68
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 5,46

Media dell'area geografica: 5.1422222455343 (su un totale di 18 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 23,50
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 31,40
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Numero medio di figli per donna: 2,15
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Rapporto tra i sessi: 99,50
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 28,26
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 70,70
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 75,28

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 90

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 774,34
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 10.362,60
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 3
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 10
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 8
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 307.007,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -50000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 3

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 92
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 100
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 96
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 99
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 97
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 75
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 90

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 97
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 99
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 94
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 94
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 96
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 70
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 77

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 20,66
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 88,70
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 42,10

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

46,87

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

1,1