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Paesi | Asia | Asia occidentale | Arabia Saudita

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Riyadh
Area del Paese in chilometri quadrati: 2000000
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 11
Forma di governo: Monarchia
Data dell'indipendenza: 23 September 1932
Indipendenza da: Unificazione del regno
Moneta: Riyan

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio saudita, benché relativamente vario, ha una sua unità che trova ragione nella particolare struttura geologica della Penisola Arabica, formata sostanzialmente da vasti tavolati che poggiano su un sostrato cristallino, rigido, frammento basale del continente asiatico un tempo saldato all'Africa. La costa occidentale è orlata da rilievi che scendono al Mar Rosso con una ripida scarpata, mentre verso l'interno si distendono a formare vasti tavolati costituiti da formazioni paleozoiche, mesozoiche e cenozoiche, rotte da successivi gradini; nelle parti più depresse le formazioni cenozoiche sono sottoposte a sedimenti recenti, tra cui anche vaste coperture sabbiose, come quelle che formano il deserto del Rub' al Khali. Le formazioni sedimentarie, non avendo subito consistenti deformazioni, hanno permesso l'accumularsi di ricchi ammassi di petrolio nella sezione orientale del Paese.

Clima. Climaticamente l'Arabia Saudita è caratterizzata da una spiccata aridità, con temperature assai elevate (valori medi nella capitale di 34 °C nel mese più caldo e di 24 °C in quello più freddo). Le escursioni termiche sono sensibili nell'interno, e poco lungo le coste che presentano un'elevata umidità. Le precipitazioni si verificano soprattutto in una breve stagione (wasm) da ottobre a novembre; sono debolissime e non superano su gran parte del Paese i 100 mm annui, valore che aumenta fino a 200-250 mm sui rilievi occidentali.

Idrografia. Data l'aridità non esistono veri e propri fiumi, ma solo uidian che, secondo l'inclinazione generale dei tavolati, solcano il territorio da ovest a est; a essi si accompagnano numerose falde acquifere, che soprattutto nella sezione mediana del Paese, il Neged , danno origine a importanti oasi, come quella di Riyadh. Il manto vegetale è poverissimo, rappresentato per lo più da cespugli spinosi e, nelle aree più elevate, soprattutto lungo gli uidian , da tamerici, acacie e altre piante xerofile. Nelle oasi di tutto il Paese domina sovrana la palma da dattero.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. L'Arabia Saudita è un Paese di antico popolamento che conserva ancora, in larga misura, l'elemento etnico originario; i gruppo minoritari si trovano sulle fasce costiere dove si sono avute soprattutto infiltrazioni africane e iraniche. Nomadismo e sedentarietà accentrata nelle oasi sono all'origine della distribuzione della popolazione, che è ancora in larga parte suddivisa in tribù (le kabilah), le stesse che esistevano all'epoca della predicazione di Maometto, cui si deve la loro unificazione dal punto di vista religioso e culturale. Il tribalismo è particolarmente forte tra i nomadi (badawi , beduini), che in gruppi numerosi compiono annualmente tragitti di diverse centinaia di chilometri lungo le tradizionali vie che conducono ai pozzi. I nomadi e i fellahin rappresentano quasi la totalità della popolazione saudita.

Distribuzione. L'espansione delle città è piuttosto recente, benché un urbanesimo di netto stampo islamico, cioè sviluppatosi in funzione religiosa, si sia affermato da tempo nel Paese: La Mecca e Medina sono in tal senso le due più tipiche e antiche città dell'Islam. Al centro delle fasce oasiche e nelle aree costiere esistono cittadine con funzioni commerciali o portuali; in epoca recente alcune di queste cittadine, meglio favorite rispetto alle moderne vie di comunicazione, hanno accresciuto la loro importanza per ragioni diverse; è il caso di Riyadh, divenuta capitale del Paese, di Hofuf, di Gidda. Vi sono infine i centri potenziati dalle attività petrolifere, come Dhahran e Ras Tanura.

Aspetti economici

Testo completo:

L'economia dell'Arabia Saudita si basa quasi interamente sul petrolio. Grazie a esso il Paese ha potuto avviare un processo di trasformazione che è stato ritardato solo dal conservatorismo proprio della dinastia wahhabita, religioso e ideologico nelle sue prime motivazioni, oscurantista e retrivo nella pratica di governo. Con gli anni Ottanta tuttavia l'economia saudita ha dovuto fare i conti con la nuova realtà internazionale di stabilizzazione, se non di calo, dei prezzi petroliferi, che ha portato qualche difficoltà finanziaria persino alla floridissima situazione monetaria del Paese. Pur non essendo il massimo produttore di greggio, l'Arabia Saudita fornisce infatti il contributo più rilevante ai traffici petroliferi internazionali, con circa un decimo del totale. Rimane inoltre lo Stato con le maggiori riserve petrolifere mondiali, che, secondo stime ufficiali largamente al di sotto della realtà, ammontano a 168.800 Mb (1 barile= 159 litri). Per questo l'Arabia Saudita è interessata a far sì che la domanda di petrolio rimanga sostenuta nel lungo periodo, e quindi a tenere bassi i costi del greggio. Contemporaneamente il governo, per ridurre la dipendenza economica dal settore petrolifero, ha iniziato negli anni settanta a promuovere l'industrializzazione del Paese; sono sorti, così, numerosi complessi chimici e petrolchimici, acciaierie, cementifici e così via. Si vogliono, inoltre, sviluppare le industrie relative alla lavorazione dei prodotti agricoli e zootecnici. L'agricoltura, invece, a causa dell'aridità del clima è poco sviluppata. Il governo, tuttavia, finanzia energicamente il settore e addirittura oggi il Paese è esportatore di frumento. Altre colture sono frutta (specie i datteri), verdura e altri tipi di cereali.

 

Nel 1990 la guerra del Golfo provocata dall'Iraq ha comportato un aumento della produzione di greggio per ovviare al blocco di quella irachena e kuwaitiana, ma i maggiori proventi sono stati assorbiti dalle spese di guerra, poiché l'Arabia Saudita ha portato un notevole contributo (stimato a 48.000 milioni di dollari). Per rilanciare l'economia, il re ha deciso nel 1995 di affidare ai nuovi ministri il compito di raggiungere gli obiettivi del sesto piano economico (1995-99) che comprende: l'accelerazione delle privatizzazioni, l'aumento degli introiti non petroliferi, l'aumento del tasso di crescita, con nuovi investimenti per 20 miliardi di dollari all'anno.

Storia

Testo completo:

Già sei anni prima della costituzione dello Stato (1932), Ibn Saʽūd I, emiro del Neged e fondatore del regno, si era assicurato i confini attuali con la conquista dell'Higiaz, strappato agli Hascimiti, e con il protettorato sull'Asīr. Nel 1934 lo Yemen, che vantava anch'esso mire su quest'ultima regione, prese le armi contro i Sauditi. La guerra, durata pochi mesi, si risolse a favore dell'Arabia Saudita che con il trattato di Taʽif regolò in proprio favore le controversie di frontiera con lo Yemen.

Nel 1945 l'Arabia Saudita aderì alla Lega Araba. La profonda rivalità che la opponeva, nonostante la risoluzione delle questioni di confine, alle dinastie hascimite regnanti nell'Iraq e in Giordania spinse Ibn Saʽūd I, morto nel 1953, e il suo successore Ibn Saʽūd II a una politica di avvicinamento all'Egitto. Ma quando Il Cairo divenne il centro di un movimento panarabo rivoluzionario e progressista, l'Arabia Saudita cercò di porsi alla testa delle forze arabe conservatrici e panislamiche. La guerra civile yemenita (1962-70) fu in una certa misura il prodotto della rivalità fra RAU e Arabia Saudita. Nel 1964 Ibn Saʽūd II fu deposto dal fratello Fayṣal, che era stato primo ministro dal 1958 al 1960 e dal 1962 in avanti; Fayṣal promosse all'interno una politica di cauta modernizzazione e all'estero intese risolvere, insistendo sull'opzione conservatrice, i problemi posti dal ritiro degli Inglesi dalla Penisola Arabica. Ma non poté impedire che la già reazionaria Federazione dell'Arabia Meridionale divenisse nel 1967 la progressista Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Quanto allo Yemen vero e proprio, Fayṣal ottenne nel 1967 il ritiro delle truppe egiziane: ma, contro le previsioni, i repubblicani yemeniti prevalsero sui monarchici. Dopo l'uccisione di re Fayṣal (25 marzo 1975) da parte di un nipote, salì al trono il fratellastro Khāled. Alla morte di questi, avvenuta nel 1982, gli succedette il fratello Fahd ibn 'Abd el-'Aziz, promotore di accordi per il raggiungimento della pace in Medio Oriente.

L'affermazione del fondamentalismo sciita in Iran determinava nella regione una decisa modificazione degli equilibri inducendo una generale ricollocazione che riguardava anche la monarchia saudita e la sua politica estera. In particolare la lunga guerra tra l'Iran e l'Iraq, protrattasi per quasi tutti gli anni Ottanta, aveva reso precarie le rotte petrolifere, ma essa era anche la spia di una lotta a più ampio raggio per l'egemonia nell'area e nello stesso mondo arabo. Ufficialmente neutrale, l'Arabia Saudita era comunque costretta a subire alcune conseguenze della guerra per il danneggiamento di petroliere saudite, ma anche per le turbolenze interne scatenate dai gruppi di rito sciita che rivendicavano, invece, uno spostamento a favore dell'Iran. Il timore di un coinvolgimento sempre più diretto spingeva Riyadh al riarmo, mentre si riallacciavano (1987) i rapporti diplomatici con l'Egitto e si operava un più generale riavvicinamento agli Stati Uniti. Nel nuovo clima di distensione dei rapporti Est-Ovest maturava anche la ripresa diplomatica con l'Unione Sovietica e si inaugurava quella con la Cina.

Il precario equilibrio regionale, però, veniva violentemente scosso nell'agosto 1990 per l'invasione irachena del Kuwait. Sentitosi direttamente in pericolo per la presenza delle truppe di Baghdad ai confini e le oscure minacce di Saddam Ḥusayn, re Fahd non aveva esitazioni a chiedere l'intervento diretto degli Stati Uniti. Una mossa in qualche modo obbligata, ma gravida di conseguenze nel mondo musulmano per l'evidente contraddizione generata dalla massiccia presenza di truppe occidentali proprio nella culla dei luoghi più sacri dell'Islam: una contraddizione resa un po' meno stridente per la presenza di altri Paesi arabi e della stessa Arabia Saudita nella coalizione antirachena che rapidamente si costituiva. L'impegno militare statunitense e delle maggiori potenze occidentali determinava la sconfitta dell'Iraq e la liberazione del Kuwait (guerra del Golfo, gennaio-febbraio 1991), ma al contempo l'intera vicenda aveva messo in luce le debolezze strutturali del sistema di difesa saudita che si era mostrato incapace di far fronte ai pericoli provenienti da altri Stati della regione senza l'ombrello statunitense.

Con la nuova situazione, anche al fine di contenere i tentativi destabilizzanti dei gruppi sciiti presenti nel Paese, l'Arabia Saudita riallacciava nel 1991 i rapporti diplomatici con l'Iran mentre riprendeva una politica di sostegno agli Stati arabi in maggiore difficoltà e alla stessa OLP. Ma era l'insufficienza dell'apparato militare ad angustiare il regime di Riyadh essendo evidente che non bastavano i pur cospicui investimenti nel settore (15 miliardi di dollari tra il 1991 e il 1992). Anche dopo la sconfitta irachena, dunque, si rendeva necessaria una presenza statunitense, sia pure fortemente ridimensionata, ma ciò finiva con l'alimentare un'opposizione fondamentalista già abbastanza vivace e che lambiva anche alcuni elementi della gerachia religiosa ufficiale. Una presenza, quella integralista, difficile da estirpare nonostante i numerosi arresti eseguiti tra il 1994 e il 1995 e il più attento controllo degli immigrati (100.000 espulsi nel febbraio 1995). Tali provvedimenti, infatti, non erano sufficienti a impedire l'insorgere di nuovi fenomeni terroristici antistatunitensi che sfociavano nell'attentato alla sede dei consiglieri militari di Riyadh (novembre 1995) e nel più grave attacco alla base aerea di Khobar (giugno 1996) che provocava la morte di 19 militari e il ferimento di molte decine di uomini. Segnali di queste difficoltà interne venivano anche dal travaglio del gruppo dirigente, come dimostrava l'ampio rimpasto con il quale nell'agosto 1995 venivano cambiati 16 dei 28 ministri. A ciò si aggiungevano anche le precarie condizioni di salute di re Fahd che, nel gennaio 1996, cedeva temporaneamente i poteri al fratellastro Abdallah.

Mentre i nuovi rapporti con lo Yemen conducevano nel 2000 a un accordo sui confini (la sovranità esercitata di fatto dall'Arabia Saudita sulle province meridionali dell'Asīr, di Najrān e di Jīzān era stato motivo di ricorrenti contestazioni), non nascoste tensioni si verificavano con gli Stati Uniti, essendo il governo saudita contrario alle incursioni aree americane contro l'Irak, condotte dal 1997 per scalzare S. Ḥusayn, e alla politica statunitense verso i Palestinesi. Sul terreno della politica interna, malgrado il ritiro di fatto dal potere di re Fahd, le tensioni presenti in seno alla famiglia reale impedivano un trasferimento ufficiale del potere, anche se il principe Abdallah consolidava la propria autorità dando impulso a un rinnovamento economico (riduzione del debito pubblico, privatizzazioni, apertura del Paese agli investimenti esteri) affidato a un Consiglio Economico Supremo e a un Consiglio Supremo per le risorse petrolifere e minerarie, creati rispettivamente nel 1999 e nel 2000. Cercando di proporsi come mediatore in molti conflitti del Maghreb (tra Marocco e Algeria per il Sahara Occidentale, tra Stati Uniti e Libia), Abdallah nel contempo proseguiva a opporsi alla reintegrazione dell'Iraq nel mondo arabo e continuava nella politica di riavvicinamento all'Iran, giudicando la vittoria elettorale dei riformatori in questo Paese (2000) un progresso per l'intensificazione degli scambi commerciali e per la stabilità dell'intera regione.

Nel dicembre 2000 l'Arabia Saudita sottoscriveva con Kuwait, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti, membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, un progetto per la creazione di una moneta comune entro il 2005 e un patto di reciproca difesa diretto a fronteggiare soprattutto la minaccia irachena. La guerra contro l'Iraq, condotta dalla coalizione anglo-americana nel 2003, e la conseguente caduta del regime di Saddam Ḥusayn, vanificavano la minaccia irachena, ma innescavano forti tensioni nel Paese, come dimostravano i gravi attentati terroristici contro alcuni quartieri residenziali abitati da occidentali e arabi e contro palazzi governativi, a Riyadh, avvenuti sia nel corso dello stesso anno sia in quello seguente.

Nel febbraio 2005 si sono tenute, per la prima volta nella storia del regno, le elezioni amministrative, a suffragio universale maschile, limitatamente alla metà dei seggi (il 50% dei quali resta di nomina regia). Il primo agosto dello stesso anno moriva il re Fahd e la corona è passata al principe ereditario Abdullah bin Abdul Aziz; il ministro della Difesa Sultan bin Abdel Aziz è divenuto il nuovo principe ereditario. Nel gennaio 2007 il presidente della Federazione Russa V. Putin si recava in visita ufficiale nel Paese siglando accordi commerciali e di cooperazione tecnologica. Nello stesso anno venivano eseguite 143 condanne a morte, suscitando polemiche nell'opinione pubblica internazionale.

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 27448086
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 82,30
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

arabi 90%, afro-asiatici 10% (inclusi indiani, pakistani, bengalesi)

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

arabo

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Religioni:

musulmani 100%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 2,65
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 22,09
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 3,82

Media dell'area geografica: 5.1422222455343 (su un totale di 18 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 14,80
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 22,70
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Numero medio di figli per donna: 3,03
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Rapporto tra i sessi: 124,03
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,03
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 25,91
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 72,24
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 74,41

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 57

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 597,09
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 21.196,30
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 0,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: 1055517

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 97
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 97
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 100

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 97
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 99
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 93
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 85
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 88
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 76
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 70

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 16,50
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 191,24
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 47,50

Trasporti

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,1