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Paesi | Asia | Asia meridionale | Iran

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Tehran
Area del Paese in chilometri quadrati: 1745150
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 43
Forma di governo: Repubblica teocratica
Moneta: Rial

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Le alte terre che costituiscono l'Iran sono strutturalmente formate da un'antica zolla, facente parte del continente eurasiatico, chiusa e sollevata tra grandi fasci di catene montuose. Queste sono rappresentate dalla catena dei Monti Zagros, che separa l'altopiano dalla depressione mesopotamica e dal Golfo Persico, sua continuazione, e dal sistema dell'Elburz, che prosegue verso est nel piegamento del Kopet Dag. Si tratta di catene delineatesi con l'orogenesi cenozoica e formatesi in seguito a corrugamenti provocati dalle spinte della massa siro-arabica verso nord, spinte cui si è contrapposta la rigidità della massa crustale aralo-caspica. Le catene che sono emerse dalla geosinclinale Tetide, si sviluppano da est a ovest lungo tutta l'Eurasia meridionale. Zagros ed Elburz sono in effetti la continuazione dei sistemi montuosi dell'Anatolia con i quali si annodano nella regione armena e nell'Azerbaigian, nella parte nord-occidentale del Paese; verso est le stesse catene continuano nei fasci di piegamenti del Baluchistan l'una, nel Paropamiso e nell'Hindukush l'altra. Lo Zagros è strutturalmente formato da una serie di pieghe il cui andamento è ben indicato dall'orientamento generale della catena, che si sviluppa per circa 1.000 km con una larghezza media di oltre 200, e che morfologicamente è costituita da una serie di allineamenti rocciosi orientati da nord-ovest a sud-est, alternati a conche depressionarie e a piane alluvionali disposte nello stesso senso. Le cime più elevate toccano i 4.548 m nello Zard-e-Kuh, ma nel complesso la regione, col suo andamento ad altopiano, si mantiene sui 1.800 m. Vi prevalgono le formazioni sedimentarie mesozoiche (calcari) nella sezione più interna, cenozoiche (arenarie e marne) su tutto il versante esterno volto alla Mesopotamia. La struttura è complicata da una serie di fratture e faglie ancora attive, tanto che la regione dello Zagros, come l'area nodale dell'Azerbaigian (che culmina a 4.811 m con il vulcano Sabalan ), è soggetta frequentemente a moti sismici. Molte delle conche di cui si è detto sono endoreiche e ospitano laghi salati, altre sono state catturate dall'erosione regressiva dei fiumi mesopotamici che incidono trasversalmente, in modo spettacolare, la catena. Verso sud-est lo Zagros gradatamente si abbassa nella regione del Makran, che presenta ancora piegamenti nelle formazioni mesozoiche, ma dove si trovano anche aree vulcaniche recenti. L'altra grande catena dell'Iran, l'Elburz, è più erta dello Zagros; si eleva dalla depressione caspica come una muraglia, passando subitamente dai livelli caspici (-28 m) ai 5.605 m del Damavand, il quale però è un cono vulcanico sovrimposto al grande corrugamento, disposto a guisa d'arco da ovest a est. Sul lato meridionale l'Elburz ha un versante meno aspro che si distende verso le depressioni costituenti il nucleo centrale delle alte terre iraniche. Questo versante interno è solcato da alcune valli profonde che portano ai valichi della catena, tutti piuttosto elevati, e nei quali affiorano potenti formazioni mesozoiche e nuclei scistosi paleozoici. Verso est l'Elburz si ab bassa e trapassa nel Kopet Dag, una catena formata da un duplice piegamento di rocce mesozoiche, divise tra loro dalla valle dell'Atrek. La catena sfiora in qualche punto i 3.000 m e tende a spegnersi verso il confine con l'Afghanistan. Il Kopet Dag è un rilievo importante nella geografia iraniana perché è l'elemento di separazione tra le terre del Khorasan e l'intero altopiano dai bassopiani centrasiatici. Tra i grandi fasci montuosi si apre la zolla centrale dell'altopiano, che mostra dorsali montuose anche di rilevante altezza (Kuh-e-Hazaran, 4.420 m; Shir-Kuh, 4.074 m) divise in varie depressioni, tra cui il Kavir, ai piedi del versante nord-orientale dello Zagros, il Dasht-e-Kavir, ai margini sud-orientale dell'Elburz, e il Dasht-e-Lut, che dal centro dell'altopiano si estende verso sud.

Clima. L'Iran è climaticamente compreso nell'area arida dell'Asia occidentale. Sarebbe un Paese povero e spopolato se non avesse queste catene montuose che, godendo di una certa piovosità, rie scono ad alimentare, sia pure per brevi periodi, i fiumi e le falde idriche che sono il sostegno delle oasi. L'aridità dell'Iran è dovuta alla sua posizione nell'interno dell'Asia, posizione che lo esclude in larga parte dalla circolazione delle masse um ide marittime. La conformazione del Paese è pure un fattore determinante dell'aridità; sul lato occidentale e sud-occidentale, da dove provengono gli influssi marittimi, l'Iran è sbarrato da catene montuose, mentre sul lato settentrionale e nord-orientale è aperto agli influssi delle masse d'aria continentali secche, che si manifestano con venti caratteristici, come quello che spira dall'Asia centrale verso sud, nel Sistan, ed è chiamato "vento dei 120 giorni" (tra la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno). La presenza del Caspio ha influssi limitati ma ben avvertibili sul versante settentrionale dell'Elburz, verde zona ben irrorata che contrasta con il resto del Paese il quale, d'estate, presenta un volto riarso e desolato. Vi è tuttavia, anche in Iran, un momento magico dell'annata meteorologica: è la primavera, quando finiscono le precipitazioni invernali e con lo scioglimento delle nevi sulle montagne, steppe e oasi rinverdiscono. La distribuzione delle piogge è irregolare; esse sono presenti quasi su tutto il territorio nei mesi invernali, secondo il ritmo proprio dei climi mediterranei, benché il regime termico sia molto diverso a causa dell'elevata continentalità e dell'altitudine del Paese. D'inverno le temperature si abbassano notevolmente, raggiungendo nell'altopiano pochi gradi sopra lo zero. A Teheran si hanno in gennaio medie di 2 °C, a Tabriz -1 °C. Tuttavia a sud la latitudine fa sentire la sua incidenza e i valori si elevano di alcuni gradi. Al di fuori dell'altopiano eccezionali sono i valori di Abadan, che si trova in una zona tropicale, umida e caldissima, con medie annuali di 25-26 °C (ed estive di 36 °C). L'estate registra anche sull'altopiano valori elevati, benché le differenze tra il dì e la notte siano notevoli: la media di 16-17 °C di Teheran nasconde valori massimi giornalieri che superano spesso i 30-35 °C. Per quanto riguarda la quantità delle precipitazioni, sull'altopiano si hanno medie che non superano mai i 250 mm (a Teheran, Tabriz, Mashhad); si abbassano verso sud, ai margini del deserto del Lut (Kerman 135 mm). Si hanno valori superiori ai 250 mm lungo tutto il versante esterno dello Zagros, dove oltre i 2.500 m cadono annualmente anche più di 500 mm; ciò vale anche per il versante settentrionale dell'Elburz (a Rasht, per esempio, si hanno sino a 1.300 mm annui).
Flora. Le condizioni climatiche sono all'origine della grande povertà di vegetazione del Paese. In generale predominano le formazioni steppiche, con graminacee, astragali, piante spinose. Tra le specie arboree si trovano tamerici e acacie, in generale con fusto poco sviluppato. Nella parte più meridionale, la tropicalità del clima è rivelata dalla presenza di palme nane (pish) e, nelle oasi costiere, di palme da dattero, specie nella zona di Abadan. Sui versanti montagnosi meglio irrorati si hanno specie vegetali di ambiente temperato, tra cui in particolare le querce, che un tempo dovevano formare grandi boschi, oggi assai degradati. Boschi lussureggianti invece si trovano ancora sul versante caspico dell'Elburz, dove compaiono molte altre specie temperate, come pioppi e salici, olmi, alberi d'ambiente presenti ovunque vi siano acqua e irrigazione, anche sull'altopiano.

Idrografia. Le catene periferi che e la presenza di vasti bacini interni sono fattori determinanti per la rete idrografica iranica. Più di metà del territorio scola le sue acque nelle aree interne; in particolare il Dasht-e-Lut e il Dasht-e-Kavir formano un'area endoreica molto estesa , che rappresenta oltre 1/3 della superficie dell'intero Paese. Laghi salati e vaste superfici biancheggianti di depositi salini occupano entrambe le depressioni, che hanno un clima accentuatamente arido e assorbono perciò rapidamente le acque dei fiumi che, specie d'inverno e di primavera, scendono dalle montagne. Ma ovunque in Iran, dato il carattere arido del clima, l'idrografia ha una rete poco organizzata; tuttavia l'importanza dei corsi d'acqua alimentati dalle fasce montuose è fondamentale, perché grazie a quelle acque possono sussistere le numerose oasi che sorgono alla base dei rilievi o ai margini delle depressioni. Endoreica è la sezione settentrionale del Paese volta al Mar Caspio, in cui si scaricano, oltre ai brevi corsi d'acqua del versa nte settentrionale dell'Elburz, i fiumi che drenano l'Azerbaigian e l'altopiano armeno, tra cui l'Aras. Nell'Azerbaigian Occidentale un endoreismo autonomo è rappresentato dal bacino del lago di Urmia. Il versante esterno dello Zagros appartiene idrograficamente al Golfo Persico cui tributano due dei principali fiumi dell'Iran, il Karun, che drena la sezione settentrionale e nel tratto inferiore fiancheggia lo Shatt-al-Arab, e il Mond, originato nella sezione centrale della catena, che incide con un per corso tortuoso. Dal punto di vista antropico il limitato sviluppo idrografico del Paese è compensato dalla presenza di numerose falde acquifere, da cui traggono alimento le oasi e alle quali l'uomo attinge con quei canali sotterranei, i qanat, che formano in certe aree una rete fittissima e fondamentale nella geografia dell'Iran.

Ambiente umano

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Popolamento. Il popolamento dell'Iran è il risultato di quella progressiva espansione verso sud delle popolazioni centrasiatiche, indeuropee, che da un lato hanno conquistato la valle dell'Indo (i popoli Arii), dall'altro, varcando il Kopet Dag, l'altopiano iranico. Il Kopet Dag è rimasto ancor oggi, come più a est il Paropamiso, l'elemento divisorio tra area iranica e area turca. Tuttavia non mancano in Iran diversi gruppi di Turchi: gli Azerbaigiani (16,8%), i Turcomanni, che vivono a est del Mar Caspio, Kashkai, nomadi e seminomadi dello Zagros, discendenti di un'orda giunta nel Paese a seguito de ll'invasione mongola. La maggioranza della popolazione, tuttavia, è data da Iranici, tra i quali si riconoscono gruppi etnici che hanno conservato una loro unità di promozione feudale: tra questi gruppi i principali sono quelli rappresentati dalle grandi tribù nomadi dello Zagros, tra cui i Luri, i Bactiari e gli stessi Curdi (9,1%) (questi ultimi rappresentano, in territorio iranico, solo una frazione del più vasto gruppo che occupa l'Iraq nord-orientale e la Turchia orientale); altro gruppo importante è quello dei Baluchi (2,3%) nel sud-est del Paese. Gli Iranici veri e propri rappresentano il 45,6% del totale e non hanno soltanto una comune paternità ma sono stati anche profondamente plasmati nel tempo da una cultura che non ha mai perduto i suoi pr ofondi legami unitari. Questi si rifanno anzitutto all'Impero achemenide, che per la prima volta ha allacciato sotto un'unica organizzazione il territorio iranico, creando centri nodali non più abbandonati e ponendo nel Fars il nucleo di base del Paese.

Urbanesimo islamico. Importante fu poi l'islamizzazione, che ha esaltato l'urbanesimo, consolidando quella struttura territoriale che ha i suoi centri nelle grandi oasi già privilegiate anteriormente. Sotto il dominio dei Safawidi l'urbanesimo fu ancora riattivato dalla vivacità economica e commerciale del Paese, che trovò in Esfahan la sua raffinata capitale. Con la dinastia dei Cagiari la capitale fu trasferita a Teheran , e si ebbe così una riorganizzazione territoriale che, già sotto il dominio di Nadir Shah (Scià), era stata contrassegnata da un nuovo regime delle terre (che favorì la riconversione del feudalesimo in quel latifondismo perdurato sino a pochi anni fa) e da una estesa sedentarizzazione delle popolazioni nomadi. Nel corso di questo secolo, dopo un lungo periodo di decadenza e di isolamento, il Paese si aprì all'influsso occidentale grazie alla politica di Reza Pahlavi con il quale ebbero inizio tutti quei fenomeni caratteristici connessi alla modernizzazione, tra cui la crescita demografica, lo sviluppo dell'urbanesimo, la valorizzazione delle aree più funzionali rispetto ai traffici a svantaggio di quelle più povere e periferiche.

Sviluppo demografico. Dal punto di vista demografico la situazion e del Paese nel secolo scorso era delle più depresse: la mortalità era molto elevata e in tutto l'Iran vivevano non più di 10 milioni di persone secondo certe valutazioni (in epoca safawide sembra che gli abitanti fossero tra i 40 e i 50 milioni). Il primo effettivo censimento risale al 1933 e registrò 15 milioni di abitanti, divenuti 19 milioni nel 1950 e oltre 44,5 milioni nel 1985; l'ultimo censimento del 1996 ha fatto registrare 60 milioni di abitanti. Il valore della densità di popolazione ha poco significato in un Paese in cui gli abitanti si concentrano in poche aree o isolati centri oasici. Le province più popolate sono quella della capitale e il Gilan; densità medie hanno i territori settentrionali (Hamadan, Mazandaran, Azerbaigian, Kermanshah, Kurdistan, Khuzestan) e ciò in rapporto alla maggior estensione delle aree coltivabili; mentre il Baluchistan, lo Semnan e lo Yazd, in gran parte desertici, hanno le densità più basse.

Distribuzione e insediamenti. Esistono ancora gruppi di nomadi, soprattutto nello Zagros; essi compiono migrazioni stagionali tra le piane costiere affacciate al Golfo Persico (terre calde o Garmsir) e i pascoli dell'altopiano (terre fresche o Sardsir). Seminomadi si trovano nel Baluchistan, nell'Elburz e nell'Azerbaigian. Ma la maggior parte della popolazione, dopo i processi di sedentarizzazione avviati nei secoli scorsi, vive in villaggi. Essi sono di diverse dimensioni e si raccolgono nelle oasi, più o meno estese secondo la ricchezza d'acqua, attinta dai qanat (canali sotterranei lunghi decine di chilometri), che consentono perciò agli insediamenti di porsi anche lontano dal pedemonte, nelle piane aperte, dove i suoli sono migliori. A questa distribuzione nelle pianure si debbono i villaggi tipo qala, cioè quei centri fortificati, numerosi soprattutto nel Khorasan, la cui origine è antichissima e la cui diffusione sembra sia da ricollegarsi all'insicurezza lasciata dall'invasione mongola di Gengis Khan. Questi villaggi comunque si ponevano come difesa dalle incursioni dei nomadi che, nei secoli passati, si avevano frequentemente sul fronte settentrionale aperto al Turkmenistan (la diga di Alessandro, il Sad-e-Iskender , è un elemento di difesa che aveva funzioni un po' simili a quelle della muraglia cinese). Oggi, nelle oasi, nelle zone di agricoltura più intensiva, al villaggio compatto si sostituisce in qualche caso la casa sparsa (costruita di fango e aerata mediante prese d'aria; ben diversa è la casa urbana signorile che deriva da tradizioni antiche ed è di notevole raffinatezza). Tuttavia anche nell'Iran si assiste alla crescita convulsa dell'urbanesimo e nelle periferie delle grandi città si hanno oggi aggregati estremamente squallidi.

Città. Teheran è un'immensa fungaia di quartieri miserabili, che si contrapp ongono in modo violento a quelli moderni e lussuosi della parte alta, sulle pendici ospitali del Kolum Bartek. La città è cresciuta in modo vertiginoso in questi ultimi decenni: nel 1930 contava solo 120.000 abitanti, mentre le ultime stime fanno superar e largamente i 6,5 milioni di abitanti, considerando anche le vaste bidonvilles periferiche. Ciò è dovuto al fatto che essa concentra le principali attività, rispetto alle quali è favorita dalla sua posizione nodale nei confronti delle aree più pr osperose e popolose del Paese. La capitale è direttamente collegata con le altre città del Paese, nodi centrali, a loro volta, di distinte regioni: Tabriz, chiave di volta del nord-ovest, Esfahan del centro-sud e Mashhad del nord-est; tutte e tre hanno una popolazione che supera il milione di abitanti. In particolare un notevole sviluppo ha avuto negli ultimi decenni Esfahan: l'antica capitale safawide rappresenta la tipica città persiana, con la sua ordinata urbanistica sviluppata intorno alla Maydan-i-Shah, con i suoi magnifici monumenti e con il vicino bazar diviso in quartieri artigianali e commerciali; essa ha conservato gran parte del suo fascino e al tempo stesso è andata industrializzandosi e moltiplicando le sue attività, tra cui quelle turistiche restano fondamentali. Esfahan è ben collegata per strada e ferrovia alla capitale e si trova sull'importante direttrice stradale che continua fino a Shiraz , capoluogo del Fars, città anch'essa in notevole fase di sviluppo e ricca di attività commerciali e industriali. Funzioni analoghe svolge Tabriz, la cui importanza è accresciuta dalla posizione sulle arterie che collegano la capitale alla Turchia e alla Russia. Su Mashhad, all'estremità opposta del Paese, gravita tutto il Khorasan; essa inoltre, unita alla capitale da una linea ferroviaria, si trova sulla direttrice che conduce al confine afghano ed è al centro di una ricca e vasta oasi. È anche un prestigioso centro religioso, frequentato da migliaia di pellegrini. Su Teheran fanno direttamente capo le città del Caspio, di cui Rasht è la maggiore. Nonostante siano ormai unite da buone comunicazioni con la capitale, minor sviluppo hanno avuto le città che si trovano ai margini dei deserti, centri di antica origine come Yazd e Kerman, poste sulla direttrice che prosegue sino a Zahedan, città di recente valorizzazione presso il confine del Pakistan. Sul Golfo Persico si trova Abadan, porto d'imbarco del petrolio e centro petrolchimico; un ruolo portuale rilevante hanno assunto Bandar-e-Khomeini e Bandar-Abbas.

Aspetti economici

Testo completo:

L'attuale situazione economica del Paese presenta gli elementi di una crisi assai grave e non facilmente componibile. Sembra al momento essersi esaurito quel processo di straordinaria espansione che, avviatosi attorno alla prima metà degli anni Sessanta, grazie soprattutto agli elevatissimi proventi dovuti al petrolio (di cui l'Iran fu a lungo il secondo produttore del Medio Oriente dopo l'Arabia Saudita), pareva destinato a fare dell'Iran una vera e propria potenza, almeno a livello locale, e a determinare radicali cambiamenti nell'assetto sociale del Paese.

"Rivoluzione bianca". Si può dire che la grande svolta dell'economia iraniana sia iniziata nel 1951 con la politica nazionalista tentata da Mossadeq, in particolare con la nazionalizzazione del petrolio e la creazione della NIOC (National Iranian Oil Company ). Di questo rinnovamento si fece interprete, anche se in chiave nettamente capita listica e mirante a privilegiare l'emergente borghesia locale, lo Scià Reza Pahlavi: verso il 1960 egli avviò quella che è stata definita la "rivoluzione bianca" o "rivoluzione silenziosa", cioè un processo riformistico avente lo scopo di sollevare la depressa situazione economica del Paese mediante la sua accelerata industrializzazione. Di contro rimase (e rimane largamente tuttora) insoluto il problema della riforma dell'agricoltura. Infatti la confisca dei latifondi e la distribuzione delle terre ai contadini iniziata nel 1963 non significarono minimamente una maggior partecipazione di costoro ai cospicui flussi finanziari che, grazie al petrolio, giungevano ormai nel Paese prendendo, tuttavia, altre direzioni. Non mancarono in effetti varie iniziative a favore dello sviluppo delle cooperative e in particolare l'istituzione, nel 1963, del CORC (Central Organization for Rurale Co-operatives of Iran), ma a trarne beneficio furono unicamente i pochi agricoltori che già avevano le terre migliori e che comunque erano in grado di dare un'impostazione produttiva alla loro attività. In pratica la già potente classe degli ex latifondisti, debitamente indennizzati, si trasformò nella crescente forza imprenditoriale, che, nel quadro dell'accelerata industria lizzazione e grazie al deciso appoggio governativo, divenne la struttura portante del nuovo Iran.

Espansione capitalistica. Frattanto migliaia di famiglie di contadini furono costrette ad abbandonare le campagne che non assicuravano il loro sostentamento ed emigrarono nelle città, dove l'industria stava registrando enormi sviluppi (gli aumenti del settore sono stati in media, sino alla caduta dello Scià, dell'ordine del 15% annuo) a opera non solo degli imprenditori privati ma anche dello Stato e di varie imprese straniere. Queste trovavano ideali condizioni operative: vicinanza di fonti energetiche, basso costo del lavoro, un mercato in via di rapida espansione e ottime condizioni fiscali. La presenza straniera, soprattutto statunitense e dell'area della CEE, è stata particolarmente intensa nei settori siderurgico, metalmeccanico e petrolchimico, con una produzione destinata, oltre che al consumo interno, anche ai limitrofi mercati mediorientali e centrasiatici. Nel frattempo il reddito pro capite si accresceva enormemente, soprattutto in concomitanza ai colossali aumenti del prezzo internazionale del petrolio.

Squilibri sociali. Ma, a lato di una indubbiamente potente dinamicità produttiva e di una, almeno formale, presa di possesso da parte del Paese delle proprie ricchezze di idrocarburi (nel 1973 era completata la nazionalizzazione delle risorse petrolifere mediante un accordo tra la NIOC e il cosiddetto "consorzio", raggruppante le numerose società straniere operanti nel settore, accordo in base al quale tutte le attività di esplorazione, estrazione e raffinazione passavano sotto controllo iraniano), andavano accentuandosi in campo socio-economico gravi distorsioni in ragione sia del diverso ritmo di sviluppo dei singoli settori produttivi sia degli squilibri regionali e delle pesantissime sperequazioni sociali. Si è stimato che sul finire degli anni Settanta solo un 10% degli Iraniani accentrava nelle proprie mani le rilevanti ricchezze del Paese, mentre il 90% viveva in condizioni più o meno disperate. In modo particolare l'agricoltura si colloca nel quadro globale del Paese come un'immensa sacca di arretratezza e di emarginazione, mentre l'autosufficienza alimentare è ben lungi dall'essere raggiunta. A ciò si aggiunse la politica dello Scià, le cui mire espansionistiche si traducevano nell'acquisto sempre più massiccio di armamenti altamente qualificati.

Periodo khomeinista. L'avvento di Khomeini e del suo programma di rinnovamento morale, basato sul ritorno alla legge islamica, non ha mutato il quadro economico e i risultati sono stati il più delle volte disastrosi. All'incertezza degli orientamenti programmatici concreti di Khomeini si aggiunsero ulteriori determinanti fattori, quali la fuga dei managers e del personale qualificato dal Paese (il vago populismo di Khomeini non è stato finora in grado di creare validi sostituti), la rottura dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti (cui si cerca ora di porre riparo stringendo adeguati accordi commerciali con l'ex Unione Sovietica), e il congelamento operato sui capitali iraniani presenti negli USA. A rendere più difficile la situazione dopo la caduta dello Scià ha concorso la guerra con l'Iraq (blocco dei porti, incendi di raffinerie, elevatissime perdite umane e materiali, spreco di risorse economiche). Questo insieme di elementi interni e internazionali è stato alla base della rovinosa caduta della produzione petrolifera e del non meno elevato calo dell'attività industriale, nazionalizzata nei suoi settori portanti, quali il minerario, il siderurgico, l'automobilistico, così come lo sono state le banche e le compagnie di assicurazione. Alla fortissima riduzione della produzione industriale si è naturalmente accompagnato un non meno grave aumento della disoccupazione che già precedentemente rappresentava uno dei maggiori problemi del Paese. Per contro il regime islamico, anche per conservarsi i consensi popolari, cerca di soddisfare i bisogni dei diseredati procur ando abitazioni, sussidi, lavoro. Nel 1997 la conclusione di un importante contratto con alcune compagnie straniere per lo sfruttamento di grandi giacimenti di gas naturale, ha riaperto le porte alla modernizzazione produttiva.

Agricoltura: potenzialità. Dal punto di vista agricolo l'Iran ha notevoli possibilità, anche se non è certo favorito dalle condizioni climatiche; il Paese dispone infatti di buone risorse idriche che, razionalmente utilizzate, consentirebbero un'agricoltura irrigua assai produttiva. Al momento tuttavia i terreni coltivati continuano a rappresentare una porzione molto modesta (11%) della superficie territoriale, mentre incolto e improduttivo ne costituiscono il 55%. Data la natura del territorio, per la maggior parte dei suoli l'irrigazione è indispensabile; prevale di gran lunga l'antico sistema dei qanat , lunghi canali sotterranei in cui scorre l'acqua prelevata dalla falda freatica con pozzi artesiani anche molto profondi, ma non mancano moderni impianti d'irrigazione che utilizzano pompe meccaniche. Inoltre la costruzione di alcune dighe e delle relative opere di canalizzazione ha consentito la creazione di vasti comprensori irrigui, dove elevata è la produttività dei suoli destinati alle più redditizie colture industriali o d'esportazione. Nell'insieme però la situazione agricola denuncia ancora una pesante arretratezza dovuta alla carenza di meccanizzazione che si accompagna alle dimensioni spesso esigue delle proprietà, alle limitate possibilità finanziarie dei contadini e in genere al perdurare di arcaiche tecniche colturali.

Produzione agricola. Il 40% circa dell'arativo è occupato dal frumento, che può crescere sia su terreni aridi e stepposi sia nelle aree montane; tale coltivazione è diffusa nell'Iran nord-occidentale e occidentale (Azerbaigian, Khuzestan, Lorestan), dove le condizioni dei suoli e le precipitazioni primaverili non richiedono l'irrigazione. Altro cereale importante è il riso, che trova l'ambiente più adatto nelle regioni fertili e pianeggianti del litorale caspico: in particolare il paesaggio del Mazandaran, attorno alla città di Sari, è caratterizzato da terrazze irrigue che si succedono sui fianchi dei monti. Abbastanza diffuso è anche l'orzo, mentre gli altri cereali (mais, miglio, sorgo) danno produzioni molto limitate. Tra le colture destinate all'alimentazione locale hanno anche importanza le patate, diversi ortaggi (pomodori, cipolle, fagioli) e numerose varietà di frutta: uva, mele, pere, agrumi, albicocche e, nelle zone meridionali, datteri. La frutta, fresca o essiccata, in particolare uva secca, è altresì avviata ampiame nte all'esportazione. Inesistente è invece la produzione di vino, bevanda proibita dalla religione musulmana. Tra le piante industriali domina il cotone, che trova nel Paese condizioni climatiche generalmente favorevoli e dà buone rese laddove sia possibile un'adeguata irrigazione dei terreni: le aree di maggior diffusione sono comunque il Mazandaran e il Khorasan, cioè il nord e il nord-est del Paese. Minore importanza hanno alcune piante oleaginose, come il lino, il sesamo e il ricino, mentre discreta è la produzione della soia, peraltro introdotta nel territorio in epoca piuttosto recente. Colture invece tradizionali sono il tabacco, che ha una vasta area di diffusione ma la cui qualità più pregiata si ricava nell'Azerbaigian, e il tè. Un certo incremento di produzione registra infine la barbabietola da zucchero allo scopo di poter soddisfare le crescenti richieste del mercato interno, per il quale operano ormai numerosi zuccherifici.

Foreste. La superficie forestale copre il 7% del territorio nazionale, ma un tempo era molto più estesa; boschi veri e propri sono limitati all'umido versante caspico dell'Elburz e ai fianchi più irrorati delle catene del Lorestan. Con la riforma agraria le foreste sono divenute proprietà dello Stato, che va attuando una vasta opera di rimboschimento e conservazione di tale patrimonio. La produzione di legname soddisfa in gran parte il fabbisogno interno. Notevole valore economico hanno inoltre alcune gomme vegetali (gomma adragante) e gomme resine raccolte da piante (astragalo, assafetida) che crescono spontanee.

Allevamento. Un'attività sempre fondamentale è l'allevamento, specie ovino e caprino, non solo per le popolazioni nomadi ma anche per quelle sedentarie, per i contadini dei villaggi, che integrano la loro povera economia proprio con le pecore e le capre, animali che si adattano bene ai pascoli magri delle steppe (prati e pascoli permanenti ricoprono il 27% della superficie territoriale). Gli ovini forniscono sia carne e latte sia soprattutto lana, cui si ricollega la fabbricazione dei rinomati tappeti persiani, in minima parte ancora tessuti a mano, in gran parte prodotti industrialmente. Si allevano inoltre, specie nel nord-ovest, ovini di razze particolarmente pregiate e selezionate, le cui pelli sono usate per la confezione di pellicce. Numerosi sono anche i caprini e i volatili da cortile; in forte aumento sono i bovini soprattutto nell'Iran settentrionale, dove sono stati avviati vicino ai maggiori centri urbani allevamenti lattieri moderni e razionali. Sono ancora largamente impiegati in tutto il Paese gli asini e i cavalli, mentre in forte diminuzione sono altri animali già ampiamente diffusi, come dromedari e bufali; non vengono allevati i suini la cui carne è proibita per motivi religiosi. Tradizionale è infine la bachicoltura, che trova le condizioni ambientali più favorevoli nell'area caspica.

Pesca. La pesca ha nel compl esso scarso ruolo; quella marittima nel Golfo Persico ha il suo centro principale a Bandar-Abbas, dotato di industrie conserviere e che si va sviluppando sul piano industriale e commerciale. Ben più importante è la pesca dello storione nelle acque del Caspio: qui il porto peschereccio più attrezzato è Bandar-e-Anzali (già Bandar-e-Palhavi), dove viene sbarcato il pesce e dove, con le uova appunto dello storione, si procede alla preparazione del caviale.

Risorse minerarie. Il petrolio continua a costituire la principale risorsa del Paese; in condizioni di normale andamento economico i proventi petroliferi consentono di stimolare sensibilmente gli altri settori produttivi: in media per buona parte degli anni Settanta il Paese ha estratto annualmente 250 milioni e più di t di greggio. Ancora nel 1978 i pozzi iraniani diedero circa 263 milioni di t di petrolio: dal 1980, a causa del conflitto con l'Iraq, la produzione è scesa a meno di 74 milioni, risalita nel 1986 a 93 milioni di t e a 180 milioni di t nel 1995. È bensì vero che attorno all'inizio degli anni Ottanta si è verificata una fortissima caduta della richiesta di idrocarburi da parte dei Paesi altamente industrializzati, sicché gli Stati petroliferi, specificamente i m embri dell'OPEC, sono stati in genere obbligati a ridurre l'estrazione del greggio. Oltre che dall'importante giacimento presso l'isola di Kharg e dagli altri della piattaforma continentale, la maggior parte del greggio proviene dalla fascia pianeggiante e pedemontana compresa tra la Bassa Mesopotamia e la costa settentrionale del Golfo Persico; altri giacimenti si trovano nello Zagros, vicino a Shiraz, e, nel nord-ovest, presso Kermanshah (Bakhtaran). Una fitta rete di oleodotti collega i luoghi di estrazione con le numerose raffinerie. Al petrolio è spesso associato gas naturale con una produzione fortemente ridotta negli ultimi anni; un gasdotto collega i giacimenti di Agha Jari e di Marun con il centro di Astara (in Azerbaigian), sul Mar Caspio. L'Iran è ricco di molti altri minerali, per alcuni dei quali è tra i maggiori produttori a livello continentale, come per lo zinco, il cromo e il rame; seguono per importanza ferro, carbone, antimonio, manganese, magnesite ecc. Un discreto rilievo ha anche la produzione di energia elettrica, favorita naturalmente dalla grande disponibilità di combustibili.

Industria. Il panorama industriale si presenta ormai abbastanza diversificato; i maggiori sviluppi si sono registrati oltre che nel settore petrolchimico, in quelli siderurgico, metallurgico, elettronico, chimico e meccanico. L'industria automobilistica accanto a stabilimenti di montaggio produce diversi autoveicoli su licenze estere; in espansione sono anche le fabbriche di pneumatici. Tra le industrie tradizionali spiccano quelle tessili, cui è collegata la produzione dei tappeti; si vanno potenziando pure le industrie alimentari. Rilevanti sono altresì le manifatture di tabacchi, le concerie, i calzaturifici e i cementifici. Le industrie sono concentrate soprattutto a Teheran, seguita da Esfahan, Tabriz, Shiraz, Mashhad, Hamadan, Bandar-Abbas, Ahwaz, Kerman.
Comunicazioni. Lo sviluppo delle attività economiche ha richiesto un adeguamento delle vie di comunicazione, che rimangono però largamente insufficienti. La rete ferroviaria (di complessivi 5.000 km) si impernia su: la Transiraniana, che da Bandar-e-Khomeini (già Bandar-e-Shahpur), sul Golfo Persico, attraverso la catena dello Zagros raggiunge Teheran, continuando poi sino al Mar Caspio con un percorso spettacolare attraverso i Monti Elburz; la linea che da Teheran porta al Pakistan passando da Esfahan e Kerman (con una diramazione fino a Bandar-Abbas); le due linee verso ovest passanti per Tabriz e per Hamadan e Kermanshah (Bakhtaran); la linea che giunge fino a Mashhad nel Khorasan. Notevole impulso hanno avuto sia le comunicazioni stradali, che superano ormai i 162.000 km, per la metà asfaltati, sia quelle aeree; compagnia di bandiera è la Iran National Airlines, che raccorda Teheran con gli altri maggiori centri iraniani, nonché con il Vicino e l'Estremo Oriente e con l'Europa. Teheran , Esfahan e Shiraz sono sedi di aeroporti internazionali. L'isola di Kharg è un grande porto petrolifero, mentre il principale sbocco marittimo del Paese, petrolio escluso, è Bandar-e-Khomeini; colossali investimenti riguardano altresì il potenziamento del centro portuale di Bandar-Abbas, in eccezionale posizione strategica sullo Stretto di Hormuz.

Commercio. Le esportazioni sono tuttora costituite per la quasi totalità da petrolio, gas naturale e prodotti petroliferi, i cui maggiori acquirenti sono il Giappone e i Paesi dell'Unione Europea, in specie la Germania. Le altre esportazioni, pari a circa il 10% del totale, sono rappresentate da tappeti, rame, cotone, frutta fresca ed essiccata, pelli e cuoio, diretti soprattutto in Giappone e in Germania. Le importazioni, fornite in elevatissima percentuale dal Giappone e dalla Germania, riguardano invece essenzialmente macchinari e mezzi di trasporto, prodotti industriali, in specie chimici, generi alimentari, ecc. Di poco rilievo il turismo, che prima dell'avvento della Repubblica Islamica aveva costituito una fonte non indifferente di entrata valutaria.

Storia

Testo completo:

L'antica Persia.

L'Iran, prima di essere occupato dalle tribù ariane, fu sede nella sua parte occidentale del regno elamita con capitale a Susa, che durante il II millennio a. C., sotto influenze mesopotamiche, ebbe una parte culturale importante fra la valle del Tigri, la catena degli Zagros e il litorale del Golfo Persico. Le tribù indeuropee, le cui prime sedi furono probabilmente le steppe della Russia meridionale e della Transcaucasia, mossero verso S intorno alla metà del II millennio. Fra le tribù di stirpe iranica stanziatesi nella parte occidentale dell'altopiano emergono per importanza gli Sciti, la cui supremazia fu di breve durata, i Medi, già citati negli annali assiri nell'836 a. C., il cui regno, con capitale Ecbatana, giunse dall'Elam all'Urartu, e principalmente i Persiani Achemenidi. Questi ultimi, dapprima sovrani di un piccolo regno nella regione di Pārsa, semindipendente sotto Assiri ed Elamiti, e poi vassallo dei Medi, giunsero a dominare in breve tempo quasi tutto il mondo antico, particolarmente sotto Ciro il Grande e Dario I (sec. VI-V a. C.), coi quali l'impero achemenide si estese dalla Tracia e dall'Egitto a occidentale sino al Gandhāra e alla valle dell'Indo a oriente. Tale impero, caratterizzato da una cultura composita e cosmopolita, grandiosa sintesi delle antiche civiltà della Mesopotamia, Siria, Egitto e Asia Minore, nel sec. IV a. C. cadde in pochi anni sotto i colpi di Alessandro Magno, che aprì la strada a una profonda ellenizzazione sia politica sia culturale dell'Iran, continuata sotto i Seleucidi. Presero quindi il sopravvento sull'altopiano iranico i Parti (sec. II a. C.-III d. C.), originari del Khorāsān, mentre l'estremità orientale dell'Iran era dominata, nei primi due secoli della nostra era, dal regno dei Kuṣāṇa. Una reazione nazionale iranica fu costituita dal sorgere della dinastia sassanide (sec. III-VII), originaria del Fārs, il cui impero fortemente centralizzato, con capitale a Ctesifonte in Mesopotamia, è segnato da un riassorbimento degli elementi ellenistici penetrati in Iran nelle epoche precedenti e da una rinascita delle tradizioni nazionali e della religione mazdea.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 73973630
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 69,07
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

persiani 51%, azeri 24%, gilaki e mazandarani 8%, curdi 7%, arabi 3%, lur 2%, baloch 2%, turkmeni 2%, altri 1%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

persiano 58%, turkico and 26%, curdo 9%, luri 2%, balochi 1%, arabo 1%, turco 1%, altre 2%

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Religioni:

musulmani 98% (sciiti 89%, sunniti 9%), altre ( comprese zoroastriani, ebrei, cristiani, e baha'i) 2%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,18
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 17,73
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 5,41

Media dell'area geografica: 7.5466666221619 (su un totale di 9 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 29,60
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 28,60
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Numero medio di figli per donna: 1,77
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Rapporto tra i sessi: 103,04
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 27,11
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 70,33
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 73,91

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 76

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 482,43
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 6.419,60
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 7
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 8
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 10
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 19.113,50
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -185650
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 2

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 98
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 98

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 99
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 99
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 94

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 37,12
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 74,93
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 21,00

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

11,40

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,5