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Paesi | Asia | Asia meridionale | India

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: New Delhi
Area del Paese in chilometri quadrati: 3287260
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 344
Forma di governo: Repubblica federale
Data dell'indipendenza: 15 agosto 1947
Indipendenza da: Regno Unito
Moneta: Rupia indiana

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia. A grandi linee il territorio dell'India è costituito dal versante meridionale, o esterno, dell'Himalaya-Karakoram, dalla Pianura Gangetica e infine dalla grande e tozza penisola del Deccan . Queste tre grandi e fondamentali divi sioni rappresentano altrettanti elementi strutturali, ai quali si connette l'evoluzione geologica dell'intera Asia meridionale: da una parte il grande corrugamento cenozoico emerso dalla congenita instabilità della Tetide, dall'altra una zolla rigida e archeozoica, il Deccan appunto, frammento gondwaniano traslato verso nord, dove oggi chiude la fossa gangetica.

 

Regione himalayana. In territorio indiano è compresa solo la sezione occidentale e parte di quella orientale del versante himalayano, essendo il restante entro i confini del Nepal e del Buthan; questa ha uno sviluppo trasversale medio di circa 200 km ed è attraversata da valli profonde, culminando nei grandi massicci nodali del sistema, i più elevati del territorio indiano, tra cui quelli del Nanda Devi (7.817 m), del Kamet (7.756 m) e del Shilla (7.026 m) nella sezione occidentale, del Kangto (7.089 m) e di altri minori in quella orientale. La sezione montagnosa occidentale ha una conformazione assai complessa. Essa inizia con una fascia collinare, prehimalayana, costituita da depositi pliocenici sollevati dai più recenti moti orogenetici del sistema e conosciuti come formazioni di Siwalik. Più all'interno, al di là di una marcata faglia, appaiono le falde sedimentarie est erne costituenti il Piccolo Himalaya, solcato da ben popolate valli dal fondo pianeggiante (dun ) e dall'andamento prevalentemente longitudinale. Più internamente ancora si passa alla fascia centrale dei possenti massicci (il Grande Himalaya), dove emergono le formazioni del Paleozoico superiore, rocce scistose e granitiche alternate a formazioni archeozoiche e anche a lembi sedimentari mesozoici. Nella sezione nord-occidentale del Paese, corrispondente al Kashmir, il territorio indiano comprende non solo il versante esterno della catena (solcato da ampie e fertili vallate come quella di Srinagar), ma anche il versante interno che dà sulla grande valle longitudinale dell'Indo superiore dominata dai massicci del Karakoram, cui si aggiunge l'appendice tibetana del Ladakh. Tutta questa regione interna, accentuatamente montagnosa, è stata modellata dal glacialismo e per la sua marcata altitudine è poco ospitale. La sezione himalayana orientale è mediamente meno elevata di quella occidentale, ma il rilievo sorge dalla pianura con forme subito aspre, ciò che rende questa regione poco accessibile: l'unico varco è lo stretto corridoio aperto dal Brahmaputra, che incide trasversalmente, in modo netto, tutta la catena. In questa sezione orientale prevalgono le formazioni del Paleozoico superiore, che verso est lasciano il posto a vasti affioramenti granitici e gneissici dell'Archeozoico, che i ringiovanimenti cenozoici hanno modellato in forme tormentate. L'India montagnosa marginale si completa, a est, con i rilievi del Nagaland, serie di catene a orientamento meridiano che continuano in territorio birmano, costituite da formazioni cristalline, saldate all'Himalaya Orientale con il caratteristico gomito che chiude l'Assam: questa regione comprende la Pianura del Brahmaputra, dai territori inondabili, e un ampio affioramento archeozoico con rocce simili a quelle che formano il Deccan ("formazioni di Dharwar") elevandosi in media sui 1.500 m (Khasi-Jaintia Hills).

 

Pianura gangetica. Il lungo arco montagnoso che serra l'India a nord è una sorta di bastione dominante la pianura gangetica. Essa si estende, al di là di una fascia pedemontana spesso ciottolosa e di una zona di risorgive caratterizzata da terreni paludosi (terai), oggi per lo più bonificati, per oltre 1.500 km dalla soglia nord-occidentale che la divide dal bacino dell'Indo sino alla vasta piana deltizia orientale (Bengala), dove confluiscono le alluvioni del Brahmaputra; in larghezza supera in media i 400 km. Ha una superficie di circa mezzo milione di km 2 ed è una delle più grandi pianure alluvionali della Terra. La sua origine si collega agli apporti dei fiumi himalayani e, in misura minore, di quelli del Deccan: è infatti una fossa di colmamento che ha cominciato a formarsi nell'Eocene e nella quale ai depositi marini più antichi si sovrappongono i depositi fluviali, cui si devono grandiosi conoidi allo sbocco delle valli; gli apporti principali sono quelli dei fiumi Yamuna, col quale si fa iniziare a nord-ovest la pianura gangetica, Ghaghara e Gandak. Alla piana gangetica vera e propria, estesa dall'Uttar Pradesh al Bengala, si ricollega a nord-ovest quella del Punjab, che appartiene al bacino idrografico dell'Indo (inclusa perciò quasi tutta nel Pakistan) ed è essenzialmente formata dagli apporti di cinque fiumi himalayani (Sutley, Beas , Ravi, Chenab, Jhelum): all'enorme fascia di basse terre, tra l'Himalaya e il Deccan, ci si riferisce perciò comunemente come Piana Indogangetica. Tra i depositi alluvionali da cui è costituita, si distinguono quelli più antichi (bangar), risalenti al Pleistocene medio, da quelli più recenti (khadar ); questi ultimi formano il basso Bengala, la vasta regione deltizia del Gange e del Brahmaputra, col suo intrico di canali e di aree inondabili. Tale distinzione è assai importante dal punto di vista umano ed economico, in quanto i primi, più alti e al riparo perciò dalle inondazioni, sono più intensamente coltivati e ospitano fitti insedi amenti stabili, mentre i secondi, facilmente inondabili, presentano un più rado popolamento. Questo è però particolarmente fitto nei doab, le aree interfluviali del Punjab e dell'Uttar Pradesh, nelle zone più alte e riparate dalle inondazioni.

 

Altopiani centrali. La fossa delle grandi pianure è delimitata a sud dalla scarpata dei cosiddetti Altopiani Centrali, una regione che rappresenta strutturalmente l'orlatura settentrionale del Deccan, corrugata in epoca paleozoica e poi soggetta a perturbamenti tettonici nel Mesozoico e nel Cenozoico; a quest'ultima era si collegano le espansioni basaltiche che coprono larga parte del Deccan e una parte degli stessi Altopiani Centrali. Tale regione è delimitata a nord-ovest dai monti Aravalli, ringiovanimenti di un'antichissima catena algonchiana (Precambriano), mentre a sud-ovest ha la sua caratteristica componente orografica negli allineamenti dei monti Vindhya e Satpura , tra loro divisi da un marcato elemento strutturale, la Valle del Narmada; al centro comprende l'Altopiano di Gondwana e a est quello di Chota Nagpur. In media l'altitudine oscilla sui 500-600 m e solo gli Aravalli assumono forme erte in corrispondenza di alcune masse granitiche, che nel Guru Sikhar raggiungono i 1.722 m; in generale predominano le forme senili e la regione si presenta in un avanzato stadio di peneplanazione. Tuttavia, in seguito ai ringiovanimenti cenozoici, il reticolo idrografico risulta marcatamente inciso, specie sul versante gangetico. Al di f uori dell'area interessata dai ricoprimenti basaltici, come l'Altopiano di Malwa, a nord dei Monti Vindhya, affiorano le rocce del Paleozoico inferiore (per esempio gli gneiss granitici e scistosi del Vindhya) e non mancano aree in cui vengono in luce quelle formazioni archeozoiche che rappresentano il sostrato del Deccan. In rapporto alle diverse strutture geologiche variano le linee morfologiche, che non sempre hanno un andamento ad altopiano. Così nel Gondwana le arenarie hanno determinato la formazione di scarpate successive negli ampi versanti fluviali, mentre nel Chota Nagpur per la prevalenza di gneiss granitici si hanno una morfologia più mossa e un aspetto decisamente collinare. Determinata dal clima arido, con affioramenti rocciosi del Paleozoico che emergono al di sopra di superfici neozoiche, largamente rappresentate da allineamenti dunosi, è la morfologia del deserto del Thar, vasto penepiano situato a ovest degli Aravalli; esso cede a sud a una regione parimenti arida, disseminata di con che paludose e salmastre (rann), tra cui l'ampio Rann of Kutch (Pantano di Kutch) cui segue la tozza penisola di Kathiawar , un'area di formazioni basaltiche cenozoiche incise da larghe vallate ad andamento radiale.

 

India peninsulare. A sud degli Altopiani Centrali si entra nell'India peninsulare; il limite strutturale è indicato da una linea depressionaria che dalla Valle del Tapti continua verso est con il solco del fiume Mahanadi. La struttura del Deccan è quella dei tavolati rigidi; l'elemento basale è costituito da gneiss granitici archeozoici che affiorano su tutta la parte orientale della penisola, mentre nella sezione nord-occidentale gli strati antichi sono coperti dalle già ricordate espansioni basaltiche cenozoiche, che danno luogo a una morfologia tabulare della regione. Ma nel loro complesso i paesaggi del Deccan sono relativamente vari, anche per la presenza dei due allineamenti montuosi periferici, i Ghati Orientali e i Ghati Occidentali , che orlano la penisola. I Ghati Occidentali sono molto più elevati, anche per la generale lieve inclinazione verso est di tutto il tavolato del Deccan; essi formano un insieme continuo, alto in media circa 1.000 m, e digradano verso la costa con una scarpata spesso ripida, ai cui piedi corre una breve cimosa pianeggiante in cui sedimentano i materiali trasportati dai brevi corsi d'acqua che incidono la scarpata stessa. Nella parte meridionale i Ghati Occidentali raggiungono le altezze massime in alcuni Horst, che formano i mas sicci del Doda Betta (2.637 m), dell'Anai Mudi (2.695 m) e del Palayankottai (1.654 m), un rilievo questo che domina l'apice meridionale della penisola, la cui estremità è nel granitico Capo Comorin. I Ghati Orientali, oltre che più bassi, hanno un'orogr afia discontinua; in essi si aprono le ampie vallate dei fiumi che drenano la penisola provenendo da nord-ovest e attingendo al versante interno dei Ghati Occidentali. Il reticolo idrografico, il cui sviluppo dissimmetrico è connesso alla generale inclin azione del tavolato peninsulare, movimenta tutta la parte interna del Deccan, dove sussistono "isole" paleozoiche sovrapposte al substrato archeozoico. La cimosa costiera orientale è varia, alternando ampie pianure a zone pianeggianti più ristrette; in c orrispondenza degli sbocchi fluviali si hanno infatti ampi conoidi deltizi e su vasti tratti infine il litorale presenta orlature sabbiose che chiudono spazi lagunari.

 

Clima. Il clima dell'India è determinato da diversi fattori: anzitutto dalla posizione tropicale del Paese, poi dalla sua apertura all'Oceano Indiano e dalla presenza della Catena Himalayana a nord. Però non tutto il territorio ha condizioni analoghe. Il rilievo è un primo fattore di diversificazione, cui si aggiungono la latitudine e l'esposizione più o meno diretta alle invasioni delle grandi masse d'aria. Esistono infatti un'India arida, un'India dal clima spiccatamente a due stagioni, un'India dal clima umido equatoriale, per non parlare del clima himalayano dalle caratteristiche tutt'affatto speciali. Però nel complesso non esistono nel Paese grandi anomalie. Dal punto di vista termico l'apertura all'Oceano Indiano fa sì che le variazioni siano quasi unicamente legate al rilievo, oltre ovviamente al diverso grado di continentalità, la quale si fa sentire anche sulle variazioni stagionali, più sensibili verso nord e verso l'interno. A Delhi la media di gennaio è di 15 °C, quella di luglio 22 °C; a Calcutta e a Bombay le stesse medie sono rispettivamente di 20 °C e 28 °C e di 24 °C e 28 °C (Bombay è più esclusa dagli influssi continentali di Calcutta); a Madras, nel Deccan meridionale, le medie sono di 25 °C e 31 °C, mentre a Calicut, un'area a clima equatoriale, si hanno valori quasi costanti tutto l'anno (26 °C e 25 °C). Al lato opposto si hanno le notevoli variazioni della zona himalayana, rispecchiate nelle medie di Srinagar, pari a 2 °C in gennaio e 24 °C in luglio.

 

Precipitazioni. Molto più irregolare è la distribuzione delle precipitazioni. Vi sono infatti in India zone decisamente aride, come il Rajasthan, e altre dove si registrano precipitazioni tra le più elevate della Terra, come nell'Assam. Però gran parte del Paese ha precipitazioni comprese tra i 500 e i 1.500 mm; esse tuttavia si verificano in una sola stagione e ciò, più che la quantità delle piogge, costituisce un aspetto negativo, specie in certe regioni, del clima indiano. Questo è infatti in generale del tipo tropicale a due stagioni, legate allo spirare dei monsoni. D'estate col crescere delle temperature si determinano basse pressioni sul Paese mentre sull'Oceano Indiano si stabilisce una zona anticiclonica e si hanno venti da sud-ovest, portati dalle masse di aria tropicale. Dopo un periodo di caldo soffocante che fa registrare in molte località i valori massimi della temperatura (fino a 50 °C nel Rajasthan) iniziano le piogge, accompagnate spesso da violente manifestazioni temporalesche, e la temperatura si rinfresca. Ciò avviene nell'India meridionale ai primi di giugno e verso la fine del mese il monsone si propaga anche nel nord e nel nord-ovest dove giunge però via via indebolito: ciò spiega l'aridità delle zone comprese nel bacino dell'Indo. Alla metà di settembre il monsone di sud-ovest perde vigore e le precipitazioni diminuiscono anche nelle aree meridionali più esposte agli influssi marini. Si ha così una stagione calda e asciutta che segna l'inversione barometrica, con l'imporsi dei venti continentali da nord-est (o in certe zone, come nella piana gange tica, da nord-ovest) attratti dalle basse pressioni nella fascia equatoriale dell'Oceano Indiano. Nel sud tuttavia si hanno ancora precipitazioni per la caratteristica equatorialità della fascia costiera occidentale. È qui che si hanno le massime precipitazioni del Deccan: a Calicut esse superano i 3.000 mm annui, valore che decresce verso nord sino ai 1.700 mm di Bombay. Nell'interno della penisola i valori oscillano tra i 1.000 e i 1.200 mm e aumentano nei versanti meridionali degli Altopiani Centrali. Nell'Assam gli alti valori delle precipitazioni (oltre i 5.000 mm annui) sono dovuti allo stazionamento estivo dei cicloni nel Golfo del Bengala, cicloni che investono direttamente la regione, spesso con una violenza che ha conseguenze particolarmente disastrose sulle coste del Bangladesh, specie nella fascia di Chittagong. Anche nel Bengala si hanno precipitazioni abbondanti e a Calcutta cadono annualmente oltre 1.600 mm di pioggia. I valori decrescono da est a ovest nella Pianura del Gange, dove oltretutto le piogge sono molto irregolari (a Delhi si hanno 660 mm annui); nelle terre aride del Rajasthan non vengono superati generalmente i 250 mm annui mentre nell'estremo nord è più favorita Srinagar, che trovandosi sul versante himalayano riceve anch'essa oltre 600 mm annui d'acqua. L'alternanza stagionale lascia asciutta per lunghi mesi gran parte dell'India e ciò corrisponde a un periodo di sosta della stessa attività umana, che si ravviva d'improvviso alle prime manifestazioni del monsone. Talora queste tardano a venire e si hanno allora in certe zone (frequentemente nella pianura settentrionale) drammatiche carestie, cui si aggiunge sovente l'improvviso e rovinoso scatenarsi del monsone.

 

Flora. La copertura vegetale dell'Indi a è caratterizzata da associazioni molto diverse, che si presentano però oggi profondamente manomesse dall'uomo. La degradazione vegetale investe tutta la pianura e gran parte del Deccan, dove si hanno tuttavia lembi di foresta tropicale nei versanti sud-occidentale del Deccan (pendici dei Ghati Occidentali), nelle dorsali montuose degli Altopiani Centrali, nei monti dell'Assam e del Nagaland. Si tratta di una foresta sempreverde in cui dominano alberi d'alto fusto, che comprendono anche essenze pregiat e come il teak e il sandalo, sebbene questi alberi siano tipici soprattutto della regione peninsulare. Lembi di foresta sempreverde si trovano anche lungo i corsi fluvialidell'interno, dove però predomina la foresta tropicale decidua, nella quale la pianta dominante è il sal (Shorea robusta) . Procedendo verso nord e nord-ovest questa foresta assume adattamenti xerofili: compaiono così varie specie di acacie, che, rare e isolate, dominano l'arido paesaggio del Rajasthan. Le pendici himalayane ospitano foreste subtropicali, che via via trapassano col crescere dell'altitudine in foreste temperate (con querce e conifere), cui succedono poi i tipici livelli alpini d'alta quota che comprendono anche ricchi pascoli (mergs).

 

Fauna. Nell'India si possono distinguere due zone faunistiche divise dal Gange e dai rilievi di Vindhya e Satpura. In quella a nord sono rappresentati quasi tutti gli ambienti caratteristici della regione zoogeografica orientale: qui vivono il nilgau, l'antilope cervicapra, il caracal, una specie di gazzella (Gazella gazella), il cinghiale, oltre a ricci, toporagni, pipistrelli e moltissimi roditori. Nella fascia centrale, numerosissima è la popolazione degli uccelli acquatici; nei pressi della foce dell'Indo esistono ancora l'emione e il leone asiatico e molti fiumi settentrionali ospitano il delfino del Gange (Platanista gangetica) e il gaviale. La zona a sud comprende la vera e propria penisola indiana il cui animale tipico è la tigre; nelle formazioni a mangrovie non è difficile trovare il coccodrillo di palude e quello marino, oltre al varano fasciato e ai bufali acquatici. Tipico anche l'orso labiato ancora frequente nei fitti boschi del Deccan; molte le scimmie, mentre i Lemuroidei sono rappresentati dal loro gracile. Diffuso infine in tutto il Paese l'elefante asiatico, il rinoceronte unicorno, moltissimi cervidi fra cui fa spicco il muntjak (Muntiacus muntjak), moltissimi animali acquatici e numerosissimi serpenti velenosi che causano migliaia di vittime ogni anno.

 

Idrografia: il bacino del Gange. Ai lineamenti morfologici cui abbiamo accennato corrisponde un'organizzazione idrografica centrata su pochi grandi bacini. Il più esteso è quello del Gange (Ganga), compreso tra l'Himalaya e gli Altopiani Centrali. Il fiume, il cui sviluppo complessivo è di 2.700 km, nasce dall'Himalaya occidentale e sbocca in pianura a nord di Delhi, seguito dal suo corteo di affluenti himalayani che, per lungo tratto, data la vigorosità del loro corso, corrono paralleli al fiume maggiore prima di confluire in esso. Lo Yamuna, per esempio, raggiunge il Gange ad Allahabad, dopo circa 800 km dal suo sbocco in pianura; più o meno la stessa distanza percorre il Ghaghara prima della sua confluenza. Anche i fiumi che scendono dagli Altopiani Centrali (il Chambal e il Betwa affluenti dello Yamuna, il Son che tributa direttamente al Gange) hanno corsi obliqui rispetto al fiume maggiore che segue l'asse depressionario della fossa gangetica, molto spostata verso sud per effetto della maggior capacità di trasporto detritico degli affluenti di sinistra. A circa 100 km dalla foce il Gange riceve il contributo del Brahmaputra, il cui bacino superiore si estende nella lunga valle longitudinale del Tibet e poi, varcata la catena dell'Himalaya, occupa, in territorio indiano, la sezione compresa tra il versante himalayano, il Nagaland e i rilievi dell'Assam. Il bacino del Brahmaputra è inferiore a quello del Gange (poco più di 600.000 km 2 , su complessivi 1.125.000 km 2 ), ma la sua portata è superiore (380.000 milioni di m3 all'anno contro 350.000 milioni del Gange), dato che scorre in zone molto piovose. Entrambi i fiumi hanno un regime di tipo nivale nella sezione superiore del loro corso; per il resto risentono delle precipitazioni monsoniche e particolarmente notevoli sono le variazioni di portata del Gange. Importante elemento nell'idrografia gangetica sono le falde freatiche, che affiorano nella fascia pedemontana dell'Himalaya e sono attingibili con pozzi anche nella parte più centrale della pianura (in zone climaticamente più aride, come nel Bihar).

 

Gli altri bacini idrografici. Nel territorio indiano rientra una porzione del bacino dell'Indo (circa 354.000 km 2 su complessivi 1.165.000 km 2 ), estesa dal Punjab alle zone aride del Rajasthan. Tra i fiumi del Punjab solo il Sutlej interessa, e parzialmente, il Paese; per il resto, trattandosi di terre aride, l'idrografia in tutta la sezione compresa nel bacino dell'Indo ha un rilievo limitato, con corsi d'acqua asciutti per gran parte dell'anno, mentre più importanti, dal punto di vista antropico, sono le falde freatiche che alimentano numerose oasi del deserto del Thar. A sud di questo, uno sviluppo autonomo hanno i fiumi che scendono dagli Aravalli: hanno un regime stagionale e ai loro apporti si deve la formazione dei citati rann, le conche salmastre del Gujarat. Gli Altopiani Centrali alimentano numerosi fiumi. Di essi alcuni, come si è visto, tributano al Gange, altri versano le loro acque nei due fiumi che, con direzione opposta, drenano la maggior parte di questa regione: il Narmada e il Mahanadi , sfociando il primo nel Mar Arabico (Golfo di Cambay), dopo aver percorso la fossa tettonica tra i monti Vindhya e Satpura, il secondo nel Golfo del Bengala. Il Mahanadi ha un bacino piuttosto esteso (132.100 km2) in quanto comprende una sezione del Deccan; ha un regime che risente in modo diretto delle precipitazioni monsoniche ed è perciò estremamente irregolare, dando luogo a frequenti inondazioni nelle aree deltizie dell'Orissa. Nel Deccan i bacini idrografici più estesi sono quelli del Godavari (313.000 km2), del Krishna (253.000 km 2 ) e del Cauvery; tutti e tre nascono dai Ghati Occidentali e si dirigono verso il Golfo del Bengala, secondo la caratteristica morfologia della penisola. In rapporto a ciò i fiumi del Deccan che sfociano nel Mar Arabico hanno bacini limitati; il maggiore è il Tapti, che drena il versante meridionale dei Monti Satpura. Anche i fiumi del Deccan hanno un regime irregolare connesso con le precipitazioni monsoniche; però quelli meridionali hanno un regime più regolare, dato che il clima si fa via via di tipo equatoriale procedendo verso l'apice della penisola.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. L'India è una delle aree della Terra popolata fin da tempi remoti, come dimostrano i resti di ominidi mio-pliocenici rinvenuti a Siwalik e in altre aree del Paese: è certo che fin da allora si susseguirono genti diverse anche se, date le ricerche ancora limitate, non ne sono state finora trovate tracce. Le più sicure documentazioni risalgono al Neolitico, quando l'India appare abitata da genti dedite alla caccia e alla raccolta (dalle quali si ritiene discendano le attuali tribù veddoidi di lingua munda), con alcuni gruppi già in possesso di conoscenze agricole. Le più antiche popolazioni che sicuramente praticavano l'agricoltura furono gli antenati degli attuali Dravidi, i quali nel III millennio a.C. si estesero fino alla valle del Gange e forse ebbero contatti con la civiltà urbana dell'Indo. Verso il 1.500 a.C. l'invasione a più ondate successive degli Indoari, popolazione di pastori proveniente da nord-est, diede l'impronta definitiva all'assetto etnico dell'India favorendo un'unità culturale che neppure le dominazio ni araba e inglese riuscirono a modificare sostanzialmente.

 

Composizione etnica e religioni. Nel corso dei secoli si è venuta a produrre una complessa sovrapposizione etnica che, secondo alcune interpretazioni, è all'origine delle caste, le quali tuttavia si spiegano anche in rapporto all'organizzazione urbana del mondo indù, con le specializzazioni professionali e dei compiti che essa comporta con le sue varie attività. Sebbene la nuova Costituzione abbia abolito le tradizionali caste e il governo cerchi di limitare il potere delle numerose sette religiose, l'induismo (professato a volte in modo fanatico da oltre l'80% della popolazione) svolge un ruolo fondamentale in questo Paese prevalentemente contadino. Ciò è dovuto al fatto che la religione degli Indoari si è imposta nel processo storico come elemento di affermazione della civiltà indiana. Esistono anche delle minoranze religiose, le più importanti delle quali sono rappresentate dai musulmani, dai cristiani, dai sikhs del Punjab, dai buddhisti, dai parsi, per lo più ricchi commercianti del Maharashtra, che vivono nelle città. Questo mosaico etnico e religioso, che va poi sminuzzato ulteriormente in centinaia di frammenti, spiega la complessità dell'India e può rivelare come, nonostante secoli di storia che ha visto anche periodi di unificazione politica, il vasto Paese non abbia potuto trovare il suo "punto di fusione".

 

Incremento demografico. Il colonialismo, con gli scambi, le attività e l'urbanesimo che ha promosso, ha agito da stimolo, in senso moderno, per la vita dell'India, ma ha suscitato nel contempo nuovi problemi sociali, imponendo un'organizzazione territoriale sua propria, esaltando in modo esagerato l'urbanesimo, la crescita demografica, tutti problemi che assillano l'India d'oggi. Quello demografico è uno dei più gravi: oggi l'India conta quasi 968 milioni di abitanti. Il processo di crescita nel corso di questo secolo è stato vertiginoso. Il primo censimento del 1901 aveva registrato 238 milioni di abitanti. Ancora nel 1931 la popolazione non toccava i 280 milioni. Gli incrementi fortissimi si ebbero a cominciare dagli anni Quaranta; così nel 1941 si registrarono 318,5 milioni, nel 1951 circa 360, nel 1961 oltre 439 milioni. Questo rapido incremento demografico fu dovuto, fondamentalmente, alla riduzione del tasso di mortalità, che fino ai primi decenni del secolo raggiungeva anche il 48ë e che era determinata dalle frequenti carestie e dalle ricorrenti malattie epidemiche come il vaiolo, la peste, il colera, la malaria che contribuivano a mantenere quell'"equilibrio della miseria", col quale, in modo crudele, si contenevano gli sviluppi demografici. Il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie ha fatto scattare l'esplosione d emografica, risultato di una natalità sostanzialmente mantenutasi elevata (dal 49ë dei primi decenni del secolo è scesa alla metà del secolo al 40ë), ma non più controbattuta da un'altrettanto elevata mortalità, il cui tasso annuo è via via diminuito. Corrispondentemente l'incremento demografico naturale si è via via elevato dagli inizi del secolo (quando era sull'1%) al 2-2,3% degli anni Cinquanta, fino al 2,5% del 1961. La gravità del problema demografico in un Paese di limitate risorse (o non adegua tamente sfruttate) fu avvertita dallo stesso Gandhi; il problema fu affrontato sotto il regime di Nehru, durante il quale fu teorizzato quel neomalthusianesimo che indusse il governo a istituire, nel 1965, i primi centri per il controllo delle nascite sotto la direzione del Ministero della Sanità. Oggi questi centri di family planning sono numerosi in tutta l'India.

 

Distribuzione. La pressione demografica elevata di certe regioni esisteva già alla fine del secolo scorso e, favorita dalle possibilità consentite dal colonialismo, aveva suscitato un'emigrazione verso altre terre, soprattutto verso quelle affacciate all'Oceano Indiano. La densità media della popolazione, elevata anche per un Paese così vasto, non dice delle altissime concentrazioni di certe zone. Le massime concentrazioni, tra i 1.000 e i 4.000 abitanti/km 2 , si hanno in alcuni piccoli territori (Delhi, Chandigarh, Pondicherry); nel Bengala Occidentale e nel Kerala si raggiungono densità superiori ai 700 abitanti/km 2 , con un carico di oltre 800 abitanti per km 2 di terra coltivata. Valori oltre i 400 abitanti/km 2 si hanno nel Bihar, nel Tamil Nadu, nell'Uttar Pradesh e nel Punjab. Altrove si passa da densità medie di 30 abitanti/km 2 delle terre più povere del Deccan e del Rajasthan ai 300 abitanti/km 2 delle regioni più fertili. Zone ancor meno popolate, oltre alle aree aride del Rajasthan, sono le valli himalayane, specie orientali, e il Mizoram. Gli squilibri economici e demografici da parte a parte hanno alimentato in questo secolo le prime migrazioni interne; le più cospicue però sono state quelle dirette verso le città. La corsa all'urbanesimo ha raggiunto in India ritmi mo lto elevati, esaltati all'epoca della divisione tra India e Pakistan, che hanno portato migliaia di profughi ad accentrarsi nelle periferie delle grandi città come Calcutta.

 

Insediamenti rurali. L'India, Paese di profonde radici rurali, è sempre stata ed è ancora un Paese di villaggi. Il villaggio indiano, fondato sull'economia agricola e sull'artigianato, autosufficiente almeno alle origini, è una germinazione spontanea della sedentarietà ed è rimasto pressoché immutato nei millenni. Socialmente il villaggio (grama) ha conservato, fino all'epoca coloniale, la sua organizzazione comunitaria espressa nel Panchayat, il consiglio di villaggio, e la sua composizione castale implicita nella divisione professionale dei compiti nell'ambito dell'economia. Tradizionalmente ogni villaggio è rappresentato da un gramini, un capo-villaggio, e a sua volta ogni villaggio fa capo a un organismo territoriale che comprende più villaggi, retti da gerarchie superiori. Il rapporto tra villaggi e unità territoriale è legato alle condizioni ambientali. Il villaggio ha un dintorno coltivato più o meno vasto secondo la bontà dei suoli o le possibilità di irrigazione; anche la sua dimensione varia secondo questi fattori. In generale i villaggi si pongono lungo i corsi d'acqua. Dove la stagione asciutta si fa sentire maggiormente i villaggi si sono dotati di serbatoi (eri) e proprio la capacità di queste riserve d'acqua determina la dimensione del villaggio, il quale in generale ha non più di 400-500 abitanti, ma esistono sia grandi villaggi ( kasba) sia piccoli villaggi (gaon).

 

Organizzazione del territorio. Prima del colonialismo la trama territoriale fondata sui villaggi e i centri rurali faceva capo, in senso però politico più che economico, alle città principes che, sedi del potere, in funzione del quale erano state concepite anche dal punto di vista urbanistico (pianta regolare con centro nodale rappresentato dal palazzo del principe e il tempio, indù o musulmano), come nei mirabili esempi di Jaipur, Agra , Madurai ecc. L'organizzazione del villaggio entro l'ordinamento feudale si è rotta in epoca coloniale, con gli aggravi fiscali e l'imporsi del potere degli zamindari (appaltatori d'imposte) e di quel regime assenteista che è stato uno dei fattori della decadenza economica dell'India a partire dagli inizi del secolo scorso. Anche l'artigianato, oltre che l'agricoltura, è deperito, mentre l'imporsi di un circuito commerciale di tipo moderno ha valorizzato i centri meglio favoriti dal punto di vista delle comunicazioni, oltre che delle attività produttive più redditizie. Così si è determinata quella gerarchia di piccoli e grandi centri, già però avviata dopo la penetrazione dell'islamismo, che formano la trama territoriale dell'India, la quale fa capo a pochi grandi poli urbani, valorizzati dai collegamenti ferroviari del secolo scorso. Tra questi centri focali i primi a emergere sono state le città portuali, quelle cioè che facevano da tramite tra India e Gran Bretagna: Calcutta e Bombay (o Mumbai) furono le prime grandi basi dell'India coloniale, insieme con Madras (o Chennai); Delhi , divenuta importante sotto il dominio turco-musulmano, fu potenziata invece per la sua funzione di "cerniera" dei collegamenti continentali, tra la Valle dell'Indo e quella del Gange. La popolazione urbana dell'India è cresciuta negli ultimi decenni, cosicché ogni anno 10-12 milioni di individui si insediano in media nelle città. Gli sviluppi maggiori li ha avuti Calcutta, che è stata il rifugio di molti profughi dal Pakistan, così come Delhi e Bombay.

 

Delhi e Calcutta. Queste, come tutte le grandi città indiane, hanno una grande frangia periferica dove si accatastano, in modo provvisorio, le masse inurbate, in condizioni spesso drammatiche; il loro assorbimento è lento, difficile, collegato com'è agli sviluppi economici del Paese. Nel 1991 vi erano in India diciassette città con più di un milione di abitanti e cinquanta con oltre 500.000 abitanti. Delhi ha 7,2 milioni di abitanti ed è una città "terziaria" per il suo ruolo amministrativo, rivelato anche dalle sue strutture urbanistiche, nelle quali si distingue New Delhi, sede del governo (questa propriamente è la capitale) e quartiere aristocratico, dove al vecchio nucleo musulmano si giust appongono i nuovi ariosi quartieri di epoca coloniale. Delhi è il nodo occidentale nella trama territoriale della piana del Gange, al cui lato opposto, nel delta bengalese, sta Calcutta, capitale del Bengala Occidentale, porto fluviale e città industrial e che ha germinato intorno a sé una serie di altri centri con i quali forma la più grossa conurbazione o città-regione dell'India, con oltre 11 milioni di abitanti. Di stampo inglese nella sua parte monumentale, è per il resto un agglomerato esteso, squa llido, che accoglie alla periferia molti stabilimenti industriali (i più vecchi sono quelli legati alla lavorazione della iuta, quelli più recenti connessi allo sfruttamento delle vicine miniere di ferro e carbone); Calcutta però accoglie anche attività terziarie e commerciali suscitate dal suo porto, sbocco della piana gangetica già valorizzato dagli Inglesi. La pianura del Gange ospita numerose altre grandi città, alcune con funzioni industriali come Kanpur (centro dell'industria tessile), con oltre 1.800.000 abitanti, e Lucknow (o Lakhnau), la capitale dell'Uttar Pradesh; ma questa è una città d'origine antica, così come altre della pianura quali Agra , legata all'affermazione islamica, Varanasi , massimo centro religioso dell'induismo, e Allahabad, città santa buddhista; Patna è invece nodo di comunicazioni valorizzato in epoca moderna. Nell'India nord-occidentale la popolazione urbana non è molto elevata, ma esistono antiche e storiche città vivacizzate da attività diverse: Jaipur, la capitale del Rajasthan, Ajmer, Udaipur, facenti capo alla regione degli Aravalli; Jodhpur, al margine sud-orientale del deserto del Thar. Nel fittamente popolato Punjab si trovano molti centri commerciali e industriali (Amritsar, Ludhiana, Jalandhar o Jullundur ecc.); Srinagar, massimo centro del Kashmir, è notevolmente cresciuta grazie alle sue molteplici funzioni. Nel Gujarat l'ex capitale Ahmadabad è una metropoli commerciale con importanti industrie tessili e alimentari.

 

Bombay e altre città. Nel Deccan, Bombay (o Mumbai), capitale del Maharashtra, continua a essere il polo urbano maggiore; cresciuta come porto fondamentale in epoca coloniale (era "la porta dell'India"), oggi è una città ricca di industrie di trasformazione e manifatturiere ed è sede di attività culturali e finanziarie. È ormai un agglomerato di quasi 10 milioni di abitanti ed è ben collegata con ferrovie alla piana del Gange, al Rajasthan e agli Altopiani Centrali, dove sorgono città storiche, vecchie capitali principesche come Indore, Bhopal, Jabalpur , valorizzate dai moderni raccordi ferroviari. Questi hanno particolarmente accentuato la posizione gerarchica di Nagpur, a sud dei Satpura, di Pune (Poona), città industriale con funzioni di satell ite nei confronti della vicina Bombay, e di Hyderabad, capitale dell'Andhra Pradesh con quasi 3 milioni di abitanti, città storica legata all'islamismo (è l'ex Golconda) di cui è ancor oggi il massimo centro in India, benché sia anche sede di industrie e attività commerciali che investono tutto l'interno della penisola. Più a sud grossa città è Bangalore , capitale del Mysore, oggi Karnataka. Nel Deccan orientale la rete urbana gravita su Madras (o Chennai), la capitale del Tamil Nadu, popolosa e attivissima città portuale privilegiata dagli Inglesi, ben attrezzata anche come centro industriale (siderurgico e dell'industria meccanica). Altri importanti centri del Deccan sono situati agli sbocchi delle valli sulla pianura costiera, come Vijayawada e Rajahmundry. Nell'interno della parte più meridionale della penisola è Madurai, centro religioso dell'induismo, mentre sulla costa del Malabar Calicut (o Kozhikode ) e Cochin (o Kochi ) sono sbocchi portuali di una ricca regione agricola.

Aspetti economici

Testo completo:

Pochi Paesi hanno una realtà economica e sociale complessa come quella dell'India; pur risultando tra gli Stati più industrializzati del mondo il prodotto lordo pr o capite la fa collocare a un livello medio tra le nazioni del Terzo Mondo.

 

Problemi generali. La maggior parte dei contadini è sottoccupata o stenta a vivere sui miseri piccoli appezzamenti di proprietà: assai spesso non si raggiungon o nemmeno i livelli minimi di sussistenza e il numero dei morti per fame,soprattutto fra i bambini, è ancora enormemente elevato (si stima siano alcuni milioni). Contraddizione non meno stridente, un Paese dominato dall'analfabetismo e dall'inadeguatezz a delle strutture produttive può vantare straordinari esiti sia scientifici sia tecnologici: per esempio nei settori della fisica, della biologia, della tecnica sofisticata. Nel 1974 l'India realizzava da sola una propria bomba atomica, nel 1980 iniziava il suo programma spaziale con il lancio di un satellite per telecomunicazioni interamente indiano e nel 1998 effettuava alcuni esperimenti nucleari nel Thar. Gli innegabili progressi registrati nell'industria, specie in quella di elevato livello tecnologico, hanno portato tra l'altro alla formazione di una borghesia imprenditoriale moderna e ben addestrata, cui si contrappone, però, una pubblica amministrazione pletorica e largamente inefficiente. Le gravi difficoltà dell'assetto produttivo indiano si manifestano in tutta la loro realtà nel settore agricolo, che è quello che dà lavoro a gran parte della popolazione attiva e che continua a rivestire un ruolo predominante nell'economia. Nonostante la produzione sia raddoppiata tra il 1950 e il 1980, la dipendenza dai fattori climatici e lo sfruttamento ancora arcaico dei terreni agricoli da una parte e l'esplosiva crescita demografica dall'altra provocano periodiche, drammatiche carestie, ingiustificabili se considerate alla luce dell'elevato potenzial e agro-alimentare di questo grande Paese. D'altronde la stessa industria, pur nella sua ampiezza, è ancora un elemento di secondo piano nel complesso quadro produttivo del Paese.

 

Programmi e sperequazioni. Gli ambiziosi programmi di sviluppo che si sono susseguiti dopo l'indipendenza, sempre legati a poco realizzabili modelli occidentali, si sono rivelati del tutto inadeguati alle esigenze del Paese. Infatti, gli incrementi produttivi, lungi dall'essere finalizzati all'eliminazione della miseria mediante una più equa distribuzione della ricchezza, hanno contribuito ad approfondire il plurisecolare abisso tra i ceti privilegiati, oggi rappresentati dagli imprenditori, dai managers , dagli alti funzionari pubblici, e l'enorme massa della popolazione attestata a un livello di vita estremamente basso, senza contare le decine di milioni di emarginati ai puri limiti della sopravvivenza. Eliminate dalla Costituzione le antiche caste, si può ben dire che altre se ne siano formate, non meno invalicabili. Questa spaccatura tra le enormi possibilità offerte ai pochissimi e la totale indigenza dei più si traduce altresì nella presenza di un modello di vita occidentale, attuabile solo dai ricchi, diametralmente opposto a quello asiatico dei poveri.

 

L'eredità del colonialismo. Tutte queste contraddizioni, insite nella società indiana del passato, si accentuarono con il colonialismo, il quale ha utilizzato per i suoi fini il peso enorme delle tradizioni, specie di quelle religiose, proprie di questo Paese. Con il colonialismo nacque infatti la moderna economia dell'India; furono costruite fabbriche (in prevalenza tessili), ferrovie, strade, opere portuali, ma in pratica nulla fu fatto nei due settori fondamentali, cioè quello agricolo-alimentare, che rimase tecnologicamente assai arretrato, e quello dell'incontrollato sviluppo demografico, quest'ultimo anzi visto nell'ottica di disporre di ingenti masse di manodopera a basso costo. Contemporaneamente l'economia indiana veniva inserita nei circuiti internazionali: ma questo significò eminentemente trovare un comodo sbocco per le esportazioni industriali britanniche verso l'India, intesa quale mercato, e dalla colonia quale produttrice di beni a prezzi concorrenziali (per esempio cotone, minerali, oli vegetali, pelli, spezie, legname). Il fatto ebbe gravissime conseguenze per l'India, in quanto finì col provocare la rottura di quel secolare equilibrio dell'economia su cui si erano sino ad allora retti i villaggi, più o meno autosufficienti, e in particolare determinò il pressoché totale decadimento di un sapiente artigianato, che in precedenza riusciva a fornire ai contadini quasi tutti i beni strumentali di cui potevano necessitare. Un altro non meno grave fattore fu il nuovo e convulso urbanesimo conseguente lo sviluppo delle attività industriali e commerciali; inoltre, nelle città si andò formando quella classe sociale nuova, promossa dall'amministrazione inglese, che si fece poi interprete della modernizzazione dell'India in senso occidentale.

 

Economia dell'indipendenza. L'economia ebbe dunque un'impostazione tipicamente capitalista e su questa via il Paese ha continuato praticamente a procedere dopo l'ottenimento dell'indipendenza. Infatti il preteso socialismo indiano significa solo la nazionalizzazione del settore energetico, delle industrie di base (siderurgia, metallurgia, petrolchimica), dei mezzi di trasporto e della quasi totalità del settore bancario. Per oltre trent'anni l'imperativo dei pianificatori indiani è stato quello di creare uno Stato forte mediante il potenziamento dell'industria di base, mentre poco o nulla è stato fatto per l'agricoltura e l'industria leggera. L'iniziativa privata resta comunque alla base dell'economia indiana: l'industria privata si struttura attorno ad alcuni colossali "imperi", mentre in mancanza di una solida media industria è andata ingigantendo la cosiddetta "industria sommersa", rappresentata da una miriade di aziendine che sfuggono a qual siasi controllo e a qualsiasi statistica, occupando però - al solito in condizioni estremamente precarie - la maggior parte delle forze di lavoro industriali. La crisi mondiale iniziata con gli anni Settanta ha indotto tuttavia a un cambiamento della politica economica indiana; il governo ha grandi ambizioni e punta a un tasso di crescita del prodotto nazionale di oltre il 5% e dell'8% nel settore dell'industria. Molto si attende dal petrolio, rinvenuto a partire dal 1974 in diverse zone, cosicché l'India, superando il tradizionale atteggiamento di netta chiusura nei confronti degli interventi diretti di società straniere nel Paese, ha accettato di ricorrere alle multinazionali occidentali (soprattutto statunitensi e giapponesi) concedendo l'autorizzazione a effettuare le opportune ricerche petrolifere. Lo sviluppo economico richiede, infatti, grandi investimenti di capitali, nonché tecnologie sofisticate che l'India deve procurarsi da altri Paesi: assai rilevanti sono stati in proposito gli aiuti della Russia e, in minore misura, degli Stati Uniti; ma l'India è ricorsa anche a organismi internazionali tra cui il Fondo Monetario Internazionale.

 

Potenzialità agricole. L'agricoltura indiana ha notevoli possibilità, data l'estensione dei terreni produttivi: già ora dispone di vaste superfici coltivabili, pari al 52% del territorio nazionale, con condizioni climatiche e pedologiche molto varie, il che consente un'ampia gamma di colture. Sebbene il clima monsonico provochi una distrib uzione irregolare delle precipitazioni, queste sono considerevoli, per cui il problema consiste nel saperle utilizzare convenientemente mediante una serie di opportune infrastrutture irrigue. A queste favorevoli condizioni non corrisponde quello sviluppo delle colture che potrebbe rendere l'India un Paese più che autosufficiente se non addirittura esportatore, almeno per vari prodotti; infatti il settore rimane in condizioni di pesante arretratezza. L'indipendenza abolì l'arcaico regime della proprietà terriera, basato sul latifondo parassitario e sulla vera e propria servitù della gleba, grazie alla distribuzione di gran parte delle terre ai contadini e in minore misura alle cooperative di villaggio. Lo Stato però non si fece carico di attuare una radicale riforma agraria, tanto che esistono ancora grandi proprietà terriere, che sono di fatto le sole aziende efficienti con colture di alto valore commerciale.

 

Fattori ritardanti. Poco o nulla sovvenzionati dagli organi governativi, i mpossibilitati ad accumulare i capitali necessari per rifornirsi di fertilizzanti, sementi, macchinari agricoli ecc., i contadini traggono a fatica di che vivere dai loro microfondi. L'estrema parcellizzazione delle aziende impedisce così il raggiungimento di soddisfacenti livelli produttivi, mentre l'assenza di adeguati mezzi di trasporto e di magazzini per la conservazion e dei prodotti non consente l'accesso ai mercati di buona parte del raccolto, nel frattempo deterioratosi. Ancor più, in mancanza di agevolazioni creditizie da parte dello Stato, poco o nulla si è riusciti a fare per debellare la piaga dell'usura e dello sfruttamento da parte degli intermediari. Inoltre, le oligarchie rurali, proprietarie di moderne aziende altamente redditive e arbitre del mercato interno, conservano spesso intatto l'antico potere feudale: ne è prova che solo nel 1975 sono stati aboliti i lavori forzati per il contadino impossibilitato a pagare i propri debiti (questa forma di servitù della gleba era in vigore da secoli nelle campagne e obbligava alle prestazioni anche tutti i membri della famiglia del debitore). L'intervento del governo si è limitato alla realizzazione delle opere di irrigazione primaria, tanto che nel 1996 le superfici irrigate si estendevano per 57 milioni di ha, pari a un terzo della complessiva area coltivata. Ciò nonostante, a parte talune annate persino rovinose, l'andamento produttivo ha fatto registrare costanti incrementi, che tuttavia non corrispondono all'aumento impressionante della popolazione.

 

Produzione di vegetali alimentari. Il cereale più largamente coltivato è il riso, che interessa quasi un quarto dell'arativo, con massime concentrazioni nell'India orientale (uno dei maggiori produttori mondiali). Seguono il frumento, diffuso nell'India occidentale più asciutta, il miglio e il sorgo, che si adattano anche a suoli più poveri e poco irrigati; produzioni minori sono quelle del mais e dell'orzo. Tra le altre colture alimentari hanno particolare rilievo le patate, la manioca e le banane, nonché numerose altre varietà di frutta sia tropicale sia di zona temperata, fra cui ben rappresentati sono soprattutto gli agrumi. Dei prodotti orticoli vengono consumati in note vole quantità i ceci, i fagioli secchi, i piselli e le lenticchie, le cipolle e i pomodori.

 

Colture industriali. Numerose sono le colture industriali, tra le quali un ruolo preminente svolgono le oleaginose, che danno notevoli contributi all'esportazione. L'India detiene il secondo posto mondiale per le arachidi e il sesamo; è al terzo posto per i semi di lino e per i semi di cotone; produce inoltre buoni quantitativi di colza e soia. Tra le piante tessili, oltre al cotone (ai primi posti su scala mondiale), ha notevole rilievo la iuta, coltivata soprattutto nel Bengala Occidentale, e di cui l'India è il primo produttore mondiale; seguono la canapa, il kenaf ecc. L'India detiene il primato per il tè, che per oltre la metà proviene dall'Assam, mentre il caffè è coltivato in varie zone montuose del Deccan meridionale. Altre due importanti colture sono quelle della canna da zucchero, diffusa soprattutto nella pianura del Gange, che solo in parte è avviata agli zuccherifici, mentre per il resto è impiegata nella produzione di una particolare bevanda, il gur, e il tabacco. I 68,5 milioni di ha di foreste rappresentano un patrimonio prezioso ma insufficiente alle necessità del Paese, sia per la produzione di legname sia per la protezione dei suoli. Ricchi lembi di foreste tropicali esistono ancora sulle pendici dei Gathi Occidentali e nell'adiacente costa del Malabar, nonché sui monti Vindhya e Satpura; varie essenze pregiate (mogano, teak, sandalo) sono destinate anche all'esportazione. Nel Bengala Occidentale si utilizza largamente il bambù per svariati impieghi, tra cui la fabbricazione della carta. Ingente è anche la produzione di caucciù.

 

Allevamento. L'allevamento è un'attività molto antica in India, ma dà contributi assai limitati al reddito nazionale. Più della effettiva scarsità dei pascoli sono le radicate credenze religiose a influire in modo deter minante sullo sviluppo del settore, rimasto in effetti sempre al margine della vita economica indiana e caratterizzato da elementi di estrema arcaicità. La proibizione per gli induisti di consumare la carne bovina (la mucca essendo da tempi antichissimi un animale sacro che è vietato uccidere) fa sì che questi animali, di cui i credenti consumano solo il latte e i suoi derivati, invece di costituire una risorsa, come il loro enorme numero potrebbe far supporre, rappresentino motivo di un ulteriore impoverimento delle popolazioni rurali, che devono provvedere, bene o male, al sostentamento delle bestie. Sebbene con grandi difficoltà, il governo sta attuando una politica di miglioramento delle razze, nella prospettiva di una abolizione della norma tradizionale; inoltre vicino alle grandi città, come Calcutta, Bombay, Delhi e Madras, esistono ormai alcuni moderni allevamenti di bovini destinati alla macellazione. Molto diffusi sono anche i bufali (un altro primato mondiale), utilizzati per i lavori agricoli e particolarmente numerosi nel Bengala Occidentale, nella pianura del Gange e nelle regioni costiere. Nell'India nord-occidentale, più arida, vengono allevati i caprini (uno dei primi produttori mondiali), gli ovini e i volatili, pochi sono i suini. Tradizionale e tuttora diffusa in diversi Stati, tra cui il Karnataka e il Jammu e Kashmir, è la bachicoltura.

 

Pesca. Anche la pesca, che pure potrebbe dare notevoli contributi all'alimentazione, è un'attività ben lungi dall'essere adeguatamente sfruttata; è svolta per lo più a livello artigianale, sia nelle acque interne sia in quelle marine (comunque quasi unicamente nelle acque costiere, mancando una flotta adatta alla pesca in alto mare), benché non manchino moderni centri organizzati in funzione commerciale; il pescato proviene per oltre un terzo dal Tamil Nadu e dal Kerala.

 

Risorse minerarie. L'India è un Paese piuttosto ricco dal punto di vista minerario e probabilmente ancora molto deve essere scoperto; si stanno per esempio rivelando assai ingenti le riserve di carbone (il settore è stato interamente nazionalizzato nel 1973 e sottoposto a un apposito ente governativo). Bacini particolarmente importanti sono quelli nel Bihar e nel Bengala Occidentale, data la vicinanza di ricchi giacimenti di ferro; questa concomitante presenza ha favorito il sorgere dell'ormai potente industria siderurgica della Valle del Damodar, la cosiddetta "Ruhr indiana". Il quadro energetico comprende, oltre al carbone, la lignite e il petrolio, con principali giacimenti nel Gujarat, nel Nagaland e nell'Assam (dove si estrae anche gas naturale) e off-shore nel Golfo di Cambay; sempre tra i giacimenti marini sembrano assai cospicui quelli al largo della costa del Maharashtra e nel Golfo del Bengala. Le risorse del Paese sono ormai in grado di soddisfare il 50% delle esigenze energetiche e fra qualche anno si pensa che l'India in tema di petrolio possa essere autosufficiente. Tra i minerali metalliferi sono ingenti le produzioni di manganese, di bauxite e di cromite seguite da quelle di rame, piombo, zinco, magnesite, oro, argento, diamanti, tungsteno, uranio; completano il panorama dei maggiori prodotti minerari i fosfati naturali, la mica e il sale, estratto sia dai depositi di salgemma sia dalle saline costiere e dei lag hi interni. Il potenziale idroelettrico è rilevante, specie nella regione himalayana e nel Deccan, ma è stato solo in parte valorizzato mediante la costruzione di grandi dighe (sul Sutlej, sul Mahanadi ecc.) che servono anche per l'irrigazione. L' energia elettrica è in gran parte di origine termica, in buona misura ottenuta sfruttando il carbone nazionale; la rete nazionale è discontinua e poco efficiente e ancora il 40% dei villaggi non è servito. L'India è anche interessata a potenziare il settore e lettronucleare: principali centrali sono quella di Tarapur vicino a Bombay, quella di Ranapratap Sagar presso Kota, nel Rajasthan, e quella di Kalpakkam, nel Tamil Nadu. Molto attivo e all'avanguardia è il Bhabha Atomic Research Centre di Trombay, presso Bombay, importante centro per la ricerca e lo sviluppo dell'energia nucleare.

 

Industria di base. L'industria di base ha fatto registrare progressi notevoli specie nei settori siderurgico, chimico e petrolchimico. Oltre a molteplici impianti presenti nella valle del Damodar (taluni dei quali ereditati dalla dominazione britannica), altri complessi siderurgici (acciaio, ghisa, ferroleghe) sono stati costruiti in varie regioni del Paese secondo i programmi governativi miranti a vitalizzare il Sud e più in generale a realizzare una vasta distribuzione geografica delle industrie. Il settore metallurgico, meno sviluppato, produce alluminio, piombo, rame, zinco e altri metalli destinati, come gran parte dei prodotti siderurgici, all'industria nazionale. Questa comprende, oltre al settore ferroviario di origine coloniale, fabbriche di macchine agricole, autoveicoli, biciclette, motori e materiali elettrici, materiali e apparecchi radio-elettronici; sensibili progressi registrano i settori cantieristico e del montaggio di aeroplani su licenza straniera. L'industria leggera si avvale su larga scala della miriade di aziende a conduzione familiare o artigianale. Una notevole espansione registra l'industria chimica, che ha vari importanti complessi in prossimità delle aree carbonifere (per esempio nella regione compresa tra il bacino carbonifero del Damodar e il centro industriale di Calcutta) o là dove esiste una consistente disponibilità di energia elettica (per esempio nel Karnataka meridionale, con centro in Bangalore). Le principali produzioni riguardano l'acido solforico, il nitrico e il cloridrico, i fertilizzanti azotati, la soda caustica, le materie plastiche e le resine sintetiche, i prodotti farmaceutici, ecc. L'industria petrolchimica dispone di numerose raffinerie, sorte sia nelle aree di estrazione del grezzo (come a Digboi, nell'Assam), sia nei grandi centri costieri (Cochin, Madras, Vishakhapatnam ecc.) che hanno una capacità di raffinazione nettamente superiore alla produzione di grezzo nazionale, sicché lavorano anche petrolio d'importazione. Sviluppati sono del pari l'industria della gomma, rivolta per lo più alla produzione di pneumatici, quella cementiera e quella cartaria.

 

Altre industrie. Il settore manifatturiero più sviluppato e anche più antico è però quello tessile, soprattutto l'industria cotoniera che trae vantaggio dall'utilizzare la materia prima nazionale; i tessuti sono largamente esportati in tutto il mondo grazie ai costi nettamente concorrenziali. Prospero è del pari lo iutificio, dislocato nel Bengala Occidentale, mentre più modesto è il lanificio, che ha il suo massimo centro a Kanpur. Mantiene la sua importanza il setificio, che vanta prestigiose tradizioni (sari , scialli, tessuti ricamati come quelli celebri del Kashmir). Di recente sviluppo, ma in notevole crescita, è infine il settore delle fibre artificiali e sintetiche. Diffuse ovunque sono le industrie alimentari, nelle quali però, salvo per alcuni prodotti di piantagione, prevalgono le aziende artigianali ubicate in genere nei luoghi stessi delle diverse colture. Accanto ai numerosi complessi molitori e per la lavorazione del riso si hanno oleifici, stabilimenti per la lavorazione del tè e del caffè, conservifici della frutta e delle verdure, zuccherifici, birrifici. Considerevoli sono anche la manifattura dei tabacchi e l'industria del cuoio. Uno spettacolare livello quantitativo ha infine raggiunto l'industria cinematografica che, concentrata soprattutto a Bombay, produce un numero assai elevato di film.

 

Comunicazioni interne. Le comunicazioni indiane si basano soprattutto sulle ferrovie, la cui rete fu in gran parte realizzata, sul tracciato delle antiche vie imperiali moghul, dagli Inglesi nel secolo scorso, quale unico mezzo per collega re le diverse parti del vasto dominio coloniale: dei 62.500 km di complessivo sviluppo dell'attuale rete ferroviaria (la quarta del mondo) ben 54.000 costituiscono una "eredità" britannica. I principali nodi ferroviari sono: Delhi, dove la rete della pia nura gangetica si allaccia con quella della piana dell'Indo e del Rajasthan; Kanpur, dove la rete gangetica si raccorda con quella degli Altopiani Centrali che, sul versante opposto, gravitano su Bombay; Calcutta, nodo di convergenza della rete gangetica e di tutta l'India orientale. È un tracciato dunque al servizio soprattutto dei grandi centri portuali, non a caso sviluppatisi come autentic he metropoli e aree industriali.

 

Traffico marittimo e aereo. I maggiori porti sono Bombay, Kandla e Madras; seguono Marmagao, Vishakhapatnam e Calcutta, cui la separazione del Bangladesh ha tolto l'antico primato. A fianco di questi principali sbocchi marittimi, sulle coste indiane si allineano moltissimi altri centri portuali al servizio della navigazione di piccolo cabotaggio, tuttora largamente praticata. Del pari nei traffici interni conserva la sua importanza la navigazione fluviale, che può contare su una rete navigabile di oltre 15.000 km costituita sia dai fiumi maggiori, come il Gange e il Brahmaputra con i relativi affluenti, sia da numerosi canali. A lungo trascurata, la flotta mercantile indiana comincia ad avere un certo peso internazionale (è ormai tra le prime dell'Asia). Notevoli impulsi ha avuto anche la rete stradale, che può contare su 2 milioni di km di strade, di cui 1 milione di km sono pavimentati in macadàm o asfalto; spesso si tratta di strade strette e non molto efficienti ma che nel complesso appaiono abbastanza adeguate al traffico che devono sopportare, non molto intenso tranne che nelle aree urbane. Tutti i centri principali sono ormai collegati da buoni servizi aerei, che hanno assunto anzi un ruolo sempre più rilevante; la compagnia Indian Airlines assicura i servizi interni e quelli con i Paesi vicini (Nepal, Bangladesh ecc.), mentre la Air India effettua servizi diretti con una quarantina di Stati in ogni parte del mondo. I maggiori aeroporti, tutti internazionali, sono quelli di Bombay (Santa Cruz), Calcutta (Dum Dum ), Delhi (Indira Gandhi) e Madras (Meenambakkam).

 

Commercio. Con un territorio così vasto e soprattutto con risorse tanto differenti da zona a zona, il commercio interno è molto sviluppato e tende a potenziarsi man mano che si diversificano i consumi. Non altrettanto si veri fica con il commercio con l'estero basato su una forte limitazione delle importazioni dei beni di consumo e sull'esportazione di beni con basso valore aggiunto. L'India importa prevalentemente petrolio e prodotti petroliferi, macchinari e mezzi di trasporto, materie plastiche, fibre sintetiche e prodotti chimici in genere, cereali, mentre esporta soprattutto prodotti tessili (di cotone, iuta ecc.) e articoli in pelle, seguiti da manufatti di ferro e acciaio, minerali metalliferi, diamanti, tè, caffè, zucchero, oli vegetali, pesce, spezie e altri generi alimentari. I principali scambi si svolgono con Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna e Germania. Ancora limitato è il turismo, nonostante il notevole interesse che il Paese desta; ciò a causa delle gravi carenze nelle strutture alberghiere e nei servizi.

Storia

Testo completo:

L'India fu abitata fin dai più remoti tempi preistorici: lo dimostrano i grossolani reperti litici – per lo più massicci scheggioni di quarzite appena sbozzati – che possono farsi risalire al secondo periodo glaciale himalayano, rinvenuti nelle valli delle regioni settentrionali e che vengono assegnati a una cultura detta pre-soaniana, la quale precedette il complesso culturale soaniano propriamente detto, diffuso specialmente nel Kashmir e di cui vengono distinte varie fasi. Testimonianze dei tempi paleolitici, costituite sia da ciottoli appena ritoccati sia da manufatti bifacciali e dai cosiddetti hachereaux, sono state rinvenute anche in altre numerose località, tra cui occorre ricordare Chauntra nel Punjab, le terrazze dei fiumi Beas e Banganga a nord di Delhi, le valli dei fiumi Gambhin, Shivna, Narmada, nella zona di Madras.

Tra i siti acheuleani di maggiore importanza si possono ricordare quello di Attirampakkam, vicino a Madras, quello di Singi Talav in Rajasthan, con industria attribuita all'Acheuleano inferiore e datazione compresa all'incirca tra 300.000 e 200.000 anni, quello di Chirki vicino al fiume Pravara, quello di Gangapur vicino Nasik e quello di Lalitpur nel distretto dello Jhansi. A nord di Bombay (Mumbay) e in altre zone sono stati messi in luce i resti di insediamenti di popolazioni di cacciatori e pescatori, con industria microlitica, riferibili alla fine dei tempi pleistocenici. Una serie di ripari, nella collina di Adamgarh, ha restituito una sequenza compresa tra il Pleistocene medio, con industrie acheuleane, e l'Olocene, con industrie microlitiche e geometriche; diversi animali domestici sono attestati nei livelli databili tra il 6000 e il 5000 a. C.

Agli inizi dell'Olocene sono datate alcune officine litiche rinvenute a Birbhanpur, nel Bengala. Numerosi sono anche i resti che risalgono al Neolitico, in cui accanto ai prodotti ceramici appaiono le asce levigate e le zappe che indiziano la comparsa di genti dedite all'agricoltura. Contemporaneamente alle più sviluppate manifestazioni culturali della civiltà dell'Indo sono documentate, in varie parti dell'India, facies non urbane caratterizzate dalla tecnologia litica e dalla metallurgia del rame.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 1224614327
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 31,28
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Indo-ariani 72%, dravidiani 25%, mongoloidi e altri 3% (2000)

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

hindi 41%, bengali 8,1%, telugu 7.2%, marathi 7%, tamil 5.9%, urdu 5%, gujarati 4,5%, kannada 3,7%, malayalam 3,2%, oriya 3,2%, punjabi 2,8%, assamese 1,3%, kashmiri, sindhi e sanskrit (ufficiali) maithili 1,2%, altre 5,9%, hindustani (variante popolare dell' Hindi/Urdu diffusa nell'India settentrionale) (2001)

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Religioni:

Hindu 80,5%, musulmani 13,4%, cristiani 2,3%, sikh 1,9%, altre 1,8%, non specificate 0,1% (2001)

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,43
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 23,07
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 8,25

Media dell'area geografica: 7.5466666221619 (su un totale di 9 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 55,20
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 54,00
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Numero medio di figli per donna: 2,73
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Rapporto tra i sessi: 106,48
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,08
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 25,15
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 62,80
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 65,73

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 136

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 1.826,81
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 1.513,62
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 2
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 3
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 13
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 334.331,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -2999998
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 42

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 100
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 75
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 96
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 84
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 88
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 54
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 21
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 31

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 74
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 88
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 94
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 97

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 2,63
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 72,00
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 10,07

Trasporti

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

2,1