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Paesi | Asia | Asia meridionale orientale | Indonesia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Jakarta
Area del Paese in chilometri quadrati: 1904570
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 115
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 17 agosto 1945
Indipendenza da: Olanda
Moneta: Rupia indonesiana

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia. Il territorio dell'Indonesia si estende su un arco di isole tra l'Asia sud-orientale e l'Oceania, segnando qui il limite convenzionale tra gli oceani Pacifico e Indiano; strutturalmente rappresenta la prosecuzione delle grandi catene montuose del Sud-Est asiatico, riallacciandosi a est con le dorsali, in parte sommerse, che orlano il continente sul lato del Pacifico e terminano con le isole Aleutine. Da quest'immenso festone di isole assai allungate in direzione ovest-est, che da Sumatra giungono sino alla Nuova Guinea, si distacca nettamente la massiccia isola del Borneo: ciò è il risultato della diversa origine di quest'ultima rispetto a tutte le altre. Il Borneo - isola tozza e gigantesca, terza del mondo per superficie - poggia in gran parte su uno zoccolo archeozoico; le rimanenti isole indonesiane sono invece di recente origine e rappresentano le parti emerse di una duplice serie di dorsali montuose formatesi durante il Cenozoico e la cui nascita si inserisce nel quadro della poderosa orogenesi himalayana. L'allineamento interno - prosecuzione dei birmani monti Pegu - comprende Sumatra, Giava, Sumbawa, Flores, Alor e Wetar, sino alle isole Banda; quello esterno - prolungamento dei monti Arakan tramite l'Arcipelago delle Andamane e delle Nicobare - è ben individuato nelle isole Simeulue, Nias, Mentawai, SumbaTimor, incurvandosi poi attorno al Mare delle Molucche con le isole Ceram, Ambon e Buru.Complesso è l'andamento di Celebes, la cui dorsale principale continua verso nord nell'isola di Mindanao, nelle Filippine: quest'ultimo arcipelago peraltro si connette più marcatamente con i rilievi del Borneo tramite le isole Sulu e Palawan . Tormentate fratture trasversali, che formano numerosi stretti e mari interni, articolano l'immenso spazio indonesiano, che ben delimitano profonde fosse oceaniche: a sud la fossa di Giava si spinge sino a -7.450 m, a est il Mare di Banda raggiunge i -7.440 m, a nord-est il Mare di Celebes si sprofonda sino a -6.220 m. Verso nord-ovest mancano fosse tettoniche, poggiando le isole su una vastissima e poco profonda piattaforma continentale, che sino a epoca recente emergeva pressoché senza soluzione di continuità; infatti prima che lo scioglimento dei ghiacciai würmiani provocasse l'innalzamento del livello marino, l'Arcipelago della Sonda formava un blocco unico, o al più separato da bassi tratti di mare, con la massa continentale asiatica. Nel Borneo prevalgono le formazioni antiche; il rilievo è principalmente rappresentato da rocce sedimentarie (arenarie e calcari) del Paleozoico, poggianti sull'imbasamento cristallino archeozoico. Nelle altre isole invece prevalgono quegli espandimenti lavici e quei grandi apparati eruttivi (questi ultimi costituenti una delle note dominanti del paesaggio indonesiano nonché in genere le massime elevazioni dell' arcipelago) dovuti ai sommovimenti orogenetici da cui ebbero origine le isole stesse e che hanno la rgamente obliterato i sottostanti sedimenti del Paleozoico e del Mesozoico. Non mancano però, per esempio a Sumatra, limitati affioramenti del nucleo cristallino, archeozoico e paleozoico. Il vulcanesimo è ancor oggi una caratteristica dell'Indonesia e, con la frequente sismicità, attesta l'instabilità geologica della regione. e

 

Rilievi. Data la loro origine, le isole sono tutte essenzialmente montuose; un seguito pressoché ininterrotto di dorsali percorre tutto l' arcipelago lasciando ben poco spazio alle pianure, formate per lo più da terreni alluvionali recenti del Neozoico, e in genere limitate alle fasce costiere, specie settentrionali. Particolarmente importante è il sistema montuoso di Sumatra, che presenta un andamento a pieghe, dovuto al corrugamento himalayano; forma un allineamento soprattutto compatto in corrispondenza dei monti Barisan, che orlano la costa sud-occidentale dell'isola con varie vette e coni vulcanici di considerevole altezza, quali il Kerinci (3.798 m) e il Dempo (3.159 m). I rilievi scendono con ripido versante all'Oceano Indiano; il fronte interno invece si affaccia su una vasta pianura di terreni alluvionali argillosi e tufacei, spesso paludosa, che interessa tutta la sezione settentrionale dell'isola, man man o ampliandosi sino a superare i 200 km di larghezza. Minor potenza hanno le pieghe tettoniche a Giava, dove per contro spiccano gli apparati vulcanici che occupano circa un terzo della superficie dell'isola, contraddistinta da forte attività eruttiva. L'accidentato sistema di rilievi che attraversa interamente Giava lascia uno spazio abbastanza esiguo alla pianura litoranea, chiusa all'estremità settentrionale da alture calcaree che giungendo sino alla costa la rendono fittamente articolata in ben prote tte baie, rifugio dei principali porti del Paese. I rilievi, più discontinui che a Sumatra, sono inframmezzati da conche e pianori, fertilissimi per l'abbondanza di piogge e la ricchezza del suolo vulcanico, e nei quali, nonostante il sempre incombente pericolo delle eruzioni, l'addensamento umano raggiunge valori tra i più elevati della Terra. Dei cento e più vulcani di Giava, molti dei quali ancora attivi, si annoverano, da ovest a est, il Salak (2.211 m), il Cereme (3.078 m), lo Slamet (3.428 m), il Lawu (3.265 m) e il Semeru (3.676 m), massima elevazione dell'isola. Nel Kalimantan il vulcanesimo ebbe un periodo di intensa attività nel Cenozoico, ma già all'inizio del Neozoico ogni manifestazione effusiva era cessata, e nemmeno esistono - se non in ristretti lembi nord-orientali - terreni lavici. Vaste pianure alluvionali di recente formazione s'interpongono tra le principali dorsali montuose, che dal nucleo centrale, attorno al gruppo dei monti Kapuas, si dipartono a raggiera: i monti Kelingkang verso ovest, i monti Schwaner (2.278 m) e Müller verso sud-ovest, i Monti Iran (2.988 m) e Penamba (2.423 m) verso nord-est; infine verso sud, ma isolata dal complesso principale, si svolge la dorsale dei monti Meratus (1.892 m) e verso est la catena domi nata dal Monte Kongkumul (2.053 m). Particolarissima è la struttura radiale di Celebes (Sulawesi), in quanto l'isola è il nodo orografico di ben tre arcipelaghi: le Filippine, le Isole della Sonda e le Molucche. Tracce del substrato cristallino antico, per lo più ricoperto da rocce sedimentarie, affiorano nelle due penisole principali - di Minahasa a nord-est e di Makasar a sud - mentre rocce sedimentarie tenere più recenti formano interamente le due penisole centro-orientali. Assai aspre sono le forme del paesaggio: il rilievo, sovrastato spesso da apparati vulcanici, raggiunge cime piuttosto elevate in tutta l'isola, culminando nei 3.455 m del monte Rantekombola. A est di Giava l'arcipelago indonesiano si frantuma nelle Piccole Isole della Sonda, che di Giava e Sumatra ripetono le caratteristiche geomorfologiche. Così parimenti una serie di apparati vulcanici dominati dal monte Agung (3.142 m) forma l'ossatura dell'isola. di Bali e due vulcani, il Rinjani (3.726 m) e il Tambora (2.850 m), sono rispettivamente le maggiori elevazioni delle isole Lombok e Sumbawa. Chiude l'arco delle Piccole Isole della Sonda Timor, la maggiore del gruppo ed essa pure montuosa; l'orientamento generale del rilievo prelude già al poderoso ripiegamento che tutto il siste ma orografico subisce attorno al Mare di Banda. Tra questo e il Mare delle Molucche emerge l'omonimo arcipelago (principali isole sono Halmahera, Ceram, Buru, Ambon, Obi), in parte di natura vulcanica, in parte cristallina, che con il gruppo minore delle isole Aru si spinge a est sino alla Nuova Guinea. Qui siamo già, in stretto senso geografico, in Oceania; tuttavia anche l'imponente catena montuosa che attraversa l'Irian Occidentale, i monti Maoke (5.020 m nel Puncak Jaya), è dovuta all'orogenesi cenozoica e si allaccia, attraverso le Molucche centrali, al sistema di Celebes.

 

Clima. Benché il rilievo, la più o meno diretta esposizione alle masse d'aria marittime e l'enorme estensione dell'arco insulare determinino delle sensibili differenze clim atiche tra zona e zona, l'Indonesia nel suo complesso presenta un clima prevalentemente di tipo equatoriale, con temperature elevate tutto l'anno (25-27 °C), escursioni termiche giornaliere relativamente più marcate di quelle annue (queste ultime di 2 °C a Jakarta) e piogge abbondanti (medie di 1.800 mm annui). L'andamento delle precipitazioni è influenzato, però, dai monsoni per cui si ha un'alternanza tra stagione asciutta (giugno-ottobre) e stagione piovosa (novembre-maggio), con piovosità particolarmente accentuata nel mese di febbraio. Ciò è il risultato della diversa situazione barica, che nel corso dell'anno s'instaura tra Asia e Australia: d'estate, quando le basse pressioni dell'Asia meridionale richiamano le masse d'aria asciutte dell'anticic lone australiano si attenua la piovosità, specie nelle zone meridionali delle isole; nei mesi invernali invece i venti, che in prevalenza provengono dall'Asia diretti verso l'Australia, si caricano d'umidità sul mare e, incontrando la barriera delle mont agne, provocano forti precipitazioni, che sui più esposti rilievi di Sumatra, di Giava e del Borneo superano i 4.000 mm annui e nelle pianure di Sumatra toccano i 2.000 mm. Una stagione secca più marcata e una minor caduta d'acqua si verificano nelle iso le più prossime all'Australia, come a Timor, dove cadono meno di1500 mm annui di pioggia.

 

Flora. Le condizioni climatiche alimentano una ricchissima vegetazione; prevale la fitta foresta pluviale, che un tempo ricopriva tutto l'arcipelago a eccezione delle isole orientali, dove per la minor piovosità si hanno ampie distese savaniche, e la presenza di specie arboree che già preannunciano l'areale xerofilo dell'Australia. La foresta equatoriale, con un fittissimo sottobosco di epifite, è rimasta pressoché intatta nel Borneo, ma altrove, soprattutto a Giava, è stata in parte degradata dall'uomo e sostituita dalle colture. Dove l'ambiente vegetale non ha subito alterazioni la foresta giunge fin verso i 1.000-1.500 m d'altezza; qui cede a più radi boschi di querce, lauracee, conifere; non mancano boschi di bambù e formazioni di mangrovie lungo le coste.

 

Idrografia. La rete idrografica è molto ricca, benché per la complessa morfologia e frammentazione insulare lo sviluppo dei singoli corsi d'acqua sia relativamente limitato. Solo a Sumatra e nel Borneo infatti si hanno fiumi di considerevole lunghezza; tuttavia tutti i fiumi indonesiani hanno grande valore antropico in quanto costituiscono spesso le uniche vie di penetrazione nell'interno delle isole, e sulle loro sponde si allineano in genere i villaggi e le città non costiere. I fiumi hanno però portate piuttosto irregolari e nella stagione delle piogge sovente straripano, allagando con violenza le pianure nelle quali terminano pigramente il loro corso, rendendo così difficile il drenaggio di vaste aree. A Sumatra i fiumi principali scendono dal versante interno della catena dei Barisan e si dirigono grosso modo paralleli verso nord-est (fiume Kampar, Inderagiri, Musi) attraversando vaste zone paludose e inondabili. Nel Kalimantan scendono radialmente dai rilievi centrali verso le coste: verso quella occidentale, come il Kapuas, verso la meridionale, come il Barito, e la orientale, come il Mahakam; a Giava l'unico importante corso d'acqua è il Solo, che scorre con prevalente direzione ovest-est tra i rilievi centrali e la costa settentrionale dell'isola. Nell'Irian Occidentale vari sono i corsi d'acqua di rilevante sviluppo, che hanno origine dai Monti Maoke , la cui linea di cresta rappresenta lo spartiacque; tra i maggiori sono il Digul, che dal versante meridionale della catena volge al Mare degli Arafura, e il Mamberamo, che scende invece dal versante settentrionale tributando all'Oceano Pacifico. Pochi sono i bacini lacustri; il più esteso è il Toba (1300 km 2 ) nell'isola di Sumatra, che si adagia in una conca dei rilievi settentrionali; altri laghi sono presenti a Celebes (Towuti, Poso) e nel Borneo (Jempang).

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. Abitata sin da epoca remotissima (come provano i resti di Pitecantropine, risalenti al Pleistocene inferiore, e di Homo sapiens fossili di varie epoche, ritrovati soprattutto in diverse località di Giava) e posta tra due oceani e due continenti, l'Indonesia fu una delle aree di passaggio obbligato di uomini e culture fin dal Pleistocene medio, quando si saldava ancora con il resto del continente e quando fu probabilmente percorsa e abitata più o meno a lungo da popolazioni di cacciatori australoidi, pigmoidi, veddoidi e successivamente premongolici provenienti (come accadde con le successive ondate migratorie) dalla penisola di Malacca. Di tali popoli rimangono tracce nel Borneo (Punan, Sagai), Celebes (Toala, Loinang), Molucche (Halmahera), Flores (Krunesi) e soprattutto nell'Irian Occidentale (Papua, Pigmoidi). Assai importanti, tra le molte migrazioni che seguirono, furono, a partire dal Neolitico, quelle dei popoli agricoltori che colonizzarono vaste regioni costiere e valli fluviali, soprattutto a Giava, e che diedero la definitiva impronta al popolamento dell'Indonesia. I più antichi, detti genericamente Paleoindonesiani o Protoindonesiani, erano agricoltori nomadi, derivanti probabilmente dalla fusione di genti pr emongoliche con altre di tipo veddoide allora diffuse nella Penisola Indocinese. Questi si estesero nel vasto arcipelago sino alle Filippine diboscando vaste aree, per la necessità della loro primitiva agricoltura, e in parte fondendosi con le popolazioni di cacciatori, in parte respingendole nelle zone più impervie e verso le isole orientali. Gli Indonesiani in senso proprio, detti anche Neoindonesiani e Deuteromalesi, raggiunsero l'Insulindia in epoca storica: affini ai Paleoindonesiani e ai Malesi, si differenziano da questi per alcuni tratti somatici di tipo europoide, dovuti forse a mescolamenti con genti indeuropee. Costoro occuparono le fertili terre diboscate dai Paleoindonesiani che in parte si fusero con loro e in parte si adattarono a vivere nelle regioni montuose o più boscose delle isole, lasciando ai nuovi arrivati Giava e gran parte di Sumatra con le isole più vicine. Gli Indonesiani introdussero più evolute tecniche agricole fondate sulla risicoltura, così come era praticata nella Peni sola Indocinese da cui provenivano, trovando in Indonesia adatte condizioni climatiche e pedologiche. In seguito nelle regioni costiere di Sumatra e nei più grandi villaggi si insediarono comunità di genti della Penisola di Malacca (Malesi in senso proprio) ai quali, dal IX secolo, seguirono i Cinesi, le cui principali attività erano la navigazione e i commerci. Tra le varie popolazioni non vennero a mancare più o meno marcati mescolamenti etnici e culturali.

 

Gruppi etnici. Oggi il Paese conta una ventina di principali gruppi etnici (ciascuno in genere con un proprio idioma): gli Indonesiani costituiscono la maggioranza della popolazione attuale e prevalgono soprattutto a Giava, Sumatra, Madura, Bali, Flores, Timor nonché nelle aree intorno ai maggiori centri abitati del Borneo, di Celebes e delle Molucche. I Paleoindonesiani costituiscono forti minoranze a Sumatra (Batak, Gaio) e prevalgono nel Borneo, a Celebes, nelle Molucche (Dayak, Niassesi, Ngagia, Toraja, Alfuri, Ngada, Minahasa) e nelle Piccole Isole della Sonda, mentre costituiscono la minoranza nell'Irian Occidentale. Infine l'elemento australoide, rappresentato dai Papua, prevale nell'Irian Occidentale. La penetrazione indiana ebbe influssi enormi negli ambiti politico, economico, culturale, artistico, religioso, ma non interessò la compagine etnica del Paese; ciò vale anche per gli Arabi, la cui religione fu diffusa nell'arcipelago dai Malesi, e più tardi per gli Europei, che si impadronirono del potere politico ed economico ma rimasero sempre una trascurabile minoranza etnica. Di un certo rilievo fu invece l'immigrazione dei Cinesi, che oggi vivono in prevalenza nelle città. Sino alla fine del secolo scorso l'altissima mortalità mantenne basso il coefficiente dell'incremento naturale della popolazione; solo nell'ultimo periodo del dominio coloniale gli Olandesi consentirono che nuove terre venissero destinate alle colture alimentari per gli Indonesiani; questo, unito ai miglioramenti delle condizioni igienico-sanitarie, favorì elevati aumenti demografici.

 

Sviluppo demografico e distribuzione. Nel 1920 il Paese contava meno di 50 milioni di abitanti, ma già dieci anni dopo superava i 60 milioni, passati a oltre 70 milioni nel 1940; nel 1997, dopo solo 57 anni, la popolazione è quasi triplicata Le enormi distanze rendono particolarmente difficile da risolvere la fortissima disparità di popolamento da zona a zona. Forse in nessun altro Paese il dato della densità della popolazione è così scarsamente indicativo: in Indonesia si passa infatti dai 5 abitanti/km 2 dell'Irian Occidentale e dai 19 abitanti/km 2 del Borneo a densità medie, come gli 85 abitanti/km 2 di Sumatra e i 71 di Celebes sino ai valori altissimi - specie se si considera che sono aree eminentemente rurali - di Bali (522 abitanti/km 2 ), Giava e Madura (circa 882 abitanti/km 2 ). Giava accoglie da sola quasi il 60% della popolazione; tale concentrazione è anzi in a umento, in quanto l'isola per i suoi maggiori sviluppi economici promuove una sia pur modesta corrente immigratoria dalle altre isole. Il fenomeno dell'urbanesimo infatti interessa si può dire unicamente Giava, perché nel complesso è ancora limitato; solo un quarto della popolazione totale ha abbandonato il kampong, il villaggio autosufficiente, caratterizzato dalla compattezza socio-economica e dalla cooperazione dei suoi abitanti.

 

Città. Le città, nonostante le notevoli dimensioni di alcune di esse, di moderno hanno solo i centri residenziali: in genere sono immensi villaggi di abitazioni tradizionali sorti caoticamente intorno agli insediamenti portuali, mercantili e industriali. La capitale Jakarta (Giacarta), l'olandese Batavia, si può considerare l'unica metropoli del Paese, con i suoi 9,2 milioni di abitanti: affacciata alla costa nord-occidentale di Giava, essa è il fulcro della vita politica, economica e culturale del Paese. Come in tutte le città del Terzo Mondo, intorno a ll'antico nucleo e agli insediamenti moderni dilaga il mare delle bidonvilles in cui risiede la maggioranza della popolazione. Aspetto analogo hanno le altre due grandi città dell'Indonesia: Surabaya, sede anch'essa di varie industrie, ma soprattutto principale sbocco marittimo dell'Indonesia situato sulla costa orientale di Giava, e Bandung, posta nell'interno in splendida posizione a 800 m d'altitudine, al centro di un ricchissimo distretto risicolo. Sempre nell'interno e con funzioni commerciali sono Malang, Yogyakarta e Surakarta, quest'ultima una delle più pittoresche città indonesiane. Attività portuale svolge Semarang, sbocco della zona centrale di Giava. A Sumatra le città maggiori sono Medan, situata in una ricca area di piantagioni presso la costa nord-orientale, e Palembang, sviluppatasi grazie alla vicinanza di cospicui giacimenti petroliferi e divenuta sede di industrie chimiche e petrolchimiche. Carattere tradizionale, con case galleggianti o su palafitte (salvo la ristretta area portuale), hanno conservato le due maggiori città del Borneo, Pontianak e Banjarmasin, sbocchi commerciali dell'isola; a Celebes, il centro costiero di Ujung Pandang (ex Makasar) è attivo porto sulla rotta che collega le Isole della Sonda con le Filippine.

Aspetti economici

Testo completo:

L'Indonesia è uno degli Stati potenzialmente più ricchi del mondo, grazie alla vastità delle risorse minerarie, specie di quelle energetiche, alla fertilità dei suoli, al rilevantissimo patrimonio forestale, all'ampia disponibilità di una popolazione attiva e intraprendente. Il Paese rimane tuttavia in uno stato di estrema arretratezza, né riesce a darsi una struttura economica in qualche modo equilibrata.

 

Profilo generale. Le condizioni di fondo sono il globale sottosviluppo dell'apparato produttivo, il prevalere di interessi economici stranieri, la presenza di problemi sociali insoluti di enorme gravità: per esempio, attualmente, un terzo della popolazione urbana vive nelle bidonvilles in condizioni assolutamente insostenibili. A oltre quarant'anni dal conseguimento dell'indipendenza, l'economia indonesiana risente ancora, almeno indirettamente, delle conseguenze del lungo dominio coloniale, che fu in gran parte un regime di autentica rapina: gli Olandesi, per esempio, non consentirono l'installazione nemmeno di rudimentali industrie, per non creare concorrenze con le attività manifatturiere della madrepatria. Si aggiunsero, inoltre, le rovine causate dall'occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale e la successiva, non meno sanguinosa, guerriglia contro i Paesi Bassi. Reazione abbastanza comprensibile a un regime coloniale che era stato fortemente vessatorio, il nuovo governo indipendente si lanciò in un primo tentativo di ristrutturare interamente l'economia su basi nazionali, in chiave nettamente socialista. Il programma prese avvio nel 1956, quando fu attuata la riforma fondiaria, assegnando ai contadini buona parte dei terreni espropriati agli Olandesi, e fu varato il primo piano quinquennale che mirava a sviluppare soprattutto quell'industria di base di cui il paese era totalmente sprovvisto. Tale programma ebbe i suoi punti più qualificanti nella nazionalizzazione delle piantagioni, tutte precedentemente in mano a stranieri, delle banche, del settore estrattivo, nonché dei pochi impianti industriali nel frattempo sorti. Gli intenti erano forse eccessivamente ambiziosi e comunque si rivelarono del tutto irrealizzabili per mancanza di capitali, di attrezzature, di quadri tecnici, ma ancor più per le violente ritorsioni estere in risposta alle confische e alle nazionalizzazioni. Con la salita al potere dei militari di Suharto, la politica economica indonesiana subì una svolta radicale. Abbandonati i principi dell'"Indonesia agli Indonesiani", il nuovo governo tornò a rivolgersi al grande capitale straniero, soprattutto al Giappone e agli Stati Uniti; inoltre restituì agli antichi proprietari gran parte delle industrie già nazionalizzate, concedendo alle multinazionali vantaggiosi diritti di sfruttamento minerario, ricorrendo nel contempo a organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per massicci finanziamenti. L'aiuto dell'estero è stato dunque determinante per uscir e dalla situazione di globale dissesto, ma ha provocato anche condizionamenti estremamente gravosi. La crisi finanziaria asiatica del 1997-98, il crollo della rupia e il conseguente aumento dei prezzi hanno scatenato vaste manifestazioni di protesta, con saccheggi e violenze.

 

Potenzialità, squilibri e carenze. A partire dal 1973-74 il vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio (di cui l'Indonesia è un buon produttore) ha ridotto le necessità del ricorso al capitale estero, ma non certo la dipendenza del Paese dagli interessi delle multinazionali. Inoltre il petrolio, che rappresenta la maggiore fonte di valuta e cui presiede un ente di Stato, la PERTAMINA, non può certo rafforzare le fragili strutture economiche dell'Indonesia, in quanto i piani di sviluppo seguono pressappoco uno schema iper-liberistico, tendono cioè a una rapida accumulazione di capitale, all'esaltazione del ruolo dell'immediato profitto e a una politica di ridistribuzione dei redditi del tutto marginale. La maggiore ricchezza non si è tradotta, pertanto, in adeguati provvedimenti miranti a favorire lo sviluppo economico nazionale e quindi a ridurre le diseguaglianze sociali, sicché rimangono irrisolti tutti i problemi di base. Numerosi sono i disoccupati o i sottoccupati. Un ulteriore gravissimo elemento è l'eccessiva crescita e concentrazione della popolazione nell'isola di Giava. Questo fenomeno è dovuto al fatto che a Giava si trova la maggior parte delle industrie e delle piantagioni industriali. Inoltre il livello di produttività agricola continua a essere molto basso a causa soprattutto delle arcaiche forme di sfruttamento dei suoli; in particolare è insufficiente la produzione alimentare, sicché l'Indonesia è costretta a importare varie derrate, tra le quali è essenziale il riso. Manca tuttora un'industria di base: basti dire che, con tutto il suo petrolio, l'Indonesia non ha nemmeno un'adeguata industria petrolchimica, così da dover importare gran parte dei prodotti petroliferi di cui necessita. Estreme carenze presenta nel suo insieme il settore manifatturiero, che svolge un ruolo tuttora modestissimo nel quadro produttivo del Paese. Causa prima della persistente arretratezza del Paese è che l'industria è in larga misura al servizio non delle necessità locali, ma degli interessi delle società straniere, soprattutto giapponesi e statunitensi, le quali possono contare, oltre che su un bassissimo costo del lavoro e sulla vicinanza delle materie prime e delle fonti energetiche, su ampie agevolazioni fiscali da parte dello Stato. Così oggi l'Indonesia, pur possedendo i mezzi e le risorse per attuare un rapido decollo, è tuttora attestata a un livello di marcato sottosviluppo.

 

Agricoltura: colture alimentari. L'agricoltura rimane la base dell'econ omia indonesiana. Le colture alimentari sono quelle che hanno registrato i più significativi incrementi ed esistono piani di sviluppo agricolo tendenti a rendere coltivabili terreni situati nelle isole meno densamente abitate. Le colture industriali, invece, hanno perso alcuni dei loro precedenti primati. Principale coltura è il riso, elemento fondamentale dell'alimentazione locale; su complessivi 30 milioni di ha di coltivo, pari al 16% della superficie territoriale, oltre 11 milioni di ha sono destinati alla risicoltura, collocando l'Indonesia al terzo posto nella graduatoria mondiale dopo la Cina e l'India. Si hanno anche due raccolti l'anno; i più alti valori di produttività si registrano a Giava, che si avvantaggia di terreni adatti e di una fittissima rete di canalizzazioni ereditata dagli Olandesi. La risicoltura è altresì presente in vaste aree di Sumatra e del Kalimantan (Borneo), nonché in varie isole minori; la meccanizzazione agricola è tuttavia ancora a un livello assai basso. Manioca, patate dolci, mais, quindi vari ortaggi (pomodori, cipolle) e frutta (soprattutto banane, agrumi e ananas) completano il quadro delle principali colture alimentari. Vasta è la gamma delle piante oleaginose, come la soia, l'arachide, la palma da olio, seguite dal sesamo e dal ricino; si tratta però di produzioni artigianali, attuate nei piccoli poderi che attorniano i villaggi.

 

Colture industriali. L'agricoltura di piantagione, introdotta dagli Olandesi, rappresenta ancora un buon cespite per le entrate dello Stato. Il principale prodotto agricolo di esportazione è il caffè (l'Indonesia ne è il maggior fornitore asiatico e si pone ai primi posti nella graduatoria mondiale), che proviene in larga misura dalla sezione orientale di Giava. Quest'isola fornisce anche la quasi totalità della canna da zucchero, da cui si ricava zucchero raffinato destinato in gran parte al consumo interno; in passato costituiva una delle principali voci dell' esportazione. Altri due importanti prodotti sono il tè, che proviene pressoché esclusivamente dalle piantagioni della zona occidentale di Giava, e il tabacco, che è tra i migliori del mondo (particolarmente adatto per la fabbricazione dei sigari) e le cui più quotate piantagioni sono ubicate a Sumatra e a Giava. Diffusa un po' ovunque in tutto l'arcipelago è la palma da cocco, da cui gli isolani traggono una gran quantità di prodotti per il consumo locale oltre alla copra, che è in parte anche esportata; le migliori produzioni di copra, ottenute in genere da piccoli coltivatori riuniti in cooperative, provengono da Celebes (Sulawesi), da alcune aree costiere del Kalimantan e dalla sezione occidentale di Giava. Non hanno invece più l'importanza di un tempo le spezie (pepe, noce moscata, cannella), per le quali erano famose le Molucche, e del pari in declino è la coltivazione della Cinchona, l'albero della china, per la caduta della domanda di chinino sul mercato mondiale. Un ruolo modesto hanno infine le piante tessili (kenaf, cotone, agave sisalana).

 

Foreste. Molto ingente è il patrimonio forestale, che interessa quasi il 60% della superficie territoriale e che nella maggior parte delle isole, specie nel Kalimantan, forma un ammanto pressoché ininterrotto (la produzione di legname è elevatissima); vi si trovano essenze pregiate come il teak, l'ebano, il mogano, il sandalo, inoltre alberi da cui estrarre tinture e resina, alberi per legname da opera, bambù e soprattutto l'Hevea, le cui piantagioni furono sviluppate in periodo coloniale. L'Indonesia detenne a lungo il primato mondiale per l'estrazione del caucciù dall'Hevea ; oggi è preceduta dalla Thailandia, ma ha tuttora una produzione rilevante; le grandi piantagioni sono localizzate soprattutto nel Kalimantan e a Sumatra, ma il caucciù è ormai prodotto anche nelle aree ristrette di proprietà di piccoli coltivatori. Lo sfruttamento forestale è in genere limitato dalla carenza delle infrastrutture e specialmente di adeguate vie di comunicazione; è del pari nettamente carente l'industria nazionale della carta, della cellulosa e dei prodotti derivati.

 

Allevamento. L'allevamento è poco sviluppato; d'altronde esigui sono gli spazi adatti in questo Paese così boscoso dove tutti i terreni utilizzabili sono coltivati. Prevalgono caprini e ovini, e ancor più i volatili da cortile; i bovini sono presenti soprattutto a Giava e a Madura; gli ancor più scarsi suini provengono per lo più da Bali, dove la popolazione non musulmana pratica ta le allevamento; infine per i lavori nelle risaie sono utilizzati i bufali. Un consistente contributo al fabbisogno proteico è però fornito dalla pesca, nonostante sia in genere praticata con sistemi molto antiquati. La pesca viene praticata non solo nelle zone costiere, ma anche nelle acque interne, specie a Giava, dove è fiorente l'allevamento delle carpe. In particolare consistente è la cattura di tonni al largo di Celebes, Giava e Sumatra; molto diffusa è anche la pesca del trepang.

 

Risorseminerarie . Le risorse minerarie sono cospicue, ma non adeguatamente valorizzate; vastissime zone non sono ancora state sottoposte ad accurate prospezioni. Particolarmente importanti per l 'economia indonesiana sono i giacimenti di petrolio (l'Indonesia è il maggior produttore petrolifero dell'Estremo Oriente, sebbene sia entrato in crisi nel 1982 per il calo dei prezzi e la diminuzione della richiesta), in particolare dal Kalimantan e da Sumatra, mentre meno ricchi sono i pozzi di Giava; è presente anche gas naturale, specie a Sumatra. Solo in piccola parte però l'estrazione è direttamente effettuata dalla PERTAMINA; la Shell e altre società straniere hanno in realtà in mano lo strumento petrolifero, pur rimanendo alla PERTAMINA il potere decisionale sulle prospezioni e sulle concessioni di sfruttamento. L'Indonesia occupa una posizione di grande rilievo anche per lo stagno (secondo produttore dopo la Cina), presente nelle isole Riau, Singkep, Bangka e Belitung in giacimenti che si possono considerare la prosecuzione di quelli, ricchissimi, malesi. Dall'isola di Bintan, nel gruppo delle Riau, proviene anche la maggior parte della bauxite, la cui estrazione è peraltro effettuata per conto prevalentemente di società giapponesi. L'Indonesia è altresì il massimo produttore asiatico di nichel; questo minerale si estrae nell'isola di Celebes, soprattutto per conto di società giapponesi. Carbone, presente a Sumatra e nel Kalimantan, rame, diamanti, oro, argento, manganese, fosfati, sale e anche uranio (estratto nel Borneo) completano il panorama del settore minerario. Nonostante le risorse petrolifere e l'immenso potenziale idrico, del tutto deficitario è il settore energetico.

 

Problemi dell'industria. La carenza di energia rende più difficile la creazione di una moderna e potente industria, che pure sarebbe oltremodo avvantaggiata dalle molteplici risorse naturali di cui l'Indonesia dispone. Tuttavia, la causa prima del mancato sviluppo industriale è rappresentata dalla debolezza della classe imprenditoriale privata: l'industria è in genere rappresentata, almeno per i complessi di maggior rilievo, dalle multinazionali e dalle società estere, in alcuni casi con partecipazione indonesiana, oppure statali ma dipendenti in tutto dalla tecnologia straniera. Inoltre quasi tutto il potenziale industriale indonesiano è concentrato a Giava e in modesta misura a Sumatra, sicché il settore richiederebbe, oltre a un globale potenziamento, una più equa ripartizione nel territorio nazionale, per dare stimolo alle altre regioni del Paese. Prevale nettamente per importanza l'attività estrattiva, rivolta essenzialmente all'esportazione: mancano, infatti, le aziende di trasformazione, salvo le raffinerie di petrolio, che sono ormai abbastanza numerose anche se non sviluppate quanto la disponibilità di materia prima consentirebbe.

 

Settori industriali. L'industria siderurgica e metallurgica comprende solo un laminatoio presso Jakarta, un complesso per la produzione di alluminio a Kaulatanjung (Sumatra), alcune fonderie di stagno e di rame; non meno modesto è il settore meccanico (piccoli cantieri navali a Jakarta, Surabaya, stabilimenti per il montaggio di autoveicoli, di apparecchi radio e televisori per conto dei Giapponesi). L'industria manifatturiera destinata al consumo interno è tuttora largamente organizzata su basi artigianali; un certo rilievo hanno il settore tessile, specificamente cotoniero (la materia prima è però importata), presente con numerosi stabilimenti, e quello alimentare, che annovera zuccherifici, oleifici, birrifici, riserie, impianti per la lavorazione del tè e del caffè, nonché manifatture di tabacchi. Un certo rilievo ha l'industria chimica dei fertilizzanti e quella cementiera; esistono inoltre piccole fabbriche di pneumatici e anche una cartiera. Infine sussistono, benché in genere piuttosto decadute rispetto al passato, produzioni artigianali, come quella delle ceramiche di Palembang, la lavorazione dei tessuti batik, la fabbricazione di cappelli di bambù.

 

Comunicazioni interne. Data la particolare struttura geografica dell'Indonesia, la realizzazione di un razionale sistema di trasporti costituisce uno dei problemi più gravi per lo Stato. Il mare è sempre stato per l'Indonesia la naturale via di collegamento; al confronto di quelli marittimi, i traffici interni hanno avuto scarso rilie vo: non a caso l'urbanesimo si è sviluppato attorno ai porti destinati ai grandi traffici internazionali. Solo dopo il 1967 col nuovo governo furono presi provvedimenti per il potenziamento di strade, ferrovie, attrezzature portuali, e così via; ma la si tuazione, eccetto che a Giava, è tuttora nettamente deficitaria. Del tutto irrisorio è lo sviluppo delle ferrovie (6.600 km), presenti solo a Giava (dove due linee ferroviarie, costruite dagli Olandesi, attraversano longitudinalmente l'isola, collegando le principali città), nell'isoletta di Madura e, con piccoli tronchi, a Sumatra. Più sviluppata è la rete stradale esistente però soprattutto a Giava e limitata alle sole strade di collegamento dei centri portuali a Sumatra, Celebes, Timor: di circa 393. 000 km di strade solo 179.000 sono asfaltati; sulle altre isole le vie di comunicazione sono rappresentate in gran parte da sentieri nella foresta o da corsi d'acqua; d'altronde modestissima è la motorizzazione.

 

Traffico marittimo e aereo. Date le difficoltà e l'insufficienza dei mezzi di trasporto interni, mantengono tutta la loro importanza i collegamenti marittimi; operano attivamente sia la PELNI (Pelajaran Nasional Indonesia), la compagnia marittima di Stato, sia altre società private; ma per il piccolo cabotaggio e le comunicazioni fra le varie isole ci si avvale ancora largamente dei praho , le tipiche imbarcazioni malesi in uso sin da epoca assai antica. Punti nodali del traffico internazionale sono i porti di Tanjung Priok, presso Jakarta, di Tanjung Perek, presso Surabaya, e di Semarang, tutti su Giava, seguiti da quelli di Padang (Sumatra) e Ujung Pandang (Celebes); molto attivo è il porto petrolifero di Dumai, sulla costa settentrionale di Sumatra. Sempre più largo è tuttavia il ricorso ai servizi aerei, svolti da numerose compagnie straniere, dalla società di bandiera GIA (Garuda Indonesian Airways) e da alcune minori compagnie private indonesiane; i principali aeroporti sono quelli della capitale (Sukarno-Hatta,Cengkareng), di Surabaya, Semarang, Palembang, Ujung Pandang, Medan e Bali (Denpasar).

 

Commercio. Il commercio interno, un tempo nelle mani dei Cinesi, pur risentendo della mancanza di una dinamica classe mercantile, è comunque abbastanza vivace: in pratica si irradia da Giava verso le altre isole. Quanto agli scambi internazionali, da tempo la bilancia commerciale registra dei saldi attivi, grazie soprattutto al petrolio, al gas naturale, a vari prodotti forestali e agricoli (legname, caucciù, caffè, tè, spezie) e ai minerali, soprattutto di stagno. Le importazioni riguardano essenzialmente macchinari, impianti, mezzi di trasporto, prodotti chimici, taluni prodotti petroliferi, nonché generi alimentari, specie il riso. L'interscambio si svolge per lo più con il Giappone, seguito dagli Stati Uniti; un certo ruolo ha anche, per le esportazioni, Singapore. Notevole l'apporto del turismo, che interessa soprattutto Bali; tuttavia l'Indonesia ha un immenso patrimonio paesaggistico, artistico e folcloristico che si potrebbe valorizzare adeguatamente.

Storia

Testo completo:

Dalle origini al dominio olandese.

La vastissima area insulare che costituisce la Repubblica Indonesiana non ha avuto, prima del periodo coloniale, una storia caratterizzata da istituzioni unitarie. Se etnicamente l'Indonesia presenta caratteri abbastanza compatti, bisogna ricordare come da un lato tali caratteri siano presenti anche in regioni estranee (penisola malese e Borneo Settentrionale, in particolare); e come d'altro lato la separazione del territorio in grandi isole (Sumatra, Giava, Borneo, Celebes) e in arcipelaghi minori abbia facilitato forme di sviluppo diverse nelle varie regioni. Si può così constatare come l'isola di Giava sia sempre stata il centro umano e storico dell'area indonesiana, la sede di quasi tutti i maggiori potentati che da qui hanno diffuso la loro influenza sui territori circostanti. Solo in qualche caso Sumatra ha potuto giocare una funzione alternativa, mentre le altre regioni (tra l'altro relativamente spopolate) hanno sempre avuto, dal punto di vista umano e storico, una funzione periferica. L'altro tratto saliente del mondo indonesiano è quello di aver elaborato una civiltà autoctona relativamente modesta, ma di aver saputo, d'altra parte, accogliere e riplasmare elementi di quasi tutte le maggiori culture del mondo: da quella indiana, grazie alla cui mediazione il Paese esce dalla preistoria; a quella islamica, adottata a partire dai sec. XV-XVI; a quella europea, forzatamente sperimentata durante il periodo coloniale; a quella cinese, presente con comunità minoritarie, ma economicamente significative. Il mondo indiano penetra in Indonesia nei primi secoli della nostra era. La prima grossa formazione politica locale è il regno di Srivijaya, il cui centro era Sumatra, nella regione dell'odierna città di Palembang. Nel 992 Dharmavamsa (sovrano del primo Stato di Giava di cui si hanno notizie relativamente sicure) attaccò Sumatra e più tardi, nel 1035, Arialanga, un altro grande sovrano originario di Bali, concordò con i re di Sumatra una spartizione delle sfere di influenza sull'arcipelago. Nel sec. XIII il re Kertanagara impostò una politica espansionistica tendente a instaurare un unico impero su tutto l'arcipelago. In questo stesso secolo, intanto, fioriva a Giava il regno di Majapahit, ultimo grande regno induista della storia indonesiana, che riunì in una compagine feudale gran parte delle isole dell'arcipelago stabilendo, sotto l'onnipotente primo ministro Gajah Mada, l'egemonia di Giava. Con l'inizio del sec. XV il potere del regno di Majapahit si sgretolò rapidamente, mentre la graduale penetrazione dell'Islam interveniva, quale fatto nuovo, a modificare sostanzialmente la storia dell'arcipelago. Penetrato gradualmente e pacificamente attraverso le vie del commercio (già alla fine del sec. XIII esistevano colonie islamiche a Sumatra), l'Islam esercitò una profonda influenza culturale e i regni musulmani che si formarono poterono contare sul consenso e sull'appoggio della popolazione. Agli inizi del sec. XVI ebbero inizio i contatti con gli Europei che dovevano trasformare l'Indonesia nel primo teatro di dominazione coloniale. I primi contatti con gli Occidentali avvennero attraverso i Portoghesi i quali, per ottenere il monopolio del commercio delle spezie, occuparono Malacca sulla penisola malese nel 1511; poco dopo anche gli Olandesi, attratti dal commercio delle spezie, si interessarono all'Indonesia; già nel 1602 essi avevano fondato la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (Vereenigde Oostindische Compagnie). La concorrenza commerciale diede ben presto luogo a ostilità tra Portogallo e Olanda; stipulando accordi con i più potenti Stati indigeni, che venivano lasciati formalmente indipendenti ma condizionati agli interessi olandesi, e occupando le isole minori, la Compagnia acquistò gradualmente il controllo delle isole, ma solo dopo aver conquistato Malacca nel 1641 riuscì a scalzare definitivamente i Portoghesi dall'arcipelago. La Compagnia, che dovette difendere i propri interessi anche contro gli Spagnoli e gli Inglesi, basò la propria politica sullo sfruttamento agricolo delle isole, ottenuto imponendosi anche con la forza ai sultani locali e sfruttando con durezza il lavoro degli indigeni; la sua attività fu concentrata soprattutto a Giava, dove anche il controllo politico era più rigido. Nel 1799, vittima della politica economica di sfruttamento da essa stessa impostata, gravata da debiti, la Compagnia fu sciolta e i suoi affari furono rilevati dal governo olandese. Conquistate dagli Inglesi durante le guerre napoleoniche, con i trattati del 1814 e 1824 le isole furono rese all'Olanda, contro la quale si verificò una serie di rivolte che durarono fino al 1910 e che le impedirono di imporre il proprio costante dominio.

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 239870937
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 50,71
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Giavanesi 40,6%, sundanesi 15%, maduresi 3,3%, minangkabau 2,7%, betawi 2,4%, bugis 2,4%, banten 2%, banjar 1,7%, altri o non specificati 29,9% (2000)

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Bahasa Indonesia (ufficiale, forma modificata del malese), inglese, olandese, lingue locali (il giavanese è quella più diffusa)

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Religioni:

Musulmani 86,1%, protestanti 5,7%, cattolici 3%, hindu 1,8%, altre o non specificate 3,4% (2000)

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,08
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 19,11
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 7,24

Media dell'area geografica: 6.4036362821406 (su un totale di 11 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 22,30
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 30,70
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Numero medio di figli per donna: 2,19
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Rapporto tra i sessi: 99,48
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 27,76
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 66,29
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 69,43

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 121

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 846,45
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 3.511,80
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 1
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 4
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 7
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 213.541,00
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -1293089
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 19

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 93
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 89
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 71
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 80
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 67
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 36
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 52

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 99
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 100
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 80
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 68
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 69

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 15,94
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 103,09
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 18,00

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

 

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

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