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Paesi | Americhe | America meridionale | Peru

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Lima
Area del Paese in chilometri quadrati: 1285216
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 21
Forma di governo: Repubblica costituzionale
Data dell'indipendenza: 28 luglio 1821
Indipendenza da: Spagna
Moneta: Nuevo sol

Spazio fisico

Testo completo:

 

Morfologia. Strutturalmente il territorio peruviano ha il suo elemento fondamentale nel sistema andino , qui formato da una serie di pieghe da cui hanno tratto origine le catene che, in senso longitudinale, si succedono da est a ovest: la Cordigliera Orientale, la Cordigliera Centrale e la Cordigliera Occidentale. Esse sono tra loro separate da bacini depressionari di rocce mesozoiche ricoperte da strati neozoici, che idrograficamente si aprono verso la regione amazzonica, ma che talora sono a carattere endoreico, come quello che accoglie il Lago Titicaca.

 

Tre cordigliere. Le tre cordigliere hanno struttura e imponenza diverse; esse sono il risultato di piegamenti avvenuti in varia epoca e perciò si differenziano anche geologicamente. La Cordigliera Orientale, prevalentemente formata da rocce paleozoiche, non ha un andamento né un aspetto unitari: imponente a sud, dove s'innalzano tra gli altri i Monti Auzangate (6.384 m) e Salcantay (6.271 m) che dominano la valle del Río Urubamba, verso nord si suddivide in una serie di dorsali minori diminuendo di grandiosità. Anche la Cordigliera Centrale non è molto unitaria, tranne che nella sezione settentrionale, ed è comunque il meno poderoso dei tre allineamenti. La Cordigliera Occidentale è invece un possente bastione che ostacola le comunicazioni tra l'interno e la costa; i passi sono elevatissimi: quello di Ticlio, raggiunto dalla ferrovia Lima-La Oroya, la più alta del mondo, è a 4.829 m di quota. Orograficamente la Cordigliera Occidentale si presenta come una successione di sierre prevalentemente formate da materiali granitici. Geologicamente essa è il risultato dell'ultima fase del processo orogenetico andino, quando cioè sul finire del Cenozoico si ebbe, con il sollevamento generale dell'area andina, l'assestamento definitivo delle grandi masse intrusive formatesi dopo i piegamenti che avevano fatto nascere la Cordigliera Orientale e quella Centrale. Un grande Horst granitico è per esempio la Cordillera Blanca, dominata dall'Huascarán (6.768 m), massima cima del Perú e una delle principali elevazioni delle Ande.

 

Fenomeni vulcanici. Il processo orogenetico che ha assestato il rilievo peruviano è stato accompagnato, come altrove nelle terre andine, da vasti fenomeni vulcanici e anche in Perú sono numerosi gli apparati eruttivi, seppure non così frequenti come in altre sezioni andine. L'area vulcanica più estesa si trova nella parte meridionale del Paese, là dove troneggia a 5.822 m il cono del Misti . L'attività sismica è ancor oggi rilevante e denota la giovinezza e l'instabilità della regione andina peruviana, dove le catastrofi sono frequenti e disastrose. La conformazione delle alte terre andine in Perú è alquanto diversa dal resto delle Ande: qui la grande catena sudamericana raggiunge la massima ampiezza (500 km all'altezza del Lago Titicaca), il che spiega come le Ande hanno e abbiano avuto tanta importanza nell'organizzazione territoriale del Paese. Verso il Pacifico la Cordigliera Occidentale presenta un versante ripido che termina su una regione montagnosa, in larga parte di rocce mesozoiche, che si deprime verso anguste piane costiere desertiche di recente formazione. Sul versante orientale le Ande digradano verso i bassopiani amazzonici, costruiti dai trasporti alluvionali neozoici dei fiumi andini, che uscendo dagli sbocchi vallivi scorrono su ampi conoidi prima di confluire nei fiumi.

 

Clima. Dal punto di vista climatico il Perú presenta contrasti fortissimi. La regione andina ha un suo caratteristico clima e al tempo stesso, con il suo baluardo montano, determina una differenziazione netta tra la parte orientale del Paese (l'Oriente) e la parte costiera occidentale (la Costa). Questa ha un clima tipicamente desertico, in quanto il litorale peruviano, con il suo particolare orientamento sud-est/nord-ovest, è soltanto lambito dai venti prodotti dalle masse cicloniche che si formano sul Pacifico. La corrente fredda di Humboldt ha la sua parte poiché determina una condensazione dell'umidità portata dai venti marittimi, impedendo la penetrazione verso l'interno delle masse d'aria. È a questo fenomeno in particolare che si devono le persistenti formazioni nebbiose (alte qualche centinaio di metri) che stazionano tra giugno e agosto nella regione costiera, responsabili di quella pioviggine lievissima (garúa), che rappresenta quasi il totale delle precipitazioni della regione. A Lima annualmente cadono circa 20-30 mm di pioggia, valori più o meno estensibili a tutta l'aridissima costa, dove tuttavia le temperature non sono quelle dei deserti per effetto dell'azione mitigante del mare (a Lima le oscillazioni termiche vanno da 15 a 20 °C). Il clima della regione è comunque di tipo tropicale, sebbene vi siano sensibili variazioni passando da sud a nord, dove il deserto è assai più caldo. Elevandosi verso le Ande il clima muta, ma gli effetti più importanti riguardano le temperature, perché anche qui le precipitazioni restano basse. Gli apporti umidi sulla catena andina sono principalmente quelli degli alisei di est e sud-est, i quali però si riducono notevolmente oltre i 2.500 m d'altitudine e sono inoltre sbarrati dalla disposizione longitudinale delle cordigliere. Verso i 3.800-4.000 m, l'altitudine cioè dei bacini andini, le precipitazioni sono minime: non superano i 50 mm annui (36 mm a Cerro de Pasco, situata a 4.338 m d'altitudine) e si verificano durante i mesi dell'estate australe, da novembre a febbraio-marzo. Le temperature medie nella stessa località si aggirano tutto l'anno sui 4-5 °C, pur con forti escursioni termiche, anche di oltre 20 °C. Il clima comincia a mutare appena ci si affaccia al versante orientale, cioè percorrendo le valli che discendono verso i bassopiani amazzonici; muta altresì procedendo verso nord, nelle zone cioè situate a latitudini equatoriali (il Perú sfiora l'Equatore) e più aperte agli influssi atlantici. A Huancayo (3.550 m) le precipitazioni sfiorano i 700 mm e le temperature oscillano tra i 13 e i 10 °C. Sotto i 2.700 m si entra, sul versante orientale, nel dominio del clima umido, con precipitazioni copiose (superiori a 2.500 mm). È il clima amazzonico che, pur presentando ritmi stagionali, è sostanzialmente caratterizzato da elevata umidità, temperature costanti (22-25 °C) e precipitazioni quasi giornaliere, se si escludono i mesi di luglio-agosto.

 

Flora. Alla varietà delle situazioni climatiche corrisponde quella delle formazioni vegetali. Nella fascia desertica costiera le oasi agli sbocchi fluviali punteggiano la zona pedemontana, per il resto coperta da una steppa arbustiva a carrubi (algarrobos); verso la costa l'ambiente desertico ospita sparute formazioni di cactacee e, all'epoca delle garúas, un'effimera vegetazione di fiori ed epifite chiamata loma. Salendo sull'arido versante andino la vegetazione si arricchisce di poco: nei valloni più umidi si trovano formazioni riparie (pioppi ecc.) e sopra i 1.000 m appaiono nuove specie xerofile, come il Cereus, l'Heliotropium ecc. Nei bacini elevati delle Ande si ritrova la steppa a festuche e altre graminacee propria della puna, che nella zona del Lago Titicaca presenta oggi qualche eucalipto, pianta che si adatta anche a queste quote. La vegetazione via via si arricchisce scendendo verso oriente. Le specie forestali si spingono nelle vallate sino quasi a 3.000 m e poco più sotto si ritrovano aspetti vegetali lussureggianti, quelli propri della Montaña, con grandi varietà di specie, tra cui la chinchona, dalla cui corteccia si estrae il chinino. Verso i 2.000 m, nella cosiddetta Ceja de Montaña (ciglio della foresta montana), l'ambiente vegetale è estremamente ricco di essenze.

Idrografia. Idrograficamente il territorio peruviano tributa per circa i 3/4 all'Atlantico per mezzo del Rio delle Amazzoni: ciò come risultato della stessa conformazione della catena andina, che con la più giovane ed erta Cordigliera Occidentale chiude le alte terre al Pacifico. Lo sviluppo idrografico ha sulle Ande un andamento longitudinale; poi, attraverso varchi laterali, là dove la Cordigliera Orientale si abbassa e si spezza, i fiumi trovano la via dei bassopiani orientali. I fiumi che drenano gli elevati bacini andini corrono verso est molto incassati e alla fine confluiscono nei fiumi maggiori, l'Ucayali e il Marañón, entrambi lunghi circa 1.800 km, che si fondono poco a monte di Iquitos, originando il Rio delle Amazzoni. Il Marañón, che attinge le sue acque dai versanti interni della Cordillera Blanca, è arricchito dagli apporti dell'Huallaga, che drena il vasto bacino compreso tra le Cordigliere Orientale e Centrale; l'Ucayali si forma dall'unione dell'Apurímac e dell'Urubamba, che nascono rispettivamente dalla Cordigliera Occidentale e Orientale. Sebbene i fiumi andini abbiano alle sorgenti un alimento glaciale e scorrano incassati in gigantesche gole, si arricchiscono di acque in modo considerevole lungo il versante orientale, molto piovoso, e giunti nella piana amazzonica sono lenti, ampi e navigabili. In ogni caso hanno un regime stagionale ben marcato: nei mesi dell'inverno australe (da giugno a settembre) essi sono in fase di magra e il loro livello si abbassa di diversi metri rispetto al periodo di piena estivo. I fiumi del Pacifico hanno invece un corso relativamente breve (meno di 400 km), in quanto scolano il ripido versante della Cordigliera Occidentale, a carattere torrentizio. Scorrono lungo valloni precipiti e si distendono solo verso la fascia costiera, dove le loro acque sono utilizzate per irrigare le numerose oasi di pedemonte che si succedono nella regione. Tra i bacini endoreici il principale è quello di Titicaca (8.300 km2 , metà circa in territorio boliviano); il grande lago ha nella geografia del Perú un posto importante, sia per la sua posizione centrale nelle alte terre, sia perché le sue acque determinano una certa mitigazione climatica - il lago, situato a 3.812 m, è il più elevato dei grandi laghi del globo - che influenza il popolamento della zona.

Ambiente umano

Testo completo:

 

Le caratteristiche territoriali hanno avuto un peso determinante negli sviluppi della geografia antropica del Perú. La ripartizione in fascia costiera, alte terre andine e pianure orientali rende ancor oggi effettivamente difficile l'organizzazione unitaria dello spazio, la quale risente ancora di quella che era stata la lunga, complessa e a suo modo profonda opera di conquista e di valorizzazione delle popolazioni precolombiane.

 

Civiltà incaica. I primi centri di popolamento si ebbero già qualche millennio a.C. nella zona costiera, dove trovarono le loro basi quelle culture, sedentarie, basate sull'agricoltura irrigua in ambiente tropicale, che poi si fissarono sull'altopiano. Qui il rapporto tra uomo e ambiente (un ambiente particolarissimo per la sua elevata altitudine e le sue condizioni climatiche) si realizzò in forme compiute con la cultura di Tiahuanaco, che insegnò non poche cose a quella che fu l'organizzazione unitaria degli Inca. Questa conobbe la sua maggior fioritura verso la metà del XV secolo, cioè non molto prima dell'arrivo dei conquistadores. Regime di tipo schiavistico, quello degli Inca assoggettò tutto il vasto spazio dall'Ecuador al Cile e trovò, attraverso le sue forme organizzative, la capacità di sfruttare e popolare le ostiche alte terre andine. Quel dominio, efficiente seppur non molto dinamico, ebbe il suo centro a Cusco e i suoi capisaldi in cittadelle fortificate che non raggiunsero però mai il carattere di vere e proprie città. Ma esse furono i perni dell'organizzazione sedentaria, molto ben consolidata, se si pensa che gli Spagnoli non le abbandonarono e costruirono le loro città, come Cusco, sui centri che erano stati degli Inca.

 

Penetrazione spagnola. Gli Spagnoli avevano bisogno della manodopera locale e la trovarono soprattutto sulle alte terre, dove l'utilizzarono nello sfruttamento minerario e nella conduzione delle haciendasche essi crearono nelle zone migliori. Inizialmente l'impiego della manodopera india, assunta coercitivamente, sfruttando le regole vigenti in epoca incaica (la mita), secondo le quali il contadino era obbligato a dedicare una parte dell'anno ai lavori richiesti dal potere imperiale, fu deleterio. L'organizzazione delle comunità contadine ne risentì e ciò contribuì, insieme allo sfruttamento spesso spietato degli indios nelle miniere, alla diminuzione della popolazione indigena. Questa però non fu contaminata o sostituita dai bianchi, che nelle Ande trovarono un ambiente a loro ostile, fatto che spiega l'alta percentuale di indios puri sulle alte terre, dove essi vivono da secoli e quindi fisiologicamente sono ben adattati alle particolari condizioni imposte dall'altitudine elevata. Sulla Costa vi fu invece, sin dalle origini, quell'immissione di Spagnoli e poi di altri stranieri che diede vita al meticciato oggi predominante in questa parte del Paese, caratteristico di Lima e degli altri maggiori centri.

 

Sviluppo demografico. Lima, divenuta già nel XVI secolo il perno dell'organizzazione territoriale, aumentò progressivamente la sua popolazione, così come gli altri centri oasici e portuali della fascia costiera, che ospita oggi la maggior parte della popolazione peruviana, mentre sino al 1950 erano le Ande che ne accoglievano di più (nel 1940 il 62,7%). Nel giro di vent'anni, dal 1940 al 1960, mentre la popolazione andina è aumentata del 25%, sulla Costa si è accresciuta del 110%. È un antico processo di "scivolamento" che perdura perché continua a sussistere quella frattura tra Ande e Costa, tra mondo indio e il resto del Paese, che è poi il grande problema del Perú moderno. Complessivamente lenta e modesta è la valorizzazione delle terre orientali, che accolgono oggi poco meno di 1 milione di abitanti. Dopo le decimazioni avvenute soprattutto agli inizi dell'epoca coloniale, anche per le malattie introdotte dai conquistadores (la popolazione india all'epoca dell'impero incaico è stata variamente valutata sui 6-7 e anche più milioni di abitanti), gli sviluppi demografici del Paese hanno avuto i loro primi forti impulsi solo in questo secolo: basti dire che nel 1850 vi erano nel Perú, secondo i dati del primo censimento, 2 milioni di abitanti, saliti a 2,7 milioni nel 1876. Il successivo censimento, effettuato solo nel 1940, dava una popolazione di oltre 7 milioni di abitanti. L'aumento negli ultimi decenni è stato fortissimo: al censimento del 1981 gli abitanti sono risultati pari a 17.005.210 e oggi sono stimati inoltre 24 milioni. La crescita di questo secolo fu dovuta in parte all'emigrazione europea (che ha avuto come protagonisti Spagnoli, Tedeschi, Italiani ecc.) e asiatica (Cinesi, Giapponesi), sebbene non così forte come in altri Paesi latino-americani, e in parte alle migliorate condizioni igieniche.

 

Composizione etnica e distribuzione. Oltre la metà della popolazione è rappresentata da indios, insediati quasi interamente sulle alte terre, seguiti dai meticci (32%), che popolano prevalentemente i centri costieri, dai creoli (12%) che rappresentano l'élite del Paese e vivono nelle città, e da piccole minoranze di neri o mulatti stanziati nelle zone costiere. Gli indios della foresta amazzonica sono stimati in circa 30.000 individui. Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione, si può dire che essa dipenda sempre più ormai dallo sviluppo dell'urbanesimo. Questo infatti è povero sulle Ande ed è invece vistoso sulla Costa, dove Lima rappresenta una tipica metropoli sudamericana; l'agglomerato urbano ospita da solo circa 1/4 dell'intera popolazione peruviana. Il suo dipartimento ha una densità di 207 abitanti/km2 ; sulle Ande le densità sono assai meno elevate, aggirandosi sui 15-20 abitanti/km2 , mentre relativamente ben popolate sono le vallate che dalle Ande digradano verso la Costa, specie a una certa altitudine, precisamente sui 2.000 m. Anche sul lato opposto i 2.000 m rappresentano un piano altitudinale popolato; più in basso si passa ai vuoti spazi del bassopiano, dove si ha in media 1 abitante/km2.

 

Insediamenti rurali. Al di fuori delle città, sull'altopiano la popolazione vive prevalentemente nel piccolo villaggio indio di pastori e contadini costituito di piccole capanne di adobe, sovente al centro di un cortile. In certe zone ci sono piccoli nuclei sparsi, come nelle vallate occidentali. Qui, sovente, i villaggi sono sorti intorno alle vecchie haciendas fondate dagli encomenderos, i grandi proprietari terrieri creoli che hanno sovvertito, col regime fondiario, la stessa distribuzione degli insediamenti nonché il paesaggio agrario originario. Vertici dell'organizzazione locale sono i centri che hanno i vari servizi sociali: la chiesa, il mercato, l'ambulatorio ecc. Nella zona costiera i centri d'oasi si circondano di nuclei e case sparse, secondo caratteristiche che si trovano bene espresse anche alla periferia di Lima. Nell'organizzazione territoriale hanno un ruolo fondamentale i capoluoghi di regione; essi fungono da centri coordinatori di territori di dimensioni assai varie secondo le zone e taluni sono ormai città popolose, sedi di attività industriali.

Urbanesimo e città. L'urbanesimo è nel complesso abbastanza sviluppato. Il rapido accrescimento ha però interessato quasi esclusivamente le città costiere e soprattutto Lima, ormai saldata a Callao, il suo porto, e formata da un'estesa successione di barriadas che dal mare giungono fino ai primi rilievi. La città, che è stata una delle prime (1535) e più importanti fondate dai conquistadores nell'America Meridionale, ha ormai perduto nel suo centro i caratteri originari coloniali e ha assunto il volto anonimo delle città latino-americane. È comunque una metropoli attivissima, non solo per le sue funzioni di capitale, ma anche per le sue attività economiche e industriali; essa ha promosso, oltre alla crescita di Callao, quella di altre località costiere, soprattutto balneari (San Miguel, Miraflores ecc.). La capitale è il vertice delle comunicazioni stradali e ferroviarie; è anche la città più vicina ai centri andini grazie alla ferrovia che sale al Passo di Ticlio. Le altre città della Costa, oltre a Callao, sono Chimbote, Trujillo, Chiclayo, Piura, tutte a nord della capitale; sono localizzate in zone pianeggianti, ben coltivate, allo sbocco delle valli andine. Trujillo e Chimbote sono porti assai attivi: quest'ultima, sede anche di un'industria siderurgica, è con Callao il principale porto da pesca del Perú. A sud di Lima mancano centri costieri di rilievo; Pisco e Mollendo, di modeste proporzioni, sono però importanti sbocchi marittimi di vasti e produttivi retroterra. Arequípa, situata all'interno a 2.339 m d'altitudine, è una città in posizione particolare, fungendo da saldatura tra la Costa e le Ande. Sulle Ande il centro maggiore continua a essere Cusco, la capitale incaica; situata a 3.399 m, raccorda la sezione meridionale dell'altopiano con quella centrale gravitante su Lima. Qui sorgono Huancayo, sede di attività agricole e industriali, e più a nord Cerro de Pasco, antica e sempre importante città mineraria, mentre sulle Ande settentrionali è Cajamarca, ricca di vestigia dell'epoca coloniale. Sul versante orientale delle Ande mancano agglomerati di rilievo se si escludono Huánuco e Tingo María sulla via per Pucallpa, grosso centro in formazione sulla riva dell'Ucayali, secondo dopo Iquitos, sul Rio delle Amazzoni, della regione amazzonica.

Aspetti economici

Testo completo:

 

Dopo un secolo di un più o meno larvato immobilismo o comunque di processi evolutivi estremamente lenti, il Perú è stato testimone negli ultimi decenni di grandi cambiamenti, in particolare di un radicale alternarsi di regimi istituzionali e di indirizzi di politica economica che hanno inciso sull'andamento produttivo peruviano, ma che non hanno significato un autentico punto di rottura con il passato.

 

Profilo generale. Sono tuttora discordi le valutazioni su quel colpo di Stato del 1968, con cui un gruppo di giovani ufficiali, prendendo il potere, intendeva operare una decisiva svolta a sinistra del Paese che era stato sino ad allora più o meno larvatamente sfruttato da questa o quella potenza neocoloniale. Furono intraprese, talvolta solo iniziate, colossali opere pubbliche, specie nel settore delle infrastrutture, inteso come imprescindibile elemento del decollo del Paese; e ciò senza disporre di un'adeguata copertura finanziaria, facendo solo assegnamento sui proventi delle abbondanti e diversificate risorse nazionali, in particolar modo di quelle minerarie, ma all'atto pratico soggette a fortissime oscillazioni di prezzo sui mercati internazionali se non a vere e proprie manovre speculative. Furono del pari con troppa leggerezza nazionalizzati i fondamentali settori produttivi, compresa gran parte delle industrie, che poi lo Stato non risultò in grado di gestire. Venne varata una grandiosa riforma fondiaria, puntando eminentemente sulla creazione di cooperative e di aziende collettive statali; ma la reazione o comunque il disinteresse di una classe contadina fortemente arretrata contribuirono largamente al fallimento anche di questa iniziativa. Il crollo delle esportazioni, la mancanza di capitali, donde una generalizzata crisi industriale, e d'altro canto i costi eccessivi dovuti a iniziative sociali molto avanzate (specie nei settori dell'istruzione e della sanità) e forti aumenti salariali portarono a un vero e proprio collasso dell'economia nazionale. Il governo (ritornato pienamente civile nel 1980) si trovò costretto ad accedere in forma sempre più consistente ai prestiti del Fondo Monetario Internazionale e in genere al capitale estero; ciò fu ottenuto in cambio di una radicale inversione di politica economica. Il Paese ha visto così il decisivo rilancio del settore privato dell'economia, eminentemente nell'industria; si è verificato in pratica un ritorno all'economia di mercato con ampie facilitazioni per gli investimenti stranieri, accompagnate da rigide misure di austerità.

 

Profilo agricolo. L'agricoltura è un settore che presenta varie possibilità, ma che è ancora relativamente poco sviluppato; d'altronde arativo e colture arborescenti interessano una porzione estremamente esigua (il 3,2%) della superficie territoriale. In effetti, parlando dell'agricoltura peruviana, occorre fare una netta distinzione fra i ben diversi tipi di conduzione, di redditività e di produzione che prevalgono nelle tre fondamentali sezioni geografiche del Paese. Così nella fascia costiera, dato il clima praticamente desertico, l'agricoltura è di tipo oasico, intensiva, resa possibile dall'irrigazione ottenuta mediante l'utilizzo delle acque dei fiumi che scendono dalle Ande e si gettano nell'Oceano Pacifico; prevalgono dunque le coltivazioni di tipo tropicale irrigue (in particolare canna da zucchero, cotone e riso), poste al preminente servizio del consumo interno, ma altresì avviate ai mercati esteri. È questa l'area più produttiva e meglio organizzata. Sulla Sierra, dove i terreni più adatti corrispondono ai fondi vallivi, l'agricoltura è essenzialmente di sussistenza (cereali, patate ecc.) ed è piuttosto povera. Nella cosiddetta Montaña, regione eminentemente forestale, l'agricoltura, salvo in alcune zone di colonizzazione recente, è per lo più condotta con metodi molto primitivi; le aree più adatte alle colture si trovano nella fascia più alta, dove sono state introdotte con successo talune coltivazioni di piantagione, come quelle delle banane e della canna da zucchero.

 

Cereali e colture agricole. La maggior parte dell'arativo è occupato ovviamente dai cereali, base dell'alimentazione locale, anche se i quantitativi prodotti non sono sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale. Prevale il mais, coltivato soprattutto nella Sierra (specie nelle valli del Mantaro e dell'Urubamba e presso il Lago Titicaca), dove si spinge sino a 3.300 m di altitudine; seguono l'orzo, che addirittura si trova ancora a 4.000 m, il frumento, il sorgo e la quinoa , una pianta simile al miglio e conosciuta già dagli Inca. Cereale di più recente introduzione, ma che ha già dato ottimi risultati per i suoi alti rendimenti, è il riso, che si ottiene nelle aree irrigue della Costa e nella Ceja de Montaña settentrionale. Oltre ai cereali, prodotto alimentare fondamentale è la patata la cui coltivazione è tipica della zona andina, dove giunge anche a quote di 4.000 m (rendimenti molto elevati si ottengono però in alcune oasi della Costa); del pari è largamente consumata la manioca. Il Paese può altresì contare su varie colture orticole, tra cui cipolle e pomodori, e frutticole, che provengono soprattutto dalla Costa (agrumi, ananas, banane, mele, pesche ecc.); importante coltura legnosa è quella della vite, diffusa in tutte le valli costiere meridionali, dove il clima è già fortemente mitigato.

 

Colture industriali. Sono del pari numerose, e alcune di notevole rilievo, le colture di tipo industriale; prevalgono quelle del cotone e della canna da zucchero, che alimentano anche una consistente esportazione. Le piantagioni di canna da zucchero sono diffuse nelle migliori zone irrigue della Costa (Oasi di Trujillo, di Chiclayo ecc.), ma sono presenti anche sui versanti orientali andini sino a oltre 2.000 m, nonché nella Ceja de Montaña; quelle di cotone, che si susseguono lungo la Costa con maggior concentrazione nella parte centrale e nell'Oasi di Piura, forniscono prodotto a fibra lunga e quindi di ottima qualità. Importante è anche la coltivazione del caffè, praticata sia in grandi aziende sia in piccole unità familiari, specie nelle aree montuose del Perú centrale e nord-orientale, nonché nelle valli degli affluenti dell'Ucayali; ruoli più modesti hanno il tabacco, il cacao, il tè e alcune oleaginose, come il sesamo e la soia.

 

Foreste. Foreste e boschi coprono i 2/3 della superficie territoriale; costituiscono un potenziale ingentissimo, sinora del tutto inadeguatamente sfruttato, anche per la scarsità di vie di comunicazione. Le foreste sono particolarmente fitte sui versanti montuosi interni e sono ricche di ogni genere di legnami, incluse pregiate essenze di ebanisteria (mogano, cedro, palissandro ecc.); il legname viene in genere avviato per fluitazione a Iquitos, dove è lavorato in grandi segherie (altre segherie sono a Tingo María). Pianta tipica della Montaña è la chinchona, dalla cui corteccia si ricava il chinino; Sierra e Montaña danno infine la coca (Erithroxylon coca ), in parte consumata localmente dagli indios, che ne masticano le foglie, in parte usata per l'estrazione della cocaina.

 

Allevamento. L'allevamento, specie delle pecore e dei lama, è una delle attività più tradizionali delle popolazioni andine (anche se tuttora ben lungi dall'essere adeguatamente organizzata), che da esso ricavano lana per tessere abiti e coperte, latte e carne per integrare gli scarsi prodotti dell'agricoltura, pelli e cuoio. Inoltre il lama, piccolo camelide particolarmente adatto all'ambiente andino, serve come animale da soma. Affini al lama sono gli alpaca e la vigogna che danno, specie il primo, una lana finissima e di alto pregio. Sulla Sierra in particolare si sfruttano estensivamente i magri pascoli della puna soprattutto per ovini e caprini oltre che per bovini, questi ultimi presenti anche nella Costa e nella Montaña. Per importanza numerica il primo posto è occupato dagli ovini, diffusi specialmente nel sud (presso il Lago Titicaca e nelle zone di Cusco e Arequipa); seguono i bovini, i caprini, i suini, gli alpaca, quindi i lama, i cavalli, gli asini e i volatili da cortile, il cui allevamento è praticato un po' ovunque.

 

Pesca. Anche l'attività peschereccia riveste un ruolo di rilievo nell'economia peruviana, benché ora sia in sensibile regresso rispetto a qualche anno addietro. In effetti, benché da tempo fosse ben nota l'abbondanza di prodotti ittici nelle acque del Peru, lo sfruttamento intensivo di tale risorsa ebbe inizio solo nel 1955, ma si trasformò ben presto in un vero e proprio saccheggio. Così nel 1971 il Perú poté figurare al primo posto su scala mondiale, ma negli anni successivi si verificò una gravissima rarefazione dei banchi di pesce, in parte anche dovuta a cause naturali. Oggi il governo peruviano tende a destinare il pesce catturato all'integrazione della dieta, scarsamente proteica, della popolazione. I principali porti pescherecci sono Chimbote, Chancay, Callao, Huacho, Ilo.

 

Risorse minerarie. Sin dal tempo della conquista spagnola, il Perú fu sempre celebre per le sue ricchezze minerarie; tali risorse sono state anzi in passato la vera e propria base dell'economia peruviana. Ancor oggi il settore estrattivo riveste notevolissima importanza, partecipando alle esportazioni in misura nettamente prioritaria. All'inizio furono i metalli preziosi, come l'oro e soprattutto l'argento, ad attirare i conquistatori, ma da tempo altri minerali - specie il rame - si sono aggiunti alla lunga lista dei principali prodotti del sottosuolo peruviano. Per il rame il Perú è uno dei maggiori produttori mondiali (il minerale viene estratto nella regione andina, a Quiruvilca, Toquepala, Quellaveco, Cerro de Pasco, Casapalca ecc.); detiene inoltre il primato nell'America Meridionale per il piombo, lo zinco e l'argento. Quest'ultimo, con cui piombo e zinco sono spesso associati, ha il principale giacimento a Cerro de Pasco; l'oro riveste minore importanza, mentre ha tuttora una buona consistenza l'estrazione del ferro, presente nel Perú meridionale, a Marcona e ad Acarí. Dal sottosuolo peruviano si ricavano anche vanadio, molibdeno, antimonio e tungsteno, ricercati per la metallurgia degli acciai speciali, nonché vari minerali non metalliferi, come i fosfati.

 

Risorse energetiche. Tra i minerali energetici è presente, in quantitativi modestissimi, il carbone, mentre una discreta consistenza ha il petrolio, cui sovraintende l'ente di Stato Petroperú. I principali bacini petroliferi sono ubicati nel Perú settentrionale, sia sulla Costa (Lobitos, Zorritos ecc.), sia nell'area amazzonica (Corrientes, Maquia ecc.); nel 1977 è stato ultimato l'oleodotto transandino, di 852 km, che collega i giacimenti di Corrientes con la costa, dove è in funzione dal 1982 il grande complesso petrolchimico di Bayóvar, sulla Baia di Sechura. A sud di Pucallpa è stato rinvenuto un esteso giacimento di gas naturale, di cui è già in atto un discreto sfruttamento. Il Perú può anche contare sull'ingentissimo potenziale idroelettrico dei suoi ricchi fiumi, che scendono dalla Sierra e sono già sfruttati da vari impianti, tra cui quello sul fiume Mantaro, un affluente dell'Apurímac; tuttavia il settore energetico necessita di un radicale potenziamento.

 

Industria di base. L'energia elettrica è in larga misura al servizio dell'industria siderurgica (complesso di Chimbote) e metallurgica, che lavora rame, piombo, zinco, cadmio, antimonio, oro ecc. Nel suo insieme l'industria, ristrutturata in varie riprese mediante provvedimenti governativi, ha registrato discreti progressi, ma sussistono ancora gravi problemi da risolvere, specie per quanto riguarda la produttività, che è piuttosto bassa, e il permanere di forti squilibri nella distribuzione territoriale delle aziende: nell'area tra Lima e Callao è infatti concentrata l'assoluta maggioranza delle industrie operanti nel Paese.

 

Altre industrie. Particolare dinamicità ha registrato il settore manifatturiero, specie l'industria tessile: si producono tessuti di cotone e, in misura però largamente inferiore, tessuti di lana e di fibre sintetiche. Sviluppata è altresì l'industria del tabacco e in genere le attività di trasformazione dei prodotti agricoli, zootecnici e ittici locali: oleifici, complessi molitori, zuccherifici, birrifici, conservifici, cappellifici (tipica è la produzione dei cappelli panama) e calzaturifici. Più modesto è per contro il settore meccanico, che comprende impianti per il montaggio di autoveicoli e di elettrodomestici; a Callao operano piccoli cantieri navali. Crescente dinamismo presenta l'industria chimica, che fornisce discreti quantitativi di acido solforico, cloridrico e nitrico, di soda caustica e di fertilizzanti azotati; numerose sono anche le raffinerie di petrolio sia sulla costa, come a Talora e a Callao, sia nell'interno, come a Iquitos, Pucallpa ecc. Vari cementifici, cartiere e fabbriche di pneumatici completano il panorama delle principali industrie peruviane. Vivace e, per certi articoli, di gran pregio è infine l'artigianato (lavorazione dell'argento e dell'oro, ceramiche artistiche, tessuti a mano ecc.).

 

Comunicazioni. La conformazione del territorio rende oltremodo difficili le comunicazioni, che sono molto carenti e costituiscono un grave ostacolo allo sviluppo economico; eppure il Paese, a differenza di altre regioni andine, aveva conosciuto in epoca incaica un eccellente sistema viario, realizzato per collegare la capitale Cusco al mare e alle altre zone dell'altopiano. L'antica rete stradale andò peraltro distrutta durante la dominazione coloniale spagnola e le comunicazioni, specie fra le tre grandi sezioni morfologiche del Paese, sono tornate a migliorare solo in questo secolo. La rete ferroviaria, costruita eminentemente per sfruttare le miniere della Sierra, ha una funzione rilevante, ma con neppure 3.500 km di complessivo percorso non può certo risolvere il problema dei trasporti, né lega unitariamente tra di loro le varie parti del territorio; le due linee principali sono il cosiddetto Ferrocarril Central, che collega Lima a La Oroya attraverso il Passo di Ticlio, toccando ben 4.829 m di quota, e a sud la linea che unisce Arequipa e il vicino porto di Mollendo con Puno sul Lago Titicaca, passando per Cusco e raggiungendo i 4.770 m. La rete stradale è relativamente estesa (oltre 71.000 km), ma non sempre efficiente, specie nella Sierra, e ancor più povera di collegamenti con la Montaña; si basa essenzialmente sui circa 3.300 km del tratto peruviano della Carretera Panamericana, che dal confine con l'Ecuador a quello con il Cile congiunge tutti i principali centri della Costa, e sull'arteria transandina, che collega Lima alle zone orientali, passando per La Oroya e Cerro de Pasco fino a Pucallpa. Dove non esistono strade o ferrovie si fa largo ricorso alla navigazione fluviale (numerosi battelli fanno servizio specialmente nella Montaña, tra Pucallpa e Iquitos); notevole è anche la navigazione sul Lago Titicaca, sulla cui estremità occidentale è situato il porto di Puno. I servizi aerei sono ormai discretamente sviluppati, collegando Lima (sede dell'aeroporto internazionale Jorge Chávez) con tutti i principali centri del Paese, nonché con quasi tutte le capitali sudamericane e con gli Stati Uniti; operano nel Perú varie compagnie aeree, tra cui la Aeroperú.

Commercio. Gli scambi commerciali ben riflettono la profonda frattura socio-economica che continua a contrapporre l'area della Costa alla Sierra e in genere alle zone interne: mentre nei centri costieri determina una forte richiesta di merci di vario genere e una grande molteplicità di beni di consumo, nell'interno una prevalente economia di sussistenza e un fiorente artigianato indio sopperiscono in gran parte alle contenute necessità della popolazione locale. Quanto agli scambi con l'estero la politica di espansione che ha caratterizzato nell'ultimo decennio l'economia peruviana ne ha naturalmente determinato un sensibilissimo sviluppo anche in questo settore. Le esportazioni riguardano soprattutto i minerali (rame, argento, zinco, piombo, ferro, petrolio e i suoi derivati), pesce e prodotti ittici, caffè, cotone e lana; le importazioni sono eminentemente costituite da macchinari, da taluni generi alimentari, specie da cereali, e da una gamma ormai molto vasta di prodotti industriali nonché di beni di consumo. La bilancia commerciale alterna anni con saldi attivi ad altri con saldi passivi in relazione alle quotazioni sui mercati mondiali delle materie prime, su cui si basano le esportazioni del Paese; ben un quarto degli scambi si svolge con gli Stati Uniti, seguiti dal Giappone e dalla Germania. Sono rilevanti anche le entrate valutarie dovute al turismo, attirato sia dalle vestigia delle civiltà preincaica e incaica e dalle testimonianze dell'arte coloniale, sia dalla bellezza della natura.

Storia

Testo completo:

Dalla conquista spagnola al colonialismo.

Prima dell'arrivo degli spagnoli il Perú aveva conosciuto importanti civiltà. Almeno due nuclei di rilievo si erano stabiliti in epoca molto antica: i Chimúes al nord e i Nazcas nel centro-sud. Entrambi gravitavano sulla costa, ma erano in rapporti con le tribù dell'interno. Non lontani dai Chimúes vivevano i Mochicas e i Tallancas, che avevano per capitale la città sacra di Chanchan (nei pressi dell'attuale Trujillo). Nel I millennio a. C. si affermò la cultura di Chavín, che raggiunse tecniche elaborate soprattutto nell'uso della pietra. Ma il massimo dello splendore preispanico fu opera degli Inca, il cui consolidamento cominciò a realizzarsi intorno al sec. XII. Alla fine del sec. XV il loro dominio era un impero, che si estendeva dalla Colombia meridionale ai territori che formano l'Ecuador, il Perú, il Cile settentrionale e centrale, la Bolivia e l'Argentina nord-occidentale. La capitale era Cuzco. Agli inizi del sec. XVI la monarchia incaica entrò in crisi a causa di insoluti problemi economici e sociali. Si aggiunse, nel 1525, la decisione dell'inca Huayna Cápac di dividere il regno in due parti, affidate ai figli Huascar e Atahualpa. Ne derivò una lotta fratricida che si concluse nel 1532 con l'assassinio di Huascar. Ma l'anno precedente erano già sbarcati i conquistadores spagnoli, sotto la guida di Francisco Pizarro. Il loro peso fu notevole nella soluzione del conflitto dinastico, perché Pizarro ritenne opportuno sostenere Atahualpa. Comunque, dato che l'obiettivo della spedizione iberica era quello di impadronirsi del Perú, anche Atahualpa, nel 1533, venne eliminato, ucciso per strangolamento. L'aristocrazia incaica tentò di reagire organizzando una controffensiva: ma il tentativo naufragò in seguito alla potenza delle armi da fuoco degli spagnoli. Pizarro fondò nuove città: nel 1534 Trujillo (dal nome del suo luogo di nascita nell'Estremadura) e il 18 gennaio 1535 Lima (così detta dal nome del locale fiume Rimac). Il governo dei vincitori non fu immune da contrasti; infatti Pizarro si vide avversato dal proprio socio Diego de Almagro. Fu uno scontro fatale per entrambi. Vittorioso a Las Salinas nel 1538, Pizarro ordinò l'assassinio di Almagro. A sua volta, il 26 giugno 1541, Pizarro cadde a Lima sotto i colpi mortali di un gruppo di amici del defunto rivale. Conquistato interamente dagli spagnoli, il Perú divenne nel 1542 uno dei due viceregni creati da Carlo V per amministrare le colonie d'oltreoceano (l'altro viceregno fu il Messico). Sotto la sua giurisdizione rientrarono tutti i territori assoggettati nell'America Meridionale. Vi rimasero fino al sec. XVIII, allorché Madrid istituì il viceregno della Nuova Granada (Colombia, Ecuador e Venezuela) e il viceregno del Río de la Plata (Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e parte del Cile). L'amministrazione coloniale del Perú fu quella del resto dell'impero. Perciò diede origine allo stesso tipo di società e di organizzazione economico-politica che si plasmò nelle altre zone dell'America Latina. A Lima, capitale di viceregno, l'oligarchia assunse caratteristiche più rigide, facendo gravare maggiormente sulle classi subordinate il proprio esclusivismo. La fonte del potere risiedeva nella terra e nella proprietà delle miniere (oro, argento, rame). Questa situazione ritardò l'adesione dei creoli peruviani ai moti indipendentistici del primo ventennio del sec. XIX. In ogni modo la rivoluzione coinvolse anche Lima.

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 29076512
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 77,26
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Amerindi 45%, Meticci (incrocio tra amerindi e bianchi) 37%, Bianchi 15%, Neri, Giapponesi, Cinesi e altri 3%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Spagnolo e Quechua (ufficiali), Aymara e numerose lingue amazzoniche

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Religioni:

Cattolici 81%, Aventisti del settimo giorno 1,4%, altri Cristiani 0,7%, altre 0,6%, non specificate o nessuna 16,3%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,07
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 21,27
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 5,43

Media dell'area geografica: 6.3316666682561 (su un totale di 12 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 18,30
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 23,90
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Numero medio di figli per donna: 2,60
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Rapporto tra i sessi: 100,44
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 25,57
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 70,57
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 75,90

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 77

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 177,19
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 5.904,49
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 13
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 7
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 44.871,70
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -724999
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 6

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 100
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 95
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 90
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 61
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 82
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 81
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 36
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 68

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 97
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 98
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 83
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 98
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 97

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 12,55
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 110,41
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 36,50

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

9,73

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,2