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Paesi | Americhe | America meridionale | Colombia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Bogotà
Area del Paese in chilometri quadrati: 1138914
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 39
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 20 luglio 1810
Indipendenza da: Spagna

Spazio fisico

Testo completo:

Geomorfologia. Il territorio colombiano si può strutturalmente dividere in due sezioni fondamentali: una occidentale, montagnosa, e una orientale, pianeggiante (per i Colombiani è l' Oriente ). La sezione occidentale, contraddistinta dalla presenza delle Ande , è formata da un triplice allineamento montuoso: la Cordigliera Orientale, la Cordigliera Centrale e la Cordigliera Occidentale, che si annodano nell'Altopiano di Pasto, nella parte meridionale del Paese, in prossimità della frontiera con l'Ecuador. Tra le cordigliere si aprono le grandi e lunghe vallate del Cauca e del Magdalena, che sfocia a nord nell'ampia pianura affacciata al Mar delle Antille. La Cordigliera Orientale è il più complesso, dal punto di vista orografico, dei tre allineamenti montuosi. Nel suo tratto centrale essa è formata da una serie di altopiani posti a una media di 2.500 m d'altezza, come quello di Cundinamarca dove si trova Bogotà; verso nord, dopo il rilievo del Nevado del Cocuy (5.493 m), si biforca in due catene che racchiudono la depressione tettonica occupata dal Lago di Maracaibo: la Cordigliera di Mérida, che si snoda in territorio venezuelano, e la Sierra de Perijá (le cui appendici formano la Penisola della Guajira), alla quale si allaccia la Sierra Nevada de Santa Marta, gigantesco horst granitico che raggiunge i 5.770 m d'altezza. La Cordigliera Centrale ha un rilievo più vigoroso di quella Orientale, specie nella sezione mediana dove si elevano alcuni alti coni vulcanici, tra cui il Nevado del Huila (5.750 m) e il Nevado del Tolima (5.215 m); verso nord la cordigliera si amplia in una serie di altopiani digradanti alla pianura del Magdalena, dove la catena spinge alcune lunghe appendici collinose, come la Serranía de San Jerónimo. La Cordigliera Occidentale è più compatta, unitaria, ma è nel complesso meno elevata delle altre (raggiunge raramente i 4.000 m). Il suo versante esterno digrada verso la pianura costiera del Pacifico, fascia alluvionale solcata da fiumi andini e il cui contorno è frammentato da una serie di isole e formazioni deltizie. Nella parte più settentrionale la pianura è orlata da un basso allineamento montuoso, la Serranía de Baudo, che continua i corrugamenti occidentali dell'istmo panamense. Il rilievo colombiano è nel complesso il risultato dei corrugamenti cenozoici che hanno sollevato formazioni prevalentemente mesozoiche e paleozoiche; queste ultime, molto metamorfosate, predominano nella Cordigliera Centrale, nella quale appaiono anche possenti masse di rocce intrusive ed estese coperture vulcaniche in corrispondenza dei grandi vulcani che sormontano la catena. Le formazioni cenozoiche coprono alcune sezioni delle valli del Magdalena e del Cauca, oltre che le pianure costiere, benché siano spesso obliterate dalle alluvioni recenti. Nel complesso la regione andina della Colombia è una delle più aspre dell'intero sistema per le profonde vallate che la dividono, la ripidità dei versanti, la varietà delle morfologie. L' Oriente è invece una zona dalla struttura pochissimo perturbata. Essa è essenzialmente una sezione rigida dello zoccolo sudamericano, che in molte zone affiora con le sue tipiche formazioni archeozoiche. Morfologicamente è un vasto penepiano, coperto da sedimenti mesozoici e cenozoici, che digrada verso le bassure alluvionali solcate dagli affluenti dell'Orinoco e del Rio delle Amazzoni.

 

Clima. Il clima della Colombia è essenzialmente condizionato dalla posizione equatoriale del Paese e dall'imponenza del rilievo. Questo introduce condizioni altitudinali diverse che portano a riconoscere, come in tutti i Paesi andini, le tierras calientes più basse, le tierras templadas degli altopiani (tra 1.000 m e 2.200 m), le tierras frías delle zone elevate sino ai 3.000 m (fascia dei páramos ) e, oltre, le tierras heladas . Ma la barriera andina influisce anche sulla circolazione delle masse d'aria. Tutta la parte orientale del Paese, aperta all'Atlantico, è soggetta agli alisei di nord-est e di sud-est, che spirano con intensità alternativamente maggiore o minore a seconda dello spostamento stagionale della linea delle convergenze intertropicali e che sono responsabili delle elevate e pressoché continue precipitazioni della regione amazzonica. L'area andina, specie nelle zone più elevate, resta in parte estranea agli apporti degli alisei e ha quindi un clima che risente più marcatamente degli spostamenti stagionali del fronte intertropicale con estati piovose ( invierno ) e inverni asciutti. Ha cioè un clima tropicale, reso però peculiare dall'altitudine, che determina condizioni temperate via via d'ambiente montano nelle tierras frías ; le precipitazioni cominciano a essere nevose oltre i 4.000 m (si entra allora nelle tierras heladas ). Caratteri tropicali ha tutta la pianura caribica, posta al riparo degli alisei e poco piovosa, mentre un clima marcatamente equatoriale, molto piovoso, si ha in tutta la fascia costiera del Pacifico: proprio su questa costa si registrano i massimi di precipitazione della Colombia, che raggiungono valori eccezionali di quasi 8.000 mm annui nella zona di Buenaventura (è uno dei massimi di piovosità dell'intera America Meridionale).

 

Precipitazioni e temperature. In quasi tutto il Paese, comunque, le piogge registrano valori elevati; dai 1.500-2.000 mm dei versanti esterni delle cordigliere si passa ai 2.500 mm delle sottostanti tierras calientes occidentale e orientale, dove si raggiungono massimi di 4.000 mm. Le precipitazioni si riducono però negli altopiani interni (1.000 mm a Bogotà) e ancor più nelle pianure settentrionali e nei llanos dell'Orinoco (500 mm), dove assume caratteri molto marcati la stagione secca. Le temperature variano con l'altitudine. Nell' Oriente esse registrano variazioni annue insignificanti (26-27 °C), com'è caratteristico del clima equatoriale amazzonico. Valori medi quasi costanti, resi però sopportabili dall'umidità elevata, si hanno nella fascia costiera del Pacifico, mentre nella pianura caribica a una stagione asciutta se ne alterna una piovosa, cui si collegano escursioni termiche già marcate: nel periodo che precede la stagione delle piogge si registrano non di rado massimi assoluti di 44 °C. Nelle terre temperate le medie termiche assumono valori più o meno ridotti a seconda dell'altitudine. A Medellín, posta a 1.487 m, si hanno medie oscillanti tra 20 e 21 °C, a Bogotá, già nei limiti delle tierras frías , le medie si abbassano a 13-14 °C. Tra i 1.000 e i 2.500 m si hanno quindi le condizioni climatiche più favorevoli all'insediamento umano.

 

Flora e fauna. In relazione al quadro climatico generale, la foresta rappresenta la percentuale maggiore (44%) dell'ammanto vegetale colombiano. Essa assume spiccati caratteri pluviali in tutta la regione amazzonica, diradandosi verso nord nel bacino dell'Orinoco, dove si ha progressivamente il passaggio alle formazioni savaniche e a quelle steppiche ( llanos ) nelle zone meno piovose e a stagione secca più prolungata. Formazioni savaniche assai povere si hanno anche nella pianura del Magdalena, mentre la foresta pluviale, molto ricca di specie e rigogliosissima, ricompare nelle pianure costiere pacifiche. Qui si ritrovano specie peculiari, oltre che piante di grande statura: palme, piante gommifere, piante coloranti, piante che danno fibre tessili, sostanze medicinali ecc. La foresta equatoriale sempreverde, sia pure con specie più selezionate, ma sempre esuberante, si spinge anche sui versanti delle cordigliere, in un ambiente umido, nebbioso. Verso i 1.500-2.000 m compaiono le formazioni temperate, con foreste più o meno rade di querce, aceri ecc.; esse lasciano poi via via il posto alle associazioni cespugliose ed erbose dei páramos . La ricchezza del manto forestale permette la conservazione di una fauna parimenti assai ricca, nella quale sono rappresentate tra l'altro varie specie di mammiferi dell'area centroamericana, oltre che di quella sudamericana. Particolarmente numerosi e peculiari sono gli uccelli.

Idrografia. Idrograficamente il territorio colombiano appartiene sia al bacino pacifico sia soprattutto a quello atlantico (compreso il caribico). La sezione andina ha i suoi assi idrografici nel fiume Magdalena e nel suo affluente Cauca , che si snodano paralleli nelle lunghe vallate comprese tra le cordigliere, man mano ampliando i loro fondivalle verso la pianura costiera caribica, dove confluiscono. Il Magdalena è uno dei più importanti fiumi sudamericani (il maggiore tra quelli interamente andini): già a Puerto Berrio, cioè a circa 800 km dalla foce deltizia (presso Barranquilla), comincia a essere navigabile; il Cauca lo è invece per oltre 600 km. Altri minori tributari del bacino caribico sono il Sinú e l'Atrato, che scorre tra la Cordigliera Occidentale e la Serranía de Baudo, sfociando nella profonda insenatura dei Darién, area depressionaria che rappresenta il limite strutturale dell'istmo centroamericano. Al bacino pacifico appartengono i numerosi ma piccoli fiumi che scendono dal versante esterno della Cordigliera Occidentale. Sul versante orientale delle Ande, che appartiene al bacino atlantico, la divisione idrografica principale è tra i tributari dell'Orinoco e quelli del Rio delle Amazzoni. I primi convergono verso due fiumi principali, il Meta e il Guaviare, che nascono nella sezione mediana della Cordigliera Orientale e scorrono verso i bassopiani dell'Orinoco incidendo il penepiano interposto con corsi veloci, spesso rotti da cascate. I fiumi amazzonici sono essenzialmente rappresentati dall'Apaporis e dal Caquetá, oltre che dal Putumayo che segna il confine con il Perú. Tutti questi fiumi orientali hanno il corso inferiore navigabile e rappresentano gli assi di penetrazione della regione.

Ambiente umano

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Popolamento. All'epoca della conquista spagnola nel territorio della Colombia viveva una popolazione india superiore al milione di individui. Gran parte di essi erano rappresentati dai Chibcha, una popolazione assai evoluta, organizzata in città-Stato economicamente fiorenti, il cui influsso culturale si estendeva fino a Panamá e al Venezuela. Costoro avevano sviluppato un'agricoltura tecnicamente progredita nelle valli del Cauca e del Magdalena e negli altopiani andini (altopiani di Cundinamarca, di Nariño ecc.). Gli Spagnoli formarono i loro primi centri sulla costa caribica; successivamente si spinsero nelle tierras templadas , risalendo il corso dei due fiumi principali. Cercavano l'oro e l'argento che trovarono soprattutto nella zona di Medellín, dove vivono oggi i discendenti dei primi colonizzatori stabilitisi nell'interno. La prima fase della conquista fu di sterminio e sfruttamento delle popolazioni indigene. Molto più tardi negli stessi accoglienti altopiani andini avviarono attività di piantagione, valendosi, come per lo sfruttamento minerario, dell'abbondante manodopera india. In funzione di questi originari interessi sorsero e presero sviluppo quelle città che ancor oggi rappresentano i centri focali dell'organizzazione territoriale colombiana: Medellín, Manizales, Cali, Bogotà, Armenia, Ibagué ecc. Esse erano raggiungibili, attraverso le valli di penetrazione del Cauca e del Magdalena, dalla costa e principalmente da Cartagena, la più antica città spagnola in Colombia e rimasta fino al secolo scorso il principale sbocco marittimo del Paese. Gli sviluppi demografici furono però modestissimi: alla fine del XVII secolo la popolazione non superava le 800.000 unità.

 

Gruppi etnici. In seguito il potenziamento delle attività di piantagione fu all'origine dell'introduzione di schiavi neri provenienti dalle Antille nelle zone costiere; l'immigrazione europea fu invece sempre limitata. Tuttavia le migliorate condizioni di vita determinarono durante questo secolo un rilevante incremento demografico: i 4,1 milioni del 1905 sono diventati 11,5 milioni nel 1950 e circa 40 milioni negli ultimi anni, con un forte ritmo d'accrescimento. Dal punto di vista etnico la popolazione è molto composita: principalmente essa è il risultato di incroci tra bianchi e indios ( mestizos ), di bianchi e neri ( mulatos ), di neri e indios ( zambos ); ma esistono miscelamenti diversi e anche individui triétnicos , nei quali cioè sono presenti le tre fondamentali componenti razziali. I meticci rappresentano il 58% del totale, seguiti dai mulatti (14%) e dai bianchi (creoli), che sono il 20%. Neri e zambos sono il 7%, mentre gli amerindi (1%) sono rappresentati da sopravvissuti gruppi insediati nella penisola della Guajira e nelle foreste amazzoniche e dell'Orinoco. La maggior parte dei meticci vive nelle squallide periferie cittadine, nelle campagne e nelle zone montuose; al contrario i creoli risiedono in maggioranza nelle città. Neri e mulatti predominano nelle fasce costiere ( costeños ). Nelle tierras calientes vive poco più del 10% della popolazione totale.

 

Distribuzione. La densità in tutto il bacino degli affluenti dell'Orinoco e del Rio delle Amazzoni è assai bassa, non superando in generale i 10 abitanti/km 2 , con punte inferiori all'1 nelle vaste aree forestali; più popolata è la pianura del Magdalena, con densità comprese tra 20 e 50 abitanti/km 2 . Nelle terre temperate si registrano le densità più elevate, con valori nettamente superiori a 100 abitanti/km 2 in una fascia mediana che dalla zona di Bogotà si spinge fino a Medellín e a Cali. È da notare che gli altopiani sono notevolmente più popolati delle valli: la densità media è di 28,8 abitanti/km 2 , relativamente bassa quindi rispetto alle possibilità del Paese, il quale ha ancora vaste zone da valorizzare. Circa un quarto della popolazione vive nei villaggi, nei piccoli nuclei sparsi nelle valli e nei páramos o nelle haciendas isolate. Notevole è stato negli ultimi decenni l'accrescimento della popolazione urbana, determinato dal clima d'insicurezza delle campagne negli anni della violencia e dalle condizioni di disagio economico dell'ambiente rurale. L'ondata migratoria verso le città ha interessato specialmente i grossi centri sedi di attività industriali, in particolare Bogotá, Medellín, Cali. Le altre città della zona andina come Manizales, Ibagué, Armenia, Cúcuta, Pasto ecc. hanno conservato le loro funzioni locali ereditate dall'epoca coloniale, dotandosi però di nuove attività. Sulla costa del Pacifico il porto maggiore è Buenaventura, mentre sul litorale caribico la vecchia Cartagena e Santa Marta si affiancano a Barranquilla come sbocchi portuali; quest'ultima, con circa 1,2 milioni di abitanti, è il polo di sviluppo della regione caribica, importante centro portuale e industriale, soprattutto nel settore petrolchimico.

Situazione sociale. Pur avendo una carta costituzionale democratica, la Colombia vive da più di trent'anni in perenne stato di emergenza e con una legislazione provvisoria, avendo a che fare con opposti schieramenti di guerriglieri, di destra e di sinistra, con lo strapotere dei trafficanti di droga, che dispongono di eserciti privati e sono in grado di condizionare la vita del Paese, e con il diffuso disagio economico della maggior parte della popolazione.

Aspetti economici

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La Colombia si affianca a quei molti Paesi del Terzo Mondo che, pur essendo potenzialmente ricchi, restano a un livello economico e sociale estremamente basso. Essa infatti possiede molteplici e abbondanti risorse minerarie e l'agricoltura, favorita dalla varietà dei terreni e dalle condizioni climatiche, consente una ben diversificata gamma di prodotti. Una spaccatura netta separa una ristretta borghesia creola, giunta ormai a un altissimo livello di benessere d'impronta nettamente nordamericana, e la vasta massa dei contadini e del sottoproletariato urbano (anche «bianco»), quotidianamente impegnata nella lotta per la sopravvivenza. L'alternanza al potere tra conservatori e liberali non ha inciso sul generale quadro politico di una classe dirigente «bianca» fermamente tesa al mantenimento dei propri privilegi e quindi a ostacolare ogni indirizzo economico atto a rimuovere i vecchi equilibri; ciò è il risultato delle eredità coloniali insite nel mondo latino-americano, alle quali si sono aggiunti il più recente neocolonialismo delle multinazionali e in specie la pesantissima dipendenza dagli Stati Uniti, da cui provengono gran parte delle importazioni e soprattutto la maggior parte dei capitali investiti nel Paese, costretto a reggersi sugli interventi stranieri data la scarsità dei propri mezzi finanziari. Solo a partire dagli anni Sessanta la Colombia è riuscita a liberarsi dal suo secolare immobilismo e ha operato numerose riforme (eliminazione di molti latifondi improduttivi) atte a rimuovere i più tradizionali schemi dell'economia nazionale. L'industrializzazione del Paese è stata ampiamente favorita, limitando tuttavia gli interventi statali ai settori di base (energetico, minerario, siderurgico ecc.), mentre l'attività manifatturiera poggia su basi privatistiche ed è lasciata ai meccanismi dell'economia di mercato. In effetti non sono mancati risultati soddisfacenti: il reddito prodotto ha registrato nel decennio 1970-80 incrementi annui di oltre il 6%, un valore nettamente superiore a quello della maggior parte dei Paesi latino-americani, sceso però negli ultimi anni a seguito di una recessione mondiale e del calo del prezzo del caffè.

Agricoltura. Come è tipico delle strutture economiche che risentono di antichi e mai risolti squilibri, a una stentata agricoltura di sussistenza, che dispone di microfondi scarsamente produttivi e che per talune produzioni di base non sopperisce neppure alle necessità interne, si contrappone una floridissima agricoltura di piantagione, ottimamente organizzata e che dà contributi determinanti alle esportazioni. Per l'alimentazione locale contano soprattutto il mais, coltivato quasi ovunque nelle zone temperate, e il riso, in sempre crescente diffusione nelle pianure costiere; altri cereali importanti sono il sorgo e il frumento. Patate, manioca e vari prodotti ortofrutticoli completano il quadro dei fondamentali generi alimentari. Tra le colture di piantagione prevale nettamente il caffè (il Paese ne è uno dei maggiori produttori mondiali). La crisi delle esportazioni di caffè, dovuta alla discesa dei prezzi sui mercati internazionali, ha creato gravi problemi per la bilancia commerciale, che dalla vendita di questo prodotto ricava buona parte delle sue entrate. Si è così riproposto il tema dello smercio della sovrapproduzione di caffè e in generale della necessità di impostare piani di diversificazione colturale. Accanto a questo prodotto, l'agricoltura del Paese si basa sulla coltivazione di cotone, banane, tabacco, cacao, canna da zucchero e fiori recisi, che trovano un buon mercato nell'America Settentrionale. Dopo il 1977 lo sviluppo della produzione agricola è stato inferiore al tasso di crescita delle necessità alimentari interne; ciò ha imposto un aumento delle importazioni che ha gravato negativamente sulla bilancia commerciale.

Narcotraffico. Nel panorama dell'agricoltura colombiana occorre comunque riservare un accenno particolare alla produzione e al commercio di stupefacenti, in particolare canapa indiana e cocaina, i cui proventi illegali sono addirittura superiori alle esportazioni legali di tutti gli altri settori produttivi. Ciò conferisce ai «cartelli» che controllano il narcotraffico un potere contrattuale nei confronti del governo e rende molto difficile una normalizzazione della vita del Paese.

Foreste. Il patrimonio forestale è ingentissimo, anche se ben lungi dall'essere adeguatamente sfruttato per mancanza soprattutto di vie di comunicazione: le foreste coprono circa il 44% della superficie territoriale e forniscono legnami pregiati, sostanze concianti e coloranti, caucciù e altre gomme naturali, fibre tessili, sostanze medicinali come il chinino ecc.

Allevamento. Per quanto riguarda l'allevamento, la Colombia si colloca ai primi posti tra i Paesi americani per i bovini, che dispongono di adatte aree savaniche soprattutto nei llanos dell'Orinoco; per il resto il settore zootecnico non è molto sviluppato (con l'eccezione dei volatili da cortile) così come la pesca, che pure avrebbe buone potenzialità di incremento.

Risorse minerarie. Già allo stato attuale delle prospezioni geologiche le risorse minerarie colombiane appaiono molteplici e ingenti. Il Paese ha minerali preziosi come argento, oro e platino, nonché i più pregiati smeraldi del mondo, di cui è un produttore mondiale di rilievo. Possiede inoltre svariati minerali di ferro, rame, piombo, zinco, mercurio, nichel, oltre a bauxite, e ha estesi giacimenti di salgemma. Sono infine presenti tutti i minerali energetici, dal petrolio al gas naturale, dall'uranio al carbone: per quest'ultimo è l'unico importante produttore sudamericano insieme al Brasile, ma si ritiene che i depositi carboniferi colombiani siano i più cospicui dell'America Latina. Notevole è anche il patrimonio idroelettrico dell'area andina, esso pure sinora scarsamente sfruttato.

Industria. L'industria si avvale dell'appoggio dell'Istituto di Sviluppo Industriale per quanto riguarda i finanziamenti di alcuni settori di base, come il siderurgico (con produzione di acciaio, ghisa e ferroleghe, provenienti soprattutto dal grande complesso di Paz de Río) e il petrolchimico, presente con varie raffinerie. I maggiori contributi all'attività industriale provengono però da numerosi stabilimenti medi e piccoli di proprietà privata sufficientemente ben distribuiti, anche se le grandi città, come Bogotà, Medellín, Barranquilla e Cali, concentrano buona parte dell'attività produttiva. Mantengono la loro importanza i settori di più tradizionale e antico impianto, cioè il tessile (che lavora soprattutto cotone, ma anche lana e fibre artificiali), il calzaturiero e dell'abbigliamento (cappellifici), l'alimentare (zuccherifici, birrifici, complessi molitori, conservifici ecc.) e quello della manifattura di tabacchi. Di più recente sviluppo sono il settore chimico (fertilizzanti, acido solforico, soda caustica), il metalmeccanico (che opera tuttavia prevalentemente nell'ambito del montaggio degli autoveicoli), il cartario (che produce carta e pasta di legno nel grande stabilimento di Arroyo Hondo, presso Cali) e il cementiero: con 9 milioni di t di cemento la Colombia è il terzo produttore sudamericano.

Comunicazioni. Il Paese è tuttora privo di un organico sistema di vie di comunicazione. Ben servite dalle strade sono solamente le valli del Cauca e del Magdalena, che rappresentano gli assi naturali dei collegamenti tra le popolose regioni degli altopiani e la costa caribica; del tutto deficitari sono invece i raccordi trasversali, sia verso la costa del Pacifico sia soprattutto verso l' Oriente , di difficilissima penetrazione e dove si ricorre ancora alla navigazione fluviale. Quanto alle ferrovie, la principale linea è il Ferrocarril del Atlántico , che congiunge Bogotà con il porto di Santa Marta e da cui si diparte l'arteria Medellín-Cali. Hanno ricevuto però notevolissimo impulso le comunicazioni aeree: il Paese dispone di un migliaio di aeroporti, di cui sei internazionali, primo fra tutti quello di Bogotà. Compagnia di bandiera è l'AVIANCA ( Aerovías Nacionales de Colombia ), ma ben 8 sono le società aeree private che servono il territorio nazionale.

Commercio. Il commercio estero è stato fortemente vivacizzato dall'industrializzazione del Paese, anche se non è variata la struttura di fondo dell'interscambio, che vede le esportazioni rappresentate quasi esclusivamente da materie prime e soprattutto da prodotti agricoli (caffè, cotone, tabacco, banane ecc.), mentre le importazioni riguardano in assoluta prevalenza macchinari, prodotti chimici, manufatti, mezzi di trasporto. Gli scambi si svolgono per lo più con gli Stati Uniti, seguiti da Giappone e Germania. Un'entrata valutaria ingente proviene dal turismo.

Storia

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La conquista spagnola.

Prima della conquista spagnola, il territorio che costituisce l'odierna Repubblica colombiana era abitato dai Chibcha che, sempre in guerra tra di loro, favorirono la penetrazione iberica. Nel 1536 la spedizione di Gonzalo Jiménez de Quesada, dopo aver soffocato le ultime resistenze dei Chibcha, il 6 agosto 1538 gettò le fondamenta di una nuova capitale, chiamata Santa Fe de Bogotá (Bogotá); sono questi gli anni, nonostante le spedizioni precedenti, che segnano la conquista della Colombia. La colonia ricevette il nome di Nuova Granada e fino a tutto il sec. XVII fu amministrata come Capitanía General nell'ambito del Vicereame del Perú. Nel 1717 fu creato un vicereame comprensivo di Colombia, Venezuela ed Ecuador. Abolita nel 1724, questa entità venne ricostituita il 20 agosto 1739.

 

Simon Bolivar e la repubblica della gran Colombia.

La lotta per l'indipendenza dell'America Meridionale ebbe nella Nuova Granada, dove fu condotta da Simón Bolívar, fasi di particolare accanimento. Anche in Colombia, come nel resto dell'America Centro-Meridionale, ebbero grande influenza sui movimenti indipendentistici gli ideali sostenuti e diffusi dalla Rivoluzione francese e Antonio Nariño, un patriota di Santa Fe, tradusse in castigliano la “Dichiarazione dei diritti dell'uomo”. Nel 1819, allorché Bolívar, vittorioso sull'armata reale, istituì la “Repubblica della Gran Colombia”, della quale in quel momento facevano parte Venezuela e Colombia, si giunse all'emancipazione dalla Spagna. Poco dopo l'Ecuador, liberato dalle truppe di Antonio José de Sucre, entrava nella federazione finché nel 1830 i tre Paesi si separarono e ciascuno acquistò la propria sovranità. Nel 1832 la Colombia divenne “Repubblica della Nuova Granada” e fu retta fino al 1841 da due presidenze liberali (Francisco de Paula Santander fino al 1837 e José Ignacio Márquez nel 1837-41) dalle quali vennero ridotti i privilegi della Chiesa cattolica. In questo periodo si acuirono i contrasti, che dovevano poi contraddistinguere la storia del Paese, tra liberali, laicisti e conservatori, strettamente legati alla gerarchia ecclesiastica. La prima fase di questi dissidi interni si concluse con l'espulsione dei gesuiti e la proclamazione della separazione fra Stato e Chiesa, separazione che venne riconfermata nel 1863, quando il Paese divenne “Repubblica degli Stati Uniti di Colombia”, dopo un interregno conservatore e clericale cominciato nel 1857.

 

I conservatori al potere.

Attraverso l'alternarsi di vari presidenti, questo tipo di regime si protrasse fino al 1880, quando il conservatore Rafael Nuñez diede inizio a un tipo di amministrazione che doveva durare fino al 1930. La Costituzione del 1886 e il Concordato del 1887 furono gli episodi base del governo Nuñez. La nazione fu chiamata semplicemente “Repubblica di Colombia”; la Chiesa riebbe molti dei privilegi goduti in passato, Nuñez ricevette il titolo di “rigeneratore”. La sua morte, nel 1894, dimostrò però che l'apparente equilibrio era dovuto al peso della sua persona e nel Paese riesplose la violenza. Liberali e conservatori si scontrarono con furore, dando origine, nel 1899, a quella che fu chiamata “la guerra dei mille giorni”. I conservatori, comunque, riuscirono a mantenersi al potere. Circa centomila morti e un dissesto economico gravissimo furono la immediata conseguenza del conflitto; il Paese stava faticosamente tentando la ricostruzione, quando, il 3 novembre 1903, durante il mandato del presidente José M. Marroquín, avvenne la secessione del Panamá, proclamatosi indipendente con l'aiuto degli Stati Uniti. Spettò al presidente Rafael Reyes, nel 1904, il compito di risanare le ferite nazionali: egli operò, infatti, in tale direzione, ma lo fece da dittatore. Il suo dominio ebbe termine nel 1909. Da allora, fino al 1930, fu un succedersi di governi moderati, che molto si occuparono dell'ordine pubblico, ma poco o nulla del sottosviluppo. La Colombia era rimasta con le stesse strutture agrarie del sec. XIX, che ne avevano fatto uno dei maggiori centri di produzione del caffè. Conservatori e liberali si dividevano la proprietà delle risorse, secondo un impianto oligarchico che condannava alla miseria il mondo contadino. Le loro lotte non avevano alla base un'alternativa sostanziale sul piano politico, tranne che in merito ai rapporti con la Chiesa (laicisti i liberali, clericali i conservatori). La prima guerra mondiale e le sue conseguenze apportarono tuttavia novità, stimolando le diversificazioni produttive e incoraggiando gli investimenti stranieri. Si profilò in particolare una prima forma di industrializzazione, con la nascita di ceti operai e medi. Il fenomeno determinò l'incubazione di esigenze di ricambio, che nel 1930 provocarono il crollo del regime conservatore e l'avvento del presidente liberale Enrique Olaya Herrera.

 

Dal governo liberale alla dittatura militare.

Il nuovo governo cercò, con una legislazione abbastanza avanzata, di venire incontro alle richieste dei lavoratori. Questa politica continuò anche dopo l'incidente con il Perú per il possesso della città di Leticia, sul Rio delle Amazzoni, conclusosi, grazie all'intervento della Società delle Nazioni, con il riconoscimento delle ragioni colombiane. Alfonso López Pumarejo (1934-38), Eduardo Santos (1938-42) e ancora López Pumarejo (1942-45), successori di Olaya Herrera, avviarono iniziative per migliorare il livello di vita del Paese, pur senza procedere a radicali riforme. Nel 1945 fu anche ritoccata la Costituzione, per inserirvi garanzie democratiche. I conservatori replicarono aspramente, al punto da costringere López Pumarejo, nel luglio 1945, a ritirarsi. L'anno successivo vinsero le elezioni ed elevarono alla suprema magistratura Mariano Ospina Pérez. Questi non poté assicurarsi l'intero controllo del Paese perché i liberali continuavano a detenere la maggioranza nelle Assemblee legislative e allora si irrigidì in un'azione repressiva, finché nell'aprile 1948, in seguito all'assassinio del leader della sinistra liberale Eliécer Gaitán, l'opposizione promosse una rivolta (rimasta famosa come bogotazo per la particolare violenza raggiunta a Bogotá) che sfociò in un'altra guerra civile. Le elezioni del 1949 peggiorarono la situazione portando alla presidenza Laureano Gómez Castro, conservatore tra i più fanatici, e nell'ottobre 1951 il popolo si ribellò al suo governo autoritario costringendolo a trasmettere temporaneamente la carica a Roberto Urdaneta Arbeláez. Si accese un confronto violento tra quelli che le autorità definirono “banditi” (e che in realtà erano guerriglieri liberali e comunisti) e l'esercito. Al culmine di questi sviluppi, il 13 giugno 1953, i militari deposero Gómez Castro e Urdaneta Arbeláez e affidarono la presidenza provvisoria al generale Gustavo Rojas Pinilla che si trasformò ben presto in dittatore e che fu destituito il 10 maggio 1957 da liberali, conservatori, parte del clero e dell'esercito coalizzati.

 

Un patto per l'alternanza.

Il 20 luglio gli ex presidenti Lleras Camargo (liberale) e Gómez Castro (conservatore) firmarono a Sitges, in Spagna, un patto per l'amministrazione in comune del Paese con presidenti e governi alternati almeno fino al 1974. Il 1º dicembre un referendum popolare sanzionò l'accordo. Nel 1958 si svolsero le elezioni: il 16 marzo per il Parlamento e il 4 maggio per il capo dello Stato. Il primo turno di presidenza toccò a Lleras Camargo. Le elezioni si succedettero regolarmente, ma, altrettanto regolarmente, esse registrarono fortissime percentuali di astensioni (fino all'80%): era uno dei sintomi della sfiducia che il popolo nutriva nel “sistema”. Ciò avvenne anche nel 1974 allorché, come candidato del solo Partito liberale, fu eletto presidente della Repubblica Alfonso López Michelsen e nel 1978, sia alle elezioni parlamentari sia a quelle presidenziali, allorché le urne decretarono la vittoria del liberale Julio César Turbay Ayala. Durante il mandato di quest'ultimo la vita politica colombiana fu turbata dal risveglio del terrorismo e della guerriglia. Nel 1982 la presidenza passò a Belisario Betancur Cuartas, leader del Partito conservatore, e nel 1986 al liberale Virgilio Barco Vargas.

 

Terrorismo e lotta ai narcotrafficanti.

Negli anni seguenti, ai progressi segnati nella risoluzione del problema del terrorismo politico (nel 1989 si erano raggiunte intese fra il governo e i principali gruppi della guerriglia, che portavano alla trasformazione del forte M-19, Movimiento 19 de Abril, attivo già dagli anni Settanta, in partito legale) si contrapponeva, in un quadro di grandi difficoltà economiche e di crescente indebitamento estero, la recrudescenza della criminalità legata al traffico di droga, che trova nella Colombia il maggior produttore mondiale (insieme alla Thailandia). Di fronte a una vera e propria guerra totale tra lo Stato e i narcotrafficanti, si intensificavano nel 1989 gli aiuti USA (65.000.000 di dollari e invio di consiglieri militari), ma a ogni successo governativo si alzava il livello dello scontro con attentati, stragi sistematiche e omicidi mirati, particolarmente nei confronti di esponenti politici (Luís Carlo Galán, liberale, e Bernardo Jaramilla Ossa, dell'Unione Patriottica, entrambi candidati alle presidenziali del 1990), di giudici, di membri delle forze dell'ordine, di giornalisti. Il neopresidente liberale Cesar Gaviria Trujillo, eletto nell'agosto 1990, impostava una politica di riconciliazione inserendo nel suo governo elementi dell'M-19 e impegnandosi a una revisione costituzionale per favorire un maggior pluralismo di partiti, una riduzione dei poteri presidenziali, norme per impedire l'estradizione di colombiani in altri Paesi. Quest'ultimo aspetto, frutto anche delle trattative del governo con i narcotrafficanti di Cali e Bogotá che nel dicembre 1990 accettavano di collaborare, portavano il potente capo del "cartello" di Medellín, Pablo Escobar, a consegnarsi (giugno 1991). Ma, nel 1992, Escobar fuggiva dal carcere e contestualmente si inaspriva l'attività dei gruppi guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (FARC) e dell'Esercito di liberazione nazionale (ELN). Alla nuova ondata di attentati il governo rispondeva con la proclamazione dello stato d'emergenza (novembre 1992) e potenziando le forze di sicurezza. Le elezioni per il Congresso (marzo 1994) confermavano la maggioranza liberale, così quelle presidenziali, vinte al ballottaggio da Ernesto Samper Pizano (giugno 1994). Ambedue le consultazioni, però, vedevano la partecipazione di una minoranza di colombiani, mentre le più gravi questioni del Paese, dal narcotraffico (nonostante l'uccisione di Escobar nel dicembre 1993 e altri successi contro gli appartenenti al “cartello” di Medellín, sostituito peraltro da quello di Cali) alla guerriglia, alla situazione economica, erano lungi da una reale soluzione. Ad aggravare la situazione si aggiungevano le gravi accuse rivolte a Samper di collusione con i narcotrafficanti di Cali: il presidente riusciva a essere scagionato da ben due Commissioni parlamentari d'inchiesta (dicembre 1995 e giugno 1996), nonostante l'ammissione dei suoi collaboratori che egli fosse a conoscenza dei finanziamenti illeciti; ma la vicenda finiva per travolgere i vertici dello Stato con le dimissioni di generali, l'arresto di ministri e parlamentari e dello stesso procuratore generale Orlando Vásquez Velásquez (maggio 1996). Le elezioni presidenziali del giugno 1998 vedevano il netto successo del neo-liberista Andrés Pastrana Arango che, grazie all'appoggio di eminenti personalità del Paese come lo scrittore Gabriel García Márquez e soprattutto alla promessa di incentivi fiscali per le aziende e all'impegno di lotta contro la corruzione, veniva preferito all'ex ministro degli Interni Horacio Serpa, presentatosi come il “candidato dei poveri”. Ancora prima del suo insediamento ufficiale, Pastrana incontrava il leader delle FARC, e contemporaneamente, con la mediazione della Chiesa tedesca, si avviavano in Germania incontri tra esponenti della società civile colombiana e dell'ELN.

 

Il duemila.

Negli anni successivi trattative di pace con entrambe le formazioni venivano a più riprese avviate ed interrotte senza portare ad alcun risultato e nell'aprile 2000 le FARC annunciavano la costituzione del Movimento politico bolivariano. Anche il cosiddetto “Plan Colombia”, il piano di pace basato sulla sostituzione con colture alternative delle piantagioni di coca presentato dal capo dello Stato alla fine del 1999, che prevedeva peraltro una risposta eminentemente militare ai gravi problemi, primo fra tutti quello della proprietà terriera, connessi alla guerriglia e al narcotraffico, si rivelava sostanzialmente inefficace, nonostante godesse dell'appoggio – finanziario e tecnico – degli Stati Uniti. Per converso, il conflitto armato che vedeva opporsi su più fronti guerriglieri, formazioni paramilitari di destra e forze dell'esercito causava migliaia di morti anche tra la popolazione civile e decine di migliaia di profughi. Nel febbraio del 2002 Ingrid Betancourt, candidata alle presidenziali, fu sequestrata dalle FARC. In un clima di forte tensione, ma senza gravi incidenti, nel maggio 2002 si svolgevano le elezioni presidenziali, in cui si affermava, già al primo turno, il candidato indipendente di destra Álvaro Uribe Vélez, che aveva impostato tutta la propria campagna sulla linea dura contro la guerriglia. Nell'agosto dello stesso anno, in coincidenza con l'insediamento del nuovo presidente, gli scontri tra le forze armate e le FARC si facevano sempre più aspri, tanto che Uribe proclamava lo stato d'emergenza in tutto il Paese. Nel biennio 2003-2004 la guerra civile proseguiva in diverse aree del Paese. Le elezioni legislative del marzo 2006 sono state vinte dalla coalizione che sosteneva il presidente, ma l'astensione ha superato il 50% del totale. La politica del presidente Uribe, rieletto in quello stesso anno, non riusciva ancora a garantire al Paese la completa cessazione delle ostilità. Nel maggio 2008 veniva resa pubblica la notizia della morte di Manuel "Tirofijo" Marulanda, leader storico delle FARC, mentre l'uccisione del numero due Raul Reyes, avvenuta con un raid aereo in territorio ecuadoriano, scatenava una crisi diplomatica con Ecuador e Venezuela. In luglio veniva liberata dall'esercito I. Betancourt dopo oltre sei anni di prigionia.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 46294841
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 75,30
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Meticci 58%, Bianchi 20%, Mulatti 14%, Neri 4%, Incrocio Neri - Amerindi 3%, Amerindi 1%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Spagnolo

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Religioni:

Cattolici 90%, altre 10%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 1,46
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 20,59
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 5,49

Media dell'area geografica: 6.3316666682561 (su un totale di 12 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 19,10
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 21,90
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Numero medio di figli per donna: 2,45
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Rapporto tra i sessi: 96,83
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,05
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 26,79
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 69,24
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 76,66

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 91

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 327,63
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 7.114,33
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 9
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 20
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 13
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 76.917,60
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -120000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 16

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 100
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 97
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 99
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 73
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 92
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 81
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 55
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 74

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 98
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 97
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 93
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 93
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Percentuale delle ragazze iscritte alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 77
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Percentuale dei ragazzi iscritti alla scuola superiore tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutti gli altri non vanno a scuola): 71

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 15,19
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 98,45
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 40,40

Trasporti

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Chilometri di strade ogni 100 Km quadrati:

 

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

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