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Paesi | Africa | Africa orientale | Tanzania

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Dodoma
Area del Paese in chilometri quadrati: 947300
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 41
Forma di governo: Repubblica
Data dell'indipendenza: 26 aprile 1964
Indipendenza da: Regno Unito
Moneta: scellino di Tanzania

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il territorio continentale, quello cioè corrispondente all'ex Tanganica, è incluso nelle alte terre orientali africane; più precisamente comprende gran parte dell'Altopiano Lagoso dell'Africa orientale, così denominato per i numerosi laghi che occupano la Rift Valley, la gigantesca frattura continentale estesa dal Lago Malawi (Niassa) al Mar Rosso. Essa è qui ben evidenziata in due rami: quello occidentale, che corrisponde al Lago Tanganica e che forma il limite naturale della Tanzania a ovest, e quello orientale, meno marcato e in cui si situano vari laghi minori (Eyasi, Natron). Tra i due rami della fossa è compreso il nucleo centrale e più vasto della Tanzania, che include però anche un'ampia sezione del margine orientale dell'Altopiano Lagoso sino all'Oceano Indiano. Le alte terre centrali sono situate in media a un'altezza di 1.000 m; in prossimità dei rami della Great Rift Valley si hanno però rilievi spesso imponenti che formano una specie di U, interessando la parte occidentale, meridionale e orientale del Paese: a nord invece la continuità montuosa è rotta dall'immensa conca del Lago Vittoria. Tali rilievi sono caratterizzati dalla presenza di imponenti apparati vulcanici, la cui origine, così come quella in generale dell'intera orlatura montuosa della Great Rift Valley, è intimamente legata alla nascita stessa della poderosa frattura. Tra i vulcani emerge, in tutta la sua grandiosità, il Kilimangiaro (5.895 m), massima cima dell'Africa, che domina l'estrema sezione nord-orientale del Paese, al confine col Kenya; più a sud-ovest s'innalza il Meru (4.566 m). I rilievi raggiungono una notevole elevazione anche nella Tanzania meridionale, in particolare poco a nord del Lago Malawi (Niassa), dove i monti Kipengere sfiorano i 3.000 m. Il territorio poggia su un basamento precambriano, il cui sollevamento è avvenuto nel Cenozoico, nuovamente in concomitanza con la formazione della frattura. Penepiano logorato dalla lentissima erosione, non presenta in genere rilevanti asperità, ma tracce residue di antichi rilievi, alternanza di depressioni e altopiani intaccati dai solchi fluviali, più o meno incisi secondo il substrato roccioso. Su vasti tratti affiora lo zoccolo cristallino archeozoico, a rivelare l'antichità delle superfici di erosione; tuttavia in prossimità della fossa vi si sovrappongono ampiamente materiali vulcanici effusivi, più o meno antichi, i quali formano una distesa quasi continua in tutta la Tanzania settentrionale, ai margini del Lago Vittoria e del Kilimangiaro (Piana di Serengeti, Steppa dei Masai). Su più limitate aree lo zoccolo è coperto, come nella parte meridionale, da strati sedimentari mesozoici e cenozoici, cui si aggiungono le coltri fluvio-lacustri neozoiche nelle depressioni della fossa e lungo i corsi fluviali. Le alte terre digradano verso la costa, dove però i terreni alluvionali, pianeggianti, formano una fascia piuttosto esigua, per l'approssimarsi al mare dei rilievi interni, con l'eccezione dell'area centrale attraversata dal fiume Rufiji; frequenti sono le lagune e le morfologie dunose. Poco al largo della costa, su lunghi tratti, si hanno affioramenti corallini, a testimonianza della estensione della platea continentale, che digrada molto insensibilmente verso l'Oceano Indiano. È su questa platea che sorgono, a 70-80 km dalla costa, le isole di Zanzibar, Pemba e Mafia (quest'ultima già apparteneva al Tanganica prima dell'unione federale con Zanzibar), superfici pianeggianti di materiale madreporico più o meno recente, che si circondano di ampie scogliere coralline.

 

Clima. Il clima della Tanzania è di tipo tropicale nonostante il Paese, posto tra 1° e 12° latitudine sud, si trovi nella fascia equatoriale: se si esclude l'estrema sezione settentrionale, predomina ovunque un clima a stagioni alternate, regolato dagli alisei e dai monsoni provenienti dall'Oceano Indiano. Agli alisei si deve fondamentalmente la stagione piovosa propria dell'inverno australe (con massimi di precipitazioni tra marzo e maggio), mentre i monsoni sono responsabili di una seconda stagione piovosa tra ottobre e dicembre. Asciutte o con minori precipitazioni sono le stagioni intermedie, tra giugno e settembre e tra gennaio e febbraio. Quest'ultimo periodo registra anche i massimi valori termici, che ovviamente variano passando dalla costa alle zone interne più elevate, mitigate dall'altitudine (a Dar es Salaam la media di gennaio è di 28 °C, mentre a Tabora, situata a 1.265 m, è di 22 °C); abbastanza deboli sono su gran parte del Paese le escursioni termiche annue (nelle citate località le medie di luglio, nell'inverno australe, sono di 23 °C e di 21 °C), mentre sull'altopiano si può avere una differenza termica tra dì e notte anche di 10 °C. La costa registra piogge abbondanti, che si aggirano sui 1.100 mm annui a Dar es Salaam (1.500 mm a Zanzibar); sugli altopiani la quantità delle precipitazioni è assai variabile in funzione dell'altitudine e dell'esposizione. Si hanno così contrasti nettissimi tra i versanti montuosi più elevati e meglio esposti a est, e le sottostanti depressioni: tipico il caso dei versanti del Kilimangiaro, bene irrorati (qui si hanno naturalmente, oltre alla maggiore piovosità, i valori termici più bassi: al di sopra dei 4.000-4.300 m si hanno precipitazioni nevose che alimentano alcuni ghiacciai), tutti verdi di coltivi e lembi forestali, popolatissimi, e la sottostante Steppa dei Masai, savana erbosa, semiarida, sfruttata solo dalla pastorizia: la disparità di precipitazioni sovente molto marcata (tra i versanti irrorati e le piane aride può passare dai 1.200 mm ai 600 mm annui), oltre a determinare una netta differenziazione ambientale, ha selezionato le attività umane e persino la distribuzione etnica.

 

Flora. La copertura vegetale della Tanzania è molto varia, così come appunto sono le precipitazioni e le condizioni ambientali generali da zona a zona. La fascia costiera e le isole erano un tempo ricoperte dalla foresta tropicale umida, oggi quasi ovunque sostituita però dalle colture di piantagione, tra cui la palma da cocco. Nel suo insieme però la Tanzania, Paese relativamente poco popolato, è ancora in gran parte coperta da associazioni vegetali spontanee, che hanno nella savana la più diffusa e tipica espressione. Aspetti peculiari assume la vegetazione sui grandi rilievi vulcanici, e in particolare sul Kilimangiaro, con le sue successioni altitudinali, che iniziano, sopra le savane, con la densa foresta equatoriale sino ai 3.000 m, ricca di ginepri, podocarpi, cedri e altre essenze pregiate, bambù (sino a 2.400 m); verso i 3.000 m cominciano le brughiere arborescenti e tra i 3.600 e i 4.600 m si ha una prateria alpina con graminacee tra le quali si elevano seneci e lobelie gig anti.

 

Idrografia. Alla conformazione particolare del territorio si connette l'idrografia, che è molto frammentata e varia, anche perché la Tanzania è interessata, sia pure marginalmente, dai tre più vasti laghi africani: il Vittoria, il Tanganica e il Niassa (Malawi). Il Vittoria, terzo nel mondo per superficie (68.100 km 2 ), rientra per metà entro i confini tanzaniani; poco profondo, con coste basse, frastagliatissime, bordate da innumerevoli isole, occupa un'amp ia depressione dell'altopiano e, tramite il fiume Nilo, riversa al Mar Mediterraneo parte delle acque della Tanzania settentrionale. Appartiene invece al bacino del fiume Congo il Tanganica, che riceve l'apporto di numerosi fiumi della Tanzania occidentale (data la morfologia dell'altopiano, piuttosto incerta è la linea spartiacque), tra cui il Malagarasi, il quale drena un'ampia sezione delle alte terre occidentali. Il Lago Tanganica (32.893 km2 ), con la sua forma lunga e stretta, riflette l'origine tettonica del bacino lacustre, che occupa un lungo tratto della fossa occidentale; in rapporto a ciò, è assai profondo (è la seconda criptodepressione del mondo dopo il Lago Bajkal) e ha coste piuttosto precipiti. A sud-est del Lago Tanganica è il Lago Malawi o Niassa (30.800 km 2 ), il più meridionale della Rift Valley, che nella parte settentrionale del suo bacino si appoggia ai monti Kipengere. Tipici laghi endoreici sono il Rukwa, tra il Tanganica e il Malawi (Niassa), e i vari laghi che occupano il ramo orientale della Rift Valley: l'Eyasi, che ha però un esteso bacino di alimentazione, il Manyara e il Natron. Tutta la sezione orientale della Tanzania versa invece le sue acque nell'Oceano Indiano tramite una serie di fiumi che corrono normali alla costa. I principali, per quanto riguarda l'estensione del bacino, sono al centro il Rufiji, massimo fiume del Paese, che attinge le sue acque sino ai monti Kipengere e svolge il suo corso nella parte centrale dell 'altopiano, sfociando poi con un grande apparato deltizio di fronte all'isola di Mafia; a nord il Pangani o Ruvu, che ha i suoi rami sorgentiferi nel Kilimangiaro e nel Meru; all'estremo sud il Ruvuma , che segna il confine fra Tanzania e Mozambico. I fiumi che si gettano nell'Oceano Indiano hanno un regime un po' diverso passando da sud a nord, dato il variare della piovosità; più costante è quello dei fiumi settentrionali, come il Pangani, più irregolari quelli del centro-sud, come lo stesso Rufiji, alimentato dalle zone interne non molto piovose.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento e composizione etnica. Il popolamento della Tanzania ha avuto origine in epoche molto remote: ciò appare confermato dall'esistenza nel Paese di un substrato etnico khoisanide (popolazione affine ai Boscimani), oggi per gran parte assimilato alle sopraggiunte popolazioni bantu, largamente predominanti, ma ancora rappresentato da alcuni piccoli gruppi residui come i Sandawe ( Sandavi). Secondo alcune ipotesi, scientificamente non confermate, i Khoisanidi potrebbero essere i lontani discendenti di quegli uomini paleolitici direttamente derivati dai più antichi ominidi che si conoscano e che ebbero proprio in Tanzania e in Kenya la loro sede; affini ai Boscimani ma in parte camitizzati sarebbero gli Iraqu (Iraku), testimoni anch'essi dell'antico popolamento del Paese. Nella sezione settentrionale si riconosce la presenza di un substrato etiopide o, almeno, con tracce europoidi che nella Tanzania meridionale caratterizzano le cosiddette popolazioni cafre. La penetrazione e la diffusione delle genti bantoidi, avvenute per gradi e a piccoli gruppi, sembrano iniziare già a partire dal primo millennio a.C., ma solo dal IV secolo si può parlare di una cospicua presenza bantoide nel territorio. Essa si rafforza successivamente e nei secoli XV-XVI si ha un definitivo consolidamento di quei grandi e piccoli gruppi umani che ancor oggi formano l'ossatura etnica del Paese, nel quale tuttavia la fascia costiera ha sue particolari caratteristiche, essendo una regione molto permeabile dall'esterno e quindi soggetta a immigrazioni di genti non africane. L'insediamento bantu è quasi generale sulle alteterre, a esclusione delle steppe settentrionali, al confine con il Kenya, dove, in seguito a una selezione avvenuta sulla base dei generi di vita, attraverso lunghi contrasti con gli agricoltori bantu, si sono stabiliti i gruppi pastorali nilotocamitici, massimamente rappresentati dai Masai. Nei secoli successivi, per effetto della colonizzazione e della tratta degli schiavi, l'insediamento ha subito sensibili modificazioni e degradazioni, ma non ha sostanzialmente mutato la distribuzione dei vari gruppi etnici. Sulla costa la penetrazione commerciale araba inizia già nell'VIII secolo, ma solo più tardi, tra i secoli X e XI, essa si consolida attraverso la creazione di basi commerciali, tra cui Zanzibar, Tanga, Bagamoyo, Kilwa. In rapporto ai diversi svolgimenti della storia politica ed economica, la regione costiera, culturalmente partecipe dell'area dell'Oceano Indiano, si distinse dalla parte interna, rimasta profondamente africana. Qui si ritrovano ancor oggi, oltre ai Masai, allevatori e un tempo guerrieri abilissimi, i grandi gruppi bantu, come i Sukuma (Wasukuma ) sulle rive meridionali del Lago Vittoria, i Nyamwezi (Wanyamwezi, 26% insieme con i Sukuma) nella sezione centrale delle alte terre, i Konde (Makonde, 3,7%) nelle aree meridionali, gli Hage (Wahage, 5,3%) tra i laghi Vittoria e Tanganica, i Chaga (Wachaga, 4,4%), coltivatori molto evoluti nella zona del Meru e del Kilimangiaro, i Gogo (Wagogo, 4,4%) nella sezione centro-orientale dell'altopiano. Gruppi bantu si trovano però anche nella fascia costiera (Kutu o Wakutu, Mwera) e a Zanzibar, dove sono per gran parte stati introdotti dagli Arabi con il commercio degli schiavi. Tale commercio, che fu completamente eliminato solo agli inizi di questo secolo, aveva come centri di raccolta e smistamento le sedi sultanali, verso le quali annualmente venivano dirottati sino a 400.000 individui, razziati nelle zone interne. Parte di essi erano avviati verso l'Arabia, altri venivano adibiti ai lavori nelle piantagioni che gli Arabi avevano impiantato nella regione, specialmente a Zanzibar e Pemba. Gli Arabi, un tempo numerosi, sono oggi ridotti a qualche decina di migliaia. Più numerosi degli Arabi sono gli Indiani (75.000), fatti affluire come manodopera dai Portoghesi e soprattutto dagli Inglesi. Gli Europei, stabiliti per lo più nelle zone fertili alle falde del Kilimangiaro e del Meru, non superano le 17.000 unità: d'altronde, a differenza del vicino Kenya, qui l'immigrazione europea non fu mai cospicua.

 

Sviluppo demografico. Gli sviluppi demografici della Tanzania non sono bene conosciuti. All'epoca dello schiavismo, che degradò l'economia del Paese, si ebbe un forte calo di popolazione, però non valutabile. Mancano anche dati relativi ai primi decenni di questo secolo, nel corso dei quali tuttavia si ebbe una prima ripresa demografica: nel 1935 la popolazione è stata calcolata pari a circa 5 milioni di abitanti, saliti a 7,4 milioni nel 1948 e a 9,4 milioni nel 1958. Più della metà della popolazione ha meno di 20 anni; la densità media è di 35 abitanti/km 2 , ma la distribuzione è molto irregolare.

 

Distribuzione. Come fenomeno generale vi è la tendenza, peraltro già sensibile in passato, di un flusso migratorio verso la fascia costiera, più ricca di attività. Ma, se si esclude la zona di Dar es Salaam, la parte più densamente popolata del Paese, è la regione del Kilimangiaro, piovosa e fertile. Vi corrisponde qui un insediamento costituito di case o piccole fattorie sparse intorno al centro di Moshi; ma anche le altre zone ben irrorate, come quella dei monti Kipengere, hanno densità relativamente elevate. Generalmente poco popolata invece è tutta la sezione centrale delle alteterre, dove si ha un insediamento tipicamente africano di villaggi che gravitano intorno ai centri posti sulle strade principali, sedi di mercato e, oggi, di ambulatori, uffici governativi, negozi. Villaggi si trovano anche sulla costa, dove è presente anche la casa o l'insed iamento familiare sparso; ciò vale anche per Zanzibar. Le abitazioni lungo la costa sono a pianta quadrata, mentre nelle zone savaniche assumono in generale forme circolari; i Masai vivono infine nella loro manyatta , insediamenti che hanno una durata di 6-7 anni, caratterizzati dal recinto centrale per il bestiame. Il Paese è innervato su una rete di centri urbani o comunque commerciali che, nella sua attuale struttura, si è delineata essenzialmente in età coloniale, benché le sedi costiere preesistessero.

 

Centri urbani. Sino al secolo scorso Zanzibar era la maggior città sulle coste dell'Oceano Indiano: centro commerciale attivo, gestito dagli Arabi, essa contava un numero di abitanti non tanto inferiore a quello odierno. Il suo urbanesimo era, come ancor oggi, quello delle città arabe, con le vie strette, piene di negozi, un porto frequentato da numerosi velieri e barche. Chiave di volta di tutta l'organizzazione territoriale della Tanzania, principale scalo portuale e aeroportuale, sede di industrie e di attività commerciali, è Dar es Salaam, capitale del Paese sino a quando le relative funzioni amministrative e politiche non furono assunte da Dodoma, situata proprio nel cuore della Tanzania, in un'area essenzialmente rurale e di tipica africanità. Ancora agli inizi del secolo Dar es Salaam, il "porto della pace", era un modesto centro, fondato anteriormente dal sultano di Zanzibar; poi essa divenne il principale scalo portuale del Paese, al servizio anche dello Zaire orientale, sbocco di tutto l'altopiano cui è stata collegata con la linea ferroviaria per il Tanganica, cui va aggiunta l'importantissima Tan-Zam, la ferrovia che unisce la Tanzania alla Zambia e grazie alla quale quest'ultima, priva di accesso diretto al mare, ha la propria apertura marittima a Dar es Salaam.

Aspetti economici

Testo completo:

Al pari di quanto è avvenuto in tanti altri Paesi africani, anche in Tanzania l'economia ha subito profonde trasformazioni in seguito alla dominazione coloniale, che tra l'altro fu duplice, tedesca prima, inglese poi. Venne introdotta e successivamente potenziata l'economia di piantagione (affidata però a stranieri, Europei e Indiani), rappresentata soprattutto dall'agave sisalana nel Tanganica, dai chiodi di garofano a Zanzibar; agli Africani era rimasta, completamente trascurata, l'economia di villaggio, una stentata agricoltura di mera sussistenza.

 

Profilo generale. Divenuta indipendente, la Tanzania ha scelto una via di sviluppo socialista ma allo stesso tempo tipicamente africana. Lo strumento scelto dal governo per rendere operativa la propria politica economica e sociale è stato l'istituzione delle Ujamaa ; si tratta di cooperative di villaggio affini alle comuni cinesi, dotate di scuole, di dispensari, talune anche di piccole industrie che lavorano i prodotti locali e nelle quali viene man mano avviata la popolazione. La riconversione economica del Paese è stata accelerata nel 1973, quando sono state nazionalizzate circa 200 piccole e medie aziende agricole; la proprietà privata peraltro non è stata interamente abolita, ma il settore minerario, le principali industrie, le banche, i trasporti, il commercio estero dipendono esclusivamente da enti statali o parastatali. Proprio però a partire dal 1973 sul Paese si sono ripetutamente abbattute calamità naturali (la terribile siccità che ha devastato gran parte dell'Africa, distruggendo pascoli e decimando i capi di bestiame), cui si sono aggiunte le ripercussioni della sempre più grave crisi economica mondiale, in particolare gli elevatissimi rincari del petrolio, prodotto che la Tanzania deve acquistare in quantitativi ingenti. Dalla metà degli anni Ottanta è stata avviata una graduale liberalizzazione del mercato e una privatizzazione nel settore agricolo. Ingenti sono gli aiuti internazionali al Paese, anche se i finanziamenti esteri si traducono sempre in una forma più o meno larvata di dipendenza.

 

Agricoltura. Circa i 4/5 della popolazione attiva sono occupati nell'agricoltura, settore di determinante importanza nell'economia della Tanzania. Arativo e colture arborescenti hanno tuttavia a loro disposizione una porzione molto esigua della superficie territoriale; tenuto conto delle differenze climatiche e della natura dei suoli si possono distinguere cinque fondamentali regioni agrarie: le isole (Zanzibar e Pemba), la fascia costiera, gli altopiani centrali, le aree settentrionali e le alte terre della Rift Valley. Inoltre, come nella maggior parte dei Paesi africani, anche in Tanzania l'agricoltura è nettamente ripartita nel settore di sussistenza e in quello commerciale di piantagione, i cui prodotti sono destinati essenzialmente ai mercati esteri; i massimi sforzi del governo sono appunto rivolti al non facile compito di riuscire a potenziare entrambi i settori produttivi, intenti peraltro non conseguiti, né l'uno né l'altro. Infatti, nonostante i cospicui interventi sia della Banca Mondiale sia del Fondo Monetario Internazionale, da una lato le esportazioni si sono sensibilmente contratte a partire dal 1977, dall'altro il Paese, lungi dall'aver raggiunto l'autosufficienza alimentare, è costretto a importare derrate alimentari, soprattutto cerealicole.

 

Colture alimentari. L'agricoltura di sussistenza si fonda sui cereali, in specie sul mais, cui è destinato oltre 1/3 dell'arativo e che è diffuso specialmente sui versanti umidi del Nord; seguono il miglio e il sorgo, elementi tradizionali del vitto quotidiano, il riso, presente soprattutto nelle aree prossime al Lago Vittoria, e il frumento. Oltre a quelle dei cereali vengono quasi ovunque praticate le coltivazioni della manioca e della batata; per il consumo locale si coltivano infine vari prodotti orticoli (fagioli, patate, cipolle) e ancor più frutticoli, che trovano il loro ambiente ideale nella regione costiera: banane, ananassi, agrumi, manghi.

 

Colture industriali. Ha perduto molta dell'antica importanza la coltivazione dell'agave sisalana, pianta che, introdotta alla fine del secolo scorso, costituì a lungo la maggiore fonte di ricchezza del Paese, prosperando nell'area costiera settentrionale attorno a Tanga e nelle regioni meno elevate dell'altopiano; assai più richiesto è il caffè, divenuto la principale merce d'esportazione. Esso viene coltivato nelle aree di montagna, in particolare alle falde del Kilimangiaro (specie nella regione di Moshi) e nella zona di Bukoba, a ovest del Lago Vittoria, dove opera una grande cooperativa, cui fanno capo una settantina di aziende agricole. Del pari molto importante è la cotonicoltura, che fu introdotta in Tanzania dal Sudan ed è praticata anche in piccoli appezzamenti; tra le aree di maggior diffusione sono quelle di Mwanza, presso il Lago Vittoria, e più nell'interno di Shinyanga, quindi le zone di Morogoro, nell'entroterra di Dar es Salaam, di Kilwa Kivinje e di Lindi, nella sezione meridionale della costa. In tutta la regione costiera nonché a Zanzibar è presente la palma da cocco, destinata per lo più al mercato interno. Sono invece nuovamente importanti prodotti d'esportazione le cosiddette noci di acagiú, cioè i semi dell'anacardio, il tè, coltivato sui pendii dell'Usambara e sulle alte terre meridionali, il tabacco e soprattutto i chiodi di garofano, principale risorsa delle isole di Zanzibar e Pemba, che ne detengono pressoché il monopolio mondiale; completano il panorama dei prodotti agricoli della Tanzania il piretro, il cacao e varie oleaginose, come arachidi, sesamo, ricino, palma da olio.

 

Foreste. Il 36% ca. del territorio nazionale è ricoperto da foreste e boscaglie; le più rigogliose distese forestali ammantano i versanti del Kilimangiaro e del Meru, ben irrorati dalle piogge, nonché più a sud i Monti Uluguru. Lo sfruttamento forestale fornisce legname di gran pregio, come ebano e cedro, e bambù, che viene largamente utilizzato come materiale da costruzione; si ricavano inoltre resine, sostanze concianti e gomme naturali.

 

Allevamento. L'allevamento dispone di vaste aree a prato e pascolo permanente e, per alcune popolazioni, specie per i Masai, costituisce la principale, se non l'unica risorsa economica; si tratta però in genere di un'attività condotta con sistemi antiquati. Accanto a questo allevamento tradizionale, tipicamente transumante, in pratica di pura sussistenza, si va però sviluppando un allevamento moderno, stanziale, assai più redditizio, che è eminentemente in funzione delle richieste dei centri urbani di burro, latte, formaggio e carni. Bovini e caprini venivano già allevati prima dell'arrivo degli Europei, mentre gli ovini furono introdotti qui, come nel vicino Kenya, per la produzione della lana.

 

Pesca. Un certo peso economico ha la pesca, attività molto diffusa lungo le coste ma ancor più largamente praticata nella acque interne, specie nel Lago Vittoria. Si tratta però di un settore nel suo insieme scarsamente organizzato.

 

Risorse minerarie. Le risorse minerarie non sono abbondanti, benché recenti prospezioni geologiche facciano sperare nella presenza di ricchi giacimenti di ferro presso Chunya, nel sud-ovest del Paese; sono altresì in corso ricerche petrolifere e di minerali uraniferi. Al momento si estraggono soprattutto, ma in modesti quantitativi, diamanti (provenienti dalla regione di Shinyanga), oro, stagno, salgemma (cui si aggiunge un po' di salmarino, ottenuto da saline presso Dar es Salaam), tungsteno, fosfati e carbone. La povertà di risorse energetiche permane un problema fondamentale per lo sviluppo economico del Paese; sono state però potenziate le centrali idroelettriche (la più importante è quella sul fiume Pangani).

 

Industria. Il settore industriale è tuttora molto modesto; prevalgono nettamente le aziende statali e parastatali, molte delle quali in effetti scarsamente produttive. Esse operano nell'ambito della National Development Corporation, organo d'intervento statale preposto alla produzione e agli investimenti; di particolare rilevanza è altresì la Small Industries Development Organization , che sovrintende alle piccole industrie operanti nelle cooperative rurali. Pressoché assente è l'industria di base; l'attività manifatturiera è rivolta soprattutto alla trasformazione dei prodotti locali ed è rappresentata perciò da zuccherifici, complessi molitori, oleifici, birrifici, stabilimenti tessili (cotonifici in netta prevalenza); si hanno inoltre manifatture di tabacchi, mobilifici, cementifici, alcuni piccoli stabilimenti chimici (fertilizzanti azotati), concerie, cementifici. Gli impianti sono ubicati in prevalenza ad Arusha, a Tanga e a Dar es Salaam; da quest'ultima città si diparte un oleodotto per Ndola (Zambia) e vi opera una raffineria di petrolio.

 

Comunicazioni. La rete delle vie di comunicazione è ancora piuttosto carente, benché quella ferroviaria (3.570 km), nata come via di penetrazione dalla costa verso le piantagioni dell'interno, abbia un discreto sviluppo, almeno su scala continentale. Fondamentale è stata la realizzazione, attuata con l'assistenza tecnica e finanziaria della Cina, della Tazara, o Tan-Zam (cioè Tanzania-Zambia), entrata in funzione nel 1975 e che congiunge Dar es Salaam con Kapiri Mposhi, nella Zambia; l'altro principale tronco ferroviario del Paese raccorda Dar es Salaam con Kigoma, sul Lago Tanganica, passando per la nuova capitale Dodoma, mentre una diramazione porta a Mwanza, sul Lago Vittoria. La rete stradale comprende complessivamente circa 88.000 km, per lo più tuttavia non transitabili durante la stagione delle piogge; fra le principali arterie è la superstrada di quasi 2.000 km tra Dar es Salaam e la Zambia centrale, realizzata, a integrazione della ferrovia, con finanziamenti della Svezia, degli Stati Uniti e della Banca Mondiale. Abbastanza vivaci sono le attività portuali, che fanno capo eminentemente al porto di Dar es Salaam, seguito da quelli, parimenti marittimi, di Tanga e di Mtwara. La navigazione interna riveste tuttora un ruolo rilevante; sui laghi Vittoria, Tanganica e Malawi (o Niassa) battelli di linea collegano la Tanzania con quasi tutti i Paesi confinanti. In sviluppo sono i servizi aerei gestiti dalla compagnia di bandiera Air Tanzania, che è stata fondata nel 1977 dopo lo scioglimento della East African Airways; la Tanzania dispone oggi di un discreto numero di aeroporti (oltre una ventina di città sono raggiungibili per aereo), ma il principale scalo resta naturalmente quello internazionale di Dar es Salaam, seguito da quelli di Zanziber e Kilimangiaro.

 

Commercio. Il commercio interno, un tempo in gran parte svolto dagli Indiani, è in crescente misura controllato dal governo mediante apposite cooperative, che fungono da intermediarie tra i produttori e i consumatori; non è certo molto intenso, limitato com'è dal modestissimo reddito percepito dalla stragrande maggioranza della popolazione. Gli scambi con l'estero hanno caratteristiche simili a quelle di molti Paesi africani in via di sviluppo: esportazione di materie prime (caffè, tè, cotone, tabacco, anacardi, pietre preziose) e importazione di macchinari e mezzi di trasporto, combustibili, prodotti industriali in genere. La bilancia commerciale denuncia passivi molto pesanti, dato che le esportazioni coprono in media un terzo del valore delle importazioni; l'interscambio si svolge principalmente con la Gran Bretagna, la Germania, l'India e, per le importazioni, il Kenya e il Giappone. Una buona fonte di reddito è però il turismo, per l'attrazione esercitata dalle straordinarie bellezze naturali del Paese: la Tanzania ha destinato 1/4 del proprio territorio a parchi nazionali (principali quelli del Lago Manyara, del Ngorongoro, del Kilimangiaro, del Serengeti).

Storia

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Cronologia 

Per una cronologia storica aggiornata della Tanzania, vedi la sezione Cronologia dell'Atlante di Nigrizia.

Preistoria.
Alcuni siti della Tanzania presentano un particolare interesse per il periodo delle origini dell'uomo, grazie a spettacolari e numerosi ritrovamenti di resti di Australopitecine molto arcaiche. Il più importante è la località di Laetoli dove, in livelli datati a oltre 3,5 milioni di anni, è stata messa in luce una serie di orme di individui (forse Australopithecus afarensis) che camminavano con andatura già perfettamente eretta. Il sito certamente più significativo è la Gola di Olduvai che taglia la piana del Serengeti, dove oltre 50 anni di ricerche condotte da M. D. Leakey hanno permesso di esplorare la lunga sequenza olduvaiana e acheuleana presente in questo giacimento; industrie microlitiche datate a ca. 17.000 anni sono presenti alla sommità dei depositi conservati in questa gola. Resti di Australopithecus boisei, di Homo habilis e di Homo erectus sono stati rinvenuti in diversi siti dei Livelli 1, 2 e 3 di Olduvai. Diversi altri siti con industrie di varie fasi dell'Acheuleano sono presenti in Tanzania (Isimila, Peninj, Isenya). Fossili umani attribuiti a Homo erectus o a una forma di transizione verso Homo sapiens, con un'età di ca. 400.000 anni, sono stati rinvenuti nei pressi del lago Ndutu, mentre resti molto più recenti, associati a industrie del Middle Stone Age, provengono da un sito sulle sponde del lago Eyasi. Industrie del Middle Stone Age e del Late Stone Age sono note in diverse località tra cui ricordiamo il riparo Nasera sulla piana del Serengeti. Numerose sono le manifestazioni d'arte rupestre, di cui le più arcaiche sembrano risalire al Paleolitico superiore, mentre le più recenti presentano figure zoomorfe naturalistiche. Alcune di esse sono databili al Neolitico; materiali di questo periodo, collocabili tra il VI e il III millennio a. C., sono presenti in ripari sotto roccia. Dalla fine del II e nel corso del I millennio a. C. si diffondono, in Tanzania, oltre ai primi elementi di cultura bantu, la ceramica, le pratiche agricole e la lavorazione del ferro. Particolarmente sviluppate sono le installazioni metallurgiche degli inizi del I millennio a. C., con materiali ceramici di tipo Urewe. Durante la fioritura del regno di Zimbabwe si sviluppa un fiorente commercio del sale, estratto in alcune miniere della Tanzania e in alcuni centri appaiono complessi sistemi di irrigazione; il centro costiero più importante della Tanzania era, in questo periodo, Kilwa.

Storia.
La regione costiera, già vagamente nota al mondo egizio e a quello ellenico, poi descritta nel Periplo del Mare Eritreo (di anonimo navigatore greco del sec. I-II) e indicata col nome di Azania, fu già in epoca remota meta di traffici con la Penisola Arabica e l'Oriente. Essa divenne, forse dalla fine del sec. VII, sede di insediamento di arabi islamizzati e poi di persiani di Shirāz che fondarono, nel sec. X, il fiorente impero degli Zengi (cioè dei Neri), protrattosi fino all'avvento dei portoghesi. Arabi e persiani, amalgamatisi con le popolazioni autoctone del litorale e dell'entroterra (bantu, zulu), dettero vita a quella lingua e a quella cultura swahili che ha caratterizzato poi tutte le società di quell'area geografica. Nella prima metà del sec. XV le coste orientali dell'Africa furono visitate anche da flotte cinesi inviate dai primi imperatori Ming e guidate dall'eunuco Cheng Ho. I portoghesi, alla ricerca di basi di appoggio e commerciali sulla via delle Indie, comparvero su quel litorale nel 1498, insediandosi poi nei principali centri costieri e a Kilwa, Pemba e Zanzibar. Con la rivolta araba di Mombasa del 1631 ebbe inizio per il Portogallo una lotta susseguitasi fino alla caduta di Fort Jesus (1698), di Pemba e di Kilwa. All'inizio del sec. XVIII il dominio di tutto il litorale a nord di Mozambico passò nelle mani del sultano di Oman che affidò i vari centri a membri della sua famiglia, i quali cercarono però di rendersi autonomi.

Nel 1828 Seyd Sa'īd riaffermò la sua autorità e da Mombasa trasferì la sede del principato a Zanzibar. Sa'īd trovò un sostanziale appoggio nella Gran Bretagna con la quale stipulò un trattato che prevedeva come contropartita l'abolizione della tratta. Sa'īd Bargash (1870-88) estese il suo controllo alle regioni interne della Tanzania, raggiungendo la regione dei Grandi Laghi nell'intento di scoraggiare i mercanti di schiavi, e, sempre in collaborazione con l'Inghilterra, cercò di aprire il Paese al mondo esterno. Le grandi esplorazioni intraprese nella seconda metà del sec. XIX anche da missionari e agenti tedeschi, e in particolare l'azione svolta da K. Peters attraverso la Società Tedesca dell'Africa Orientale, portarono nel 1884 alla firma d'una serie di trattati che assicurarono vantaggiose condizioni alla predetta Società e portarono nel 1885 il territorio sotto il protettorato della Germania con la separazione giuridica del Tanganica (settore continentale) da Zanzibar e Pemba. A nulla valse l'opposizione di Sa'īd Bargash: gli accordi del 1886 e del 1890 definirono le zone d'influenza di Germania e Inghilterra nei confronti del sultano di Zanzibar. I tedeschi dovettero però fronteggiare numerose rivolte (fomentate dall'elemento arabo e dalle irriducibili popolazioni autoctone), protrattesi fino al 1907. La politica della Germania per dare un'organizzazione e uno sviluppo al Tanganica fu assai efficace ma ben presto interrotta dallo scoppio del primo conflitto mondiale. Il generale von Lettow Vorbeck riuscì, coi suoi modesti effettivi, a tener testa alle forze inglesi e belghe fino al novembre 1918, data della firma dell'armistizio che sanzionava la sconfitta della Germania. Il territorio dell'Africa Orientale Tedesca fu dal Consiglio supremo alleato affidato come mandato B (legittimato poi dalla Società delle nazioni) alla Gran Bretagna (Tanganica) e al Belgio (Ruanda-Urundi).

Nel 1920 e nel 1926 furono istituiti nel Tanganica rispettivamente il primo Consiglio esecutivo e il primo Consiglio legislativo. Dopo il secondo conflitto mondiale, il mandato fu trasformato in Amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite (13 dicembre 1946). Le riforme costituzionali del 1948 e del 1954 favorirono l'evoluzione politica del Tanganica e la nascita di un nazionalismo che trovò in J. Nyerere e nella Tanganyika African National Union (TANU) un supporto moderato ma efficace. D'intesa con l'ONU l'Inghilterra concesse al Tanganica prima l'autonomia interna (1º maggio 1961) e poi la piena indipendenza (9 dicembre 1961). Il Tanganica, entrato in seno al Commonwealth come monarchia legata alla corona britannica, optò il 9 dicembre 1962 per la forma di governo repubblicana con Nyerere come presidente. Nel dicembre 1963 anche Zanzibar e Pemba raggiunsero l'indipendenza e nell'aprile 1964 si realizzò l'integrazione dei due Paesi a seguito di un accordo tra i due presidenti, Nyerere e Abeid Karume, divenuti rispettivamente presidente e vicepresidente della Repubblica Unita di Tanzania.

Il 1º ottobre 1964 venne promulgata la Costituzione ad interim della Repubblica Unita di Tanzania, completata da un allegato riproducente lo Statuto della TANU, cioè del partito unico che costituì la base del socialismo tanzaniano. Quest'ultimo trovò la sua formulazione programmatica nella dichiarazione di Arusha del 1967. Negli anni Settanta del Novecento i contrasti fra Tanzania, Uganda e Kenya provocarono lo scioglimento della Comunità africana orientale (1977), che era stata base comune economica e politica dei suddetti Paesi. I contrasti successivamente si aggravarono fra Tanzania e Uganda, fino a sfociare in un vero conflitto (1978-79) conclusosi con la disfatta dell'esercito ugandese da parte delle forze tanzaniane.

Nel 1985 J. Nyerere si dimise dalla presidenza della Repubblica (dopo essere rimasto in carica 24 anni) ma restò alla guida del Chama Cha Mapinduzi (CCM, Partito della Rivoluzione), partito unico nato nel 1977 dalla fusione della TANU e dell'ASP (Afro-Shirazi Party, operante a Zanzibar). Il nuovo capo dello stato, Ali Hassan Mwinyi, sollecito promotore di misure di liberalizzazione economica e di un piano di risanamento, fu aspramente criticato da J. Nyerere che, riconfermato nel 1987 alla guida del CCM con mandato quinquennale, nel 1990 rassegnò le dimissioni.

La transizione politica (ed economica in senso liberista) avviata nel 1985 si concluse con la riunificazione delle due cariche nelle mani di A. H. Mwinyi che nel 1990 vinse le elezioni presidenziali e portò ai vertici delle istituzioni statali i suoi sostenitori. L'inizio degli anni Novanta vide l'estensione della liberalizzazione dal piano economico anche a quello politico, sancita dal riconoscimento formale del sistema multipartitico da parte della conferenza straordinaria del CCM (febbraio 1992), altresì impegnatosi in uno sforzo di democratizzazione interna. Ciò non portò, comunque, a nuove elezioni: l'opposizione rimase divisa e non riuscì a organizzarsi in una coalizione che includesse i movimenti attivi nelle isole di Pemba e Zanzibar, dove continuavano a manifestarsi tendenze separatiste.

Per attenuare i fermenti autonomisti l'Assemblea nazionale approvò (1993) una risoluzione che estendeva anche al Tanganica l'ampia autonomia già prevista per Zanzibar. Nel novembre 1994 il CCM ottenne una schiacciante vittoria alle prime elezioni amministrative multipartitiche: il presidente A. H. Mwinyi nominò primo ministro Cleopa Msuya, ricevendo il voto favorevole dell'Assemblea Nazionale. Nell'ottobre 1995 si tennero finalmente le prime elezioni presidenziali e legislative multipartitiche, di cui però l'opposizione chiedeva subito l'annullamento, denunciando brogli e irregolarità a favore dei candidati governativi. Alla presidenza della repubblica venne comunque eletto Benjamin Mkapa (CCM); il CCM riuscì anche ad aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei seggi all'Assemblea Nazionale, mentre assai meno netta risultò la sua vittoria alle elezioni della Camera dei Rappresentanti svoltesi contemporaneamente a Zanzibar: questo provocò le ampie proteste del leader del partito d'opposizione CUF (Fronte Civico Unito). In novembre il presidente B. Mkapa potè formare il nuovo governo, affidando la carica di primo ministro a Frederick Sumaye. Il CCM si affermò anche nelle elezioni del 2000, che confermarono nuovamente B. Mkapa alla presidenza. A Zanzibar, invece, le elezioni vennero annullate per gravi irregolarità; una manifestazione indetta dal CUF e dichiarata illegale dal CCM si svolse sull'isola nel 2001 per chiedere la ripetizione delle elezioni e causò violenti scontri con ca. 200 morti e numerosissimi feriti. Allo scopo di porre fine alle violenze politiche CCM e CUF firmarono un accordo negoziando una soluzione a lungo termine della crisi. Sempre nel 2001 la Tanzania firmò un accordo con il Malawi per risolvere un lungo contenzioso riguardante il confine sul fiume Songwe e sempre sul piano internazionale, nel marzo 2004, il governo tanzaniano firmò un accordo preliminare con Kenya e Uganda per la creazione di un'unione doganale. Nel 2005 si svolsero elezioni legislative: B. Mkapa aveva già ricoperto due mandati e costituzionalmente non poteva più essere rieletto, così, come candidato del CCM, si presentò alle elezioni il ministro degli esteri Jakaya Kikwete che con l'80% dei voti venne nominato presidente. Il CCM continuava quindi a controllare con una schiacciante maggioranza la vita politica del Paese garantendo comunque il rispetto delle regole democratiche.

Nell'ottobre del 2010 il presidente uscente vinceva le elezioni presidenziali con oltre il 60% delle preferenze.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 44841226
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 26,72
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

sukuma, nyamwezi, hehe, bena, gogo, bahaya, makonde, chagga, ha e nyakyusa (etnie di ceppo bantu), masai e luo, khoisan.

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Swahili e Inglese (ufficiali), Arabo (largamente parlato a Zanzibar), altre lingue locali

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Religioni:

Cristiani 30%, Musulmani 35%, Animisti 35%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 2,88
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 41,63
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 11,46

Media dell'area geografica: 11.276470577016 (su un totale di 17 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 66,70
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 78,30
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Numero medio di figli per donna: 5,58
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Rapporto tra i sessi: 99,79
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,03
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 17,50
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 54,62
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 56,19

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 152

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 23,85
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 565,51
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 10.043,70
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -300000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 68

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 18
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 88
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 80
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 45
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 54
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 32
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 21
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 24

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 76
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 78
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 74
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 97
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 96

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 0,35
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 55,53
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 12,00

Trasporti

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,4