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Paesi | Africa | Africa orientale | Somalia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Mogadiscio
Area del Paese in chilometri quadrati: 637657
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 13
Forma di governo: Governo di transizione http://www.somali-gov.info/
Data dell'indipendenza: 1 luglio 1960
Indipendenza da: Regno Unito / Italia
Moneta: scellino somalo

Spazio fisico

Testo completo:

Morfologia. Il Paese occupa la sezione più orientale del continente africano (il cosiddetto "corno d'Africa" tra il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano) e rappresenta dal punto di vista geologico e strutturale la fascia marginale della regione etiopica. Il territorio poggia su un imbasamento di rocce cristalline archeozoiche, che raramente però affiora, in quanto è quasi ovunque ricoperto da strati sedimentari, mesozoici e cenozoici; rilevanti sono ovunque le manifestazioni dell'attività erosiva. La parte affacciata al Golfo di Aden, diretta continuazione degli altopiani etiopici, è montuosa, presentando una serie di aridi tavolati rotti da valli e depressioni; l'estremo bordo settentrionale dell'Altopiano Somalo appare simile a una catena, fortemente incisa dall'erosione e dalla degradazione degli agenti atmosferici; il Monte Surud, quasi a picco sul mare, tocca i 2.408 m. Limitatissime sono infatti le pianure lungo la costa settentrionale, che è specialmente rocciosa verso il Capo Guardafui, nudo promontorio all'ingresso del Golfo di Aden. La sezione maggiore del Paese (Migiurtinia, Mudugh) è però formata da lievissimo digradare degli altopiani etiopici che via via cedono il posto, verso sud, a estese pianure costituite da de positi neozoici e da strati alluvionali recenti. A partire dalla valle del Nogal la fascia litoranea, pianeggiante, si amplia; lungo le coste (Mudugh, Benadir) si hanno formazioni dunose, che nell'Oltregiuba sono fronteggiate da un festone di isolotti.

Clima. La "mesopotamia" formata dall'Uebi Scebeli e dal Giuba costituisce la parte geograficamente più importante della Somalia e ciò non solo per la presenza dei due fiumi, ma anche per le migliori condizioni climatiche di cui gode. Si hanno qui le precipitazioni più abbondanti di tutto il Paese (tra i 250 e i 500 mm annui) in generale aridissimo, specie nella sezione settentrionale (da 100 a 250 mm annui). L'aridità deriva dalla posizione della Somalia, che resta parzialmente estrane a alla circolazione monsonica; i venti infatti spirano da nord-est a sud-ovest e viceversa, pressoché paralleli quindi alla costa. Così il monsone umido meridionale, che si manifesta d'estate, lambisce marginalmente il Paese e arreca perciò limitati benefici; le piogge relativamente più copiose si verificano nei periodi di transizione, soprattutto di primavera, e sono dovute a scambi d'aria a corto raggio tra mare e terra, analoghi alle brezze. Le temperature, data la posizione equatoriale del Paese, sono elevate, benché l'azione mitigatrice del mare si faccia sentire sulla costa: a Mogadiscio si hanno oscillazioni annuali trai 25 e i 27 °C, mentre nell'interno la media annua supera i 30 °C.

Flora. Paese poco popolato, la Somalia ha regioni ancora ricche di aspetti selvaggi: nelle foreste a galleria lungo il Giuba e l'Uebi Scebeli si trova gran parte della tipica fauna africana. Altrove si entra nell'ambiente delle savane, per lo più povere, arbustive, con acacie e piante essenziali, come la mirra, l'incenso, l'oricello, prodotti questi che un tempo rendevano famoso il Paese, specie la Regione della Migiurtinia.

Idrografia. Anche idrograficamente la Somalia rappresenta l'estrema orlatura dell'Etiopia; i due unici grandi fiumi del Paese, il Giuba e l'Uebi Scebeli, sono alimentati dall'altopiano etiopico, da cui scendono percorrendo lunghe e ampie vallate, sicché alla Somalia spetta solo il loro tratto inferiore. L'Uebi Scebeli, specialmente, considerato il maggior fiume dell'Africa orientale, ha un bacino esteso e una portata notevole, benché sia soggetto a un regime nettamente torrentizio; esso confluisce nel Giuba dopo un lungo percorso parallelo alla costa, a causa di allineamenti dunosi che ne impediscono lo sbocco nel mare. Per il resto si hanno modestissimi corsi d'acqua che incidono il tavolato della Migiurtinia con un letto quasi sempre asciutto.

Ambiente umano

Testo completo:

Popolamento. Una larga parte di Somali, specie nella Migiurtinia e nella ex Somalia Britannica, mantiene il nomadismo, compiendo spostamenti pendolari con armenti di capre e pecore, o anche di bovini. Molti però sono oggi sedentari, vivono in villaggi di capanne circolari (mondul ), col tetto e le pareti di paglia, e praticano non solo l'agricoltura tradizionale africana ma anche l'agricoltura di piantagione. La loro islamizzazione ebbe inizio già nel VII secolo e ciò perché le coste somale furono sempre aperte ai contatti con la Penisola Arabica: assai prima peraltro le avevano esplorate gli antichi Egizi, che vi acquistavano incenso e altri aromi, come anche i Greci e i Romani. Centri mercantili resi fiorenti dagli Arabi esistevano fin dai secoli più lontani, per esempio Zeila, Mogadiscio, Merca; essi servirono di base anche agli Europei, Portoghesi in particolar modo. Tuttavia tranne che in questi centri costieri il Paese non è mai stato molto popolato. Le condizioni di aridità ne spiegano la ragione, insieme col diffuso nomadismo.

Sviluppo e distribuzione. Nell'immediato dopoguerra la popolazione non superava 1,5 milioni di abitanti, oggi più che quadruplicati. Assai bassa è la densità della popolazione, con valori più elevati lungo la costa da Mogadiscio a Chisimaio, nelle valli del Giuba e dell'Uebi Scebeli e negli altopiani intorno a Hargeisa, nel nord, e là dove in genere le migliori condizioni climatiche consentono uno sfruttamento più intenso del suolo. In queste aree si trova la maggior parte della popolazione sedentaria, che vive nei centri di mercato, villaggi e cittadine. Prima dell'acquisizione dell'indipendenza in centri con più di 10.000 abitanti viveva il 7% della popolazione; oggi è oltre il 36%. Centri come Mogadiscio, Chisimaio, Merca, Hargeisa si sono notevolmente accresciuti.

Centri urbani. Mogadiscio (Xamar) in specie è una città che per le sue funzioni di capitale e di massimo porto del Paese, sede altresì delle principali industrie, ha assunto dimensioni notevoli. D'antica origine, già importante centro religioso e politico nel XIII secolo e vivace sbocco sull'Oceano Indiano, decadde quando i Portoghesi, a partire dal XV secolo, monopolizzarono i commerci di tale tratto della costa africana; si riprese da un secolare abbandono solo dopo che l'Italia l'acquistò, nel 1892, dal sovrano di Zanzibar, e mostra perciò un volto in genere moderno, con vari edifici in stile arabizzante, ma per la maggior parte d'impronta decisamente occidentale. Gli altri centri portuali sull'Oceano Indiano, tutti a sud di Mogadiscio, sono Merca, città assai antica, Brava, con numerose vestigia della passata dominazione araba, e Chisimaio, ottimo porto, largamente adibito all'esportazione di banane, ma anche all'attività peschereccia. All'interno, nella "mesopotamia" e lungo il corso dell'Uebi Scebeli e del Giuba, vi sono importanti centri agricoli, tutti di sviluppo recente, come Giamama (ex Margherita, sul Giuba), Coriolei e Afgoi, sull'Uebi Scebeli, e Giohar, con alcuni stabilimenti industriali. Nel Nord, per lo più terra di nomadi, le principali città sono Berbera, buon porto sul Golfo di Aden, e Hargeisa , vivace mercato in un'area prevalentemente pastorale, sull'orlo rialzato dell'altopiano.

Aspetti economici

Testo completo:

Al momento dell'indipendenza (1960) la Somalia, poverissima di risorse naturali e abitata quasi interamente da nomadi dediti soprattutto all'allevamento, presentava le tipiche caratteristiche di un Paese che era stato sino ad allora soggetto al dominio coloniale.

Economia coloniale. Erano state realizzate alcune infrastrutture di base (lavori di canalizzazione e altre opere irrigue, apertura di strade, migliorie al porto di Mogadiscio ecc.) ed erano stati istituiti taluni, sia pur modesti, "poli di sviluppo" con la creazione di comprensori agricoli sperimentali, in particolare quello di Villabruzzi (oggi Giohar). Tuttavia tali iniziative avevano interessato unicamente limitate aree geografiche lungo il Giuba e l'Uebi Scebeli, mentre il processo di sedentarizzazione e di miglioramento economico, da esse innescato, aveva riguardato un numero davvero esiguo di Somali.

Programmi statali. I primi radicali programmi governativi di "rifondazione" delle strutture economico-sociali del Paese risalgono solo al 1970, dopo che nell'ottobre dell'anno precedente la Somalia si era istituita in Repubblica socialista. Sfortunatamente per questo già poverissimo Paese, la terribile siccità degli anni 1973-1975, che investì gran parte dell'Africa, distrusse varie colture e soprattutto decimò il bestiame, unica ricchezza dei Somali. Dopo di allora, pur avendo sempre di mira il massimo contenimento dell'assistenza esterna, il governo ha diversificato i propri programmi d'investimento che, accanto al sempre prevalente sostegno all'agricoltura e alla zootecnia, contemplano le prospezioni minerarie, la creazione di una struttura industriale di base controllata dallo Stato, il potenziamento dei servizi portuali e aeroportuali ecc. Si potevano già constatare i primi risultati positivi del "nuovo corso" dell'economia somala, quando sul Paese si sono riversate le gravissime ripercussioni del fallito tentativo di conquistare (1977-1979) la Regione etiopica dell'Ogadèn, abitata essenzialmente da Somali. Tale durissimo conflitto, in cui l'Etiopia fu largamente aiutata dall'URSS, oltre ad aver avuto importanti implicazioni politiche (con il passaggio della Somalia dal l'orbita di influenza e di appoggio sovietica a quella degli Stati Uniti e in genere dei Paesi occidentali), ha determinato l'afflusso dall'Ogadèn in Somalia di un numero variamente stimato, ma per certo altissimo, di profughi somali.

Agricoltura. Oltre i 2/3 della popolazione attiva sono dediti all'allevamento e a un'agricoltura in gran parte di sussistenza. L'arativo e le colture arborescenti coprono meno del 2% del territorio nazionale; nell'ambito della modestissima superficie agraria si ha una distinzione piuttosto netta fra aree occupate da colture alimentari di immediato consumo, per lo più locale, e aree destinate all'agricoltura commerciale. Il governo ha dedicato particolare attenzione al potenziamento del settore agricolo nel suo complesso, incoraggiando tra l'altro le forme di conduzione collettivistiche, ma il Paese è ben lungi dall'aver conseguito l'autosufficienza alimentare. Le tradizionali colture sono rappresentate dal sorgo e dal mais, dalla manioca, da taluni prodotti ortofrutticoli (fagioli, ananas ecc.), da datteri e da alcune oleaginose (arachidi, sesamo). L'agricoltura commerciale è ancora limitata a poche aree lungo il Giuba e l'Uebi Scebeli (aree che possono disporre di un'irrigazione permanente) ed è gestita dallo Stato in vaste piantagioni che producono banane, canna da zucchero e, in minor misura, cotone. Le foreste rivestono un quarto della superficie territoriale, ma per lo più sono rappresentate da boscaglie povere di essenze utili e danno modesti quantitativi di legname; forniscono anche gomma arabica e due prodotti tipicamente somali, l'incenso e la mirra.

Allevamento e pesca. Il governo ha destinato in passato cospicui investimenti al settore zootecnico; tale settore, che può contare su vasti spazi (oltre il 67% del territorio) a prato e a pascolo permanente, è tuttora l'unica fonte di sussistenza della stragrande maggioranza della popolazione, costretta però, per la scarsità d'acqua, a un'estenuante transumanza. Il patrimonio zootecnico è composto in prevalenza da caprini, ovini e cammelli, ma comprende anche un discreto numero di bovini, diffusi nelle zone meno aride, prossime ai fiumi. Il governo ha posto altresì attenzione al miglioramento del settore ittico.

Risorse minerarie e industrie. Prospezioni geologiche, condotte a partire dagli anni Settanta, hanno già rivelato la presenza di alcuni giacimenti di manganese, uranio, rame, zinco, stagno ecc., mentre per il petrolio, le ricerche iniziate nel 1975 hanno sinora dato risultati negativi. Comunque al momento il Paese può contare solo sulle saline di Gesira, presso Mogadiscio. L'attività industriale principale è quella saccarifera, operante soprattutto a Giohar; è seguita per importanza da quelle della lavorazione delle pelli e del cuoio (concerie, calzaturifici) e della conservazione delle carni; si hanno inoltre oleifici, saponifici, aziende lattiero-casearie, conservifici del pesce, piccoli stabilimenti siderurgici e meccanici, nonché una raffineria di petrolio costruita a Mogadiscio nel 1979.

Comunicazioni. Le vie di comunicazione sono gravemente deficitarie: non esistono ferrovie e le strade, per quanto inadeguate (spesso si tratta delle antiche carovaniere parzialmente riadattate), sopportano tutto il traffico che fa tuttora ampio ricorso per i trasporti agli animali da soma. È in atto però un vasto programma di potenziamento della rete stradale che, grazie a vari finanziamenti internazionali, dovrebbe in breve raccordare tutti i principali centri del Paese. Fondamentale via di comunicazione è la superstrada Belet Uen-Burao, che è stata costruita con l'aiuto cinese e aperta al traffico nel 1978; il collegamento Burao-Berbera, terminato nel 1981, è stato invece finanziato dagli Emirati Arabi Uniti. Anche le attrezzature dei principali porti (Mogadiscio, Chisimaio e Berbera) sono state potenziate con aiuti stranieri; in particolare nel 1977 è stato completato l'ampliamento del porto di Mogadiscio grazie ai finanziamenti dell'IDA (Associazione per lo Sviluppo Internazionale) e della CEE. Sono state incrementate anche le comunicazioni aeree (compagnia di bandiera è la Somali Airlines ); oltre che sugli aeroporti internazionali di Mogadiscio e di Berbera, la Somalia può contare sugli aeroporti di Hargeisa, di Baidoa e su altri di minor traffico.

Commercio. I commerci interni hanno scarso rilievo, data la prevalente struttura produttiva di autosussistenza; contenuti sono anche quelli internazionali in quanto i programmi governati vi mirano al conseguimento dell'autosufficienza economica. Le esportazioni somale sono rappresentate per l'assoluta maggioranza da bestiame vivo, seguito a grande distanza da banane, cuoio e pelli, mirra, pesce; il Paese importa prevalentemente petrolio, macchinari e mezzi di trasporto, generi alimentari. Gli scambi si svolgono soprattutto con l'Arabia Saudita e lo Yemen per quanto riguarda le esportazioni, con il Kenya, Gibuti e l'Italia per le importazioni.

Storia

Testo completo:

Cronologia 

Per una cronologia storica aggiornata della Somalia, vedi la sezione Cronologia dell'Atlante di Nigrizia.

Dalle origini al mandatoitaliano.
Conosciuta nell'antichità col nome di “Terra di Punt”, il termine suma'le compare per la prima volta all'inizio del 1400 in un inno in onore del negus Yeshaq e potrebbe derivare dall'arabo dhù màli (possessori di ricchezze). Gruppi di arabi islamizzati provenienti dalla Penisola Arabica e dal Golfo Persico si andarono stanziando, tra il sec. VII e il XVI, sul litorale somalo mescolandosi con genti galla che abitavano il territorio. Nel sec. XIV esistevano vari sultanati sia al nord (come quello di Adal con Zeila capitale) sia nella regione dello Scebeli (come quello di Agiuràn). Le flotte cinesi dei primi imperatori Ming visitarono tra il 1417 e il 1431 i centri costieri della Somalia (Mogadiscio, Brava, Giumbo).

Nel 1499 Vasco da Gama di ritorno dall'India cannoneggiò Mogadiscio, nel 1507 Tristao da Cunha saccheggiò Brava e nel 1532 Estevao da Gama fu ospite del sultano di Mogadiscio. L'influenza portoghese, diretta soprattutto a soppiantare il commercio arabo, andò via via declinando a partire dal sec. XVII e vari sultanati si affermarono sia sul litorale sia all'interno della Somalia. L'espansione omanita, favorita dall'Inghilterra, accentuò la sua presa, nel sec. XIX, su tutta la costa dell'Africa orientale. Il sultano di Zanzibar Seyyid Saʽīd e i suoi successori ne reclamarono poi il possesso. Al momento della competizione coloniale tra le potenze europee, Gran Bretagna, Francia e Italia procurarono di assicurarsi posizioni in quell'area. La Francia occupava dal 1862 la zona intorno al golfo di Tadjoura (Afar e Issa, Territorio francese degli-); l'Inghilterra Berbera, Bulhar e Zeila (1884) istituendo poi il protettorato del Somaliland (1888); l'Italia, concluso un trattato di commercio col sultano di Zanzibar (1885), otteneva, col tramite dell'Inghilterra, la cessione in affitto dei porti del Benadir (1892) e assumeva il protettorato dei sultanati di Obbia e della Migiurtinia (1889). Definite le frontiere tra la Costa francese dei Somali e il Somaliland (1888), erano poi fissati i confini tra questo e la Somalia italiana (1894) e tra questo e l'Etiopia (1897). A partire dal 1899 il Somaliland e la Somalia italiana dovettero fronteggiare la rivolta del santone musulmano M. 'Abdullāh ibn Ḥasan (il “Mad Mullāh” degli Inglesi), protrattasi fino alla morte di questi nel 1920. Sia per questo motivo sia per la poca importanza del territorio, il Somaliland fu amministrato con scarso interesse dall'Inghilterra. L'amministrazione del Benadir fu affidata dapprima alla Compagnia Filonardi (1893-96) e poi alla Società Anonima Commerciale del Benadir fino al 1905, quando il governo italiano ne assunse l'amministrazione diretta. Con la Legge Organica del 5 aprile 1908 prendeva giuridicamente forma la colonia della “Somalia italiana”. Il 15 luglio 1924 una convenzione anglo-italiana sanciva la cessione all'Italia dell'Oltregiuba, quale compenso per la partecipazione al primo conflitto mondiale. L'incidente ai pozzi di Ual Ual (il confine tra Somalia ed Etiopia era rimasto oggetto di contestazione) dava alla fine del 1934 il pretesto all'Italia per la guerra di conquista etiopica (1935-36) e durante il conflitto mondiale anche il Somaliland veniva invaso dalle forze italiane. Perdute col trattato di pace del 1947 le sue colonie, l'Italia otteneva dall'ONU nel 1949 l'amministrazione fiduciaria decennale (1950-60) della Somalia.
Dall'indipendenza a oggi.
Con un anticipo sulla data prevista del 2 dicembre 1960, questo territorio accedette all'indipendenza il 1º luglio 1960, unendosi all'ex Somaliland britannico divenuto indipendente il 26 giugno 1960, e formando un'unica Repubblica di tipo parlamentare. Il disegno di una “Grande Somalia” sollevò seri problemi di rivendicazioni territoriali con la Francia (per la Costa francese dei Somali), con il Kenya e soprattutto con l'Etiopia. A questo stato di tensione con Addis Abeba, sfociato anche in sporadici atti di guerra, fece riscontro nel 1969 anche un'alterazione dell'equilibrio politico interno, a causa dell'assassinio del presidente Scermarke.

Un colpo di Stato militare portò subito dopo (21 ottobre) all'assunzione del potere da parte di un Consiglio supremo della rivoluzione presieduto dal generale M. Siad Barre. Venne dichiarata la Repubblica Socialista, la Costituzione venne sospesa e i partiti politici sciolti insieme al Parlamento. Siad Barre avviò una politica di trasformazione socialista dello stato, stabilendo stretti rapporti di cooperazione con l'URSS. Nel 1976 i poteri del Consiglio della rivoluzione furono trasferiti al Comitato centrale del Partito socialista Rivoluzionario Somalo (PSRS) e nel 1979 entrò in vigore la nuova Costituzione della Repubblica democratica di Somalia. Nel rinnovato assetto istituzionale, Siad Barre concentrò su di sé le cariche di capo dello Stato, primo ministro e segretario del PSRS (partito unico). L'elemento dominante della politica estera fu il conflitto con l'Etiopia per il possesso dell'Ogaden: sfociato in lotta armata nel 1977-78, esso portò a un rovesciamento delle alleanze della Somalia, che si appoggiò ai Paesi occidentali a causa dell'aiuto fornito dai Sovietici all'Etiopia.

Negli anni successivi la Somalia dovette fare i conti non solo con le incursioni etiopiche, ma anche con un'opposizione armata che proprio in quel Paese trovava appoggi e coperture. Divenuta l'interlocutore privilegiato degli Stati Uniti nel Corno d'Africa, la Somalia cedette loro la base di Berbera e ricevette massicci aiuti economici dal mondo occidentale, particolarmente dall'Italia. Ciononostante il regime di Siad Barre fu incapace di favorire uno sviluppo del Paese: la corruzione dilagante e le vessazioni nei confronti di clan ritenuti ostili erodevano il consenso ingrossando le fila della guerriglia antigovernativa. Un accordo con l'Etiopia nel 1988 produsse l'effetto opposto: un rafforzamento della ribellione nel Nord che nemmeno una feroce repressione sarebbe riuscita a debellare. Siad Barre, anche per le pressioni dei partners occidentali, sembrò quindi disposto a qualche concessione, ma ormai la guerriglia divampava in quasi tutto il Paese e nel dicembre 1990 insorse la stessa capitale Mogadiscio. Costretto alla fuga, il dittatore tentò vanamente di riconquistare il potere. Scoppiò una tragica guerra civile alimentata dalle divisioni tra i vari clan che avevano combattuto il regime. In questo contesto le cabile dell'ex Somalia Britannica il 18 maggio 1991 proclamarono l'indipendenza del loro territorio, ribattezzato Somaliland. La battaglia generalizzata, di tutti contro tutti condusse la Somalia alla completa rovina, tanto da determinare, nel dicembre 1992, un intervento armato da parte di un contingente internazionale per garantire la distribuzione degli aiuti. Ciò sembrò in un primo tempo favorire l'avvio di un processo di distensione tra le varie fazioni in lotta, ma quando le forze dell'ONU tentarono di dare corso all'accordo con il disarmo delle fazioni, incontrarono la resistenza dei miliziani del generale Farah Aidid, leader dell'Alleanza per la Salvezza Somala (ASN). Ne scaturirono sanguinosi scontri che provocarono la morte di centinaia di somali e di molti soldati dell'ONU. Partiti i Caschi blu, nei primi mesi del 1995, Mogadiscio divenne teatro di continui scontri armati tra i sostenitori del generale Aidid e del presidente ad interim Ali Mahdi Moḥammad. In uno di questi scontri, nell'estate del 1996, perdette la vita lo stesso generale Aidid. Gli successe il figlio, Moḥammed Hussein, che sottoscrisse con gli altri cosiddetti “signori della guerra”, Mahdi e Ato, un accordo di pace, subito però violato. Nel 1998, due mesi dopo aver raggiunto un accordo sull'apertura del porto di Mogadiscio e per lo smantellamento dei confini che dividevano la città in settori d'influenza, i “signori della guerra” avviarono trattative per un'amministrazione congiunta del Paese. Nonostante l'accordo raggiunto sulla divisione delle cariche di capo dello Stato (Ali Mahdi Moḥammad) e di primo ministro (Moḥammed Hussein), non corrispondenti però a un potere effettivo, il Paese continuò a versare in una situazione di totale anarchia e gli scontri armati proseguirono regolarmente. Intanto in una conferenza 300 leader del Nordest fondarono nominalmente una nuova amministrazione: il Puntland con capitale Garowe (1998).

Nel maggio del 2000 a Gibuti si svolse una conferenza nazionale di riconciliazione, a cui furono invitati tutti i capi dei clan somali e in cui venne decisa la formazione di una struttura istituzionale, basata su un presidente ad interim e un governo e un Parlamento transitorio. Il nuovo presidente Salad Hassan e il governo così si insediarono a Mogadiscio nell'agosto di quell'anno: la reazione dei “signori della guerra” fu di dar vita, nel marzo 2001 insieme ai due stati secessionisti del Somaliland e del Puntland, a un fronte politico comune contro il nuovo esecutivo. Intanto, malgrado il governo somalo si dichiarasse contrario, il presidente del Somaliland Egal indiceva per il 31 maggio 2001 un referendum costituzionale, approvato in modo plebiscitario, che sanciva l'indipendenza di questo territorio e lo manteneva fuori dai conflitti. L'anno seguente vide l'avvio di nuovi negoziati: il governo provvisorio e i “signori della guerra” raggiunsero un accordo per la sospensione delle ostilità: il cessate il fuoco in realtà non venne mai rispettato. I colloqui portarono nel gennaio 2004 a un accordo tra capi militari e politici per la formazione di un nuovo parlamento che entrò in carica nell'estate del 2004. in ottobre Abdullahi Yusuf Ahmed veniva eletto presidente e In dicembre si insediava un governo di unità nazionale, guidato da Ali Mohammed Gedi. Nel giugno 2006 un'offensiva delle Corti islamiche, gruppo islamico integralista, conquistò la capitale del Paese, in quel momento in mano ai “signori della guerra”; successivamente le Corti avanzarono verso Baidoa, sede del governo provvisorio. L'Unione Africana decise quindi di inviare truppe etiopi e ugandesi nel Paese che sconfissero facilmente le Corti islamiche e permise al governo di Ali Mohammed Gedi di entrare a Mogadiscio. All'inizio del 2007 l'aeronautica militare degli Stati Uniti bombardò alcuni villaggi nel sud del Paese, ritenuti sedi di cellule di Al-Qāiʽda (Al-Qaida). L'intervento militare etiope contro le Corti islamiche non normalizzò la situazione e il governo non riuscì ad avere il controllo del Paese: esso restava in balia di bande armate dedite al contrabbando e alla pirateria contro le navi di passaggio lungo le coste somale. In novembre Ali Mohamed Gedi si dimise per divergenze con il presidente, al suo posto venne nominato Nur "Adde" Hassan Hussein. Nel dicembre 2008 l'Etiopia annunciava il ritiro delle suo truppe dal Paese, in previsione dell'inizio della missione di pace (AMISON), organizzata dall'Unione Africana. A fine anno il presidente A. Y. Ahmed si dimetteva dall'incarico e all'inizio del 2009 veniva eletto l'islamico moderato Sharif Sheikh Ahmed. In aprile il parlamento introduceva la legge islamica () nel Paese. in dicembre un grave attentato a Mogadiscio causava la morte di 24 persone tra cui quattro ministri del governo.

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 9330872
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 37,74
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Somali 85%, Bantu e altri non somali 15%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Somalo (ufficiale), Arabo, Italiano, Inglese

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Religioni:

Musulmani sunniti

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 2,20
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 44,22
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 15,49

Media dell'area geografica: 11.276470577016 (su un totale di 17 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 108,90
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 123,40
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Numero medio di figli per donna: 6,40
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Rapporto tra i sessi: 98,37
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,03
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 17,53
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 48,71
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 51,79

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 0,00
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 0,00
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 3.050,09
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -300000

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 0
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 26
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 67
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 9
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 30
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 52
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 6
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 23

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 0,00
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 6,85
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 1,25