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Paesi | Africa | Africa orientale | Etiopia

Carta d'identità

Bandiera:
Capitale: Addis Abeba
Area del Paese in chilometri quadrati: 1104300
Numero degli abitanti del Paese per ogni chilometro quadrato: 72
Forma di governo: Repubblica federale
Indipendenza da: Più vecchio Paese africano ad essere indipendente ed uno dei più vecchi al mondo (almeno 2000 anni)
Moneta: Birr etiopico

Spazio fisico

Testo completo:

Geologia. Il Paese ha la sua sezione più caratteristica e importante nel vasto altopiano, o acrocoro, che rappresenta la parte settentrionale dell'"Africa alta" e che corrisponde all'Etiopia storica, l'Abissinia. Nella sua conformazione attuale il territorio etiopico è il risultato dei grandi perturbamenti che hanno portato alla separazione dell'Africa dall'Asia sud-occidentale; a essi si deve la formazione della depressione dancala e della Rift Valley che, attraverso la Valle dell'Auasc (Awash) e la fossa del Lago Galla, continua in direzione sud-occidentale nel Kenya. Questi stessi elementi tettonici dividono il Paese in due parti: da un lato l'Acrocoro Etiopico vero e proprio, dall'altro gli altipiani che digradano verso i bassi tavolati e le pianure più esterne della Somalia. Il territorio poggia su un antichissimo zoccolo precambriano, costituito in prevalenza da scisti, gneiss e graniti, che affiora in alcuni settori del Paese (Altopiano Sidamo-Borana) e che rappresenta una sezione dello scudo nubio-arabico; esso fu interessato dalle orogenesi archeozoiche, che vi determinarono la formazione di catene montuose, soggette durante il Paleozoico a continua e intensa erosione. All'inizio del Mesozoico, quando ormai al posto delle catene si stendeva un vasto penepiano, iniziava un lento processo di affondamento; mentre il mare invadeva gradualmente Somalia, Dancalia e parte dell'acrocoro, depositi marini di tipo clastico si raccoglievano nella fascia costiera originando arenarie, e più al largo, dove si erano instaurate condizioni pelagiche, si formavano invece depositi calcarei. Gradualmente il processo di subsidenza si arrestò e fu sostituito da un lento sollevamento con corrispondente regressione marina; sui calcari si stratificavano così altre arenarie, mentre la regione riaffiorava. All'inizio del Cenozoico i perturbamenti tettonici provocarono un ulteriore forte sollevamento dello zoccolo cristallino e la sua fratturazione. Dalle profonde aperture fuoriuscirono colate di lava che si espansero sulle superfici sedimentarie, raggiungendo spessori anche di 3.000 m. Nel frattempo vennero individuandosi, con l'apertura del Mar Rosso, la depressione dancala (all'origine invasa dal mare) e le valli del Rift.

Morfologia. Dalla tettonica, probabilmente ancora vivente, e dal vulcanismo (attivo in Dancalia) dipende il carattere relativamente complesso del rilievo, sul quale i fenomeni d'erosione agirono con discontinuità, anche in rapporto a diversi cicli climatici. Le colate laviche tra l'altro sbarrarono alcune valli provocando deviazioni fluviali e la formazione di laghi (per esempio il Lago Tana), e isolando il golfo dancalo dal mare. L'intensa erosione, avviata dai moti generali di sollevamento, ha aperto profonde incisioni nel complesso tabulare di rocce vulcaniche e arenacee; tali canyons sono oggi elementi morfologici assai importanti, ponendosi alla base della divisione regionale del Paese: così la Valle del l'Abbai o Abay (Nilo Azzurro) divide il Goggiam dallo Scioa e dall'Uolleggà; il Tacazzè (Tekeze) separa il Tigrè dall'Amhara ecc. Tra i canyons si ergono gli elementi tabulari (le ambe), che rappresentano la tipica morfologia del rilievo etiopico, il quale ha le sue cime più elevate nei monti del Semièn, culminando nei 4.620 m del Ras Dascian . Numerose altre sono le sommità che superano i 4.000 m, come l'Abuna Josef (4.190 m), il Guna (4.231 m), il monte Mangestu (4.100 m) ecc.; molte di esse si trovano sul ciglio della grande scarpata che delimita l'acrocoro sul lato orientale, elemento di notevole portata geografica per la divisione che esso opera tra la Dancalia (che ospita nel Piano del Sale delle marcate criptodepressioni, quali il Lago Assal e il Lago Giulietti, posti rispettivamente a 116 m e a 80 m) e l'altopiano, posto in media a 2.000-2.500 m di altitudine. A ovest della Fossa Galla infine è un'altra regione di alteterre, il cosiddetto Altopiano Gallo-Somalo, comprendente grossomodo l'Ogadèn, il Bale e il Sidamo; esso scende con una ripida scarpata al Rift, di fronte al ciglione dell'altopiano etiopico, mentre digrada a sud-est verso la Somalia; l'uniforme inclinazione e le valli per lo più poco incassate sono elementi morfologici che distinguono nettamente tale altopiano dall'acrocoro vero e proprio.

 

Clima. Per la sua posizione geografica l'Etiopia ha un clima che può essere definito di tipo tropicale a due stagioni, di cui una invernale (ottobre-marzo) asciutta e una estiva (aprile-settembre) piovosa. Ma se il fattore latitudine determina effettivamente una diminuzione media delle precipitazioni dall'Equatore verso i tropici, l'altitudine e la disposizione del rilievo influenzano profondamente non solo le piogge ma anche le temperature e i venti. Occorre considerare inoltre la vicinanza del continente asiatico, separato solo dall'angusto Mar Rosso. Così, in gennaio, all'anticiclone dell'Asia occidentale si contrappone direttamente il ciclone d ell'Africa centrale. I venti che ne risultano, spiranti da nord-est a sud-ovest, piuttosto freddi e secchi, raccolgono poca umidità sul Mar Rosso, scaricandola subito sulle coste e sulla scarpata eritrea. In luglio la situazione si inverte e i venti equatoriali, caldi e umidi, che investono l'Etiopia provenendo sia da sud-est sia da sud-ovest scaricano le loro acque sugli altipiani. A ciò corrisponde una marcata differenza distributiva delle precipitazioni passando dall'acrocoro alla pianura costiera de ll'Eritrea e alla Dancalia: in quest'ultima si ha un regime nettamente arido (fino a 50 mm annui), nell'altopiano si superano generalmente i 1.000 mm annui, con valori più elevati (fino a 1.800 mm) sui rilievi centrali e nelle zone occidentali, e valori decrescenti verso est e sud-est. Per quanto riguarda le temperature, l'altitudine esercita una funzione determinante; occorre perciò distinguere tra le zone d'altopiano e le pianure, con differenze medie dell'ordine di 8-14 °C. In genere nelle regioni poste verso i 2.000 m la media annua si aggira sui 16-18 °C, con un'escursione annua assai esigua, di 4-5 °C e anche meno: Addis Abeba, situata a 2355 m d'altitudine, ha una temperatura media annua di 16 °C, con una media di gennaio di 15,9 °C e una di luglio di 14,9 °C. Più marcato è lo sbalzo termico giornaliero: d'inverno durante la notte il termometro può anche scendere sotto lo zero. Le pianure invece si pongono tra le zone più calde della Terra toccando in certe località persino i 50 °C. Rilevanti sono le escursioni, sia annue sia tra i massimi e i minimi assoluti. A elementi topografici locali è dovuto il fatto che in talune zone i mesi più caldi sono quelli invernali e i più freddi sono i mesi estivi: è il caso per esempio di Addis Abeba e di Gambela (27,2 °C in media in gennaio, 25,6 °C in luglio), situata nell'Etiopia sud-occidentale (Regione dell'Ilubabor).

Flora. In stretto rapporto col clima è l'ambiente vegetale, il quale, benché abbia risentito profondamente dell'opera dell'uomo, che attraverso incendi e diboscamenti ha degradato gran parte delle formazioni naturali, presenta rilevanti varietà floristiche dalle specie proprie del deserto caldo alla foresta tropicale pluvio-montana, alla foresta umida ecc. Sono però possibili due grandi distinzioni, basate rispettivamente sulla latitudine e sull'altitudine. Dalla foresta equatoriale più meridionale si passa alla foresta parco, alla savana con acacie ed euforbie, alla savana con termitai e al cespuglieto mesofitico a rumex dell'altopiano settentrionale. Le fasce altimetriche dell'altopiano sono quattro, chiamate rispettivamente quollà o zona inferiore (600-1.800 m), voina degà o zona intermedia (1.800-2.500 m), degà o zona superiore (2.500-3.500 m), urèc o aree cacuminali (sopra i 3.500 m). Differenze floristiche rilevanti, legate ai diversi regimi delle precipitazioni, esistono anche tra il versante sudanese dell'acrocoro e la scarpata del Mar Rosso. Nella quollà, oltre alle acacie, appaiono frequentemente le euforbie (comuni Euphorbia officinarum ed Euphorbia abyssinica), le palme (la palma dum è frequente nella pianura dancala), i tamarindi e, ai livelli superiori, i bambù, la Musa ensete, il caffè, che cresce spontaneo in diverse regioni (Caffa specialmente); nella voina degà si trovano acacie, euforbie, l'aloe, il ginepro, il podocarpo, ecc.; nella degà predominano i prati e i pascoli; nell'urèc i prati e le zone arbustive a ericacee e a rumex. In prossimità delle aree urbane e lungo le vie di comunicazione principali cresce l'eucalipto, introdotto dall'Australia e ottimamente acclimatato nell'ambiente etiopico. La foresta pluviale è presente in ampi lembi lungo i fiumi che tributano al Nilo Bianco e ospita essenze pregiate; la foresta umida infine è caratteristica del Semièn.

Idrografia. La rete idrografica, che ha scolpito profondamente il rilievo, è stata condizionata nel suo sviluppo dalla situazione strutturale; così l'orlo della scarpata etiopica segna, in generale, lo spartiacque tra i bacini del Mediterraneo (attraverso il Nilo) e del Mar Rosso; inoltre alcuni fiumi sfociano direttamente nell'Oceano Indiano. Le valli principali, dall'andamento radiale, sono dirette prevalentemente verso ovest e nord-ovest nelle alteterre nord-occidentali, verso sud-est in quelle meridionali; non mancano però i tratti volti a nord (alto Tacazzè) o addirittura a sud (Nilo Azzurro). Le direzioni prevalenti designano due reticoli interferenti, rettangolare e romboidale; ciò sembra dipendere strettamente dalle condizioni tettoniche. L'Etiopia può essere considerata il nodo idrografico dell'Africa orientale per i molti e importanti fiumi che vi si originano. Anche i maggiori corsi d'acqua sono però in genere navigabili solo per brevi tratti, date le forti variazioni di portata dovute al regime pluviale e le frequenti rapide; assai rilevante è per contro il loro potenziale idroelettrico. I principali fiumi che solcano la sezione settentrionale dell'altopiano sono: il Baraka , che attraversa l'Eritrea e si perde nelle sabbie prima di arrivare al Mar Rosso; il Tacazzè, che dalle montagne del Lasta e del Semièn, dove scorre in un canyon grandioso, scende verso la depressione nilotica per confluire nell'Atbara, uno dei maggiori tributari del Nilo, i cui rami sorgentiferi attingono nella zona a nord-ovest del Lago Tana ; e soprattutto il Nilo Azzurro, emissario del Lago Tana, che descrive una grande ansa intorno ai monti Ciokkè (Goggiam) prima di piegare verso ovest e raggiungere, in territorio sudanese, il Nilo Bianco. Solcano invece gli altipiani meridionali l'Omo, immissario del Lago Turkana (Rodolfo), il Canale Doria (Genale), che a Dolo, presso il confine con la Somalia, si unisce al Daua Parma (Dawa) e all'Uebi Gestro (Weyb) a formare il Giuba, e l'Uebi Scebeli (Wabi Shebele), che con un profondo solco d'erosione divide l'Ogadèn dal Bale ed entra poi in territorio somalo, che interessa per la maggior parte del suo corso. L'Auasc, che nasce a ovest di Addis Abeba, percorre invece la Fossa Galla e sfocia nel Lago Abbè, dopo aver perso parte delle acque attraversando la Dancalia. La fossa, a sud dell'Auasc, ospita numerosi laghi a bacino chiuso che, come si è detto, si definiscono Lago Galla: sono lo Ziway, il Langano, l'Abiyata, il Shala, l'Awasa, l'Abaya o Margherita e il Shamo; il lago maggiore dell'Etiopia è il Tana (3.200 km 2 ), nel cuore dell'acrocoro e formatosi dopo lo sbarramento dell'alta Valle dell'Abbai da parte di colate laviche.

Ambiente umano

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Popolamento. Il popolamento dell'Etiopia è un problema che ancora non è stato risolto: infatti il Paese è abitato in gran parte da genti assai antiche che appartengono a un tipo umano caratteristico, l'Etiopide, diverso da quello Negroide con il quale, però, vi sono stati ripetuti incroci fino ai tempi attuali. È certo che in epoca preistorica vi furono mescolamenti con genti della Valle del Nilo, mentre nulla si sa per epoche precedenti. Tuttavia va sottolineato il fatto che in varie zone dell'acrocoro (Afar, Valle dell'Omo, Bacino del Turkana) sono stati rinvenuti i più antichi reperti fossili di ominidi sicuramente umani, appartenenti alla specie Homo habilis. In epoca storica il Paese ha risentito di influssi semitici provenienti dall'Arabia meridionale che hanno determinato l'attuale stratificazione etnica. Le popolazioni più direttamente interessate da questo influsso costituiscono il gruppo più numeroso del Paese, gli Abissini , cui appartengono gli Amhara e gli Shoa (Scioani). All'apporto semitico si deve anche l'affermarsi della cultura che è stata all'origine del regno di Aksum e che diede unità alle genti dell'altopiano; l'adozione del cristianesimo fu un ulteriore elemento di coesione per gli Abissini, i quali riuscirono a conservare la propria identità etnica e culturale, nonostante la grande espansione islamica, grazie anche al relativo isolamento ambientale conseguente la felice disposizione difensiva dell'acrocoro etiopico con le sue alte scarpate.

Composizione etnica. Gli Abissini sono stanziati in un'ampia area che si estende dall'Eritrea fino all'Etiopia centrale; rappresentano oggi il 40% dell'intera popolazione etiopica. Gli Amhara, che si trovano fra il Lago Tana e il fiume Tacazzè, sono il gruppo principale e si diversificano di poco dagli Shoa, che occupano l'acrocoro centrale. L'altro grande gruppo etnico è rappresentato dalle diverse genti che non hanno subito un diretto influsso semitico e hanno conservato, come elemento distintivo della loro origine camitica, soprattutto la lingua, il cuscitico. Essi formano sia piccoli gruppi sparsi, come gli Agau, sia gruppi estesi e compatti di pastori e agricoltori, come i Galla (Borana, Arussi, Uollo, Gugi ecc.), che da soli rappresentano un altro terzo dell'intera popolazione etiopica, e i più ridotti gruppi meridionali: Sidama, Ghimirà, Caffini ecc. Cuscitiche sono anche le popolazioni dell'Eritrea settentrionale (Begia, Bileni), i Danàchili (Dancali), stanziati nella Dancalia, e i Somali delle regioni orientali. Alle stratificazioni etniche più antiche si riallacciano minoranze di Paleonegridi (dispregiativamente detti Sciangalla), oltre a genti negroidi più o meno camitizzate. Nelle zone periferiche occidentali e sud-occidentali si trovano gruppi di popolazioni nilotiche di pastori e agricoltori, come gli Anuak e i Nuer (Abigar), e niloto-camitiche, come i Mekan, i Bako e i Conso, che vivono nella zona del lago Turkana (Rodolfo) e del Lago Stefania praticando soprattutto la pastorizia. Tra le minoranze si annoverano i Falascià (circa 25.000 individui), di religione ebraica, stanziati a nord del Lago Tana e trasferiti in gran parte in Israele a partire dal 1984, e gruppi arabi. Tra gli Europei prevalgono gli Italiani (quasi 2.000).

Sviluppo demografico e insediamenti. La densità media della popolazione ha forti variazioni da zona a zona in rapporto all'ambiente e ai corrispondenti generi di vita. Tra le aree a diverso grado di densità esistono dei limiti precisi: si tratta infatti di limiti ecologici legati alle diverse altitudini e alle condizioni generali, più o meno favorevoli all'agricoltura e alle attività sedentarie in genere. La popolazione vive per gran parte nei villaggi (si può dire anzi che tutta l'Etiopia sia un Paese di villaggi, data la povertà degli sviluppi urbani); questi sono più o meno compatti, benché la morfologia imponga una certa frammentazione degli insediamenti in funzione degli spazi coltivabili, e in genere hanno dimensioni modeste: però non mancano agglomerati più grossi, che nell'area abissina sono dominati dalle chiese copte e che hanno spesso funzioni di mercato dei prodotti locali. Un urbanesimo esisteva in Etiopia già in epoche remote: Gonder (Gondar) e Aksum sono appunto la testimonianza di una civiltà dai caratteri fondamentalmente urbani.

Urbanesimo e città. L'ur banesimo moderno però si è sviluppato in seguito alla promozione dei vecchi centri di mercato posti nelle zone più popolose e strategiche dal punto di vista dei traffici. Un caso a sé è costituito da Addis Abeba , nata dalla scelta di Menelik II che la volle al centro del suo impero. La prima valorizzazione della città si deve alla costruzione della ferrovia per Gibuti, sul golfo di Aden, poi alle strade che l'hanno collegata con Asmara (Eritrea) e altri centri dell'altopiano, nonché al porto di Assab, sul Mar Rosso, ora in territorio eritreo. Addis Abeba è di fatto il fulcro di tutta l'organizzazione territoriale etiopica e ha acquistato le dimensioni di una grande città, che da sola ospita oltre un terzo dell'intera popolazione urbana del Paese, di cui è il massimo centro culturale, politico ed economico (vi lavora tra l'altro il 50% dei dipendenti dell'industria). Ha un volto moderno, arioso, benché ancora mal definito, e risulta tuttora formata da una serie di quartieri sparsi nella conca dominata dalle verdi colline dell'Entotto.

Aspetti economici

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Dopo un millenario regime monarchico e 15 anni di Stato repubblicano ispirato a principi socialisti (sono state nazionalizzate le banche, le assicurazioni, gli istituti finanziari, i trasporti e le poche industrie esistenti), l'Etiopia è uno dei Paesi più poveri del mondo. La secessione dell'Eritrea ha pregiudicato l'assetto geoeconomico del Paese, in quanto, oltre a essere la regione più ricca e sviluppata (in buona misura ciò anche per merito dell'attiva presenza italiana), occupa l'intera fascia costiera etiopica, privando così dello sbocco al mare i più importanti assi commerciali dello Stato. Una consistente aliquota del bilancio nazionale è devoluta alle spese militari, mentre si stima che almeno 2,5 milioni di abitanti siano in uno stato di totale indigenza e necessitino di una completa assistenza alimentare. Inoltre, la siccità di cui il Paese soffre da anni e i gravi disagi della situazione bellica hanno costretto oltre 1,5 milioni di Etiopici a lasciare i loro villaggi e a spostarsi in altre zone. Per lo sviluppo agricolo del Paese si rende necessaria l'abolizione dei preesistenti rapporti di produzione di tipo feudale; la riforma fondiaria, con la nazionalizzazione delle terre, ha decretato l'esproprio dei latifondi e l'assegnazione alle famiglie contadine dei piccoli appezzamenti di terreno (non superiori ai 10 ha) appositamente ripartiti. Ciò dovrebbe da un lato dare nuovi incentivi ai piccoli coltivatori diretti, dall'altro portare alla creazione delle cooperative agricole. Sono tuttavia ancora troppo forti i retaggi di un conservatorismo che per secoli, sino ai giorni nostri, non è mai stato toccato da spinte innovatrici, nemmeno da quella che, pur con tutti i suoi aspetti negativi, ha indotto il colonialismo in altri Paesi africani (nei quali per esempio ha dato avvio a forme moderne di sfruttamento delle risorse naturali) a porre le basi di una economia commerciale più aperta nei confronti del mondo esterno, o al limite semplicemente a realizzare nuove vie di comunicazione. Sanità e istruzione sono diventati obiettivi primari del nuovo governo, base di un rinnovamento indispensabile allo sviluppo.

Agricoltura. L'agricoltura occupa la stragrande maggioranza della popolazione attiva. Pur dominando l'agricoltura più povera, quella di autosussistenza, i nuovi programmi di sviluppo hanno permesso una certa espansione delle colture commerciali di piantagione quali caffè (principale merce d'esportazione), mais, tabacco, cotone, arachidi, canna da zucchero. Oltre il 40% dei prodotti agricoli destinati all'esportazione o alla lavorazione industriale è fornito da grandi aziende statali (ne sono state istituite più di 100). L'arativo copre appena l'11,4% della superficie territoriale, sebbene una larga porzione di terre non ancora sfruttate sia coltivabile. Ai fini del consumo locale le principali colture sono quelle cerealicole, che trovano negli altipiani della voina degà condizioni climatiche e pedologiche particolarmente adatte. Questa regione, salubre e ben coltivata, produce anche legumi, frutta, ortaggi e soprattutto caffè; dalla quollà si ricavano invece cotone, tabacco, banane e altri prodotti tropicali, mentre la degà , saltuariamente coltivata, è nel complesso una zona destinata al pascolo. La produzione globale di cereali è assai diminuita dal 1975 a oggi, soprattutto a causa della siccità, e ciò sottolinea drammaticamente la gravità della situazione del Paese. Fra le colture prevalgono il mais, l'orzo, il miglio e il sorgo, tipici cereali africani, mentre è stato introdotto dagli Italiani il frumento. Assai diffusi sono i legumi e vari ortaggi (cipolle, pomodori ecc.) consumati localmente come le patate, le banane, i datteri e altra frutta tropicale. Nel complesso la produzione è insufficiente ai fabbisogni del Paese che deve ricorrere alle importazioni e agli aiuti esteri. L'unica coltura commercialmente redditizia è il caffè, diffuso in due aree principali, il Caffa e ancor più l'Harar; nel Caffa molte piante sono spontanee, tanto che si ritiene essere il caffè originario dell'acrocoro etiopico. Dalla zona di Harar proviene anche il qat, le cui foglie hanno proprietà stupefacenti. Tra le colture industriali le principali sono il cotone e la canna da zucchero, quindi l'agave sisalana, il tabacco e, tra le piante oleaginose, il sesamo, le arachidi, il ricino. Il cotone proviene soprattutto dalle zone irrigue della Rift Valley, dove esistono moderne piantagioni; la canna da zucchero è coltivata sia nelle stesse zone sia ne ll'estrema fascia sud-occidentale, presso il confine con il Sudan. Dopo le gravi crisi del 1982 e 1983 la situazione è andata migliorando. Lo sfruttamento forestale riguarda poche aree del Paese (foreste e boschi coprono il 12% della superficie nazionale); se ne ricava però una cospicua varietà di legname oltre a essenze di alto valore commerciale; il legname viene lavorato per lo più ad Addis Abeba e a Gimma.

Allevamento. Grande rilievo per l'economia etiopica ha l'allevamento, di tradizioni antichissime; vi sono nel Paese 30 milioni di bovini, che sfruttano soprattutto gli estesi spazi delle savane; infatti, le aree a prato e a pascolo permanente coprono il 18% del territorio etiopico. In funzione dell'allevamento bovino sono stati istituiti vari moderni macelli, dislocati nelle zone più ricche (di Dessiè, Gonder ecc.). Diffusi sono anche gli ovini e i caprini; largamente impiegati per i trasporti sono i muli e gli asini, cui seguono i cavalli e i dromedari. Molto elevato è altresì il numero dei volatili da cortile. Nonostante l'abbondanza di capi di bestiame, il settore zootecnico, che è il secondo per importanza dopo l'agricoltura, ma che l'introduzione di moderne tecniche e la selezione delle razze renderebbero suscettibile di notevoli sviluppi, avvia all'esportazione solo le pelli: esempio macroscopico delle arcaiche forme di produzione.

Pesca. Buone possibilità aveva anche la pesca, data la ricchezza ittica del Mar Rosso; ma la costa appartiene ora interamente all'Eritrea.

Risorse minerarie. Le risorse minerarie dell'Etiopia sono ancora poco note. Si sfruttano da tempo giacimenti di platino e di oro e sembra ne esistano di ferro, rame, zinco e piombo; inoltre dalla Dancalia si ricava salmarino. È stata rilevata infine la presenza di petrolio e di gas naturale nel sud-est del Paese, ma sinora non si conoscono le reali consistenze dei giacimenti che non sono sfruttati. La potenzialità idrica dell'Etiopia è notevolissima e grandiosi progetti sono in corso per l'utilizzazione soprattutto delle acque del Nilo Azzurro.

Industrie. Le industrie, eminentemente al servizio del mercato interno, sono in gran parte concentrate ad Addis Abeba. Esse riguardano fondamentalmente la trasformazione dei prodotti agricoli locali. Un settore tradizionalmente molto sviluppato è quello della lavorazione del cuoio, che però si articola su imprese a livello artigianale. Ad Akai, vicino alla capitale, funziona l'unica acciaieria del Paese (paradossalmente fra i primi nella storia ad avere ideato la metallurgia del ferro), cui si aggiungono una raffineria di petrolio, vari cementifici e delle cartiere.

Comunicazioni. Le vie di comunicazione sono ancora enormemente carenti, il che costituisce un ostacolo assai grave per lo sviluppo del Paese; molte zone sono tuttora prive di collegamenti con la capitale o i centri maggiori. Le strade si sviluppano per 38.000 km; però solo le principali direttrici sono asfaltate o comunque presentano buone condizioni di percorribilità. Le due strade che uniscono Addis Abeba con Asmara (Eritrea) passando per Gonder e per Dessiè assicurano le comunicazioni meridiane, che si completano con la strada per il Kenya: la superstrada che collega Addis Abeba con Nairobi è anzi parte integrante del sistema autostradale dell'Africa orientale. Da Massaua (Eritrea) parte la ferrovia che, raggiunta Asmara, prosegue fino ad Agordat e che fu arditamente realizzata dagli Italiani sull'impervia scarpata dell'altopiano. A questa ferrovia si aggiunge la Addis Abeba-Gibuti, costruita alla fine del XIX secolo da una compagnia francese e che rappresenta sempre un'infrastruttura di rilievo, benché non svolga più il ruolo di un tempo. Quanto al traffico marittimo,esso è assicurato per la maggior parte da Assab (per il cui porto tuttavia transita annualmente poco più di un milione di t di merci e di cui l'Etiopia dovrebbe continuare a usufruire grazie ad accordi con il governo eritreo); l'Etiopia si avvale altresì del porto di Gibuti, nella contigua omonima Repubblica, e dal 1977 di quello di Mombasa nel Kenya. Estesa è la rete aerea interna, servita dalla compagnia nazionale Ethiopian Airlines, che inoltre collega l'Etiopia con vari Paesi africani, europei e asiatici.

Commercio. I commerci interni sono ancora poveri. I generi d'importazione provengono soprattutto dal Giappone, dall'Italia, dalla Germania e dai Paesi europei dell'Est; comprendono autoveicoli, macchinari, prodotti chimici e industriali in genere, combustibili ecc. Le esportazioni vedono nettamente al primo posto, con oltre il 60% del valore totale, il caffè, seguito dalle pelli e dal cuoio nonché da qualche prodotto agricolo; in passato dirette principalmente negli Stati Uniti, sono oggi orientate anche verso l'Europa e il Giappone. La bilancia commerciale è marcatamente deficitaria. Finanziariamente l'Etiopia riesce a salvaguardare la propria economia ricorrendo largamente all'aiuto straniero

Storia

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Cronologia 

Per una cronologia storica aggiornata dell'Etiopia, vedi la sezione Cronologia dell'Atlante di Nigrizia.

Dalle origini alla guerra con l'Italia.

Secondo una leggenda, che ricalca quelle analoghe giudaico-cristiano-musulmane, l'origine dell'Impero d'Etiopia risalirebbe a Menelik I, nato dall'incontro di Salomone con la regina etiopica Maqeda, più nota col nome di regina di Saba. Secondo i fatti storicamente accertati, l'origine dell'impero si riconnette al Regno di Aksum, la cui famiglia reale venne sterminata verso la fine del sec. X da una cosiddetta “regina ebraica” di nome Esato o Ghedit. Intorno al 1140 si affermò una nuova dinastia, non più di origine sudarabica ma appartenente alla popolazione cuscitica degli Agau, gli Zaguè, che trasportarono la capitale del regno da Aksum a Lalibelà, donde la loro famiglia era originaria. Dopo poco più di un secolo, intorno al 1270 un movimento capeggiato dai monaci dell'Amhara portò sul trono una nuova dinastia, nota come dinastia salomonide, il cui fondatore, Yekunno Amlak (1270-85), volle ricollegarsi all'antica leggenda della regina di Saba e quindi affermare un legame genealogico con re Salomone. Yekunno trasportò la capitale nello Scioa occidentale; il suo regno comprendeva Tigrè, Amhara, Lasta, Goggiam, Scioa, nei quali dominava il cristianesimo monofisita benché fossero presenti anche piccole comunità ebraiche (i cosiddetti Falascià), e piccoli emirati o sultanati musulmani; questi ultimi sotto il regno di Yagbea Syon, figlio e successore di Yekunno, cessarono di pagare tributo e si ribellarono. La guerra tra musulmani e cristiani, che si protrasse per quasi tre secoli, ebbe i momenti più salienti durante il regno di ʽAmda Syon I (soprannominato il Grande o anche Gabra Masqal, cioè servo della Croce), che regnò tra il 1314 e il 1344 e che sconfisse i sultanati di Ifāt e di Adal; di Yeshaq (1414-29), che uccise in battaglia il sultano di Ifāt (1415); di Zara Jakob (1434-68), che soffocò il tentativo di rivincita compiuto dai figli di detto sultano; e di Lebna Dengel (1508- 40), che si trovò a fronteggiare l'assalto in forze di un grande uomo d'arme: Aḥmad ibn Ibrāhīm, soprannominato dagli Abissini Grāñ (il Mancino), contro il quale solo l'intervento dei portoghesi, chiamati dal nuovo imperatore Claudio (1540-59), salvò l'Etiopia dall'essere completamente conquistata. La secolare lotta contro i musulmani rinsaldò lo spirito religioso e nazionale dell'Abissinia. L'abuna o vescovo d'Etiopia fu, col clero dipendente, il maggiore alleato dell'imperatore, che, nel 1312, essendo abuna Takla Hāimanō't (fondatore del convento di Debra Libanos), riservò un terzo delle terre coltivabili ai monasteri, mentre un altro terzo andava alla famiglia reale e il resto ai capi militari. Verso la fine del sec. XVI una minaccia esterna pose fine alle guerre tra cristiani e musulmani in Etiopia (l'ultima fu combattuta nel 1577); i galla avevano iniziato (1532) l'invasione delle province meridionali dell'Etiopia. Intanto, in conseguenza dei rapporti stabiliti nel corso della guerra contro il Mancino, era giunta in Abissinia (1557) una missione di gesuiti; un tentativo del negus Neghesti Susenyos (1607-32), convertito dai gesuiti, di imporre l'unione alla Chiesa di Roma ebbe un'immediata reazione: Susenyos fu costretto ad abdicare in favore del figlio Fasiladàs (1632-67), che cacciò i portoghesi, ristabilì la religione monofisita e trasferì la capitale a Gondar. Dopo un periodo d'isolamento, che durò circa due secoli e durante il quale l'ultimo grande negus fu Iyāsu I (1682-1706), l'Impero etiopico praticamente si sfasciò e il controllo passò nelle mani dei capi Galla. Teodoro II, infine, salito al trono nel 1855, ristabilì l'unità dell'impero, riportando ai suoi ordini, tra i vari capi, quello dello Scioa, il cui figlio (il futuro Menelik II) portò con sé come ostaggio. A Teodoro, rimasto famoso per aver sostenuto una guerra disastrosa con l'Inghilterra, succedette Giovanni IV (1871-89), con il quale l'Italia entrò in contatto a seguito dell'occupazione di Assab (1869) e di Massaua (1885) mentre nel frattempo la spedizione Antinori era già entrata in contatto (1876) con Menelik II, negus dello Scioa. Quest'ultimo nel 1889, alla morte di Giovanni IV, doveva salire al trono in Etiopia: con lui il 2 maggio 1889 il conte P. Antonelli firmò, a conclusione di trattative iniziate già l'anno precedente, il Trattato di Uccialli. Successivamente, da un'interpretazione estensiva data da Crispi a un articolo del trattato, doveva derivare una tensione di rapporti e quindi la guerra tra l'Italia e l'Etiopia. Dopo la sconfitta dell'Italia, l'Etiopia, riconosciuta come Stato sovrano e indipendente dalle maggiori potenze europee, iniziò una nuova era di lenta evoluzione interna, costituendo tuttavia ancora l'oggetto delle ambizioni di Gran Bretagna, Francia e Italia, che nel 1906 firmarono un accordo di eventuale spartizione del suo territorio, rimasto poi inoperante.

 

 

Popolazione

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Numero degli abitanti del Paese: 82949541
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Percentuale degli abitanti del Paese che vivono nella citta': 17,00
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Gruppi etnici piu' numerosi nel Paese:

Oromo 32,1%, Amar 30,1%, Tigraway 6,2%, Somali 5,9%, Guragie 4,3%, Sidama 3,5%, Welaita 2,4%, altri 15,4%

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Lingua piu' diffusa e altre minoranze linguistiche:

Amarico 32,7%, Oromina 31,6%, Tigrina 6,1%, Somalina 6%, Guaragina 3,5%, Sidamina 3,5%, Hadiyina 1,7%, altre 14,8%, Inglese (principale lingua straniera insegnataa scuola)

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Religioni:

Ortodossi 50,6%, Protestanti 10,2%, Musulmani 32,8%, Animisti 4,6%, altri 1,8%

Demografia

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Crescita in un anno del numero di abitanti (in percentuale): 2,21
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Numero di bambini nati in un anno ogni 100.000 abitanti: 33,32
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Numero di morti in un anno ogni 100.000 abitanti: 10,46

Media dell'area geografica: 11.276470577016 (su un totale di 17 stati)

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Numero di bambine che sono morte prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 80,20
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Numero di bambini che sono morti prima di aver compiuto cinque anni, ogni 1000 bambini nati: 93,40
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Numero medio di figli per donna: 4,60
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Rapporto tra i sessi: 99,07
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Rapporto tra i sessi alla nascita: 1,03
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Eta' mediana degli abitanti del Paese : 18,67
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere un bambino che nasce oggi: 55,70
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Numero di anni che potrebbe ragionevolmente vivere una bambina che nasce oggi: 58,74

Indice di sviluppo umano

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Posizione / 179: 173

Indicatori economici

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Valore dei beni e dei servizi prodotti in un determinato intervallo di tempo in un Paese: 31,72
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Valore dei beni e dei servizi disponibili in media per ogni abitante in un anno: 365,24
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per la salute dei cittadini : 1
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per l' istruzione dei cittadini : 5
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Percentuale della spesa annuale dello Stato per le armi e l'esercito : 17
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Quantita' di denaro che e' stata prestata al Paese da governi, enti pubblici o privati di altri Paesi: 8.596,64
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Differenza tra il numero di persone immigrate nel Paese e il numero di persone emigrate dal Paese: -300000
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Percentuale degli abitanti del Paese che dispone di meno di 2 $ al giorno a testa: 39

Indicatori socio-sanitari

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Percentuale dei bambini vaccinati a spese dello Stato contro le principali malattie infettive (tutti gli altri non vengono vaccinati): 5
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Percentuale delle donne incinte che riceve assistenza gratuita durante la gravidanza e il parto (e altre donne non ricevono assistenza): 28
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Percentuale di abitanti delle citta' che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 98
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Percentuale di abitanti della citta' che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 26
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Percentuale di tutti gli abitanti del Paese che ha facilmente a disposizione acqua potabile (tutti gli altri non hanno accesso ad acqua potabile): 38
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Accesso impianti igienici adeguati (% urbana): 29
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Percentuale di abitanti delle zone rurali che ha a disposizione servizi igienici adeguati ed una rete fognaria (tutti gli altri non hanno servizi igienici): 8
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Accesso impianti igienici adeguati (% totale): 12

Istruzione

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Percentuale della popolazione femminile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti le altrei sono analfabete): 33
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Percentuale della popolazione maschile tra i 15 e i 24 anni che sa leggere e scrivere (tutti gli altri sono analfabete): 56
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Percentuale di bambine e bambini iscritti alla prima classe della scuola elementare che raggiungono il quinto anno (tutti gli altri non terminano le elementari): 38
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Percentuale delle bambine iscritte alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista (tutte le altre non vanno a scuola): 81
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Percentuale dei bambini iscritti alla scuola elementare tra coloro che hanno l'eta' prevista( tutti gli altri non vanno a scuola): 86

Comunicazioni

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Numero linee telefoniche ogni 100 abitanti: 0,98
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Numero di telefoni cellulari ogni 100 abitanti: 16,67
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Percentuale degli abitanti del Paese che ha accesso a Internet e lo usa (tutti gli altri non hanno accesso ad Internet): 1,10

Trasporti

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Chilometri di rete ferroviaria ogni 100 Km quadrati:

0,1